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Aunt Julia and the Scriptwriter

By Mario Vargas Llosa

(13)

| Paperback | 9780140248920

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Book Description

Mario Vargas Llosa's masterful, multilayered novel is set in the Lima, Peru, of the author's youth, where a young student named Marito is toiling away in the news department of a local radio station. His young life is disrupted by two arrivals.

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Mario Vargas Llosa's masterful, multilayered novel is set in the Lima, Peru, of the author's youth, where a young student named Marito is toiling away in the news department of a local radio station. His young life is disrupted by two arrivals.

The first is his aunt Julia, recently divorced and thirteen years older, with whom he begins a secret affair. The second is a manic radio scriptwriter named Pedro Camacho, whose racy, vituperative soap operas are holding the city's listeners in thrall. Pedro chooses young Marito to be his confidant as he slowly goes insane.

Interweaving the story of Marito's life with the ever-more-fevered tales of Pedro Camacho, Vargas Llosa's novel is hilarious, mischievous, and masterful, a classic named one of the best books of the year by the New York Times Book Review.

285 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Sudamericano (in riserva)

    Vabbè, sarà che non ho più vent'anni, ma ho fatto fatica a leggere questo libro. Al quale non manca nulla per essere bello. Bella la scrittura, bella l'idea, bello il linguaggio. Ma forse è passato il periodo in cui amavo leggere questo tipo di stori ...(continue)

    Vabbè, sarà che non ho più vent'anni, ma ho fatto fatica a leggere questo libro. Al quale non manca nulla per essere bello. Bella la scrittura, bella l'idea, bello il linguaggio. Ma forse è passato il periodo in cui amavo leggere questo tipo di storie, ho semplicemente bisogno d'altro.
    La cosa che più mi ha interessato è che Vargas Llosa si è ispirato alla propria vita.

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    Agata e la tempesta said on Sep 4, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Concordo nel definire questo romanzo delizioso: era proprio quello che mi ci voleva, dopo il meraviglioso ma impegnativo "viaggio" in compagnia di Musil e in vista di quello (ora in corso) con il non più facile Faulkner... L'atmosfera latina - calda, ...(continue)

    Concordo nel definire questo romanzo delizioso: era proprio quello che mi ci voleva, dopo il meraviglioso ma impegnativo "viaggio" in compagnia di Musil e in vista di quello (ora in corso) con il non più facile Faulkner... L'atmosfera latina - calda, frizzante, coinvolgente - colpisce sempre il bersaglio, quando a scrivere è uno che sa scrivere.

    Ma... non so. C'è una ragione per cui mi sono apprestata a scrivere questo commento sapendo che sarà breve, che non mi porterà via più di tanto, che lo posterò subito senza averlo riletto prima cento volte... Sì, mio rendo conto: può sembrare un'equivalenza sciocca, ma se è un libro mi entra davvero dentro, non riesco a liquidarlo in due parole. E questo romanzo... è divertente, piacevole, intrigante, però quel "qualcosa" (tipo la famosa scintilla che ti fa innamorare di qualcuno o di qualcosa, quella che o c'è o non c'è...) gli è mancato. Colpa del "genere" leggero, da intrattenimento? Sì e no, visto che ci sono romanzi di scrittori latinoamericani (il grande Marquez, ma anche Amado, per esempio) che mi hanno trascinato di più.
    In realtà credo che l'unica vera pecca di questo libro sia di non mantenere quello che sembra promettere: la tensione cresce con l'avanzare delle due storie parallele, quella (parzialmente autobiografica) di Mario e quella di Pedro Camacho, o per meglio dire dei personaggi scaturiti dalla sua penna... Ed ecco: quando la cosa si fa interessante, quando iniziamo a chiederci cosa è successo, dove andremo a parare, quale potrà essere l'esito di questa gran "confusione" che tanto eleva (secondo me) l'attenzione del lettore... stop. INIZIO SPOILER Tutto viene giustificato con la pazzia o, per meglio dire, l'esaurimento nervoso del povero scribacchino... la cui fine, come ci viene svelata nell'ultimissimo capitolo, nella sua "mediocrità" è certamente voluta, però forse un po' cattiva e, a mio avviso, gratuita. Poco spazio insomma (di pagine e di importanza), alla fine di questo personaggio che tanto degnamente ha troneggiato per più di metà romanzo, a scapito della vicenda amorosa che sempre più prende il sopravvento, soffocando tutto il resto. FINE SPOILER
    Insomma, diciamo che le mie aspettative si sono accresciute con il procedere della storia e poi sono rimaste leggermente insoddisfatte, ragion per cui un intreccio che - per le sue potenzialità - poteva andare oltre la "piacevole lettura", poteva giungere a dire qualcosa di più profondo, o svelare qualcosa di inatteso, si accontenta di dare vita a quello che comunque resta un romanzo delizioso e ben scritto.

