Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Assalonne, Assalonne!

By William Faulkner

(41)

| Paperback | 9788811666943

Like Assalonne, Assalonne! ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

59 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Sangre maldita

    Ya hacía tiempo que no me enfrentaba a una novela tan compleja y densa. Es indiscutible la enorme calidad literaria que tiene la obra y tampoco se puede negar la gran influencia que Faulkner ha tenido en generaciones de escritores posteriores (por ej ...(continue)

    Ya hacía tiempo que no me enfrentaba a una novela tan compleja y densa. Es indiscutible la enorme calidad literaria que tiene la obra y tampoco se puede negar la gran influencia que Faulkner ha tenido en generaciones de escritores posteriores (por ejemplo, he visto en esta novela muchas similitudes con el estilo de Antonio Muñoz Molina) pero también tengo que reconocer que me he aburrido y se me ha hecho pesada en muchas ocasiones. La lectura es lenta y dificultosa, (no ayuda nada que el texto esté repleto de paréntesis, son tan numerosos y, en ocasiones, extensos que hacen que se pierda continuamente el hilo de la narración). El argumento es intrincado (aunque al final queda todo claro) y también es un dramón de mucho cuidado, si no fuera por la literatura no desentonaría en un culebrón sudamericano. ¿Ha merecido la pena tanto esfuerzo? Yo diría que sí pero no me lo preguntéis dos veces

    Is this helpful?

    grimaud said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "Quando si leggono le pagine iniziali di Assalonne, Assalonne!, ci si sente perduti e confusi, abbagliati da quelle lame di luce estiva che penetrano, attraverso le fessure delle persiane chiuse, in quella buia stanza in cui la voce, anzi le voci, co ...(continue)

