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Assault Fairies - Volume 1

Di

Editore: Gamberi Fantasy

3.4
(105)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: eBook

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani. La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.
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  • 0

    In realtà ho ben poco da dire. L'unica premessa veramente utile che posso fare è che non parto prevenuta nei confronti dell'autrice.


    Pregi.
    Pregio uno. Assolutamente, innegabilmente, gloriosamente gratis. Il romanzo è scaricabile dal blog di Gamberetta in più di un for ...continua

    In realtà ho ben poco da dire. L'unica premessa veramente utile che posso fare è che non parto prevenuta nei confronti dell'autrice.

    Pregi. Pregio uno. Assolutamente, innegabilmente, gloriosamente gratis. Il romanzo è scaricabile dal blog di Gamberetta in più di un formato, ed è tutto perfettamente legale. Se non è un pregio questo!

    Pregio due. Non nutro una particolare avversione per le fatine dei dentini, tuttavia le fatine impegnate nella carriera militare sono state una novità che ho apprezzato. La cosa che poi mi ha piacevolmente colpita è la fusione di elementi "carini" (per esempio nuvole di zucchero filato e profumi di frutta) con elementi "crudi" (per esempio le esplorazioni dei cervelli).

    Difetti. Difetto uno. Le manine, le ditina, i piedini, i dentini. Non capisco perché, se il punto di vista dominante è quello di una fatina, ogni parte del suo corpo è -ina. Semmai è il resto del mondo ad essere gigantesco. La "dimensione fatina" dovrebbe essere la dimensione di riferimento, mentre invece il termine di confronto rimangono le dimensioni umane. Infatti per noi una fatina avrebbe manine, ditina, piedini. Per una fatina, quelle sono le dimensioni standard. Questi diminutivi sono frequentissimi e li ho trovati seccanti.

    Difetto due. La fatina protagonista ha una forte personalità, è innegabile, ma al mio orecchio i personaggi hanno tutti la stessa voce. Non mi sono affezionata a nessuno. Ricordo giusto i nomi delle protagoniste, ma mi dicono poco. In più l'impressione è che l'unica cosa reputata interessante siano i dettagli "forti". Personalmente avrei preferito qualche "Non pelle verde. Riccioli verdi. Anemone mi offre la manina" in più che mi aiutasse a riconoscere e ricordare le fatine, e un "una fatina a quattro zampe vomita nel tappo del cilindro. I conati le squassano il corpicino" in meno. Non mi importa niente di chi sta vomitando, perché per me quel personaggio è un signor nessuno.

    Difetto tre. Non è sempre chiaro cosa sta succedendo. Più di una volta ho dovuto rileggere alcune parti. Inoltre le descrizioni sono frequenti (anche più di manine e piedini e dentini!) e sono più le volte in cui mi sono chiesta "ma quando finisce?" che quelle che mi hanno fatto pensare "oh, uao!"

    Difetto quattro. Più che un difetto è un'imperfezione. All'inizio del romanzo la protagonista è intervistata da un giornalista che afferma: "Sono a Londra da poche settimane". Va da sé, dunque, che i protagonisti stanno parlando inglese. Eppure poco dopo la fatina esplode con un: "Si può sapere chi ti ha autorizzato a darmi del tu?" No, ma scusate. In inglese si dà del tu e del lei? Ma da quando? La cosa mi sorprende ancora di più se penso che l'autrice consiglia spesso la lettura di libri in inglese. Scusate, ma mi è scappata una sincera sghignazzata.

    Conclusioni. Mi sono accanita contro il povero Assault Fairies? Non mi sembra proprio. Non è una becerata dove i morti di fame mangiano popcorn davanti alla tv, quindi non merita il pubblico sberleffo, ma qualche buona idea non lo rende automaticamente un capolavoro. Non mi è piaciuto. Leggerei un eventuale seguito? No. Sono arrivata alla fine serenamente? No, francamente non vedevo l'ora che finisse. Vale il tempo speso nella sua lettura? Non so. Qualche idea interessante c'è, quindi dipende dal valore che date voi alle buone idee. Ma che fatica arrivare alla fine...

    ha scritto il 

  • 4

    Un frullato ipervitaminico di belle idee, in media una per pagina. Può dar fastidio che manchi un finale, ma a parte questo è forse il miglior esempio di fantasy italiano che abbia mai letto. Perché sia autopubblicato e non pubblicato resta, per me, un mistero.