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    newlife said on Aug 19, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lettura estiva, sprazzi di pagine godibilissime, il finale brutto come pochi.
    Zia Julia è mancata nel 2010 (l'anno del Nobel allo scribacchino?).
    Nel finale l'ha liquidata con poche stringate parole, come non fosse che un fronzolo.
    Sfogliando avanti ...(continue)

    Lettura estiva, sprazzi di pagine godibilissime, il finale brutto come pochi.
    Zia Julia è mancata nel 2010 (l'anno del Nobel allo scribacchino?).
    Nel finale l'ha liquidata con poche stringate parole, come non fosse che un fronzolo.
    Sfogliando avanti e indietro ho pensato 'mi devo essere persa qualche riga da qualche parte'.
    Tanto amore poi nulla?
    Tanto amore poi un romanzo a celebrarlo per sempre ben oltre la fine fisiologica e giuridica del sentimento.

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    Silvia said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho faticato un po' a ingranare, specie per la struttura del romanzo con cui si alternano i capitoli (al primo romanzo per la radio ho pensano "ma che cazz...?"), invece man mano l'ho apprezzato sempre di più. Mi è piaciuta l'idea dei due percorsi par ...(continue)

    Ho faticato un po' a ingranare, specie per la struttura del romanzo con cui si alternano i capitoli (al primo romanzo per la radio ho pensano "ma che cazz...?"), invece man mano l'ho apprezzato sempre di più. Mi è piaciuta l'idea dei due percorsi paralleli tra lo scribacchino, subito considerato un genio ma che perde rapidamente colpi, e il protagonista, che comincia a fare le sue scelte da adulto e da scrittore a partire dall'incontro con questa "zia" alla lontanissima (è la sorella della zia acquisita... Da parte di mamma!) e l'innamoramento poco ortodosso ma sicuramente sincero. Bellissima l'idea di non descrivere Camacho che perde colpi, bensì farlo capire con le trame delle sue opere che s'incasinano sempre di piùl coi personaggi che cambiano ruolo in poche righe, gli stessi nomi ricorrenti riciclati un po' a caso e le morti sempre più devastanti. Rendono il libro difficile da seguire perché come gli ascoltatori radiofonici rimaniamo spiazzati e infastiditi da queste cose, almeno io sì, ma trasmettono in maniera chiara e senza tanti giri di parole il decorso mentale dell'autore.
    Sarei molto curiosa di sapere quanto esattamente di questo romanzo è autobiografico, perché dalla critica direi parecchio... Ho scoperto che la zia Julia ha scritto la sua versione della storia, magari potrebbe essere un'occasione per riprendere il mio scarso spagnolo.

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    Rowena said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il romanzo si snoda in due linee narrative chiare. I capitoli dispari sono dedicati alla vicenda di Mario (per gli amici Varguitas, e sì, il cenno autobiografico è più chiaro del mio colorito in pieno Luglio), un “mezzo intellettuale” che lavora alla ...(continue)

    Il romanzo si snoda in due linee narrative chiare. I capitoli dispari sono dedicati alla vicenda di Mario (per gli amici Varguitas, e sì, il cenno autobiografico è più chiaro del mio colorito in pieno Luglio), un “mezzo intellettuale” che lavora alla stazione radiofonica di Radio Panamericana mentre coltiva le carte per una carriera da scrittore professionale. Il fatto scottante non riguarda affatto la sua carriera, ma è proprio il rapporto che si verrà a creare con la zia Julia e tutte le peripezie legate. I capitoli pari invece sono dedicati a ben altre mirabolanti vicende, infatti il protagonista assoluto è Pedro Camacho, curiosissimo personaggio che incarna un po' le tendenze del romanzo medio delle terre di Varguitas. Così infatti le le novelle radiofioniche di Camacho – idolo degli ascoltatori di Radio Panamericana - sono ricalcate magistralmente sul genere da Vargas Llosa e si alternano alla vicenda “reale”: contengono naturalmente alta tensione drammatica in mezzo a dinamiche e intrighi che hanno dell'estremo o assurdo (incesti, stupri e così via, insomma, una soap opera sudamericana declinata sullo scritto e non sullo schermo).
    Rispetto al primo libro che ho letto dell'autore, Avventure della ragazza cattiva, questo lo supera significativamente per inventiva, vitalità e anche originalità (anche se io sono rimasta più coinvolta dal primo citato). Sprizza, è proprio un libro che sprizza un po' da tutte le parti le innumerevoli vie che intersecano il mondo reale di Varguitas e il mondo immaginario di Camacho. Se magari per un altro scrittore il tentativo di inserire un modello così diffuso e così popolare della letteratura avrebbe potuto far scorgere risvolti molto più parodici e sarcastici, è ammirabile invece come Vargas Llosa dedichi loro spazio con un senso di..dedizione e riproduzione perfetti, anche se solo momentanea e strumentale ai suoi fini “letterari” nel romanzo. Qua e là mi è capitato di ridere per dei “rigurgiti umoristici” che si scatenato tra una situazione assurda e l'altra, ma il mondo di Camacho non ha un che di miseramente ridicolo, ma scoppiettante e magari solo lievemente risibile, quasi senza cattiveria, ma con affettuosa incredulità. Anche perché in qualche modo scatta la voglia di sapere, lo stesso prurito da togliersi di tutti gli ascoltatori che ricadono nella voragine Camacho puntata dopo puntata, forse perché l'intreccio si spinge in vicoli tanto assurdi da far divenire la loro conclusione molto allettante per la mia curiosità.
    “Come finirà questa tragedia di Callao?”