    "Quando si leggono le pagine iniziali di Assalonne, Assalonne!, ci si sente perduti e confusi, abbagliati da quelle lame di luce estiva che penetrano, attraverso le fessure delle persiane chiuse, in quella buia stanza in cui la voce, anzi le voci, cominciano a narrare dall' oscuro fondo del tempo una grandiosa storia di passione, fatalità, vanità e tragedia. Nomi emergono dall' ombra, fatti ed eventi si accavallano, personaggi sconosciuti e già scolpiti fulmineamente per l' eternità appaiono e scompaiono in quell' ombra; si è sopraffatti da tante cose, figure, parole, bagliori, brusii di vita e di morte e si ha l' impressione di non raccapezzarsi, di non capire, di non riuscire a sdipanare l' aggrovigliato gomitolo di quella saga oscura, ma di venire invece avvolti da quei fili come in un bozzolo, di venire risucchiati nel lutulento fiume della vita. Questo sconcerto iniziale, che a poco a poco si trasforma in un irresistibile irretimento e rapimento, è il contrassegno dei grandissimi libri, che non concedono nulla, che non spianano la strada al lettore né gli facilitano illusoriamente la comprensione, come fanno i rassicuranti libri mediocri o fasulli, che inducono subito il lettore a sentirsi a proprio agio e lo gratificano con la compiaciuta e presuntuosa convinzione di capire e dominare subito una storia cioè la vita. Entrare in un grande libro è invece come entrare nel mondo, ossia essere frastornati, smarriti, spiazzati dal suo strepito o dal suo silenzio egualmente inesplicabili. Pure all' inizio di Guerra e Pace o del Grande Sertão per un po' non si capisce nulla, ci si perde nell' andirivieni di persone, di cose, di destini, si è storditi come in mezzo a una folla sconosciuta. Ma anche quando si viene al mondo - la prima volta, nascendo, ma pure tutte le altre volte in cui si entra in un nuovo mondo, in un amore o in un conflitto o in una disperazione - si ha l' impressione di non capire niente e ci si chiede in quale caos si sia finiti. Il romanzo di Faulkner rivela, sin dalle sue prime ardue battute, questa impronta della grandezza. Uscito nel 1936, divenuto subito un classico non solo della letteratura americana ma di quella del Novecento, Assalonne, Assalonne! è ambientato, come quasi tutte le opere del suo autore, nel vecchio Sud all' epoca della guerra di Secessione e racconta la storia dell' accanita ascesa e della rovina di Thomas Sutpen, selvaggio fondatore di una stirpe destinata allo sfacelo, ma abbraccia un vasto arco di tempo e di vicende, che comprende più generazioni e tanti indimenticabili personaggi, bianchi e neri, tra cui straordinarie figure femminili. Più che un romanzo, è un epos, capace di rendere - come l' epos antico e grazie alla modernità sperimentale della sua struttura narrativa e linguistica - la totalità della vita, continuamente squarciata da tragedie ma ininterrotta nel suo fluire. Come ha scritto il compianto Glauco Cambon, finissimo critico e straordinario traduttore di quest' opera così difficile o apparentemente quasi impossibile da tradurre, Assalonne, Assalonne! trae le sue linfe dalle due fondamentali radici dell' universale-umano: la Bibbia e la tragedia greca. Questa universalità, sovratemporale e insieme intessuta di tempo e di storia, viene calata, come fa spesso la grande arte, in un contesto particolare, talora esasperatamente locale: il vecchio Sud, con le sue glorie e le sue infamie, la nemesi familiare e tribale scandita dall' ossessione del sangue e della mescolanza e separazione razziale, che vede il Fato e la sua catastrofe incarnarsi anche nel progressivo affondare della stirpe di Sutpen - il demonico protagonista distruttore e distrutto - nel sangue negro. Pure la Bibbia e la tragedia greca conoscono questo corto circuito tra la viscerale particolarità tribale e l' universalità, fra l' incesto e la violenza e il loro terribile ma luminoso trascendersi. Faulkner rinarra originalmente una parabola lacerante ed esemplare di tante epoche storiche, a cominciare dai primordi biblici e greci, e oggi particolarmente attuale: il tragico, spesso sanguinoso tramonto di una comunità in un contesto più grande della storia che la dissolve. Il suo Sud è anche l' arcaica comunità familiare degli Atridi che tramonta col sorgere della polis, la Città Stato, o la nomade tribù del deserto che si trasforma, attraverso esilio e schiavitù, nel popolo d' Israele portatore di un messaggio universale. Pure oggi tanti mondi particolari e circoscritti si sentono franare e cancellare nella globalizzazione. La particolarità va dolorosamente trascesa, ma solo immedesimandosi fino in fondo con essa, con la sua furente passione e con la sua straziata agonia, il poeta può attingere concretamente quell' universalità che sta oltre lo scontro fratricida di Caino e Abele o di Eteocle e Polinice, oltre la violenza e il dolore di Sutpen e della sua infelice, colpevole e impavida progenie di drago, i suoi figli che - come i guerrieri del mito greco, nati dai denti del drago ucciso da Cad mo - si uccidono fra loro. Come ricorda Gian Piero Dell' Acqua nel suo libro La biblioteca di Buchenwald, Jorge Semprún ha imparato anche dalla lettura di Assalonne, Assalonne!, di questo epos così simile a radici mostruosamente abbarbicate in un terreno insanguinato, che la cultura è ciò che permette «di staccarsi dalle proprie radici e di assumere un atteggiamento cosmopolita». Assalonne, Assalonne! dimostra come solo una letteratura esperta di tutta la complessità sperimentale del romanzo moderno può rendere l' arcaico, l' irrazionale, l' oscura forza del mito, creatrice e distruttrice. In questa come in altre sue opere - specie L' urlo e il furore - Faulkner guarda all' Ulisse di Joyce, cui egli diceva che ci si dovrebbe avvicinare con la stessa fede con la quale un predicatore battista si avvicina all' Antico Testamento. Ma in questa complessità strutturale, che implica sempre pure una grande parodia della vita e della sua inaccessibile forza sorgiva, c' è anche un pathos che ricorda Joseph Conrad, un' epopea del coraggio, della fedeltà, della sfida, il vano eppure implacabile eroismo chi, come scrive lo stesso Faulkner, non desiste dall' arginare a mani nude il fiume che lo travolge. Faulkner è insieme un maestro del romanzo sperimentale e uno scrittore classico, che non teme e non si vergogna di interrogarsi direttamente sulle cose ultime, anche a rischio di bruciarsi in questo faccia a faccia col roveto ardente. Ciò gli permette di far diventare carne e sangue il tremendo lavoro del Fato, d' immergere i suoi personaggi e il lettore nell' ironia della realtà e nel suo inguine selvaggio, di far sentire la follia ma anche l' eroismo di chi cerca di obbligare il destino ad attagliarsi all' intima legge di un uomo, di «dar battaglia all' agguato delle circostanze e della fatalità» e di recuperare dalla polvere umiliata il calpestato incanto del cuore. È un grande poeta del corpo, della carne illusa, fragile eppure così dura a morire e a svanire; come nella tragedia greca o nell' imperscrutabile arbitrio del Dio biblico che odia Esaù quando questi è ancora nel ventre della madre, egli racconta una truce necessità che rende colpevoli gli uomini e li rende traditori di se stessi proprio quando realizzano la loro vocazione, ma racconta anche l' irriducibile resistenza della libertà a questa inesorabile e ingiusta legge del Fato, che lacera e macchia tutte le bandiere. Come ogni grande scrittore, Faulkner non è scevro di difetti, talora difettacci, quali ridondanze, eccessi di pathos, rigoglio proliferante di immagini, prosa troppo densa e limacciosa. Ma pochissimi scrittori della letteratura universale riescono al pari di lui a dare il senso del tempo - tempo che si rapprende diventando la provvisoria e struggente esistenza dell' uomo, assumendo la sua figura per poi disfarla, tessendo e strappando il filo del racconto e della vita; tempo che va avanti e indietro, che dilegua e ritorna, perché nulla accade solo per finire; tempo che scorre nelle vene dell' individuo e della Storia e prima o dopo si raggruma in trombi mortali che le squarciano. Ma anche nella catastrofe, quando la vita si rompe come un tuono, l' uomo può dire a se stesso: «grazie a Dio, questo è tutto; almeno adesso so com' è»."

