Au bonheur des dames

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4.0
(613)

Language: Français | Number of pages: 441 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Russian

Isbn-10: 2842481321 | Isbn-13: 9782842481322 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback , Mass Market Paperback , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Description du livre
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  • 3

    Fare, operare, opporsi agli eventi, vincerli, esserne vinto, sta qui tutta la gioia e la salute degli uomini,

    Al Paradiso delle signore è un libro che mi suscita opinioni contrastanti e pertanto merita due commenti distinti.
    La prima impressione, positiva, è per Zola, per la sua scrittura moderna e scorrevole ...continuer

    Al Paradiso delle signore è un libro che mi suscita opinioni contrastanti e pertanto merita due commenti distinti.
    La prima impressione, positiva, è per Zola, per la sua scrittura moderna e scorrevole e per la bravura dimostrata nell'anticipare i tempi, descrivendo i cambiamenti che ci sono stati nel commercio e le difficoltà subite dai piccoli commercianti nella concorrenza con la grande distribuzione. La seconda impressione, negativa, riguarda la trama e soprattutto il finale del romanzo. Nonostante adori lo shopping, alla lunga le pagine con le descrizioni di trine e sete diventano ripetitive e noiose, un dilungarsi inutile per un epilogo affrettato, dopo un tira e molla senza senso. Promosso l'autore, bocciato il romanzo!

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  • 5

    Non è il primo libro che leggo di Zola, ma, visto l'argomento leggero di cui credevo trattasse e dopo aver letto Germinal e Therese Raquin, avevo paura che mi deludesse. Non è andata così. Zola riesce ...continuer

    Non è il primo libro che leggo di Zola, ma, visto l'argomento leggero di cui credevo trattasse e dopo aver letto Germinal e Therese Raquin, avevo paura che mi deludesse. Non è andata così. Zola riesce a descrivere vizi e virtù di ognuno con una profondità impressionante e se, fra trine e merletti le donne non fanno una bella figura, gli uomini non sono da meno.
    E poi che dire su quanto sia attuale? Il libro ha quasi due secoli, ma davanti a me scorrevano le immagini dei nostri grandi centri commerciali, la stessa frenesia e senso di alienazione.
    Il maestro Zola ci ha dipinto la nascita del consumatore, non solo "cliente" e del lavoro moderno, che può piacerci o meno, ma non possiamo fermare.

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  • 5

    Visto The Paradise qualche tempo fa, appena avuta l'occasione mi sono buttato sul romanzo che lo ha ispirato.
    Poco in comune con la serie britannica che focalizzava sui due protagonisti e le persone a ...continuer

    Visto The Paradise qualche tempo fa, appena avuta l'occasione mi sono buttato sul romanzo che lo ha ispirato.
    Poco in comune con la serie britannica che focalizzava sui due protagonisti e le persone a loro intorno.
    Nel romanzo i protagonisti sono:

    1), naturalmente, il grande magazzino, metrofaga insaziabile, descitta in tutto il suo barocco splendore, nella ricchezza delle vetrine, merci, lampioni, candelabri, fin dentro le viscere dei magazzini e le cucine e le caldaie. I suoi dipendenti, nei vari gradi gerarchici, tutti affamati, stanchi e ambiziosi e pronti a tutti pur di strappare una cliente al collega e prontissimi a dilapirade i guadagni di una settimana nella sola domenica, incapaci di pensare al futuro.

    2) il nuovo che avanza e schiaccia il vecchio incapace di comprenderne il senso, il ritmo, la velocità lo scopo ultimo.
    La desrizione della vana lotta dei commercianti di quartiere presi da un lato dalla del grande magazzino e dall'altra dagli stravolgimenti edilizi voluti dall'imperatore per rifare Parigi.

    La descrizione della vita quotidiana dei commessi, i tanti piccoli caratteri che affollano il grande magazzino, tracciati con pochi ma precisi tratti, quel tanto che basta per renderli vivi e riconoscibili anche al giorno d'oggi.

