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Au bonheur des ogres

By Daniel Pennac

(348)

| Paperback | 9782070403691

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Book Description

Côté famille, maman s'est tirée une fois de plus en m'abandonnant les mômes, et le Petit s'est mis à rêver d'ogres Noël.
Côté cœur, tante Julia a été séduite par ma nature de bouc (de bouc émissaire).
Côté boulot, la première bombe a exp
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Côté famille, maman s'est tirée une fois de plus en m'abandonnant les mômes, et le Petit s'est mis à rêver d'ogres Noël.
Côté cœur, tante Julia a été séduite par ma nature de bouc (de bouc émissaire).
Côté boulot, la première bombe a explosé au rayon des jouets, cinq minutes après mon passage. La deuxième, quinze jours plus tard, au rayon des pulls, sous mes yeux. Comme j'étais là aussi pour l'explosion de la troisième, ils m'ont tous soupçonné.
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    Toglietemi il mondo dalle orecchie, mi piacerà. Tappatemi gli occhi, morirò.

    No. Mi dispiace, ma no, non è stato un buon approccio con Pennac, il mio. Questa è stata una lettura strana.
    Un uomo semplice, fratello di famiglia, di mestiere Capro Espiatorio, si ritrova un giorno ad aver a che fare con una serie di bombe piazzate ...(continue)

    No. Mi dispiace, ma no, non è stato un buon approccio con Pennac, il mio. Questa è stata una lettura strana.
    Un uomo semplice, fratello di famiglia, di mestiere Capro Espiatorio, si ritrova un giorno ad aver a che fare con una serie di bombe piazzate nel Grande Magazzino dove lavora. Nel frattempo, ovviamente, deve anche pensare a portare a casa la pagnotta in quel suo modo tutto strano e, soprattutto, a badare ai fratelli orfani che, ogni sera, lo aspettano a casa.
    Benjamin Malaussene è un bel personaggio, devo ammetterlo. E anche i fratelli, o almeno quasi tutti, sono personaggi ben realizzati e dipinti con precisione, sono loro la forza di questa storia, a mio parere. Storia che, in fondo, è anche molto bella, ben costruita, interessante, accattivante. Un po' peculiare, certo, e sfiora i limiti del surreale in un modo che mi ha tanto ricordato Baricco, però bella, e coinvolgente.
    Eppure c'è qualcosa, nel romanzo, che non mi ha convinta. Forse colpa dello stile dell'autore, un po' criptico, un po' misterioso, decisamente ed eccessivamente virtuoso. Il problema è stato che, durante tutta la lettura, mi sembrava che mi mancasse qualcosa. Che ci fosse qualcosa che non capivo, qualcosa che mi dicevo "mah, lo capirò più avanti". Per i tre quarti del romanzo, ecco il vero problema, mi è sfuggito il senso. Solo arrivata verso la fine, ho capito che non c'era niente da capire. E questo mi ha rovinato la lettura, purtroppo. Forse è stato un limite mio, forse non ho colto la vera essenza del romanzo, forse l'ho letto nel momento sbagliato, ma non posso dire che questa sia stata una lettura piacevole per me. Tuttavia, arrivata alla fine ho capito di aver sbagliato l'approccio con cui ho iniziato il romanzo, quindi non boccio affatto Pennac, che ha comunque dipinto un mondo molto affascinante. Mi riprometto di riprovarci con il seguito del Ciclo, prima o poi.

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    MrsShadow said on Oct 30, 2014 | Add your feedback

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    Bombe al grande magazzino.

