Au bonheur des dames

By

4.0
(592)

Language: Français | Number of pages: 441 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Russian

Isbn-10: 2842481321 | Isbn-13: 9782842481322 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback , Mass Market Paperback , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

Aimez-vous Au bonheur des dames ?
Devenez membre de aNobii, voyez si vos amis l'ont lu et découvrez des livres du mème genre!

Inscrivez-vous gratuitement
Description du livre
Sorting by
  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    La parte iniziale è un po' lenta, ma dopo qualche capitolo il romanzo prende velocità. La storia tormentata di Denise e Octave è intensa e anche emozionante, lei così coraggiosa nella sua moralità e l ...continuer

    La parte iniziale è un po' lenta, ma dopo qualche capitolo il romanzo prende velocità. La storia tormentata di Denise e Octave è intensa e anche emozionante, lei così coraggiosa nella sua moralità e lui così cambiato dall'amore vero. Tra i due non succede nulla di romantico per tutto il romanzo, ma il desiderio e l'amore platonico tra due ci viene raccontato in modo così appassionato che non può lasciare indifferenti.

    dit le 

  • 4

    al romanzo di Zola sono arrivata sulle tracce della serie di Raiuno ambientata negli anni cinquanta. Serie molto ben fatta, ma la cui gradevolezza mi pareva lontana dallo spirito dello scrittore franc ...continuer

    al romanzo di Zola sono arrivata sulle tracce della serie di Raiuno ambientata negli anni cinquanta. Serie molto ben fatta, ma la cui gradevolezza mi pareva lontana dallo spirito dello scrittore francese a cui si diceva ispirata. E in effetti Al paradiso delle signore è tutto fuorché un libro gradevole: vi si racconta a tinte molto fosche la nascita dei grandi magazzini a Parigi alla fine dell’Ottocento e il conseguente stritolamento delle botteghe artigianali e dei loro proprietari. Il vero protagonista di Zola è il proprio l’emporio che vendendo di tutto e applicando i principi del nascente marketing (sconti, promozioni, pubblicità) monopolizza il mercato e manda sul lastrico i vecchi commercianti. Come sempre in Zola largo spazio è dato alle condizioni dei lavoratori: i commessi del Paradiso, come i cinesi di oggi, vivono dentro il magazzino e mangiano dentro il magazzino, possono essere licenziati per un calo delle vendite, per il capriccio di un cliente, per una gravidanza, addirittura per una relazione malvista. In questo quadro si inseriscono le vicende di Dionisia e Ottavio, rispettivamente aspirante commessa e creatore del Paradiso. Dionisia arriva a Parigi, dopo la morte dei suoi genitori con i due fratelli minori: spera nell’aiuto dello zio ma questo, che ha un negozio di tessuti proprio davanti il grande magazzino, versa in cattive acque e non può fare nulla per loro. La ragazza trova lavoro al Paradiso e una volta messo piede lì dentro ne sperimenta i lati peggiori: paga bassissima e a provvigione, colleghi crudeli, orari prolungati, impegno massacrante. Sarà lei stessa, cresciuta di ruolo, dopo tante traversie, a porre un correttivo a queste storture. Octave, giovane vedovo, antepone a ogni cosa il successo della sua impresa commerciale e nel tempo libero si dedica a relazioni poco impegnative con commesse, ballerine e donne altolocate. Tra la provinciale determinata e dai solidi principi morali e il magnate venuto dal nulla si sviluppa da subito una strana attrazione che si svilupperà nonostante l’abisso sociale che li divide e questa nota romantica si ritrova pari pari nella fiction rai. Il paradiso delle signore televisivo mi pare un ottimo esempio di come si possa prendere spunto da un’opera letteraria pescando tra i suoi temi senza vincolarsi a un’inutile fedeltà. Il libro si trova in formato kindle nell’edizione Bur tradotta da Alfredo Jeri.

    dit le 

  • 5

    Ben ritrovato Maestro!