    ha scritto il 

  • 3

    Piacevole, ma meno originale di quanto immaginassi

    Il libro merita anche soltanto per le note dell'autrice: la spiegazione dell'esistenza delle fatine è semplicemente strepitosa. Il romanzo in sè non è affatto male, è ambientato in un mondo weird quanto basta, ha una trama non banale e in ogni pagina si ha la certezza che l'autrice abbia il contr ...continua

    Il libro merita anche soltanto per le note dell'autrice: la spiegazione dell'esistenza delle fatine è semplicemente strepitosa. Il romanzo in sè non è affatto male, è ambientato in un mondo weird quanto basta, ha una trama non banale e in ogni pagina si ha la certezza che l'autrice abbia il controllo assoluto del suo mondo e che ci giochi con maestria. Il problema nasce dal fatto che sembra di leggere un'anime. No, non un manga, proprio un'anime. So che come frase suona paradossale, ma protagonisti e comprimari sembrano ritagliati a immagine e somiglianza dei personaggi-cliché dell'animazione giapponese, lo stesso dicasi per alcune digressioni dei protagonisti, che sembrano messe lì unicamente per dire "vedete, noi conosciamo il nostro mondo, non c'è bisogno che spieghiamo nulla, come non lo faremmo nella realtà, quindi non aspettatevi chiarimenti". A lungo andare queste digressioni appaiono un po' troppo fuori luogo, quasi didascaliche. La prosa non aiuta: non che il libro sia scritto male, tutt'altro, ma le subordinate non sono vietate dalla legge e non credo siano così dannose per la scorrevolezza del testo, soprattutto quando il cambio di scena è così frequente e spesso repentino. In ogni caso mi ha divertito e leggerò volentieri i seguiti.

    ha scritto il 

  • 3

    侵略!エビ娘

    Be', a me è piaciuto


    Ovviamente ci sarebbe la tentazione, fortissima, di stroncarlo spietatamente, di somministrare al libro la stessa medicina amara (se non corrosiva) che sul suo blog Gamberetta in persona dispensa a piene mani ai libri altrui, autoprodotti e non, solitamente riducendoli ...continua

    Be', a me è piaciuto

    Ovviamente ci sarebbe la tentazione, fortissima, di stroncarlo spietatamente, di somministrare al libro la stessa medicina amara (se non corrosiva) che sul suo blog Gamberetta in persona dispensa a piene mani ai libri altrui, autoprodotti e non, solitamente riducendoli in pezzi. Ma le sue fatine d'assalto questo trattamento non lo meriterebbero , nonostante i diversi limiti del libro gamberesco che altri commentatori hanno già ampiamente evidenziato. Io provo a tornarci sopra per proporre un ulteriore punto di vista. Uno dei limiti del libro è al contempo anche un pregio, cioè l'attenzione per il dettaglio tecn(olog)ico, qui ovviamente declinato in chiave etereo-fantastica, con innesti di meccanica al vapore e varie dosi d'elettricità. L'ambiguità tra limite e pregio è frutto di una calibrazione non sempre ottimale del livello di dettaglio. Gamberetta riesce spesso nell'impresa ardua di mostrare in poche brevi vivide frasi oggetti, marchingegni e ambienti di grande effetto e assai piacevoli per originalità ed elaborazione e variamente alieni al nostro mondo, ma non sempre l'operazione riesce. A volte la necessità di concisione e di mantenere un ritmo narrativo assai sostenuto provoca una confusione che il lettore, incalzato dagli eventi, non ha l'agio di provare a districare. Altre volte, viceversa, ci si (dis)perde in un autocompiacimento del dettaglio accumulato e della materialità funzionale degli oggetti che tracima un po' nel nerdesco e nel maniacale. Ma questa è una caratteristica generale dello stile gamberesco: visività, cinematograficità. Caratteristica che, nell'impianto più generale dell'opera, anch'essa rischia di farsi limite. Gamberetta avrebbe indubbiamente un talento notevole, se impiegato per l'elaborazione dell'oggettistica di qualche film tecno-fantasy ad alto budget. Ma un libro non è un film (o un telefilm, o un anime), e non tutto ciò che funziona su schermo funziona anche in prosa, e soprattutto la prosa permette possibilità che qui, mercé una fedeltà un po' rigida al solo mostrare (solo mostrare! mai raccontare!), non sono sfruttate, o forse neanche minimamente considerate. Da qui la mancanza quasi totale di cornici narrative, e l'avversione programmatica per il ricorso a una qualsivoglia voce narrante. Ma questo conduce da una parte a una certa confusione nel concatenarsi delle singole vicende, flagrante nell'alternarsi del presente e dei momenti retrospettivi, non sempre distinguibili nell'immediato, e questo è grave per una prosa che dell'immediatezza voglia fare tutto; dall'altra incatena la narrazione al ritmo, che ho già detto essere assai sostenuto, privo di respiri, di pause, di alternanze. E forse il problema maggiore di Gamberetta è proprio che a una valida (a tratti molto valida) capacità di costruire il dettaglio anche più minuto non si accompagna (per ora?) altrettanta perizia (o interesse?) nel dare una forma all'organismo complessivo della narrazione, a infondere una vita anche ai suoi livelli superiori, che rischiano di sembrare una mera sequenza di quadretti separati. Si fatica, in questo primo volume, a intravvedere un'idea forte di fondo che dia forma e senso (o anche non senso) alla pur densa opera gamberesca. Cascano qui a fagiolo le parole di Oshii Mamoru, regista giapponese d'animazione: «Credo che la visione di un mondo e i dettagli con cui questo viene costruito siano due cose molto diverse. [...] Penso si tratti di due cose diverse proprio perché ci sono tante opere in cui, a paragone con l'abbondanza di dettagli nei particolari, non si riesce a vedere affatto una visione del mondo; opere in cui non si capisce che tipo di mondo si desideri creare. [...] Ho l'impressione che a volte ci si confonda, credendo che stabilire minuziosamente i dettagli significhi costruire una visione del mondo. Ovviamente i particolari sono importanti, ma il punto non è stabilire minuziosamente tutti i dettagli. Come prima cosa si deve stabilire quello che si vuole esprimere [...] Be', forse si tratta di una cattiva influenza proveniente da Gundam, ma comunque io sono davvero convinto che mettere assieme montagne enormi di dettagli non abbia alcun senso.»