    Conoscete Benjamin Malaussène? Sicuramente se avete letto ( o sentito parlare) di Daniel Pennac, scrittore francese dell’ultimo ventennio del 1900, avrete anche sentito parlare del nostro Malo, che è infatti il protagonista di molti suoi romanzi. Son ...(continue)

    Conoscete Benjamin Malaussène? Sicuramente se avete letto ( o sentito parlare) di Daniel Pennac, scrittore francese dell’ultimo ventennio del 1900, avrete anche sentito parlare del nostro Malo, che è infatti il protagonista di molti suoi romanzi. Sono infatti sei i romanzi che formano il ciclo di Malaussène, il primo è appunto “Il Paradiso degli orchi” del 1985 e l’ultimo è “La passione di Therese” del 1999. In questo libretto di sole 200 pagine Pennac ci presenta innanzitutto i protagonisti del ciclo, e non sono per nulla pochi, anzi la famiglia Malaussène sembra quasi essere infinita, nel corso del romanzo infatti vedrete sbucare fuori fratelli e sorelle da ogni dove ed ognuno con una sua particolarità, si va dall’appassionata della fotografia all’amante dell’esoterismo per concludere con il cane della famiglia, Julius, anche esso con la sua particolarità, è epilettico e puzza da morire. Ma chi è Ben Malaussène? In poche parole, un capro espiatorio. Ben lavora infatti in un grande magazzino ed il suo lavoro è quello di subire umiliazioni e critiche da parte dei clienti insoddisfatti così da lasciare in pace gli altri dipendente del grande magazzino. La tranquilla (se così possiamo definirla) vita di Ben e degli altri dipendenti viene però sconvolta da una serie di esplosioni che non solo mietono vittime ma sembrano avere una certa frequenza, come se fossero calcolate. Logicamente dopo le prime esplosioni la colpa tende a ricadere sul nostro Ben (è il suo ruolo d’altra parte…), ma come vedremo in seguito la storia e soprattutto i moventi sono molto più complessi di quello che sembrano. Un giallo, a tratti pulp, molto intrigante nella sua semplicità, non mancano infatti i colpi di scena e le sorprese che sconvolgono quanto stabilito nelle pagine precedenti. Il linguaggio è lineare e semplice (Pennac era professore di francese), i periodi sono brevi, così come i capitoli. Pennac racconta spesso scene grottesche, al limite del surreale e con aria comica, ed a mio avviso contrastano benissimo con le scene invece più cruente (come le descrizioni dei cadaveri dopo le esplosioni). In alcuni tratti magari si crea un po’ di confusione con i mille personaggi che intervengono nella scene, ma credo che anche questo sia un artifizio letterario per non rendere chiaro a chi legge il proseguimento della storia, d’altra parte i colpi di scena sono frequenti. Per il resto un romanzo leggero da leggere in poco tempo che vi lascerà con il fiato sospeso fino alla fine, fino all’ultimo capitolo, dove le carte verranno messe apposto (come in ogni giallo che si rispetti) e il nostro Ben potrà tirare finalmente un sospiro di sollievo. Piacevole.

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    Giovannino said on Sep 25, 2014 | Add your feedback

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    « gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si dovrebbe impietosire sulla propria sorte. un momento specifico. un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestion ...(continue)

    « gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si dovrebbe impietosire sulla propria sorte. un momento specifico. un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l'ampiezza del disastro. »

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    Armonia said on Aug 31, 2014 | Add your feedback

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    primo libro di Pennac letto, mi ha lasciato un po' indifferente...personaggi interessanti, ben scritto e scorrevole, ma non ho capito bene il senso della stoia, da dove parte e dove intendeva andare a parare...forse è solo una storiella leggera fine ...(continue)

    primo libro di Pennac letto, mi ha lasciato un po' indifferente...personaggi interessanti, ben scritto e scorrevole, ma non ho capito bene il senso della stoia, da dove parte e dove intendeva andare a parare...forse è solo una storiella leggera fine a se stessa, oppure c'è sotto qualche metafora intricata che non ho colto ? bho....

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    Corrado Riva said on Aug 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un esercizio di bella calligrafia.
    Dotto.
    Professorale.
    Un po' stantio.
    Parecchio corretto.
    Lascia il tempo che trova.
    A chi piace e a chi irrita.
    M'ha irritato.
    poi passa.

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    Valjean said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

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