Atlas of Remote Islands

Fifty Islands I Have Never Set Foot on and Never Will

By

Publisher: Penguin Books

4.4
(234)

Language: English | Number of Pages: 143 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , French , Chi traditional , Chi simplified , Italian , Spanish

Isbn-10: 014311820X | Isbn-13: 9780143118206 | Publish date: 

Translator: Christine Lo

Also available as: Paperback

Category: History , Science & Nature , Travel

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Book Description
A rare and beautifully illustrated journey to fifty faraway worlds. There are still places on earth that are unknown. Visually stunning and uniquely designed, this wondrous book captures fifty islands that are far away in every sense-from the mainland, from people, from airports, and from holiday brochures. Author Judith Schalansky used historic events and scientific reports as a springboard for each island, providing information on its distance from the mainland, whether its inhabited, its features, and the stories that have shaped its lore. With stunning full-color maps and an air of mysterious adventure, Atlas of Remote Island is perfect for the traveler or romantic in all of us.
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  • 4

    Isola è un termine che sottende qualcosa di più ampio nella mente e, soprattutto, nell'animo umano. Che siano pochi chilometri di terra o rocce, deserto o muschi; qualcosa di poco più grande di uno sc ...continue

    Isola è un termine che sottende qualcosa di più ampio nella mente e, soprattutto, nell'animo umano. Che siano pochi chilometri di terra o rocce, deserto o muschi; qualcosa di poco più grande di uno scoglio, un paese od un'area geografica ampia e densamente popolata, poco importa: ovunque il mare la circonda, da ogni dove è preclusa la fuga e, idealmente, ridotto l'afflusso di estranei. Bill Holm, il compianto autore dello splendido "Isole", scriveva «Un'isola non dev'essere necessariamente molto lontana dalla riva o molto grande per realizzare la sua vera funzione: stringerci in un cerchio d'acqua e recidere per un po' i legami che ci tengono avvinghiati alla nostra vita». Ecco perché tanti di noi desiderano fuggire dalla quotidianità in zone remote, perdersi, sbarcare su lembi di terra che caparbiamente lottano con i marosi e la loro ansia di erodere e dissolvere, inglobare ciò che dai flutti emerge.
    Il libro di Judith Schalansky è un piccolo gioiello tipografico, una edizione che soddisfa l'occhio con i suoi colori e le belle tavole con carte delle singole isole in scala 1:125.000 e corteggia il tatto, regalando il senso antico dello sfogliare una carta spessa e leggermente ruvida che, ora rammento, mi riporta a certi libri illustrati della mia infanzia. L'autrice, scrittrice con una solida formazione in arte e design della comunicazione, si occupa anche di tipografia, e questo ha il suo peso per questo volume che, in certa misura, è un omaggio che che la scrittrice porge alla bambina che trascorreva ore a seguire le magiche linee degli atlanti. La scelta delle isole viene effettuata in base alla loro lontananza, inafferabilità, inaccessibilità; circa la loro remota esistenza, esilità delle dimensioni, la loro estrema ostilità. Ogni isola è accompagnata da un succinto testo e da scarne note geografiche e storiche. Chi si aspetta, tuttavia, una presentazione geografica, un sunto storico, rimane deluso o perplesso. La Schalanski opta per corredare la singola isola di un aneddoto. Un episodio della scoperta ( Napuka), un appunto etnografico sulle abitudini degli abitanti (Banaba), una immagine congelata della attività baleniera (Deception), la folle caccia al tesoro su l'Isola del Cocco, la triste vicenda delle vacche di mare all'Isola San Giorgio. Solo per citarne alcune.
    La differenza tra un geografo ed uno scrittore sta nel testo, analitico il primo, attento a cogliere il particolare od il contesto il secondo. Ma, a mio parere, la Schalansky ha associato questi atolli, lembi di rocce o vulcani, distese di desolazione artica od antartica, ad un commento aneddotico allo stesso modo di Cees Nooteboom quando alla lapide di un poeta affianca poche righe di una lettera, una poesia oppure un frammento marginale. Sono scelte che presuppongono la esatta conoscenza della materia, allo stesso modo di chi, letta con attenzione un'opera, riesca a desumerne la poetica od il recondito messaggio in due righe. Agli altri rimane quel senso di vuoto che chiede di essere riempito. Così, io suppongo, la Schalansky ha deposto briciole di pane, un sentiero infantile per invogliare a seguire le orme, riprendere i mappamondi, scartare dagli involucri vecchi atlanti e carte stropicciate. E poi leggere, leggere e cercare. Ogni isola, anche quelle a noi vicine, possono rivelarsi un'isola del tesoro, come l'isola che Rumiz sceglie per farsi invadere dal vento di fronte al Ciclope. E se l'astuto triestino riesce a farti dolorosamente desiderare quella follia di venti e stelle e quel fragore di marosi, la algida tedesca costruisce un percorso più sottile che riporta alla fantasia ed alla curiosità degli occhi infantili davanti a quei mondi sconosciuti che le carte ammantano di nomi impronunciabili. Ogni autore è un piccolo demiurgo: costruisce con la carta un mondo la cui scoperta affida al suo lettore.

