At the Existentialist Café

Freedom, Being, and Apricot Cocktails

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Publisher: Chatto & Windus

4.3
(37)

Language: English | Number of Pages: 440 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0701186585 | Isbn-13: 9780701186586 | Publish date:  | Edition 1

Category: History , Non-fiction , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    Saggio romanzato,sospeso fra filosofia e biografia, di uno dei periodi del pensiero più affascinanti del novecento: la nascita e lo sviluppo dell'esistenzialismo.
    Si parte da Brentano e Husserl, si pa ...continue

    Saggio romanzato,sospeso fra filosofia e biografia, di uno dei periodi del pensiero più affascinanti del novecento: la nascita e lo sviluppo dell'esistenzialismo.
    Si parte da Brentano e Husserl, si passa da Heidegger e si arriva ai francesi, Sartre, Camus, de Beauvoir, Merleau-Ponty.
    Scorrevole, piacevole, onesto e soprattutto stimolante. Mi ha fatto venire voglia di approfondire.

    Affascinante. Diceva Merleau Ponty, per esempio, che gli esseri umani sono come piccole pieghe nel tessuto dell'essere. Un increspatura indefinibile, misteriosa e foriera di possibiltà.
    Secondo invece un tedesco, Heidegger, peraltro ambiguo ed enigmatico, siamo radure inondate di luce in mezzo ad una foresta oscura, uno spazio dove le cose del mondo possono entrare e manifestarsi, per poi tornare ad essere inghiottite nel buio come accadrà alla fine alla radura stessa.
    E poi i concetti Sartriani di Malafede e Nulla, la prospettiva delle de Beauvoir, l'intenzionalità...una miniera di informazioni e riflessioni.

    said on 

  • 5

    Un manuale di vita

    Mi aveva sempre intrigato l'esistenzialismo ma dopo la lettura di questo libro mi sento un fervente seguace. Quante cose scoperte, biografie, racconti, aneddoti. Se ne esce intimamente arricchiti con ...continue

    Mi aveva sempre intrigato l'esistenzialismo ma dopo la lettura di questo libro mi sento un fervente seguace. Quante cose scoperte, biografie, racconti, aneddoti. Se ne esce intimamente arricchiti con la consapevolezza che il Novecento non è stato solo un secolo tragico ma anche quello di grandi culture, pensieri e persone che hanno offerto un contributo fondamentale alla conoscenza dell'essere e della vita.

    said on 

  • 5

    Uno stupendo e coinvolgente excursus sul movimento filosofico che ha caratterizzato il novecento. Un modo per ripercorrere con facilità ed in modo discorsivo la nascita e lo sviluppo della fenomenolog ...continue

    Uno stupendo e coinvolgente excursus sul movimento filosofico che ha caratterizzato il novecento. Un modo per ripercorrere con facilità ed in modo discorsivo la nascita e lo sviluppo della fenomenologia e dell'esistenzialismo, senza mai cadere nella superficialità, ma senza rinunciare al pettegolezzo e facendone anzi l'arma amata dagli stessi esistenzialisti, la chiave per entrare nella vita vissuta e nel quotidiano di alcuni personaggi chiave che hanno plasmato colle loro scelte, gli studi e le lotte, la vita di tutti noi. Un vero grande libro di filosofia alla portata di tutti. Lode anche alla collana della "Fazi" : Campo dei Fiori.

    said on 

  • 4

    Jen-Paul e Simone: una vita "impegnata"

    Ammetto di essere un po' scaramantico: all'inizio di ogni anno metto una particolare cura nello scegliere il primo libro che leggerò, nella (infondata, lo so) convinzione che se la scelta sarà caduta ...continue