    Passo ad alcuni altri brevi punti sparsi: - I diminutivi infestanti. Sì, anch'io, come tanti/e altri/e lettori/trici li ho trovati scarsamente digeribili e alla lunga odiosi: le fatine di Gamberetta non hanno mani, teste, piedi, denti, pance e occhî, ma manine, testoline, piedini, dentini e... pancini! occhietti!! Un'inflazione insistita evidente sintomo della sua intenzionalità. Spero l'autrice sappia che l'effetto è soprattutto irritante. Ma forse l'obiettivo era questo? - C'è chi ha lamentato eccessi di violenza gratuita. Può essere un problema, ma non perché gratuita, che è cosa soggettiva; non perché violenza, che personalmente non trovo per forza problematica; bensì perché eccessiva: eccessiva nel senso che, anch'essa, è monocorde. D'accordo, il lettore deve avere ben chiaro che le fatine sono, come si suol dire (?), cazzutissime, queste sono fatine che spaccano i culi, e la protagonista più di tutte, e sia chiaro anche che questo Mondo (alternativo) è tanto tanto sordido e cinico, però, boh, a calcarci troppo la mano la cosa rischia di sembrar forzata, ergo poco convincente, e magari anche un po' stancante. Come detto sopra per la questione del ritmo e non solo: nulla vieta di variare un po'. Le variazioni e il contrasto donano più forza a ciò che si vuol far risaltare, molto più delle overdosi. - Verissimo che le fatine sono scarsamente distinguibili, specie per carattere. In alcune scene non è chiaro nemmeno quante di esse siano presenti, se due o tre o più, causa intercambiabilità tra le stesse. Ecco, qui cinquanta o anche cento pagine in più non ce le avrei viste male, da utilizzare per rimpolpare un po' i profili delle personaggie, cioè, volevo dire... delle personaggine alate, per dar loro più consistenza e spessore.

    In ogni caso, il libro gamberesco sta sicuramente parecchie spanne sopra le tante autoproduzioni narrative italiane; e anche sopra non pochi titoli dell'editoria ufficiale. Se questo è un esordio, e se la materia di base, che è feconda, saprà svilupparsi e crescere, secondo me narrativamente Gamberetta può arrivare a dare, e forse neanche poco. Attendo quindi con interesse i volumi successivi, che leggerò senz'altro non appena disponibili...

    ha scritto il 

  • 3

    Terza recensione che arriva in forte ritardo, basata sugli appunti dettagliati che avevo preso alla lettura.