    Potrebbe essere un documento storico, se non stessimo vivendo la stessa vicenda ai giorni nostri con i gli internet store e i centri commerciali fuori città, i problemi di parcheggio in città, i negozi di quartiere che non riescono a restare aperti 24/7, il franchising che annulla le differenze tra negozio e negozio.

    Tutto già avvenuto, che avviene e che avverrà di nuovo con quello che verrà, qualunque cosa sarà

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  • 2

    Insomma!! Tutto quel dilungarsi nelle descrizioni di stoffe e pizzi e giornate di vendita sempre uguali alla lunga è proprio pesante e ho saltato anche dei pezzi. La storia tra i due poi è a dir poco ...continuer

    Insomma!! Tutto quel dilungarsi nelle descrizioni di stoffe e pizzi e giornate di vendita sempre uguali alla lunga è proprio pesante e ho saltato anche dei pezzi. La storia tra i due poi è a dir poco fuori dai canoni (più un feuilleton che un romanzo) e non si capisce come ad un certo punto lei diventi una dirigente e abbia questa influenza incredibile su di lui. Della serie: riesco bene a descrivere le mercanzie, gli interni delle case, le donne isteriche, ma se devo entrare più profondamente nel descrivere i sentimenti non ci riesco. Non mi ha convinta questa volta Zola.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    La parte iniziale è un po' lenta, ma dopo qualche capitolo il romanzo prende velocità. La storia tormentata di Denise e Octave è intensa e anche emozionante, lei così coraggiosa nella sua moralità e l ...continuer

    La parte iniziale è un po' lenta, ma dopo qualche capitolo il romanzo prende velocità. La storia tormentata di Denise e Octave è intensa e anche emozionante, lei così coraggiosa nella sua moralità e lui così cambiato dall'amore vero. Tra i due non succede nulla di romantico per tutto il romanzo, ma il desiderio e l'amore platonico tra due ci viene raccontato in modo così appassionato che non può lasciare indifferenti.

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  • 4

    al romanzo di Zola sono arrivata sulle tracce della serie di Raiuno ambientata negli anni cinquanta. Serie molto ben fatta, ma la cui gradevolezza mi pareva lontana dallo spirito dello scrittore franc ...continuer

    al romanzo di Zola sono arrivata sulle tracce della serie di Raiuno ambientata negli anni cinquanta. Serie molto ben fatta, ma la cui gradevolezza mi pareva lontana dallo spirito dello scrittore francese a cui si diceva ispirata. E in effetti Al paradiso delle signore è tutto fuorché un libro gradevole: vi si racconta a tinte molto fosche la nascita dei grandi magazzini a Parigi alla fine dell’Ottocento e il conseguente stritolamento delle botteghe artigianali e dei loro proprietari. Il vero protagonista di Zola è il proprio l’emporio che vendendo di tutto e applicando i principi del nascente marketing (sconti, promozioni, pubblicità) monopolizza il mercato e manda sul lastrico i vecchi commercianti. Come sempre in Zola largo spazio è dato alle condizioni dei lavoratori: i commessi del Paradiso, come i cinesi di oggi, vivono dentro il magazzino e mangiano dentro il magazzino, possono essere licenziati per un calo delle vendite, per il capriccio di un cliente, per una gravidanza, addirittura per una relazione malvista. In questo quadro si inseriscono le vicende di Dionisia e Ottavio, rispettivamente aspirante commessa e creatore del Paradiso. Dionisia arriva a Parigi, dopo la morte dei suoi genitori con i due fratelli minori: spera nell’aiuto dello zio ma questo, che ha un negozio di tessuti proprio davanti il grande magazzino, versa in cattive acque e non può fare nulla per loro. La ragazza trova lavoro al Paradiso e una volta messo piede lì dentro ne sperimenta i lati peggiori: paga bassissima e a provvigione, colleghi crudeli, orari prolungati, impegno massacrante. Sarà lei stessa, cresciuta di ruolo, dopo tante traversie, a porre un correttivo a queste storture. Octave, giovane vedovo, antepone a ogni cosa il successo della sua impresa commerciale e nel tempo libero si dedica a relazioni poco impegnative con commesse, ballerine e donne altolocate. Tra la provinciale determinata e dai solidi principi morali e il magnate venuto dal nulla si sviluppa da subito una strana attrazione che si svilupperà nonostante l’abisso sociale che li divide e questa nota romantica si ritrova pari pari nella fiction rai. Il paradiso delle signore televisivo mi pare un ottimo esempio di come si possa prendere spunto da un’opera letteraria pescando tra i suoi temi senza vincolarsi a un’inutile fedeltà. Il libro si trova in formato kindle nell’edizione Bur tradotta da Alfredo Jeri.

