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Assault Fairies - Volume 1

By Chiara Gamberetta

(159)

| eBook

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Book Description

Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani. La fatina Astride abita in un modesto Continue

Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani. La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.

31 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un frullato ipervitaminico di belle idee, in media una per pagina. Può dar fastidio che manchi un finale, ma a parte questo è forse il miglior esempio di fantasy italiano che abbia mai letto. Perché sia autopubblicato e non pubblicato resta, per me, ...(continue)

    Un frullato ipervitaminico di belle idee, in media una per pagina. Può dar fastidio che manchi un finale, ma a parte questo è forse il miglior esempio di fantasy italiano che abbia mai letto. Perché sia autopubblicato e non pubblicato resta, per me, un mistero.

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    Darlene Alibigie said on Oct 5, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Piacevole, ma meno originale di quanto immaginassi

    Il libro merita anche soltanto per le note dell'autrice: la spiegazione dell'esistenza delle fatine è semplicemente strepitosa. Il romanzo in sè non è affatto male, è ambientato in un mondo weird quanto basta, ha una trama non banale e in ogni pagina ...(continue)

    Il libro merita anche soltanto per le note dell'autrice: la spiegazione dell'esistenza delle fatine è semplicemente strepitosa. Il romanzo in sè non è affatto male, è ambientato in un mondo weird quanto basta, ha una trama non banale e in ogni pagina si ha la certezza che l'autrice abbia il controllo assoluto del suo mondo e che ci giochi con maestria.
    Il problema nasce dal fatto che sembra di leggere un'anime.
    No, non un manga, proprio un'anime.
    So che come frase suona paradossale, ma protagonisti e comprimari sembrano ritagliati a immagine e somiglianza dei personaggi-cliché dell'animazione giapponese, lo stesso dicasi per alcune digressioni dei protagonisti, che sembrano messe lì unicamente per dire "vedete, noi conosciamo il nostro mondo, non c'è bisogno che spieghiamo nulla, come non lo faremmo nella realtà, quindi non aspettatevi chiarimenti". A lungo andare queste digressioni appaiono un po' troppo fuori luogo, quasi didascaliche.
    La prosa non aiuta: non che il libro sia scritto male, tutt'altro, ma le subordinate non sono vietate dalla legge e non credo siano così dannose per la scorrevolezza del testo, soprattutto quando il cambio di scena è così frequente e spesso repentino.
    In ogni caso mi ha divertito e leggerò volentieri i seguiti.

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    Tyreal said on Jul 3, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    侵略!エビ娘

    Be', a me è piaciuto

    Ovviamente ci sarebbe la tentazione, fortissima, di stroncarlo spietatamente, di somministrare al libro la stessa medicina amara (se non corrosiva) che sul suo blog Gamberetta in persona dispensa a piene mani ai libri altrui, au ...(continue)