    Tornare a leggere Zola dopo tanti anni è stato come rivedere un caro amico della gioventù, dopo pochi minuti ti ritrovi a chiacchierare con lui come se niente fosse e ti senti subito a casa. Questa me ...continuer

    Tornare a leggere Zola dopo tanti anni è stato come rivedere un caro amico della gioventù, dopo pochi minuti ti ritrovi a chiacchierare con lui come se niente fosse e ti senti subito a casa. Questa meraviglia di romanzo mi ha riportato dove ho lasciato Zola un ventennio fa, nel ventre di Parigi o nelle miniere di Germinale. Una sorta di macchina del tempo dai meccanismi perfetti e ben oliati, nessun cigolio, nessuno scossone. Il difficile adesso sarà uscirne.
    Al Paradiso delle signore, sorta di Coin ottocentesca, si vende e si compra di tutto. Lo Shopping è compulsivo anche per chi non può permetterselo. L'occhio chirurgico di Zola descrive l'indescrivibile, affoghiamo in un'orgia di tessuti dai nomi sconosciuti, planiamo dall'alto di questa cattedrale di acciaio e vetro abbagliati dal lusso, storditi dai rumori. Poi, come in una carrellata cinematografica, volgiamo lo sguardo fuori, alle piccole botteghe nere del commercio minuto, ai fantasmi scuri e dolenti che ancora le abitano, alla loro miseria e rovina. Accanto a tanto fulgore si muore, dentro a cotanto lusso si soffre, il mostro macina vite umane. Il sapiente alternarsi dello sguardo "sociale" alle meravigliose descrizioni sono un fiume in piena che travolge. Non sarà tanto per i singoli personaggi che rimpiangerò questa lettura ma per l'atmosfera di un epoca, per avermi catapultata in mezzo a loro, a soffrire, a sperare, desiderare, persino comprare, per essere riuscito a fare di un romanzo un'esperienza di vita come solo i grandi della letteratura possono. Grazie Mensieur Zolà, dal più profondo del cuore e dal XXI secolo. Magari ci fosse qualcuno in grado di raccontarlo ai posteri come te.

    dit le 

  • 4

    Ovvero la nascita della GDO

    Eccola Denise: gracile tanto da sembrare una bambina. Il suo abbigliamento, il suo fare dimesso, quella meraviglia nello sguardo che scopre la grande città. Tutto in lei denuncia le condizioni di un v ...continuer

    Eccola Denise: gracile tanto da sembrare una bambina. Il suo abbigliamento, il suo fare dimesso, quella meraviglia nello sguardo che scopre la grande città. Tutto in lei denuncia le condizioni di un vivere modesto e di provincia.
    Eccola dunque, con il piccolo Pepé attaccato ad un braccio e Jean, l'imberbe dongiovanni, che la segue. Denise sorella. Denise madre.
    Parigi è speranza in una nuova vita e, senza preamboli, da subito, gli occhi si riempiono di stupore alla vista delle risplendenti vetrine di un grande e spettacolare magazzino, qualcosa di mai visto: "Au bonheur des dames", "Al paradiso delle signore".
    Pubblicato nel 1883 ed appartenente al ciclo di opere dei "Rougon-Macquart", si caratterizza per tutta una serie di dicotomie ricordando l'altro maestro del realismo, ossia, Honoré de Balzac.
    La prima è quella che sottolinea la semplicità e la genuinità della vita di provincia versus la dinamicità della metropoli parigina e della sua forza corruttrice.
    La seconda opposizione è quella che riguarda il commercio, ossia il fulcro della narrazione.
    "Al paradiso delle signore" c'è spazio, luce, vita. Le botteghe attorno, invece, sono antri angusti, bui e umidi. Questo è il nuovo mondo che prende il sopravvento con un lento ed inesorabile movimento di mascelle e "purtroppo il quartiere poco alla volta era invaso e divorato.".
    L'opera ha valore storico, in questo senso, poichè ci dà un'idea delle prime mosse di quel commercio a cui oggi siamo più che abituati: i dipendenti che agiscono come pescecani in mare aperto ("Su qualsiasi oggetto, un pezzo di stoffa, un nonnulla dava loro una percentuale; e così otteneva che gli addetti alla vendita se ne curassero sul serio. E con questa innovazione aveva acceso tra i commessi una lotta per l’esistenza da cui s’arricchivano i padroni. Del resto, questa famosa lotta era la sua parola favorita, il principio dell’organizzazione che non si stancava mai di esplicare. Sguinzagliava le cupidigie, metteva una forza contro l’altra, tollerava che i grossi mangiassero i piccoli, e ricavava da questa battaglia il suo vantaggio."); le strategie di marketing rozze ma già efficaci; l'invasione in ogni settore che tanto mi ha fatto ricordare i nostri centri commerciali in una veste più primitiva...
    Il vecchio mondo, dunque, è morto, o comunque sta esalando i suoi ultimi respiri. Il nuovo avanza, "secolo di foga operosa e di progresso". Una nuova religione, un nuovo culto che fa accalcare le donne nella sua cattedrale. Nello splendore della merci esposte (dove Zola esprime al massimo la sua arte descrittiva) la donna va in estasi e si inchina allo spendere come farebbe di fronte ad una statua votiva. E così, ecco anche anticipato lo shopping compulsivo e quella tensione all'avere che ne rende alcune cleptomani.
    Schierati ci sono i solerti commessi che resistono all'assalto dei padroni senza nessuna corazza sindacale e rispondono ai sotterfugi dei colleghi arrivisti difendendosi con ogni arma possibile. Un esercito che si maschera di servilismo nell'atto della vendita reso ormai perfetto ingranaggio della grande macchina.
    E poi c'è Denise: un'anima candida. Un'ostinata e spudorata purezza che ammanta la storia di un alone fiabesco addolcendo gli intenti di uno Zola "scienziato" della scrittura.
    Forse Denise è come quel raggio di sole che così spesso si insinua tra i vetri e che scalda le stoffe facendole luccicare come preziose pietre.
    Forse Denise è quella speranza che anche nel più sfrenato e cieco progresso rimanga un po' di umanità.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    Meraviglioso