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  • 5

    Questo libro è una meraviglia. Un gioiello di grafica e di idee. Un capolavoro per chi ama viaggiare verso le zone più remote del pianeta.

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  • 4

    Grazie all'amico di anobi che me lo ha fatto conoscere! Un libro diverso dagli altri: non è un libro di viaggi o un testo di geografia o un romanzo di avventure, è un repertorio nello stesso tempo imm ...continue

    Grazie all'amico di anobi che me lo ha fatto conoscere! Un libro diverso dagli altri: non è un libro di viaggi o un testo di geografia o un romanzo di avventure, è un repertorio nello stesso tempo immaginario e reale, di luoghi resi vivi non solo dalla descrizione della loro sperduta collocazione negli oceani ma da brevi affascinanti episodi che li fanno vivere e ci fanno capire che anche i posti più remoti hanno avuto una loro storia (spesso tragica o fosca), episodi in cui, ahimè, spesso gli uomini "civilizzati" non ci fanno una bella figura

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  • 5

    Pag 165 (Banaba, Kiribati, 0°51'S 169°32'E):
    Eppure sono stati gli uccelli a creare questa terra. Nidificarono su una lieve altura nel mare, vi lasciarono i loro escrementi che sprofondarono nell'acqu ...continue

    Pag 165 (Banaba, Kiribati, 0°51'S 169°32'E):
    Eppure sono stati gli uccelli a creare questa terra. Nidificarono su una lieve altura nel mare, vi lasciarono i loro escrementi che sprofondarono nell'acqua e nella scogliera e si pietrificarono formando un calcare ricco di acido fosforico. Questo strato spesso metri si spinse lentamente sulla superficie del mare, e formò quest'isola di fosfato purissimo.

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  • 5

    Leggete quella de "Il foglio": bella come il libro.

    http://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2013/12/24/atlante-delle-isole-remote-di-judith-schalansky___1-vr-22450-rubriche_c205.htm ...continue

    Leggete quella de "Il foglio": bella come il libro.

    http://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2013/12/24/atlante-delle-isole-remote-di-judith-schalansky___1-vr-22450-rubriche_c205.htm

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  • 5

    SPLENDIDO ED ESOTICO

    Un libro davvero bello e inusuale, l'autrice ci accompagna in queste remote isole raccontando vari aneddoti su di esse.
    La lettura è piacevolissima ed è divertente provare ad immaginare queste isole p ...continue

    Un libro davvero bello e inusuale, l'autrice ci accompagna in queste remote isole raccontando vari aneddoti su di esse.
    La lettura è piacevolissima ed è divertente provare ad immaginare queste isole partendo dalle parole scritte.
    Per gli amanti della geografia o per chi vuole una lettura diversa dal solito lo consiglio caldamente.