    Una mossa superiore è stata anche quella di riflettere lo stato d'animo del personaggio di Camacho anche nelle sue storie radiofoniche man mano che il tempo passava, accennando a qualche dato incongruente all'inizio fino a scatenare una confusione e miscela di nomi e personaggi precedenti che era proprio l'effetto spifferato dagli ascoltatori perplessi qualche capitolo prima.
    Forse è proprio come si richiamano i due mondi che lo rende un libro diverso rispetto ad una storia più lineare, che è infatti Avventure della ragazza cattiva ad esempio. Uno spettacolino pirotecnico a cui mi unirei nell'applauso finale: e mi piace come ci sia comunque un equilibrio che non varca mai la totale follia o peggio, la smodata ambizione, ma tutto il quadretto pur scoppiettando non diventa una fastidiosa cascata di virtuosismi.
    Che dire poi della storia di Mario: dopo aver ascoltato l'intermezzo radiofonico di Camacho ero sempre contenta di essermi guadagnata il tassello successivo sui risvolti tra lui e Zia Julia, inoltre tutta la sequenza “alla rincorsa” verso la fine è stata altrettanto mirabolante, sembrava quasi..di stare in una novella con echi “camochiani”!
    Al riguardo mi ha interessata il saggio finale di Angelo Morino specialmente per il divario tra finzione letteraria e la straripante abbondanza di riferimenti chiaramente autobiografici, tanto che mi piacerebbe leggere in qualche modo il libro che ha scritto la stessa zia con cui ebbe questa avventura amorosa, Julia Urquidi Illanes, che si propone di raccontare “ciò che Varguitas ha omesso”. D'altronde sono un'impicciona e adoro leggere libri che rivelano la parte quotidiana e ravvicinata della persona di un autore e della sua vita.
    E alla mia lista di libri da leggere si aggiunge anche praticamente tutta la bibliografia di Vargas Llosa, perché sento proprio che è scattata la scintilla dopo i due libri letti, ché mi fa dire che con questo autore bisognerà distribuire più rendez-vous e non chiudere la saracinesca ad oltranza.

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    universe. said on Jul 18, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Grafògrafi

    "Scrivo. Scrivo che scrivo. Mentalmente mi vedo scrivere che scrivo e posso anche vedermi vedere che scrivo. Mi ricordo che già scrivevo e anche mi vedo scrivere che scrivevo..."
    A queste righe ne seguono altre, in una rutilante filastrocca metanarra ...(continue)

    "Scrivo. Scrivo che scrivo. Mentalmente mi vedo scrivere che scrivo e posso anche vedermi vedere che scrivo. Mi ricordo che già scrivevo e anche mi vedo scrivere che scrivevo..."
    A queste righe ne seguono altre, in una rutilante filastrocca metanarrativa; ed è l'epigrafe a questo romanzo, un brano tratto da "El grafògrafo" di tale Salvador Elizondo.
    E' la pagina più bella di questo libro e mi duole dirlo, perché stavolta Vargas Llosa non mi ha affascinata più di tanto.

    L'idea è eccellente: la storia (un po' autobiografica) di un novello giornalista aspirante scrittore e quella parallela dello scribacchino, il profilico autore di radiodrammi di un'emittente peruviana. In mezzo, il tentativo tragicomico di coronare un sogno d'amore. Bella l'alternanza fra la trama principale e gli intermezzi a firma dello scribacchino (tanti romanzi nel romanzo), ma mi stupisce la conclusione affrettatissima delle vicende. Davvero, non me lo spiego: trovo sia stata una soluzione che impoverisce l'idea iniziale e vanifica tante attese trepidanti coltivate pagina dopo pagina.

    (ebook)

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    mariafre said on Jun 29, 2014 | 3 feedbacks

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