    Ho terminato la lettura da poche ore e già mi mancano Denise e Mouret, assieme ai loro sentimenti così appassionati, tanto diversi ma della stessa intensa costanza.
    Entrambi i protagonisti hanno fatto ...continuer

    Ho terminato la lettura da poche ore e già mi mancano Denise e Mouret, assieme ai loro sentimenti così appassionati, tanto diversi ma della stessa intensa costanza.
    Entrambi i protagonisti hanno fatto breccia nel mio cuore, Denise una ragazza integra, retta, integerrima ma anche piena di forza, di ideali e sempre guidata dalla bontà e dalla dolcezza. E poi Mouret, uomo fatto, leader indiscusso, pieno di energia e di innovazione, non spietato ma indifferente a tutto quello che non riguarda i suoi progetti straordinari. Certo dovrà cambiare, mettere da parte pregiudizi, adulazione, manipolazione e predominio su quella fanciulla che tanto l’ha conquistato, dovrà comprendere con sforzo interiore e sofferenza che non tutto è in vendita!

    Assieme a loro ci sono tutti personaggi minori altrettanto ben delineati ed a cui ci si affeziona senza riserve e sono molti, dai familiari di Denise (fratelli, zii e cugina), ai commessi del Paradiso quelli buoni e quelli un po’ meno, con le loro chiacchiere, le bravate e le maldicenze, fino ai commercianti del quartiere e poi in ultimo le clienti del grande magazzino, le habitué e che fanno parte della cerchia di conoscenze del proprietario.

    Ma il protagonista assoluto è Il Paradiso delle Signore, questo grande magazzino nato dal nulla e che si ingrandisce oltre ogni previsione, sbaragliando tutta la concorrenza e purtroppo portando alla morte del commercio al minuto, bottega dopo bottega, a mano a mano che si aprono i vari reparti. Tutta la vita del magazzino, le esposizioni, le grandi vendite, l’organizzazione interna dei reparti e dei dipendenti, le merci di ogni genere vengono descritte nei minimi particolari, così minuziosamente da farci sembrare di essere lì a godere di quella vista, immergendo le nostre mani nei mucchi di merci esposte sui banchi, emozionandoci come la moltitudine di clienti, perdendoci tra la folla dei reparti.

    Se da un lato è triste e avvilente vedere la miseria dei piccoli bottegai ridotti al lastrico che provano a resistere ma inesorabilmente vengono schiacciati dall’incedere del “mostro”, dall’altra è entusiasmante assistere all’evoluzione del grande magazzino, l’estendersi nell’intero quartiere, l’aggiunta continua dei reparti sempre più variegati, le idee fortemente innovative e rivoluzionarie per quei tempi, i progetti arditi ma sempre abbondantemente ricompensati.
    Anche le condizioni dei dipendenti subiscono un continuo miglioramento, perché all’inizio del libro il povero personale non è davvero trattato bene, anche se gratificato dalle percentuali sulle vendite e quindi spronato a fare del suo meglio.
    In fine l’interno del magazzino vede significativi miglioramenti, Mouret crea delle aree di ristoro, una sala di lettura, installa gli ascensori, insomma investe sul massimo confort per la clientela e questo ritengo sia di una modernità incredibile.
    Il buon Mouret la sapeva lunga e nonostante le resistenze dei collaboratori che lo affiancano nella gestione e delle difficoltà nel trovare i finanziamenti, lui continua nella sua ascesa, impavido di fronte al rischio, senza farsi spaventare dalle previsioni catastrofiche e mai pago del traguardo appena raggiunto, rimettendosi in discussione ogni volta, e ogni volta ottenendo sistematicamente molto più del successo sperato.