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  • 5

    Ben ritrovato Maestro!

    Tornare a leggere Zola dopo tanti anni è stato come rivedere un caro amico della gioventù, dopo pochi minuti ti ritrovi a chiacchierare con lui come se niente fosse e ti senti subito a casa. Questa me ...continuer

    Tornare a leggere Zola dopo tanti anni è stato come rivedere un caro amico della gioventù, dopo pochi minuti ti ritrovi a chiacchierare con lui come se niente fosse e ti senti subito a casa. Questa meraviglia di romanzo mi ha riportato dove ho lasciato Zola un ventennio fa, nel ventre di Parigi o nelle miniere di Germinale. Una sorta di macchina del tempo dai meccanismi perfetti e ben oliati, nessun cigolio, nessuno scossone. Il difficile adesso sarà uscirne.
    Al Paradiso delle signore, sorta di Coin ottocentesca, si vende e si compra di tutto. Lo Shopping è compulsivo anche per chi non può permetterselo. L'occhio chirurgico di Zola descrive l'indescrivibile, affoghiamo in un'orgia di tessuti dai nomi sconosciuti, planiamo dall'alto di questa cattedrale di acciaio e vetro abbagliati dal lusso, storditi dai rumori. Poi, come in una carrellata cinematografica, volgiamo lo sguardo fuori, alle piccole botteghe nere del commercio minuto, ai fantasmi scuri e dolenti che ancora le abitano, alla loro miseria e rovina. Accanto a tanto fulgore si muore, dentro a cotanto lusso si soffre, il mostro macina vite umane. Il sapiente alternarsi dello sguardo "sociale" alle meravigliose descrizioni sono un fiume in piena che travolge. Non sarà tanto per i singoli personaggi che rimpiangerò questa lettura ma per l'atmosfera di un epoca, per avermi catapultata in mezzo a loro, a soffrire, a sperare, desiderare, persino comprare, per essere riuscito a fare di un romanzo un'esperienza di vita come solo i grandi della letteratura possono. Grazie Mensieur Zolà, dal più profondo del cuore e dal XXI secolo. Magari ci fosse qualcuno in grado di raccontarlo ai posteri come te.

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  • 4

    Ovvero la nascita della GDO

    Eccola Denise: gracile tanto da sembrare una bambina. Il suo abbigliamento, il suo fare dimesso, quella meraviglia nello sguardo che scopre la grande città. Tutto in lei denuncia le condizioni di un v ...continuer