    Ammetto di essere un po' scaramantico: all'inizio di ogni anno metto una particolare cura nello scegliere il primo libro che leggerò, nella (infondata, lo so) convinzione che se la scelta sarà caduta su una buona opera, tutto quello che seguirà sarà di pari livello. Così, dopo attenta riflessione, ho iniziato il 2017 con Il caffè degli esistenzialisti di Sara Bakewell e devo convenire con me stesso che mai scelta è stata più appropriata. Anche perchè il percorso intellettuale dell'autrice, folgorata anni fa sulla via dell'esistenzialismo, mi ha subito ricordato il mio: anche io - come lei - fulminato da adolescente dalla lettura de La nausea di Jan-Paul Sartre, iniziai le mie riflessioni e i miei studi disordinati tra Sartre e Merleau-Ponty, tra Camus e la de Beauvoir, senza dimenticare Heidegger del quale, in verità, allora non capivo molto. Ma ero un semplice studente dello scientifico. Ma non sono qui per proporvi i miei ricordi personali, bensì per parlarvi di un libro che, mi piace ammetterlo, è straordinariamente ben scritto e molto interessante.

    La Bakewell, come riconosce fin dall'inizio, si imbatté in Sartre attraverso la lettura de La nausea e tale incontro determinò, non solo i suoi studi, ma tutta la sua vita, anche perché - sembra quasi superfluo doverlo ricordare - l'esistenzialismo non è (solo) una filosofia, ma un modo di "essere", di orientarsi, di atteggiare tutto il proprio modo di porsi. Ed è questo che maggiormente coinvolse la scrittrice e ancor oggi guida le sua scelte.
    Il libro è affascinante, a metà tra il saggio divulgativo e la cronaca di un periodo tra i più fecondi nella storia del pensiero occidentale: al centro, soprattutto, la coppia formata da Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, ma importanti capitoli sono dedicati a Maurice Merleau-Ponty, a Raymond Aron, ad Albert Camus. Centrale il discorso sulla fenomenologia e, quindi, su Husserl e Jaspers, ma, ovviamente, il maggior numero di pagine è dedicato a Martin Heidegger e ai suoi rapporti "ambigui" (ma è un eufemismo) con il nazionalsocialismo. Non si dimenticano Kirkegaard e Marcel. Una storia completa, quindi, sotto tutti i punti di vista.
    Ma quello che trovo affascinante - le idee e i personaggi si possono reperire anche in una buona storia della filosofia del XX secolo - è la descrizione del clima culturale di un'epoca mai così caratterizzata da un intreccio fortissimo tra vita quotidiana e ideologia e, a far da cornice, una città, Parigi, totalmente pervasa da un ritmo, da una vibrazione, che erano quelli del jazz, dei bistrot, dell'impegno, dei maglioni neri a giro collo.
    Ma non era una moda. Era un nuovo modo di collocarsi nel mondo, di assumersi precise responsabilità laddove sembrava più utile disinteressarsi, di affermare la propria esistenza, di proclamare un disagio e, nel contempo, attrezzare gli strumenti per superarlo. La Bakewell spinge ben oltre la sua analisi, fino a sostenere che tutti i movimenti del '68, in qualche modo, sono tributari di qual fiume in piena che attraversò la prima metà del secolo scorso e ragionò di diritti, di liberazione dei popoli, di comunismo, di autodeterminazione, di femminismo. E al centro di tutto questo, soprattutto una coppia di intellettuali, primo prototipo di intellettuali engagé, Jean-Paul e Simone, la cui vita si dispiegò interamente al servizio di un pensiero, di un modo d'essere, di una testimonianza. Anche con qualche incoerenza. Ma questo è un altro discorso.

    said on 

  • 4

    In corso d'opera

    Vorrei chiedervi la cortesia a fine lettura di indicarmi quanto è stato noioso il mio commento, assegnandomi un punteggio da 1 a 5, dove 1 sta per non noioso, 2 per poco noioso, 3 per abbastanza noio ...continue

    Vorrei chiedervi la cortesia a fine lettura di indicarmi quanto è stato noioso il mio commento, assegnandomi un punteggio da 1 a 5, dove 1 sta per non noioso, 2 per poco noioso, 3 per abbastanza noioso, 4 per molto noioso e 5 per estremamente noioso, pregandovi di indicare il punteggio con la massima sincerità e di non tener conto ai fini del punteggio questa premessa al commento che potrebbe in tuttà onesta essere classificata fra il 4 di molto noiosa e il 5 di estremamente noiosa.