    Per tutta la durata della lettura ci riempiamo gli occhi di trine finissime, di sete dai colori meravigliosi, di stoffe, di abiti, di guanti e di ogni altra sorte di merce, ma non perdiamo mai di vista Denise e Mouret, la loro crescita, la loro maturazione interiore e la loro determinazione. Mouret capisce quanto si sbagli a credere di poter comprare Denise come ha fatto con tutte le sue amanti, lei con i suoi rifiuti, la sua modestia e la sua integrità riabilita ai suoi occhi il genere femminile e lui si rende conto che solo con l’amore vero e alla luce del sole può ottenere l’assenso di Denise. Lei impara da lui a farsi valere, a credere in se stessa e nel futuro, a tirare fuori le sue idee e mostrare la sua passionalità; l’enorme ammirazione per un uomo così audace si trasforma in un sentimento talmente forte che è pronta a sacrificare il suo cuore senza alcun tentennamento, pur di redimerlo e renderlo migliore.
    L’uno impara dall’altra, cambiando il loro modo di essere e lottando incessantemente, fino a trovare la strada giusta da poter percorrere insieme.

    dit le 

  • 4

    L'ho letto partecipando al GDL del mio Salotto preferito ^_^
    Un classico che mi è piaciuto molto, secondo me molto ben scritto e molto descrittivo.
    Un libro che ti avvolge con i suoi colori molto vivi ...continuer

    L'ho letto partecipando al GDL del mio Salotto preferito ^_^
    Un classico che mi è piaciuto molto, secondo me molto ben scritto e molto descrittivo.
    Un libro che ti avvolge con i suoi colori molto vividi e che ti lascia quasi stordita da tanta bellezza e varietà.
    I personaggi principali molto ben delineati e anche i secondari non ti lasciano in confusione come mi è capitato altre volte... non sono mai dovuta tornare su i miei passi per cercare di ricordare a chi si riferisse un tal comportamento...
    Insomma un bel classico goduto fino all'ultima riga!!!

    dit le 

  • 4

    Vedo una puntata de "Il Paradiso delle Signore".
    Sapete, le fiction Rai, che tu stai lì e non c'è niente da fare e te le vedi e sei costretto a continuare a vederle?
    Ecco.
    (Intere famiglie di nonni ro ...continuer

    Vedo una puntata de "Il Paradiso delle Signore".
    Sapete, le fiction Rai, che tu stai lì e non c'è niente da fare e te le vedi e sei costretto a continuare a vederle?
    Ecco.
    (Intere famiglie di nonni rovinate con questo sistema; che poi nonni e studenti universitari sotto esame è pressoché lo stesso).
    Insomma, mi vedo 'ste puntate e mi dico: qui, sotto sotto, gratta gratta, deve esserci una scenografia di quelle atomiche.
    E infatti è papà Zola ad aver fornito lo spunto.
    Parto a comprare il libro e dimentico la serie, gli esami, la serie di esami, il ciclo delle stagioni, le feste e i panettoni astronomici di Paolo Fox.
    Una frivolezza accurata e giusta.
    Bollicine di champagne.
    Il lieve Zola.

    dit le 

  • 4

    Nostradamus Emilio

    Zola era un attento studioso, non scriveva se non aveva una visione chiara ed approfondita del contesto in cui voleva far svolgere le sue vicende, questo si sa. A noi oggi, le regole del capitalismo c ...continuer