    Magris Claudio. Faulkner caos e destino, tragedia americana. Corriere della sera, 11 gennaio 2002.

    Is this helpful?

    cesaremimmi said on Jun 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo

    ostico, romanzo del troppo tardi, uno di quelli che svela
    tutta la sua grandezza e la sua perfezione nelle righe finale
    quando vorresti tornare indietro a rileggere i punti e rivivere
    i momenti che non avevi fatto tuoi nella prima lettura.
    Un'epica s ...(continue)

    ostico, romanzo del troppo tardi, uno di quelli che svela
    tutta la sua grandezza e la sua perfezione nelle righe finale
    quando vorresti tornare indietro a rileggere i punti e rivivere
    i momenti che non avevi fatto tuoi nella prima lettura.
    Un'epica storia scritta mirabilmente e osservata da diversi punti di vista come tutti i romanzi di Faulkner, una multinarratività unica ed inconfondibile. Forse è da rileggere

    Is this helpful?

    Alfio said on May 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “È semplicemente incredibile. Non spiega niente, ecco. O forse è così: loro non spiegano e noi non siamo tenuti a sapere. Noi abbiamo vecchi racconti tramandati di bocca in bocca; riesumiamo da vecchi bauli e casse e cassetti lettere senza indirizzo ...(continue)

    “È semplicemente incredibile. Non spiega niente, ecco. O forse è così: loro non spiegano e noi non siamo tenuti a sapere. Noi abbiamo vecchi racconti tramandati di bocca in bocca; riesumiamo da vecchi bauli e casse e cassetti lettere senza indirizzo o firma, in cui uomini e donne che un giorno vissero e respirarono sono adesso mere iniziali o soprannomi coniati da qualche affetto ora incomprensibile che a noi suonano come sanscrito o Chocktaw; noi vediamo confusamente delle persone, le persone nel cui sangue e seme vivente noi stessi giacevamo in un sonno d’attesa, in quella umbratile attenuazione del tempo, assurte ora a proporzioni eroiche, tornate a compiete i loro atti di semplice passione e semplice violenza, impervie al tempo e inesplicabili. Sì, Judith, Bon, Henry, Sutpen: tutti quanti. Loro ci sono, eppure manca qualcosa; sono come una formula chimica riesumata insieme alle lettere da quel cassone dimenticato, accuratamente, la carte vecchia e sbiadita che va in pezzi, la scrittura sbiadita, quasi indecifrabile, eppure piena di significato, familiare quanto a forma e senso, nome e presenze di forze volatili, ma nulla accade; tu rileggi, pedante e attento, riflettendo bene, accertandoti di non aver dimenticato nulla, di non aver commesso errori di calcolo; tu le ricomponi ancora e nulla accade: semplicemente le parole, i simboli, le forme in sé stesse, umbratili, imperscrutabili e serene, contro quel turgido sfondo di un orribile e sanguinoso groviglio di affari umani”.
    (William Faulkner, “Assalonne, Assalonne!”, ed. Garzanti, nella traduzione di Glauco Cambon)

