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Atene 1687

Venezia, i turchi e la distruzione del Partenone

Di

Editore: Il Saggiatore

3.7
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 199 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842817201 | Isbn-13: 9788842817208 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Dico la verità, ricordavo che al Partenone era stato fatto di tutto in duemila anni di storia. Ma nonostante guerre ed invasori la sua imponenza e bellezza l’avevano preservano se non dall’abuso almeno dalla distruzione. Fino al 1687.
    Non ricordavo proprio che in quell’anno era stato fatto saltar ...continua

    Dico la verità, ricordavo che al Partenone era stato fatto di tutto in duemila anni di storia. Ma nonostante guerre ed invasori la sua imponenza e bellezza l’avevano preservano se non dall’abuso almeno dalla distruzione. Fino al 1687. Non ricordavo proprio che in quell’anno era stato fatto saltare in aria: parte del tempio, santa barbara e turchi rifugiati all’interno. Della mia ignoranza faccio ammenda con questa lettura.

    Il libro racconta anche la carriera politica e militare di Francesco Morosini. Eccezionale comandante sul terreno più amato e più consono a Venezia, il mare. Faceva di tutto, e gli riusciva, anche con quattro barche e un po’ di marinai della Serenissima. Grande bacchettatore di Turchi, avversari sulle rotte e nei porti dell’Egeo e della Grecia. Amato dai suoi marinai, ma con un rapporto altalenante con la Repubblica: troppo bravo, troppo ricco, troppi titoli e onori. Non solo dopo ogni impresa torna più ricco di prima ma è pure vanitoso (sfarzo di feste e palazzo) anche se generoso con le monete d’oro distribuite al popolo. Ci provano ad incastrarlo, ma l’inchiesta dimostra la sua capacità militare ed una serie di conti che non tornano, implicando anche un sacco di altri bei nomi. La conclusione è quella di sempre: tutti fuori. Sullo sfondo di varie mene politiche (l’annoso antagonismo tra il Maggior consiglio e il Senato) Morosini veleggia verso porti e isole da conquistare ai turchi tra il tripudio del popolo veneziano. Fino al momento in cui l’obiettivo diviene Atene: obiettivo del tutto di facciata, piazza troppo scomoda da mantenere. Obiettivo al quale era contrario. Accade che tra artiglieri incapaci, liti con il comandante di terra tedesco e lanci improvvidi (qualcuno scavalca l’Acropoli e colpisce le truppe amiche dall’altra parte), un proiettile prenda in pieno l’interno del tempio: oltre che ammazzare centinaia di turchi, saltano le colonne, le metope, le decorazioni bizantine. Il comportamento assunto nelle relazioni ufficiali e nei giornali dell’epoca è, al minimo, reticente. Semplicemente il fatto è sempre stato raccontato in modo equivoco: successo della battaglia, distruzione del deposito munizioni, incidente, casualità, ma l’entità del danno la videro solo i “turisti” dell’epoca. Come l’inglese che approfittò della situazione e riempì il British, forse salvando veramente i marmi dalla distruzione. Tutti, ancora oggi, sono ambigui sull’episodio. Duemila anni di splendore più o meno mantenuto e poco più di trecento anni di rovine e rapine. Ma consoliamoci: è rimasto ancora qualche sasso da fotografare con il ns cellulare.

    Morosini raggiunge la gloria: Doge, Comandante de mar, il titolo di Peloponnesiaco, non si sposò mai e preferì vivere sul mare che nella sua città. Sempre con il permesso della Serenissima. Niente moglie , ma aveva con sé 6 more alle quali lasciò, per testamento, una dote. Morì, casualmente, nella capitale della Morea da lui conquistata: a Nauplia (da loro chiamata Napoli Romània). Nauplia che sarà la capitale del primo nucleo della Grecia autonoma ed anche la sede dove sarà ucciso il primo Presidente.

    Ricco di informazioni (compresa la ricerca nella Venezia di oggi dei segni di allora), ben scritto. E poi una storia di quell’epoca (il Sei/Settecento) che fu un vero minestrone di eventi, di uomini, di territori che cambiavano continuamente di mano, aiuta sempre. Almeno me. Ovviamente si tratta della distruzione del Partenone e se ne parla per 168 pagine. Che mi sembrano anche poche rispetto a tutto quello che si è scritto sulla distruzione dei Buddha di Bamiyan

    20.03.2013

    ha scritto il 

  • 4

    non resisto...

    Sono quasi a metà libro.
    Parla in sostanza delle guerre veneziane contro i turchi.
    Le guerre costavano e la Repubblica x sostenere le spese aveva un metodo semplicissimo, si faceva pagare lautamente x far entrare nuove famiglie nei ranghi nobiliari. E partivano le dicerie su questi nuovi ricchi, ...continua

    Sono quasi a metà libro. Parla in sostanza delle guerre veneziane contro i turchi. Le guerre costavano e la Repubblica x sostenere le spese aveva un metodo semplicissimo, si faceva pagare lautamente x far entrare nuove famiglie nei ranghi nobiliari. E partivano le dicerie su questi nuovi ricchi, tipo la famiglia Curti perchè erano stati dei macellai. E poi la chicca. " In compagnia di famiglie prestigiosissime come i Labia, i Condulmer, i Brandolini o gli Albrizzi, si erano aggregati altri un po alla veloce, per esempio LA FAMIGLIA DELL'AVVOCATO GHEDINI < era in concetto di non esser molto sincero e pochi li credevano> ".

    ha scritto il 

  • 3

    Esattamente ciò che dice il titolo. Il resoconto dettagliato di un microepisodio dall'enorme significato per la storia della cultura. Il bombardamento con la conseguente distruzione del Partenone durante l'inutile e velleitaria "guerra di Morea", la conquista del Peloponneso condotta dalla Repubb ...continua

    Esattamente ciò che dice il titolo. Il resoconto dettagliato di un microepisodio dall'enorme significato per la storia della cultura. Il bombardamento con la conseguente distruzione del Partenone durante l'inutile e velleitaria "guerra di Morea", la conquista del Peloponneso condotta dalla Repubblica Veneta per riacquistare prestigio nei confronti dell'impero ottomano. Da un altro punto di vista, la biografia del geniale Doge e Capitano da Mar Francesco Morosini. Purtroppo, il disagio insostenibile per l'incommensurabile perdita del Partenone si traduce nel suo opposto, da far venir voglia di esplodere in un profano e liberatorio "ma chissenefrega!"

    ha scritto il