Assalonne, Assalonne!

Di

Editore: Garzanti

4.5
(263)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 361 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Olandese

Isbn-10: 8811666945 | Isbn-13: 9788811666943 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un demonio, il figlio del re

    Entro ed è quasi buio, avanzo in punta di piedi ed essendo scalza so già che inciamperò in qualche spigolo, povero mignolo, so che imprecherò. Sono dentro da poco e già avverto fame d'aria, nessuno ...continua

    Entro ed è quasi buio, avanzo in punta di piedi ed essendo scalza so già che inciamperò in qualche spigolo, povero mignolo, so che imprecherò. Sono dentro da poco e già avverto fame d'aria, nessuno si preoccupa di far arieggiare. C'è afa da queste parti, è il sud. Qualcuno parla, non si capisce dove voglia andare a parare, ma ha un linguaggio che mi ipnotizza, per fortuna spesso si ripete, forse ha compreso che mi trovo in difficoltà. Ascolto attentamente, entro ed esco da una miriade di posti, di tempi, di parentesi. Forse me ne vado, finché sono in tempo, prevedo tragedia, sconfitta, frustrazione. La voce che sento è accattivante, molto, decido di restare, dopotutto la strada del ritorno è polverosa e non voglio sporcarmi.
    Qui ciascuno la racconta a proprio modo e io non so a chi dare la mano dritta, ma poi mi rendo conto che -storto o morto- forse la meritano tutti.

    continua, naturalmente!

    ha scritto il 

  • 5

    Lascia senza parole. Bellissimo. Una maturità stilistica crescente porta Faulkner a scrivere questa perla che completa, espande e affina la sua tecnica di scrittura, nonché la forma del romanzo da lui ...continua

    Lascia senza parole. Bellissimo. Una maturità stilistica crescente porta Faulkner a scrivere questa perla che completa, espande e affina la sua tecnica di scrittura, nonché la forma del romanzo da lui preferita: il romanzo corale. Infatti, se in "Mentre morivo", quella forma è caratterizzata dall'alternarsi di brevi capitoletti, ognuno riferito ad un personaggio, e ne "L'urlo e il furore" ciascuno dei quattro capitoli è ascrivibile ad altrettanti personaggi, che ripercorrono gli stessi eventi ma la cui lettura è resa impervia da un continuo andirivieni dal passato al presente, dai pensieri ai dialoghi pensati, dalle frasi incompiute e poi completate solo nelle pagine successive, dai personaggi con lo stesso nome che complicano la trama portando il lettore "a lottare per conquistarsi la verità, perché Faulkner non fa sconti" - come ebbe a dire una sua appassionata lettrice, Maria di Biase- in "Assalonne, Assalonne!" la trama è lineare, svelata lentamente, la prosa è ricca di riferimenti biblici, storici, mitologici che aiutano Faulkner ad offrire il filo che unisce i personaggi della trama, scandita al ritmo di pensieri e frasi ripetute, dove ogni personaggio è custode, a modo suo, di un terribile segreto oppure è stato trafitto da un senso di colpa o di umiliazione o da un desiderio di vendetta o di riscatto per eventi accaduti cinquant'anni prima e più sullo sfondo della guerra di secessione americana, eventi attinenti alla famiglia Sutpen-Coldfield il cui epilogo ha luogo sotto gli occhi del lettore, attraverso l'immedesimarsi progressivo nell'azione da parte di due personaggi già presenti ne "L'urlo e il furore", ovvero Quentin Compson e il suo compagno di studi Shreve.
    Insomma, il fluire dei pensieri di Rosa Coldfield, di Quentin Compson, la narrazione di Shreve, del padre di Quentin e di Mr Coldfiled, i tormenti di Henry, la durezza di Judith, la generosità di Clitye, la gaiezza di Charles Bon, l'oscura vita di Thomas Sutpen rendono questo libro speciale, grazie anche ad una traduzione impeccabile. E per concludere, si consiglia anche la lettura della Bibbia, Libro II di Samuele, 13, 1-30 (almeno) al fine di comprendere la ragione del titolo scelto da Faulkner. Certo è che ad ottant'anni dalla sua pubblicazione, alcuni concetti rimangono oscuri e di difficile comprensione, appaiono superati e arcaici perché il mondo è cambiato, non sappiamo se in meglio o in peggio, i nostri cuori si sono induriti e il cinismo ci ha avvelenati, per cui concetti come ripudio, peccato originale, colpa o sangue misto appaiono antichi e desueti ma conviene misurarcisi di tanto in tanto.

    ha scritto il 

  • 5

    Come si fa a commentarlo? Avevo letto Luce d’agosto, epico, grandioso, biblico. Molto meno ostico rispetto ad “ Assalonne, Assalonne!”, un romanzo che obbliga a non distrarti, a fare la massima attenz ...continua