    Avete mai scritto un commento provando a rileggerlo e a giudicarlo in base al solo criterio di "pallosità" del testo?
    Pensate di avere mai scritto qualcosa di pienamente inannoiabile?
    Non avete mai temuto che chi legge un vostro commento salti le parole per arrivare alla fine, che prenda giusto qualche frase qua e là per rilasciare un feedback o che legga solo superficialmente e a velocità doppia il vostro commento per poi spolliciare quanto avete scritto per una forma di cortesia, gentilezza, per voto di scambio ? Io spollicio te, tu spollici me, io scrivo a te quanto sei bravo/a e tu scrivi a me quanto sono interessante. Lo so, è un pensierino inflazionato, storia vecchia, ma cambia il contesto,

    A volte ho letto feedback a Madame Bovary (un esempio di capolavoro a caso) in cui un lettore commentava la recensione del suo amico scrivendo che il romanzo di Flaubert non gli era piaciuto ma il commento sì..!) E ce ne sono molti di feedback simili..cosi che bisognerebbe credere che su questa piattaforma ci sono più grandi autori che negli scaffali delle biblioteche dei classici. Oppure che le persone sono ipocrite o fragili, talmente tanto da sentire il bisogno di adulare gli altri per ricevere in cambio le stesse carezze.

    Sto scrivendo questo perché leggendo il bel libro di Sarah Bakewell (che chissà perché immaginavo fosse anche lei bella, invece cercando su internet ho visto che è un incrocio fra Rooney e Alex Ferguson, inglesi dal viso equino, ma io sto cambiando, comincio a essere attratto sessualmente anche dalle donne brutte con un bella mente. Tra qualche anno diventerò bisessuale.) ho capito perché l'esistenzialismo è la corrente di pensiero a me più affine. Non quella che mi piace di più o quella che vorrei perseguire, ma quella più affine alla mia natura, che pertanto è quella che finisco per perseguire, volente o no.
    Tanto per cominciare gli esistenzialisti erano intellettuali non convenzionali; nessuno o pochissimi divennero degli accademici e lo stesso Sartre rifiutò sia La legion d'onore che il premio Nobel, non per protesta o per una forma di snobismo, semplicemente perchè sentiva il bisogno di rimanere indipendente da ogni interesse e influenza.
    In secondo luogo non erano rigidi nelle loro convinzioni, al contrario, mutarono il loro pensiero man mano che il mondo cambiava. Zero coerenza, ma a buon ragione. In questo modo evitavano di essere etichettati, come è giusto per ognuno che sia, perché il mondo è in corso d'opera e cosi' lo siamo noi.
    Oggi sono bravo, domani forse lo sarò meno. La libertà era il più importante dei loro traguardi, ma si chiesero anche come potevano credere di essere davvero liberi se erano così alla mercé dei loro neuroni e dei loro ormoni?
    Erano strettamente legati anche alla politica e Sartre è considerato una sorta di apologeta dei regimi comunisti, ma a lungo fu vilipeso dai comunisti, per il sempice fatto che gli esistenzialisti si ritenevano individui liberi impossibili da unire in una rivoluzione organizzata.
    In parole povere, l'Esistenzialismo come spiega in prefazione la Bakewell può essere ricondotto a chiunque si sia sentito insoddisfatto, ribelle o alienato rispetto a qualcosa.