    Be', a me è piaciuto

    Ovviamente ci sarebbe la tentazione, fortissima, di stroncarlo spietatamente, di somministrare al libro la stessa medicina amara (se non corrosiva) che sul suo blog Gamberetta in persona dispensa a piene mani ai libri altrui, autoprodotti e non, solitamente riducendoli in pezzi.
    Ma le sue fatine d'assalto questo trattamento non lo meriterebbero , nonostante i diversi limiti del libro gamberesco che altri commentatori hanno già ampiamente evidenziato. Io provo a tornarci sopra per proporre un ulteriore punto di vista.
    Uno dei limiti del libro è al contempo anche un pregio, cioè l'attenzione per il dettaglio tecn(olog)ico, qui ovviamente declinato in chiave etereo-fantastica, con innesti di meccanica al vapore e varie dosi d'elettricità.
    L'ambiguità tra limite e pregio è frutto di una calibrazione non sempre ottimale del livello di dettaglio.
    Gamberetta riesce spesso nell'impresa ardua di mostrare in poche brevi vivide frasi oggetti, marchingegni e ambienti di grande effetto e assai piacevoli per originalità ed elaborazione e variamente alieni al nostro mondo, ma non sempre l'operazione riesce.
    A volte la necessità di concisione e di mantenere un ritmo narrativo assai sostenuto provoca una confusione che il lettore, incalzato dagli eventi, non ha l'agio di provare a districare.
    Altre volte, viceversa, ci si (dis)perde in un autocompiacimento del dettaglio accumulato e della materialità funzionale degli oggetti che tracima un po' nel nerdesco e nel maniacale.
    Ma questa è una caratteristica generale dello stile gamberesco: visività, cinematograficità.
    Caratteristica che, nell'impianto più generale dell'opera, anch'essa rischia di farsi limite.
    Gamberetta avrebbe indubbiamente un talento notevole, se impiegato per l'elaborazione dell'oggettistica di qualche film tecno-fantasy ad alto budget.
    Ma un libro non è un film (o un telefilm, o un anime), e non tutto ciò che funziona su schermo funziona anche in prosa, e soprattutto la prosa permette possibilità che qui, mercé una fedeltà un po' rigida al solo mostrare (solo mostrare! mai raccontare!), non sono sfruttate, o forse neanche minimamente considerate.
    Da qui la mancanza quasi totale di cornici narrative, e l'avversione programmatica per il ricorso a una qualsivoglia voce narrante.
    Ma questo conduce da una parte a una certa confusione nel concatenarsi delle singole vicende, flagrante nell'alternarsi del presente e dei momenti retrospettivi, non sempre distinguibili nell'immediato, e questo è grave per una prosa che dell'immediatezza voglia fare tutto; dall'altra incatena la narrazione al ritmo, che ho già detto essere assai sostenuto, privo di respiri, di pause, di alternanze.
    E forse il problema maggiore di Gamberetta è proprio che a una valida (a tratti molto valida) capacità di costruire il dettaglio anche più minuto non si accompagna (per ora?) altrettanta perizia (o interesse?) nel dare una forma all'organismo complessivo della narrazione, a infondere una vita anche ai suoi livelli superiori, che rischiano di sembrare una mera sequenza di quadretti separati.
    Si fatica, in questo primo volume, a intravvedere un'idea forte di fondo che dia forma e senso (o anche non senso) alla pur densa opera gamberesca.
    Cascano qui a fagiolo le parole di Oshii Mamoru, regista giapponese d'animazione: «Credo che la visione di un mondo e i dettagli con cui questo viene costruito siano due cose molto diverse. [...] Penso si tratti di due cose diverse proprio perché ci sono tante opere in cui, a paragone con l'abbondanza di dettagli nei particolari, non si riesce a vedere affatto una visione del mondo; opere in cui non si capisce che tipo di mondo si desideri creare. [...] Ho l'impressione che a volte ci si confonda, credendo che stabilire minuziosamente i dettagli significhi costruire una visione del mondo. Ovviamente i particolari sono importanti, ma il punto non è stabilire minuziosamente tutti i dettagli. Come prima cosa si deve stabilire quello che si vuole esprimere [...] Be', forse si tratta di una cattiva influenza proveniente da Gundam, ma comunque io sono davvero convinto che mettere assieme montagne enormi di dettagli non abbia alcun senso.»

    Passo ad alcuni altri brevi punti sparsi:
    - I diminutivi infestanti. Sì, anch'io, come tanti/e altri/e lettori/trici li ho trovati scarsamente digeribili e alla lunga odiosi: le fatine di Gamberetta non hanno mani, teste, piedi, denti, pance e occhî, ma manine, testoline, piedini, dentini e... pancini! occhietti!! Un'inflazione insistita evidente sintomo della sua intenzionalità. Spero l'autrice sappia che l'effetto è soprattutto irritante. Ma forse l'obiettivo era questo?
    - C'è chi ha lamentato eccessi di violenza gratuita. Può essere un problema, ma non perché gratuita, che è cosa soggettiva; non perché violenza, che personalmente non trovo per forza problematica; bensì perché eccessiva: eccessiva nel senso che, anch'essa, è monocorde. D'accordo, il lettore deve avere ben chiaro che le fatine sono, come si suol dire (?), cazzutissime, queste sono fatine che spaccano i culi, e la protagonista più di tutte, e sia chiaro anche che questo Mondo (alternativo) è tanto tanto sordido e cinico, però, boh, a calcarci troppo la mano la cosa rischia di sembrar forzata, ergo poco convincente, e magari anche un po' stancante. Come detto sopra per la questione del ritmo e non solo: nulla vieta di variare un po'. Le variazioni e il contrasto donano più forza a ciò che si vuol far risaltare, molto più delle overdosi.
    - Verissimo che le fatine sono scarsamente distinguibili, specie per carattere. In alcune scene non è chiaro nemmeno quante di esse siano presenti, se due o tre o più, causa intercambiabilità tra le stesse. Ecco, qui cinquanta o anche cento pagine in più non ce le avrei viste male, da utilizzare per rimpolpare un po' i profili delle personaggie, cioè, volevo dire... delle personaggine alate, per dar loro più consistenza e spessore.

    In ogni caso, il libro gamberesco sta sicuramente parecchie spanne sopra le tante autoproduzioni narrative italiane; e anche sopra non pochi titoli dell'editoria ufficiale.
    Se questo è un esordio, e se la materia di base, che è feconda, saprà svilupparsi e crescere, secondo me narrativamente Gamberetta può arrivare a dare, e forse neanche poco.
    Attendo quindi con interesse i volumi successivi, che leggerò senz'altro non appena disponibili...

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    Yupa said on Jun 24, 2013 | 2 feedbacks

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    Terza recensione che arriva in forte ritardo, basata sugli appunti dettagliati che avevo preso alla lettura.