    Zola era un attento studioso, non scriveva se non aveva una visione chiara ed approfondita del contesto in cui voleva far svolgere le sue vicende, questo si sa. A noi oggi, le regole del capitalismo commerciale sono a grandi linee note: la competitività, la concorrenza spietata e spesso senza regole, il Dio denaro che regola e controlla tutto, la ricerca del profitto esasperato che influenza varie sfere del sociale, dalla politica fino al vivere quotidiano di ogni individuo, dettando mode, usi e costumi, il denaro che inconsapevolmente ci ha reso schiavi, incatenando vite e coscienze. Quando Zola scrisse quest'opera si era agli albori di questo fenomeno, la nuova liberalità per mezzo di uomini scaltri e senza scrupoli stava fagocitando tramite il commercio tutto, con ritmi che si andavano accrescendo in maniera esponenziale e lui aveva previsto quello che oggi è la norma, con cinica e realistica precisione. I grandi magazzini"il paradiso delle signore" nato in un piccolo locale in un angolo di Parigi, avrebbe divorato in breve tempo tutto ciò che lo circondava, dai muri delle abitazioni, alla vita di intere famiglie di piccoli commercianti, per soddisfare l'insaziabile fame di vanità degli uomini. Non c'è poesia, non c'è clemenza, non c'è etica, c'è solo il progresso che è dominato dalla primitiva legge del pesce grosso che mangia quello piccolo, in un circolo vizioso che sembra non avere mai fine. E lentamente, ma in modo inesorabile, il magazzino, dopo aver eliminato tutti i concorrenti, ha soggiogato rendendo schiavi inconsapevoli i suoi clienti, creando la bramosità del superfluo, la dipendenza dal consumo compulsivo: forse mai romanzo è stato più chiaroveggente e cinico di questo nel prevedere il futuro. Ma quando tutto sembra perduto, quando quest'immenso sistema nel suo moto insaziabile sembra non dare più speranze alla felicità, ecco che Zola crea la sua eroina, frutto buono del progresso, una donna immensa, colei che ha compreso e accettato i tempi moderni e ha criptato la chiave per renderli più a misura d'uomo, quella Dionisia(Denise) che solo con il suo indomabile spirito riuscirà a piegare il lato crudele del nuovo tipo di commercio. Si, forse risiede nell'amore la speranza dell'umanità. Bellissimo romanzo, per conoscere, capire, e commuoversi.

    dit le 

  • 0

    Efficace descrizione della nascita della modernità e del consumismo, dei loro perversi meccanismi atti a schiacciare l'uomo; l'uomo moderno che pur di non far la fatica di guardare dentro sè stesso si ...continuer

    Efficace descrizione della nascita della modernità e del consumismo, dei loro perversi meccanismi atti a schiacciare l'uomo; l'uomo moderno che pur di non far la fatica di guardare dentro sè stesso si lascia trasportare dalle mode, insegue il superficiale e dimentica l'essenziale.
    A ben pensare la ridondanza delle ripetute descrizioni delle merci e dei reparti di questo "paradiso" artificiale, che rendono la lettura a tratti difficile e noiosa, serve bene a rendere l'idea di quanto stupida e a volte nauseabonda sia la corsa all'effimero. In alcuni momenti le lunghissime descrizioni di tutte queste donne "rapite" nella "effimera estasi" dell'acquisto, del possesso, provoca come un senso di nausea. Il libro è quanto mai attuale. I nostri tempi ci mostrano quotidianamente come la maggior parte degli uomini tenti di riempire il proprio vuoto rincorrendo falsi idoli. Ci si sazia ripetutamente nella conquista di beni materiali, rimanendo però perennemente insoddisfatti, semplicemente perchè dimentichi delle vere esigenze del cuore che nessun bene materiale può realmente soddisfare.
    In fondo, il lieto fine di questo romanzo, pure atteso, dopo quasi 500 pagine in cui, senza pietà, la vanità schiaccia ripetutamente i semplici, è un puro frutto dell'amore. Octave Mouret, dopo essersi apparentemente"saziato" di tutto; ha, infatti, ottenuto, successo, denaro, potere, donne, resta sempre con il suo vuoto. E' attratto dalla più semplice e dalla più umile di tutte le donne incontrate. Da colei che è riuscita a mantenersi semplice e pura di cuore pur vivendo immersa in quel "mondo perverso". Dall'unica che gli ha fatto compiere gesti di solidarietà. Comprende che solo quella purezza e quella semplicità gli sono necessarie per vivere.

    dit le 

  • 4

    Lo definirei un "classico moderno", contemporaneo: classico per la scrittura e la trama che ripropone personaggi e temi comuni..orfani che si riscattano, l'amore sofferto ma a lieto fine, la distanza ...continuer

    Lo definirei un "classico moderno", contemporaneo: classico per la scrittura e la trama che ripropone personaggi e temi comuni..orfani che si riscattano, l'amore sofferto ma a lieto fine, la distanza marcata tra poveri e ricchi..ma tutto ciò non fine a se stesso, ma usato benissimo come tramite per raccontare il mondo spietato e crudele del commercio, dello sfruttamento dei lavoratori e dell'assenza di diritti, dei piccoli che muoiono di fronte ai colossi..contemporaneo per questo..purtroppo..

    dit le 

Sorting by