    Come si fa a commentarlo? Avevo letto Luce d’agosto, epico, grandioso, biblico. Molto meno ostico rispetto ad “ Assalonne, Assalonne!”, un romanzo che obbliga a non distrarti, a fare la massima attenzione ai salti temporali che portano a spasso avanti e indietro nel tempo, che ti costringe a leggere senza prendere respiro i periodi lunghissimi inframezzati di incisi e di parentesi su parentesi, con una scrittura ricchissima, lirica, vorticosa, che avvolge il lettore come il cobra viene incantato dal fachiro, ed ogni volta torni indietro a rileggere, ogni volta cerchi di individuare chi sia il narratore, di chi sia il punto di vista da cui la storia è narrata, e poi ti ritrovi a rileggere dello stesso personaggio e delle medesime vicende che già lo scrittore aveva anticipato pagine prima…. Insomma,è stata una grandissima fatica leggerlo, compensata dalla stupenda sensazione alla fine, quella di aver letto un capolavoro.
    Alla fine è chiaro: è il sangue l’elemento che lega ogni personaggio della saga dei Sutpen, il sangue malato che si trasmette geneticamente a partire da Tomas Sutpen, capostitpite venuto dalle montagne della Virginia da una misera famiglia di origini anglo-scozzesi ed arrivato nel Mississippi con un solo scopo, creare una stirpe che riproduca il suo sangue immacolato. Attraverso le vicende di Tomas Sutpen, su cui incombe un senso di tragica fatalità, e della sua famiglia, dei figli Henry e Judith, dell’enigmatico Charles Bon, che solo nel finale si scoprirà come uno dei personaggi più tragici, quello che mi ha ricordato il Joe Christmas di Luce d’agosto, nel cui sangue i diversi geni che lo compongono trasportano anche una ridda di emozioni contrastanti, viviamo le passioni palpitanti e violente di personaggi che si stagliano indimenticabili, quali i protagonisti della tragedia greca, destinati alla sconfitta, perché il sangue che scorre nelle vene della stirpe dei Sutpen è un sangue guasto, ormai putrefatto, dissoltosi così come si è dissolto il vecchio mondo, quello del Sud degli Stati Uniti, dopo la tragica guerra di secessione.

    Un libro sterminato, non catalogabile, di cui si può egualmente dire “bellissimo” come “ma chi me l’ha fatto fare”; senza dubbio un’opera d’arte grandiosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Una vertigine, come camminare a fianco di un burrone:
    Da’ un po’ dopo le due sin quasi al tramonto del lungo immoto afoso estenuato morto pomeriggio di settembre rimasero seduti in quello che Miss Col ...continua

    Una vertigine, come camminare a fianco di un burrone:
    Da’ un po’ dopo le due sin quasi al tramonto del lungo immoto afoso estenuato morto pomeriggio di settembre rimasero seduti in quello che Miss Coldfield chiamava ancora l’ufficio perché così l’aveva chiamato suo padre—una buia stanza calda senz’aria con le persiane tutte chiuse e inchiavardate da quarantatré estati perché quand’era ragazza lei qualcuno era convinto che la luce e l’aria mossa portassero alcove e che al buio facesse comunque più fresco, una stanza che (come il sole andava battendo sempre più piano su quel lato della casa) si zebrava di lame gialle dense di pulviscolo che Quentin pensava formato di minuscole scaglie della stessa vecchia vernice rinsecchita e morta in via di scrostarsi dalle persiane e sospinta all’interno come dalla forza del vento. C’era una pianta di glicini che fioriva per la seconda volta quell’estate su una graticciata di legno davanti a una finestra, da cui ogni tanto entravano i passeri a folate intermittenti, levando un secco suono vivido e polveroso prima di andarsene: e dirimpetto a Quentin, Miss Coldfield nell’eterno lutto che portava ormai da quarantatré anni, se per una sorella, il padre o un marito mancato nessuno sapeva, seduta eretta nella dritta seggiola dura tanto alta per lei che le gambe le pendevano ritte e rigide come se avesse stinchi e caviglie di ferro, staccate dal pavimento con quell’aria di rabbia impotente e statica che hanno i piedi dei bambini, e parlava con quella sua cupa voce scarna e stupefatta fin quando si finiva per non poter più ascoltare e il senso stesso dell’udito si confondeva e il sepolto oggetto della sua frustrazione impotente eppure indomabile ricompariva, quasi evocato da quell’offeso ricapitolare, quieto disattento e innocuo, dalla paziente, sognante polvere vittoriosa.
    Con questo incipit ho dato l’idea di come è stato leggere questo romanzo? E’ potente, devastante, ostico, in diversi passaggi sono andata avanti e indietro per vedere di non perdere il filo di un unico periodo. Le immagini di luce e di colore, mi hanno portato alla mente anche i colori di Luce d'agosto e mi hanno predisposto favorevolmente alla lettura. Una saga familiare orribile e mostruosa si cela tra le righe. Sembra incombere una grossa maledizione sui Sutpen, la stirpe protagonista, e Faulkner da un lato sembra voler rivelare tutto subito, dall'altro è talmente complesso quanto rivela che non è semplice comprendere tutte le connessioni tra i personaggi... al tempo stesso ti avvince. E ti porta sempre più vicino al bordo del burrone. La tragedia arriva... è una corsa a perdifiato leggere. A volte è difficile sapere chi parla, chi racconta, salti avanti e indietro nel tempo. Figure di donne complesse, alcune animate da un grande orgoglio (Miss Rose), altre piegate ad un ineluttabile destino. Uomini invece capaci di passare sopra a qualunque cosa per raggiungere i propri obiettivi… Equilibri familiari impossibili e inaccettabili. Su tutti, il demone, il mostro, Thomas Sutpen, il patriarca di un mondo destinato al declino perché nato per un egoismo totale…. Clyte, Bon, Henry, Judith: legati dalle radici profonde di una pianta malefica.
    Ho faticato tantissimo e una lettura così difficile e tortuosa cambia il mio umore e il mio modo di intendere il romanzo. Pur apprezzandolo e trovandolo stimolante, è insieme devastante...anche nei contenuti. Mi ha portato troppo vicino al burrone e quando soffro, non riesco a godere del paesaggio, sono semplicemente affaticata e confusa. Un capolavoro, in cima, al dirupo. Ma soffro di vertigini...quanto può chiedere un autore a chi lo legge?