    Non sono mai stata una grande fan delle recensioni di Gamberetta, pur ritenendola molto competente a livello tecnico e condividendo ...(continue)

    Terza recensione che arriva in forte ritardo, basata sugli appunti dettagliati che avevo preso alla lettura.

    Non sono mai stata una grande fan delle recensioni di Gamberetta, pur ritenendola molto competente a livello tecnico e condividendo parecchi dei suoi pareri sui fantasy italiani più recenti. Al momento di dare un giudizio su Assault Fairies, però, mi sono autoimposta di giudicare il romanzo come opera in sé, non tenendo conto di chi l'avesse scritto e tutto il resto.

    Sfortuntamente -anche se devo ammettere che un po' lo temevo- le stesse impressioni negative che mi hanno sempre fatto prendere le distanze dalle recensioni di Gamberetta (la puntigliosità eccessiva sugli aspetti tecnici, per esempio) le ho riscontrate anche nella lettura del suo primo romanzo.

    Dal punto di vista tecnico, infatti, questo romanzo è quasi perfetto, scritto con una precisione stilistica che sembra studiata a tavolino con tanto di manuali di scrittura a lato. Lo stile e la tecnica, però, non bastano se non accompagnati dalla predisposizione alla scrittura e dalla capacità -che dicono sia altrettanto innata- di far vivere nella mente del lettore ciò che si sta descrivendo. Queste due cose, in Assault Fairies, non le ho trovate.
    Il fatto che il genere del romanzo non mi sia particolarmente congeniale non aiuta, ma personalmente l'impressione che ho avuto è che la storia 'non ha cuore' e non prende. La trama resta piatta anche nei momenti che dovrebbero essere d'azione, e quindi annoia. Alcuni passaggi presentano descrizioni che confondono il lettore senza fargli capire minimamente cosa sta davvero leggendo e altri (quelli più weird) di qualche spiegazione in più ne avrebbero proprio bisogno, anche a costo di ricorrere all'infodump. La conclusione è che il lettore deve continuamente interrompere la lettura per tornare a rileggere pezzi poco chiari e descrizioni tirate via, e questo disturba e interrompe la scorrevolezza della storia in maniera decisamente fastidiosa.

    Altro punto negativo, i personaggi che hanno tutti la stessa voce e finiscono per essere dimenticati dal lettore non appena si chiude il libro (anche perchè i nomi tutti simili non aiutano affatto), cosa che è davvero poco perdonabile quando il racconto è in prima persona e nemmeno la voce narrante riesce ad emergere. Infine, l'autocompiacimento nelle descrizioni violente mi ha irritata, a volte mi sembrava che la scrittrice volesse semplicemente dimostrare che era capace di descrivere con realismo situazioni di questo tipo inserendole nella storia in maniera gratuita, senza che ce ne fosse realmente bisogno.

    Alla fine le tre stelline sono tutte per lo stile. Se dovessi valutare il resto il voto si abbasserebbe drasticamente, ma non mi sentirei del tutto in pace con me stessa dando un voto più basso a un romanzo stilisticamente perfetto e quindi le tre stelline se le aggiudica tutte. Peccato che manchi tutto il resto, mi sarei aspettata molto di più.

    (Dimenticavo, quei benedetti diminuitivi! Quanto li ho odiati, durante la lettura... per me non avevano minimamente senso. Se sei una fata, le tue mani sono 'mani' e quelle più grandi sono 'manone', che senso avrebbe il contrario?)

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    Ife said on Apr 27, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dalla teoria alla pratica

    [...] Esseri fatati popolano la metropoli (Londra) e la protagonista, nonché narratrice, è la fatina Astride. Occorre specificare che non si tratta delle solite fate che compaiono nelle fiabe, quanto di giovani donne con elevato QI e una buona dose d ...(continue)

    [...] Esseri fatati popolano la metropoli (Londra) e la protagonista, nonché narratrice, è la fatina Astride. Occorre specificare che non si tratta delle solite fate che compaiono nelle fiabe, quanto di giovani donne con elevato QI e una buona dose di razzismo nei confronti delle specie, umani compresi (maschi, perché di donne non mi sembra di averne viste).
    Astride ha un problema. Per uscire dallo squallore in cui versa e recuperare il suo onore, decide di combattere per la Regina. Prende così il comando di una squadra d'élite (composta da fatine) e indaga su un caso di omicidio, fra scienziati megalomani, macchine pensanti e gnomi mafiosi... e coniglietti.[...]

    Qui la recensione completa: http://argonautaxeno.blogspot.it/2013/01/nativi-digital…

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    Salomon Xeno said on Jan 19, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (159)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • eBook 136 Pages
  • Publisher: Gamberi Fantasy
  • Publish date: 2011-08-17
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