    Adesso io non mi sento più esistenzialista, come credevo d'essere a venticinque anni. ("esistenzialista di periferia", si definisce l'autrice da giovane, e faccio mia anche la sua bella e azzeccata definizione, poiché l'Esistenzialismo trascina con sè anche una sottocultura esistenzialista, fatta di cockatil all'albicocca, dolcevita neri, capelli lunghi "all'annegata" per le donne, pipa, e amore libero e tanto sesso, per entrambi) non mi sento più tale perché non fumo la pipa e non mi piacciono i cockatail, ma soprattutto perché non so se sono in grado di essere libero e di affrontare una scelta, seppur ridicola, nel momento in cui mi domando se devo scrivere un commento rivolto a piacere agli altri o se invece non sarebbe meglio essere libero di scrivere ciò che voglio senza il timore d'esser giudicato male o peggio ancora, nemmeno letto.
    Devo andare preventivamente a spolliciare tra i miei "amici e vicini" di Anobii prima di pubblicare questo commento per poi restare in attesa di ricevere lo stesso trattamento, o posso fare come mi pare, e visitare le librerie che in quel momento mi incuriosiscono per un motivo o per l'altro?
    Devo iscrivermi a un Gruppo o in altro social molto frequentato per apparire e promuovere ciò che leggo o posso infischiarmene e trascorrere il resto del tempo libero a leggere, scopare, viaggiare, andare in mare, giocare con figlio?
    Se ho scritto un libro di qualità e che è piaciuto anche a molti, come un romanzo di Steinbeck, che vendeva milioni di libri ed era anche un grande scrittore, e il secondo libro che scrivo invece fa schifo ma vende lo stesso perché le persone appena hanno saputo dell'uscita del libro sono andate a comprarlo, e poi ne scrivo un terzo che fa ancora pena e le persone cominceranno a dire, aspetta, vediamo prima cosa dicono quelli che lo hanno letto, cosa devo fare ormai? Scrivere un quarto libro che sia di nuovo bello e piaccia anche alle persone.
    Ma se sono in un Social a scrivere recensioni questo non serve. E' sufficiente continuare a coltivare le pubbliche relazioni. Ho letto parecchie recensioni belle di persone che poi hanno iniziato a scrivere una recensione dietro l'altra, e non essendo degli Steiner nè dei Faulkner non tutto quello che scrivevano era piacevole quanto quella bella recensione che avevo letto, ma il "successo" non mutava, o comunque mutava solo a seconda del libro commentato e non dalla bellezza del commento. Quindi ho capito che non potevo più fare affidamento su quella persona come autore di buone e utili recensioni, ma soltanto come utente celebre su Anobii. Addirittura un giorno un vicino a cui ho spolliciato una recensione, dopo pochi minuti mi ha scritto in bacheca che avevo saltato di leggere una sua recensione successiva (o di spolliciare, anzi, intendeva sicuramente di spolliciare perché non poteva sapere se avessi letto o meno la sua recensione, sapeva solo che non l'avevo spolliciata)

    E queste sono fesserie, certo.
    Sartre raccontava l'aneddoto di un uomo che è indeciso se partire per salvare la patria dall'invasione nazista o restare a casa a proteggere la madre rimasta vedova. Cosa doveva fare quel soldato? La risposta che lui dava è: scegliere. Compiere un'azione prendendosi la responsabilità di quel che si è scelto di fare.
    Allora io mi prendo finalmente la responsabilità di leggere, spolliciare, commentare soltanto le recensioni per cui ho provato sincero interesse e desiderio di commentare. Pensavo di averlo sempre fatto, invece non era vero. Molte volte ci sono cascato, come fanno molti altri, lo facevo per educazione..(?) sensibilità, e magari anche per il semplice fatto di sperare che anche loro leggessero una recensione che avevo appena pubblicato, anche se ho sempre cercato con tutta la mia buona volontà di evitare questa pratica grottesca.
    E' una cosa infantile che coinvolge tutti, e ovviamente non solo qui e che riguarda anche personaggi influenti della nostra società. Comunicare attraverso i social con il pretesto che si tratta di un'abitudine inevitabile, necessaria, contribuisce in maniera esponenziale a farci dire una valanga di baggianate che alla fine a più alti livelli si ripercuote nel farci fare un'enormità di errori, sbagli, a volte gravi, Pensate solo ai tweet dei politici, e andate invece a recuperare sul web gli interventi dei politici di un tempo. Le loro interviste. Ricordo Aldo Moro o Italo Calvino, Pasolini, quando un giornalista poneva loro una domanda, a volte trascorreva un intero minuto prima che rispondessero. Pesavano le parole e di conseguenza le loro scelte erano più ponderate, meno di pancia e più sagge.