    ha scritto il 

  • 5

    Magnifico.
    Cinque stelle piene.
    Arrivata all'ultima pagina, sono tornata alla prima. E l'ho riletto di nuovo, tutto daccapo e tutto di fila. Romanzo straordinario. Con questo libro Faulkner si mangia ...continua

    Magnifico.
    Cinque stelle piene.
    Arrivata all'ultima pagina, sono tornata alla prima. E l'ho riletto di nuovo, tutto daccapo e tutto di fila. Romanzo straordinario. Con questo libro Faulkner si mangia in un boccone tre quarti di letteratura americana contemporanea, per non parlare di alcuni gettonatissimi e sopravvalutatissimi autori americani viventi che Faulkner non si degnerebbe nemmeno di mangiare, chè non li riterrebbe degni nemmeno di sputarne gli ossicini.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo di respiro ottocentesco scritto con uno stile e una costruzione novecentesca. Racconta la storia degli stati del sud prima durante e dopo la guerra di secessione attraverso il dipanarsi di un ...continua

    Romanzo di respiro ottocentesco scritto con uno stile e una costruzione novecentesca. Racconta la storia degli stati del sud prima durante e dopo la guerra di secessione attraverso il dipanarsi di un racconto cupo e senza scampo.

    Denso e spiazzante, risulta difficile e a tratti faticoso ma ad ogni riga draga il fondale della storia e dell'anima umana, come solo la grande letteratura riesce a fare.
    Costruzione magistrale.

    ha scritto il 

  • 0

    Faulkner è Faulkner è Faulkner

    ma questo Assalonne è sciapo e se negli altri Faulkner non si capiva chi parlasse qui non si capisce di cose parla e quindi va bene grazie ciao lascio qui al 40%

    Accettava - non di buon grado: accetta ...continua

    ma questo Assalonne è sciapo e se negli altri Faulkner non si capiva chi parlasse qui non si capisce di cose parla e quindi va bene grazie ciao lascio qui al 40%

    Accettava - non di buon grado: accettava - come se nell'offesa ci sia un punto di respiro dove l'offesa puoi accettarla quasi con gratitudine poiché puoi dire a te stesso: Grazie a Dio, questo è tutto; almeno adesso so com'è -

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Solvet saeclum in favilla

    Questo libro densissimo, cupo e disperato si dipana attraverso cent'anni di storia degli Stati confederati, dalla Virginia al Mississippi alla Louisiana, dalla nascita all'estinzione della stirpe mal ...continua

    Questo libro densissimo, cupo e disperato si dipana attraverso cent'anni di storia degli Stati confederati, dalla Virginia al Mississippi alla Louisiana, dalla nascita all'estinzione della stirpe maledetta di Thomas Sutpen. Dentro c'è tutto: Saul e Davide, Sodoma e Gomorra, Edipo e Antigone, Eteocle e Polinice (la progenie di Cadmo nata dai denti di drago, citazione che a più riprese ritorna), Macbeth e Dorian Gray, e sullo sfondo il Sud che brucia nella Guerra di secessione (un'immagine più densa e profonda di quella di Via col vento e la cui fiamma purificatrice si allunga nel tempo fino ad annientare ciò che resta della razza maledetta.

    ha scritto il