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  • 5

    Quando a prevalere è ancora il “piacere” per il libro cartaceo: il grande formato, la copertina rigida, i colori, l’odore…sì, l’odore, un profumo persistente, anche a mesi di distanza dall’arrivo del ...continue

    Quando a prevalere è ancora il “piacere” per il libro cartaceo: il grande formato, la copertina rigida, i colori, l’odore…sì, l’odore, un profumo persistente, anche a mesi di distanza dall’arrivo del volume.
    Un unico grande difetto, il sottotitolo.
    Perché l’autrice si è posta un limite tanto grande, pensando che in nessuna della cinquanta isole scelte, metterà mai piede?
    Proprio lei, capace di accendere nel lettore il desiderio di partire, di visitarle quelle isole!
    Chi è cresciuto imparando la geografia sull’atlante, sa bene quanta fantasia in più fosse necessaria per viaggiare prima dell’avvento di Google.
    Riguardo quei libroni poi, ho sempre di gran lunga preferito le pagine dove il mondo era raccontato con le tonalità del marrone, il verde ed il blu, rispetto quello politico con le sue linee a delimitare gli Stati.
    Per le cime poi, c’erano le altezze, come pure per le profondità marine.
    Ai monti, alle pianure e ai mari, i confini ce li mettiamo noi.
    Si impara presto a comprendere la logica di questo atlante, realizzato seguendo l’idea di una doppia pagina per ogni isola: a destra la cartina, a sinistra una scheda provvista di dati essenziali, come superficie, numero di abitanti e coordinate spazio temporali veramente efficaci.
    Subito al di sotto, gran parte della pagina è occupata da un racconto, spesso un singolo accadimento legato all’isola e che la rende unica.
    Il giallo arancio che contrasta con il nero dei caratteri, nel miglior stile National Geografic, regala piacere all’occhio.
    Magari non è proprio vero che le cinquanta isole presentate dall’autrice siano tutte ignote persino a Google Earth, ma è un dato di fatto che si tratti di luoghi remoti, talmente distanti dalla “madrepatria”, sempre che si proceda con criteri politici, da non farne parte nella cartografia, se non con delle appendici o richiami.
    I “navigatori” utilizzati dai nostri smartphone, tablet e da strumenti di bordo di vario genere, sarebbero quanto meno poco efficaci per andare alla scoperta di queste terre per lo più poco conosciute.
    Isole che nascondono favolosi tesori di pirati, cercati per anni e mai trovati.
    Isole che sono state causa di naufragi, morti orribili, ma anche motivo di speranza, di sopravvivenza e salvezza per naufraghi.
    Isole popolate da piante e animali sconosciuti altrove.
    Isole un tempo rigogliose e rese desertiche dalla follia degli esperimenti nucleari.
    Isole disabitate o abbandonate per il freddo insopportabile o il caldo eccessivo.
    Isole troppo lontane.
    Isole ancora da scoprire, dentro ciascuno di noi.

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  • 4

    Acquistato in edizione economica per portarlo a Mantova, ma già letto in quella de luxe. Riporto quel commento e aggiungo solo che l'edizione compact è deliziosa.

    Un libro particolare questo. Un atlan ...continue

    Acquistato in edizione economica per portarlo a Mantova, ma già letto in quella de luxe. Riporto quel commento e aggiungo solo che l'edizione compact è deliziosa.

    Un libro particolare questo. Un atlante che parla di 50 isole perse nei punti più remoti della terra. Se penso al mio vecchio mappamondo che si accendeva, mi chiedo se sopra vi fossero disegnate anche queste isole…Sono luoghi teatro di esperimenti nucleari, di deportazioni, stazioni meteo attive e inattive, disabitate o sovraffolate, che delimitano i confini del mondo ed “esistono” solo dal momento in cui vengono scoperte (a dire degli esploratori). Come l’isola di Amsterdam che è abitata solo da uomini che si riuniscono di sera per vedere le loro collezioni private di film porno, o l’isola del Possesso nella quale si trova il monte Jules Verne e poi c’è l’isola della Delusione…e, in base alla descrizione favolosa, il mio paradiso personale le isole Keeling (chissà che un giorno…)…e molte altre. Adesso avrei solo voglia di toccare il mio mappamondo a caso e vedere, se nel mare, c’è un puntino e cosa mi indica…

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