    William Faulkner è tra i miei romanzieri preferiti, lo è da diversi anni, da quando mi lessi una serie di suoi romanzi uno dopo l’altro, rapito dalla sua scrittura e dalla storia che con essa riusciva a insinuare in me. La grandezza di un autore, a mio avviso, sta nel farmi sentire partecipe e immerso nella vicenda narrata, anche se quest’ultima è ambientata in un luogo spazio-temporale del tutto alieno rispetto al mio, e nel farlo scuotermi dentro, toccare qualcosa d’ineffabile ma che pure avverto. Per Faulkner e gran parte dei suoi romanzi è successo quanto ho appena descritto, ed è solo per questioni “logistiche” (non avevo ancora il blog e non mi dilettavo in queste pseudo-recensioni) che su queste pagine figurano soltanto “La paga dei soldati” e “Zanzare”, oltre a un documentario tratto da Rai Letteratura e al discorso che egli tenne in occasione del “Premio Nobel per la Letteratura”. Tra i romanzi assenti, vi suggerisco la lettura almeno di “Requiem per una monaca”, “Santuario”, “Mentre morivo”, “Luce d’agosto” e soprattutto “L’urlo e il furore”, che forse fu quello che mi conquistò definitivamente alla causa di Faulkner.
    Faulkner è un autore di non semplice lettura, che può risultare ostico in alcuni romanzi, che può anche respingere perché costringe il lettore a non distrarsi mai, a stare attento ai salti temporali che ci spostano, da una riga all’altra, indietro e avanti nei decenni, a non respirare quando un personaggio ci sommerge con un flusso di coscienza, a inseguire le lunghe proposizioni, le subordinate, le parentesi aperte e che sembrano non chiudersi più, salvo poi chiudersi e rigettarci nel cuore della vicenda. Faulkner, in alcuni romanzi, e certo in “Assalonne, Assalonne!” è un vortice, che ci avvinghia dalla prima pagina con le sue spiraleggianti parole e ci sfida a comprenderlo, eppure non ci abbandona al nostro infausto destino di decifratori, perché, nel corso della narrazione, ci svela tutto ciò che all’inizio ci sembrava ingarbugliato, ciò che ci poteva far sospettare, se già non lo avessimo conosciuto in altre opere, che il suo possa essere un mero esercizio di esibizionismo lessicale, quando invece non è così, perché dietro le parole c’è la carne viva dei personaggi di Faulkner, perduti, disperati, illusi, assassini, fatali, vittime delle loro coscienze annebbiate o delle loro aspettative improbabili.
    “Assalonne, Assalonne!” è una sorta di summa delle sue qualità: controverso, rivisto, tagliato, vorticoso, avvolgente, avvincente, emozionante, eccessivo, in esso Faulkner ci narra il dissesto di una famiglia del Sud (degli attuali Stati Uniti), sullo sfondo del dissesto più generale che fu la Guerra di Secessione americana, combattuta tra il 1861 e il 1865. L’arco temporale coperto dal romanzo, in realtà, è ben più ampio, perché Faulkner, attraverso i continui spostamenti nel tempo, ci porta indietro fino al 1833 e avanti fino al 1909, ma il cuore della storia è appunto in quei quattro anni, nel corso dei quali, alla vicenda secessionistica, si legano le sorti di alcuni tra i principali protagonisti del romanzo. A questo punto va detta una cosa. A mio parere, questo è uno di quei romanzi che si possono leggere anche conoscendo già la trama, le sorti dei singoli soggetti, le loro relazioni personali. Giungo a suggerire, anzi, di tenere presente che, almeno nell’edizione Garzanti che ho letto, alla fine c’è una cronologia degli eventi narrati e una genealogia dei personaggi. Personalmente, avendo capito fin da subito che non avrebbe tolto alcun pathos alla mia lettura, me ne sono servito spesso per orientarmi nel vortice di scostamenti spazio-temporali e nella ridda di personaggi incontrati. È evidente, comunque, che chi voglia evitare anticipazioni di alcun tipo, debba ignorare quelle pagine e affidarsi all’eloquio di Faulkner. Detto ciò, nel resto dell’articolo accennerò a qualche elemento della trama, senza svelare molto, quindi consiglio a chi non volesse anticipazioni (e avesse avuto il cuore di giungere fino a questo punto), di fermarsi nella lettura di quest’articolo.