    Non sono mai stata una grande fan delle recensioni di Gamberetta, pur ritenendola molto competente a livello tecnico e condividendo parecchi dei suoi pareri sui fantasy ital ...continua

    Terza recensione che arriva in forte ritardo, basata sugli appunti dettagliati che avevo preso alla lettura.

    Non sono mai stata una grande fan delle recensioni di Gamberetta, pur ritenendola molto competente a livello tecnico e condividendo parecchi dei suoi pareri sui fantasy italiani più recenti. Al momento di dare un giudizio su Assault Fairies, però, mi sono autoimposta di giudicare il romanzo come opera in sé, non tenendo conto di chi l'avesse scritto e tutto il resto.

    Sfortuntamente -anche se devo ammettere che un po' lo temevo- le stesse impressioni negative che mi hanno sempre fatto prendere le distanze dalle recensioni di Gamberetta (la puntigliosità eccessiva sugli aspetti tecnici, per esempio) le ho riscontrate anche nella lettura del suo primo romanzo.

    Dal punto di vista tecnico, infatti, questo romanzo è quasi perfetto, scritto con una precisione stilistica che sembra studiata a tavolino con tanto di manuali di scrittura a lato. Lo stile e la tecnica, però, non bastano se non accompagnati dalla predisposizione alla scrittura e dalla capacità -che dicono sia altrettanto innata- di far vivere nella mente del lettore ciò che si sta descrivendo. Queste due cose, in Assault Fairies, non le ho trovate. Il fatto che il genere del romanzo non mi sia particolarmente congeniale non aiuta, ma personalmente l'impressione che ho avuto è che la storia 'non ha cuore' e non prende. La trama resta piatta anche nei momenti che dovrebbero essere d'azione, e quindi annoia. Alcuni passaggi presentano descrizioni che confondono il lettore senza fargli capire minimamente cosa sta davvero leggendo e altri (quelli più weird) di qualche spiegazione in più ne avrebbero proprio bisogno, anche a costo di ricorrere all'infodump. La conclusione è che il lettore deve continuamente interrompere la lettura per tornare a rileggere pezzi poco chiari e descrizioni tirate via, e questo disturba e interrompe la scorrevolezza della storia in maniera decisamente fastidiosa.

    Altro punto negativo, i personaggi che hanno tutti la stessa voce e finiscono per essere dimenticati dal lettore non appena si chiude il libro (anche perchè i nomi tutti simili non aiutano affatto), cosa che è davvero poco perdonabile quando il racconto è in prima persona e nemmeno la voce narrante riesce ad emergere. Infine, l'autocompiacimento nelle descrizioni violente mi ha irritata, a volte mi sembrava che la scrittrice volesse semplicemente dimostrare che era capace di descrivere con realismo situazioni di questo tipo inserendole nella storia in maniera gratuita, senza che ce ne fosse realmente bisogno.

    Alla fine le tre stelline sono tutte per lo stile. Se dovessi valutare il resto il voto si abbasserebbe drasticamente, ma non mi sentirei del tutto in pace con me stessa dando un voto più basso a un romanzo stilisticamente perfetto e quindi le tre stelline se le aggiudica tutte. Peccato che manchi tutto il resto, mi sarei aspettata molto di più.

    (Dimenticavo, quei benedetti diminuitivi! Quanto li ho odiati, durante la lettura... per me non avevano minimamente senso. Se sei una fata, le tue mani sono 'mani' e quelle più grandi sono 'manone', che senso avrebbe il contrario?)

    ha scritto il 

  • 3

    Dalla teoria alla pratica

    [...] Esseri fatati popolano la metropoli (Londra) e la protagonista, nonché narratrice, è la fatina Astride. Occorre specificare che non si tratta delle solite fate che compaiono nelle fiabe, quanto di giovani donne con elevato QI e una buona dose di razzismo nei confronti delle specie, umani co ...continua

    [...] Esseri fatati popolano la metropoli (Londra) e la protagonista, nonché narratrice, è la fatina Astride. Occorre specificare che non si tratta delle solite fate che compaiono nelle fiabe, quanto di giovani donne con elevato QI e una buona dose di razzismo nei confronti delle specie, umani compresi (maschi, perché di donne non mi sembra di averne viste). Astride ha un problema. Per uscire dallo squallore in cui versa e recuperare il suo onore, decide di combattere per la Regina. Prende così il comando di una squadra d'élite (composta da fatine) e indaga su un caso di omicidio, fra scienziati megalomani, macchine pensanti e gnomi mafiosi... e coniglietti.[...]