    Ad ogni modo, Al caffè degli esistenzialisti è stata una lettura deliziosa, utile e affascinante. E mi sono diverito più a leggerlo che a scriverne.
    Fatelo anche voi.
    Se volete.
    Siete liberi.

    p.s
    Ricordatevi di votare! (riguardo la noia)
    Se volete
    Siete liberi

    said on 

  • 5

    Autore: britannico (1962/1963). Saggio.

    Bel riepilogo dei vari personaggi che contribuirono allo studio della fenomenologia e alla definizione dell’esistenzialismo.
    Ci sono i precursori, anche se l’au ...continue

    Autore: britannico (1962/1963). Saggio.

    Bel riepilogo dei vari personaggi che contribuirono allo studio della fenomenologia e alla definizione dell’esistenzialismo.
    Ci sono i precursori, anche se l’autrice ha dovuto scegliere nomi e date, visto che sono molti quelli che si erano già posti, coscientemente o meno, su quella strada.
    Nomi poco usuali a chi non ha studiato o non si è interessato alla filosofia: Brentano, Husserl, Jaspers, Levinas, Merleau-Ponty, Aron.
    E quelli più noti: Heidegger, De Beauvoir e Sartre.
    Ma moltissimi sono i personaggi che compaiono in quei primi sessant’anni del Novecento.

    Due guerre mondiali, l’intervallo tra esse che ha sturato tutti i lavandini del nazionalismo, la nascita di un’utopia sociale e il suo disfarsi, la guerra fredda e i suoi incubi, le speranze del dopoguerra, la persistenza delle destre (in modo particolare nella Francia ancora coloniale).

    Mentre Heidegger si avvoltolava su stesso nella sua foresta (la mia impressione è che volesse spiegare Dio e non l’uomo), un po’ nazionalsocialista e un po’ panteista, probabilmente mistico, a studiare l’essere non sopportando l’uomo, Sartre faceva filosofia con l’uomo al centro, scriveva teatro, biografie, s’impegnava in prima persona nelle scelte individuali di un uomo libero.
    E come accade a chi si mette sempre in gioco, qualche volta prese delle cantonate. Ma non si tirò indietro.
    Stare così a lungo sulla scena, suscita a volte critiche, antipatie, polemiche.
    La simpatia del pubblico non dura così a lungo, soprattutto se si è un intellettuale ancora vivo o morto da poco. Uno storico la definì “l’enorme condiscendenza dei posteri”.

    Lessi La nausea nel 1963, l’anno di nascita dell’autrice e ho scoperto che anche lei, nel 1979, era stata folgorata dalla stessa radice nodosa di un castagno. Pensavo di essere una scema isolata. Il caffè potrei prenderlo con lei …..

    24.12.1963

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  • 4

    Di fronte ad un risvolto di copertina che prometteva una storia degli esistenzialisti a partire da tre amici in un caffè parigino negli anni Trenta davanti a un cocktail all’albicocca, in libreria mi ...continue

    Di fronte ad un risvolto di copertina che prometteva una storia degli esistenzialisti a partire da tre amici in un caffè parigino negli anni Trenta davanti a un cocktail all’albicocca, in libreria mi dicevo “Guarda un po’ se non mi faccio fregare da un altro libro di irrilevante aneddotica”. Ma gli astuti grafici che in copertina hanno ritratto insieme Camus, Sartre e la de Beauvoir sapevano bene che corde toccare, e così me lo sono portato a casa…