    Ho scritto sopra che la storia termina (ma anche inizia) nel 1909, che, non a caso, è l’anno immediatamente precedente a quello nel quale è ambientato un capitolo di “L’urlo e il furore”, romanzo scritto in precedenza da Faulkner e nel quale ritroviamo Quentin Compson, cioè uno tra i narratori interni di “Assalonne, Assalonne!”. Il romanzo, infatti, inizia con l’incontro tra il ventenne Quentin e Miss Rosa Coldfield, anziana superstite, che inizia a raccontare al giovane le vicende che videro protagonista sua sorella Ellen, il suo sposo Thomas Sutpen, i due figli, cioè Henry e Judith, nonché Charles Bon, nato da una precedenza e misteriosa relazione di Thomas Sutpen. Quentin e Miss Rosa Coldfield sono solo tra i narratori che, in maniera diretta o indiretta, ci forniscono il quadro generale di ciò che alla dinastia dei Sutpen è accaduto. Il legame tra Quentin è Thomas Sutpen è il nonno del primo, che fu un amico di Sutpen.
    Un senso di tragica fatalità incombe su tutto il romanzo e soprattutto su Thomas Sutpen, un uomo che, nel 1833, appare dal nulla in una contea del Mississipi, seguito da uno stuolo di schiavi negri. Enigmatico, sardonico, sprezzante, proveniente dalla povertà, nell’intento di curare una ferita interiore, progetta nei minimi dettagli la sua scalata e costruisce Sutpen’s Hundred, la sua tenuta, e nell’attuazione del piano riesce anche ad accalappiare, è il caso di dirlo, Ellen Coldfield, donna succube, inerte, funzionale all’obiettivo arricchimento, la quale sforna Henry e Judith. Tra questi due e Charles Bon, loro fratellastro, s’instaurerà un rapporto morboso, con l’incesto in agguato, che avrà conseguenze catastrofiche su tutti gli elementi citati, compreso Thomas Sutpen. L’incesto, il razzismo, con il tema della schiavitù dei negri continuamente richiamato nell’opera, la violenza latente e poi esplodente, ecco alcuni dei temi forti del romanzo.
    A questo punto, però, non volendo svelare oltre, mi fermo nell’esposizione, non prima di aver detto che “Assalonne, Assalonne!” è un romanzo stupendo, che ho letto in apnea, combattuto tra la voglia di andare avanti e la malinconica consapevolezza che sarebbe finito, così come è accaduto. A mio modesto parere, un capolavoro. Chiudo riportando due illustri pareri sul romanzo. Il primo è di Jorge Luis Borges, che recensì l’opera scrisse: “Conosco due tipi di scrittore: l’uomo la cui prima preoccupazione sono i procedimenti verbali, e l’uomo la cui prima preoccupazione sono le passioni e le fatiche dell’uomo. Di solito si denigra il primo tacciandolo di “bizantinismo” o lo si esalta definendolo “artista puro”. L’altro, più fortunato, riceve gli epiteti elogiativi di “profondo”, “umano”, “profondamente umano” o il lusinghiero vituperio di “barbaro” ... Tra i grandi romanzieri Joseph Conrad è stato forse l’ultimo cui interessavano in egual misura le tecniche del romanzo e il destino e il carattere dei personaggi. L’ultimo fino alla straordinaria comparsa di Faulkner. A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo non è del tutto originale ... ma Faulkner vi trasfonde una intensità quasi intollerabile. In questo libro di Faulkner vi è un’infinita decomposizione, un’infinita e nera carnalità. Lo scenario è lo Stato del Mississippi: gli eroi, uomini annientati dall’invidia, dall’alcol, dalla solitudine, dai morsi dell’odio. Assalonne, Assalonne! è paragonabile a L’urlo e il furore. Non conosco maggior elogio di questo”.
    Il secondo spunto che vi offro è una recensione più recente, opera di Claudio Magris, che ho ritrovato nell’archivio del “Corriere della Sera”. Ho deciso di pubblicarla alla fine dell’articolo per premiare i più ostinati nella lettura del mio articolo, e anche perché, se l’avessi pubblicata all’inizio, il paragone sarebbe stato, nei miei confronti, ancora più ingeneroso di quanto non sia.