    Eccola Denise: gracile tanto da sembrare una bambina. Il suo abbigliamento, il suo fare dimesso, quella meraviglia nello sguardo che scopre la grande città. Tutto in lei denuncia le condizioni di un vivere modesto e di provincia.
    Eccola dunque, con il piccolo Pepé attaccato ad un braccio e Jean, l'imberbe dongiovanni, che la segue. Denise sorella. Denise madre.
    Parigi è speranza in una nuova vita e, senza preamboli, da subito, gli occhi si riempiono di stupore alla vista delle risplendenti vetrine di un grande e spettacolare magazzino, qualcosa di mai visto: "Au bonheur des dames", "Al paradiso delle signore".
    Pubblicato nel 1883 ed appartenente al ciclo di opere dei "Rougon-Macquart", si caratterizza per tutta una serie di dicotomie ricordando l'altro maestro del realismo, ossia, Honoré de Balzac.
    La prima è quella che sottolinea la semplicità e la genuinità della vita di provincia versus la dinamicità della metropoli parigina e della sua forza corruttrice.
    La seconda opposizione è quella che riguarda il commercio, ossia il fulcro della narrazione.
    "Al paradiso delle signore" c'è spazio, luce, vita. Le botteghe attorno, invece, sono antri angusti, bui e umidi. Questo è il nuovo mondo che prende il sopravvento con un lento ed inesorabile movimento di mascelle e "purtroppo il quartiere poco alla volta era invaso e divorato.".
    L'opera ha valore storico, in questo senso, poichè ci dà un'idea delle prime mosse di quel commercio a cui oggi siamo più che abituati: i dipendenti che agiscono come pescecani in mare aperto ("Su qualsiasi oggetto, un pezzo di stoffa, un nonnulla dava loro una percentuale; e così otteneva che gli addetti alla vendita se ne curassero sul serio. E con questa innovazione aveva acceso tra i commessi una lotta per l’esistenza da cui s’arricchivano i padroni. Del resto, questa famosa lotta era la sua parola favorita, il principio dell’organizzazione che non si stancava mai di esplicare. Sguinzagliava le cupidigie, metteva una forza contro l’altra, tollerava che i grossi mangiassero i piccoli, e ricavava da questa battaglia il suo vantaggio."); le strategie di marketing rozze ma già efficaci; l'invasione in ogni settore che tanto mi ha fatto ricordare i nostri centri commerciali in una veste più primitiva...
    Il vecchio mondo, dunque, è morto, o comunque sta esalando i suoi ultimi respiri. Il nuovo avanza, "secolo di foga operosa e di progresso". Una nuova religione, un nuovo culto che fa accalcare le donne nella sua cattedrale. Nello splendore della merci esposte (dove Zola esprime al massimo la sua arte descrittiva) la donna va in estasi e si inchina allo spendere come farebbe di fronte ad una statua votiva. E così, ecco anche anticipato lo shopping compulsivo e quella tensione all'avere che ne rende alcune cleptomani.
    Schierati ci sono i solerti commessi che resistono all'assalto dei padroni senza nessuna corazza sindacale e rispondono ai sotterfugi dei colleghi arrivisti difendendosi con ogni arma possibile. Un esercito che si maschera di servilismo nell'atto della vendita reso ormai perfetto ingranaggio della grande macchina.
    E poi c'è Denise: un'anima candida. Un'ostinata e spudorata purezza che ammanta la storia di un alone fiabesco addolcendo gli intenti di uno Zola "scienziato" della scrittura.
    Forse Denise è come quel raggio di sole che così spesso si insinua tra i vetri e che scalda le stoffe facendole luccicare come preziose pietre.
    Forse Denise è quella speranza che anche nel più sfrenato e cieco progresso rimanga un po' di umanità.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    Meraviglioso

    Ho terminato la lettura da poche ore e già mi mancano Denise e Mouret, assieme ai loro sentimenti così appassionati, tanto diversi ma della stessa intensa costanza.
    Entrambi i protagonisti hanno fatto ...continuer

    Ho terminato la lettura da poche ore e già mi mancano Denise e Mouret, assieme ai loro sentimenti così appassionati, tanto diversi ma della stessa intensa costanza.
    Entrambi i protagonisti hanno fatto breccia nel mio cuore, Denise una ragazza integra, retta, integerrima ma anche piena di forza, di ideali e sempre guidata dalla bontà e dalla dolcezza. E poi Mouret, uomo fatto, leader indiscusso, pieno di energia e di innovazione, non spietato ma indifferente a tutto quello che non riguarda i suoi progetti straordinari. Certo dovrà cambiare, mettere da parte pregiudizi, adulazione, manipolazione e predominio su quella fanciulla che tanto l’ha conquistato, dovrà comprendere con sforzo interiore e sofferenza che non tutto è in vendita!