    Vero è che gli esistenzialisti sembrano fatti apposta per l’aneddotica, coi loro dolcevita neri, le Gauloises fumate nei caffè della Rive Gauche e la loro popolarità nei locali alla moda degli anni Sessanta (tanto che i detrattori dicevano dell’esistenzialismo che fosse semplicemente «un modo cerebrale di ballare il boogie-woogie»). Ma superato un irritante primo capitolo in cui ci viene raccontato che Sartre faceva l’imitazione di Paperino ed è diventato ateo mentre aspettava il tram, il resto del libro è una travolgente storia del pensiero esistenzialista e dei suoi protagonisti.

    Come si faceva a resistere ad un pensiero che ci diceva che è l’esistenza a precedere e determinare l’essenza, e non viceversa? Ad un pensiero che consegnava nelle mani di ogni essere umano la libertà di decidere, senza scuse, affidandogli una responsabilità assoluta come se il destino dell’umanità dipendesse dalla sua scelta? Ad un pensiero che imponeva di “sporcarsi le mani” e di “impegnarsi”?
    Erano irresistibili perfino gli innumerevoli litigi e risse, non solo verbali, che mettevano fine a vecchie amicizie: Heidegger contro Husserl, Marcuse contro Heidegger, Sartre e la de Beuavoir contro il resto del mondo (Camus, Aron, Merleau-Ponty, Koestler e un po’ chiunque gli capitasse a tiro). Risse e litigi tutti legati alla politica, perché alla subdola domanda se si possa essere amici di qualcuno di cui non si condividono le idee politiche la risposta era fatalmente che «quando si hanno opinioni politiche diverse non si può nemmeno andare al cinema insieme» [Koestler].
    E pure per Sartre e la de Beauvoir, che rimasero accanto tutta la vita, la loro relazione “aperta” più che di liberazione sembra essere stata fonte di attacchi d’ansia e dipendenza da droghe varie.

    «Ma a pensarla così uno si spara un colpo in testa prima dei quarant’anni!» mi diceva la fidanzata dei tempi dell’università.
    Chissà come c’è arrivata lei ai quaranta, ma forse effettivamente noi che divoravamo “La nausea” e “Il mito di Sisifo” se con qualche fatica siamo qui in discreta forma sarà stato anche perché nel tempo abbiamo imparato che se avessero vinto certe idee politiche per cui gli esistenzialisti invitavano a sporcarsi le mani oggi il mondo sarebbe perfino peggiore di quello che già è, che si può esercitare la libertà di scelta con più leggerezza senza che ne risentano i destini del mondo o che ci si può concedere il lusso di pensare un po’ a sé stessi senza per questo sentirsi in colpa per aver trascurato l’”impegno”.
    Però, come scrive la Bakewell, li avevo trovati appassionanti anni fa, e per me lo sono ancora oggi – anche se in parte per ragioni diverse.

    Si potrebbe obiettare all’autrice che concentrandosi sull’intreccio delle vite degli esistenzialisti del XX secolo abbia trascurato l’importanza di Nietzsche, che li abbia accomunati un po’ troppo ai fenomenologi o che in fondo non abbia aggiunto nulla di nuovo. Resta il fatto che le quattrocento pagine sulla storia dell’esistenzialismo sono un vero piacere e non è difficile capire perché il New York Times abbia inserito “Al caffè degli esistenzialisti” nella lista dei dieci migliori libri del 2016.

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  • 5

    "Ritengo che la filosofia diventi più interessante quando assume i tratti di un’esistenza. Analogamente, credo che l’esperienza personale diventi più interessante quando viene considerata filosoficame ...continue

    "Ritengo che la filosofia diventi più interessante quando assume i tratti di un’esistenza. Analogamente, credo che l’esperienza personale diventi più interessante quando viene considerata filosoficamente."

    Un libro appassionante, galvanizzante, irrinunciabile. Potessi, me lo inietterei con una flebo direttamente in vena...

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