    P.s.: rimedio alla dimenticanza che mi è stata fatta notare. Il link all'articolo di Magris è il seguente: http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/11/FAUL…

    Is this helpful?

    Sisifo77 said on May 11, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Why did I wake since waking I shall never sleep again?

    "Perché mai mi sono svegliato, dal momento che in questa veglia non ritroverò mai più il sonno?"

    Is this helpful?

    kundini said on Jan 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro estremamente complesso da affrontare, di non facile lettura, ma che progressivamente ti riempie intellettualmente ed emotivamente tanto da non poterlo più lasciare.
    La trama non è lineare, a volte ti confondi e vorresti tornare indietro, ma è ...(continue)

    Libro estremamente complesso da affrontare, di non facile lettura, ma che progressivamente ti riempie intellettualmente ed emotivamente tanto da non poterlo più lasciare.
    La trama non è lineare, a volte ti confondi e vorresti tornare indietro, ma è inutile: tutto il libro è così.
    Storia piena di personaggi e di eventi raccontati a più voci, a volte discordanti tra di loro, come se l’autore volesse in qualche modo confondere il lettore, anche perché i temi narrati possono essere scabrosi e sconcertanti (il destino, la relazione padre-figli con le sue difficoltà e ambivalenze, l’orgoglio e la vendetta, l’odio razziale, l’incesto, la guerra, la morte). Ma forse in questo consiste la bellezza del libro: essere confusi per poi riuscire a ricostruire un senso e partecipare alla costruzione di una storia difficile da dimenticare.

    Is this helpful?

    blowup111 said on Dec 30, 2013 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book