    Qui la recensione completa: http://argonautaxeno.blogspot.it/2013/01/nativi-digitali-2bis.html

    ha scritto il 

  • 2

    Come volevasi dimostrare

    L'impressione che si ha dopo aver letto questo lavoro, è che l'autrice si sia trovata nell'imbarazzante condizione di chi ha imparato tutti i più avanzati sistemi per smantellare un motore, ma manchi delle capacità necessarie a montarne uno.
    Gamberetta (seguita a ruota da una schiera di discepol ...continua

    L'impressione che si ha dopo aver letto questo lavoro, è che l'autrice si sia trovata nell'imbarazzante condizione di chi ha imparato tutti i più avanzati sistemi per smantellare un motore, ma manchi delle capacità necessarie a montarne uno. Gamberetta (seguita a ruota da una schiera di discepoli) ha creduto che per produrre narrativa di intrattenimento fosse sufficiente utilizzare "in positivo" le formule e le concezioni da lei assorbite e sfruttate per decostruire un romanzo. Il mediocre risultato ottenuto è la dimostrazione più evidente che tale sistema non funziona, perché anche la letteratura d'intrattenimento necessita di un margine di talento e intenzionalità che nessun computo tecnico e nessun trattato di narratologia possono fornire. Trattasi, nello specifico, di quella "personalità", "storicità" e "soggettività autoriale" che tanto spaventano la Gamberetta-editor, giacché non sono riducibili alle formule schematiche e astoriche da lei ciecamente applicate. Non le mancheranno lettori ed estimatori, senza dubbio. E' altrettanto indubbio che non saranno le qualità di questo "romanzo" a procurargliene.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando il buon stile non basta

    Lo stile è chiaro, diretto e ineccepibile (giusto un paio di sviste minori) ma è anche l'elemento castrante del libro.
    La scelta di avere un unico narratore, la protagonista, col POV sempre radicato all'interno della sua testa, la scelta di mostrare tutto e non raccontare niente, saltando di qua ...continua

    Lo stile è chiaro, diretto e ineccepibile (giusto un paio di sviste minori) ma è anche l'elemento castrante del libro. La scelta di avere un unico narratore, la protagonista, col POV sempre radicato all'interno della sua testa, la scelta di mostrare tutto e non raccontare niente, saltando di quadro in quadro senza soluzione di continuità, e di non perdersi in descrizioni che potessero risultare inforigurgitose rendono molto semplice immedesimarsi nella piccola Astride ma rendono confuso tutto il resto e se il mondo narrativo è semplicemente confuso gli altri personaggi sono proprio piatti come un foglio di carta.

    La storia è incalzante e con ritmo (anche grazie al salto confusionario di quadro in quadro XD) ma niente di trascendente anche perché...ta dà!...è semplicemente il primo libro di una trilogia quindi una volta sventato il piano A del malvagio e capito di chi si tratta tutte le buone premesse vengono lasciate incompiute in attesa del prossimo libro. Ma anche no, grazie.

    ha scritto il 

  • 3

    A tratti mi è piaciuto, in particolare per alcune idee originali. Non che le fatine siano il massimo della simpatia, ma sono una bella idea. I personaggi sono piuttosto piatti, ma per questo genere (e anche perché il libro è tanto breve) si può accettare.
    Il difetto peggiore però è che in alcuni ...continua

    A tratti mi è piaciuto, in particolare per alcune idee originali. Non che le fatine siano il massimo della simpatia, ma sono una bella idea. I personaggi sono piuttosto piatti, ma per questo genere (e anche perché il libro è tanto breve) si può accettare. Il difetto peggiore però è che in alcuni punti non si capisce molto. Spesso mi pareva di essere in uno di quei film americani thriller in cui tutti parlano di cose astruse come se fossero naturali, e ad un certo punto si finisce per rinunciare a capirci qualcosa. Le descrizioni sembrano più che altro liste di cose a caso. Più che aiutarmi a inquadrare la situazione mi confondevano ancora di più le idee. Un libro tanto pieno di elementi insoliti dovrebbe essere ben spiegato! Preferisco un po' di infodump piuttosto che questo, ma decisamente! La parte più bella del libro, comunque, è la nota dell'autrice. Le fatine esistono!

    ha scritto il