    Assieme a loro ci sono tutti personaggi minori altrettanto ben delineati ed a cui ci si affeziona senza riserve e sono molti, dai familiari di Denise (fratelli, zii e cugina), ai commessi del Paradiso quelli buoni e quelli un po’ meno, con le loro chiacchiere, le bravate e le maldicenze, fino ai commercianti del quartiere e poi in ultimo le clienti del grande magazzino, le habitué e che fanno parte della cerchia di conoscenze del proprietario.

    Ma il protagonista assoluto è Il Paradiso delle Signore, questo grande magazzino nato dal nulla e che si ingrandisce oltre ogni previsione, sbaragliando tutta la concorrenza e purtroppo portando alla morte del commercio al minuto, bottega dopo bottega, a mano a mano che si aprono i vari reparti. Tutta la vita del magazzino, le esposizioni, le grandi vendite, l’organizzazione interna dei reparti e dei dipendenti, le merci di ogni genere vengono descritte nei minimi particolari, così minuziosamente da farci sembrare di essere lì a godere di quella vista, immergendo le nostre mani nei mucchi di merci esposte sui banchi, emozionandoci come la moltitudine di clienti, perdendoci tra la folla dei reparti.

    Se da un lato è triste e avvilente vedere la miseria dei piccoli bottegai ridotti al lastrico che provano a resistere ma inesorabilmente vengono schiacciati dall’incedere del “mostro”, dall’altra è entusiasmante assistere all’evoluzione del grande magazzino, l’estendersi nell’intero quartiere, l’aggiunta continua dei reparti sempre più variegati, le idee fortemente innovative e rivoluzionarie per quei tempi, i progetti arditi ma sempre abbondantemente ricompensati.
    Anche le condizioni dei dipendenti subiscono un continuo miglioramento, perché all’inizio del libro il povero personale non è davvero trattato bene, anche se gratificato dalle percentuali sulle vendite e quindi spronato a fare del suo meglio.
    In fine l’interno del magazzino vede significativi miglioramenti, Mouret crea delle aree di ristoro, una sala di lettura, installa gli ascensori, insomma investe sul massimo confort per la clientela e questo ritengo sia di una modernità incredibile.
    Il buon Mouret la sapeva lunga e nonostante le resistenze dei collaboratori che lo affiancano nella gestione e delle difficoltà nel trovare i finanziamenti, lui continua nella sua ascesa, impavido di fronte al rischio, senza farsi spaventare dalle previsioni catastrofiche e mai pago del traguardo appena raggiunto, rimettendosi in discussione ogni volta, e ogni volta ottenendo sistematicamente molto più del successo sperato.

    Per tutta la durata della lettura ci riempiamo gli occhi di trine finissime, di sete dai colori meravigliosi, di stoffe, di abiti, di guanti e di ogni altra sorte di merce, ma non perdiamo mai di vista Denise e Mouret, la loro crescita, la loro maturazione interiore e la loro determinazione. Mouret capisce quanto si sbagli a credere di poter comprare Denise come ha fatto con tutte le sue amanti, lei con i suoi rifiuti, la sua modestia e la sua integrità riabilita ai suoi occhi il genere femminile e lui si rende conto che solo con l’amore vero e alla luce del sole può ottenere l’assenso di Denise. Lei impara da lui a farsi valere, a credere in se stessa e nel futuro, a tirare fuori le sue idee e mostrare la sua passionalità; l’enorme ammirazione per un uomo così audace si trasforma in un sentimento talmente forte che è pronta a sacrificare il suo cuore senza alcun tentennamento, pur di redimerlo e renderlo migliore.
    L’uno impara dall’altra, cambiando il loro modo di essere e lottando incessantemente, fino a trovare la strada giusta da poter percorrere insieme.

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