Auschwitz

Ero il numero 220543

Di ,

Editore: Newton Compton (I volti della storia; 221)

3.7
(637)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Olandese , Tedesco , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8854131954 | Isbn-13: 9788854131958 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Cantoni

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri.
Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz.
Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui.
Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager.
Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità.
La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009.
Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo.
Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".
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  • 3

    Auschwitz. Ero il numero 220543

    E’ una biografia, una storia di guerra raccontata in dettaglio.
    Un ventenne inglese si arruola nell’ esercito per partecipare alla 2^ Guerra Mondiale, spinto spavaldamente dall’ incoscienza della giov ...continua

    E’ una biografia, una storia di guerra raccontata in dettaglio.
    Un ventenne inglese si arruola nell’ esercito per partecipare alla 2^ Guerra Mondiale, spinto spavaldamente dall’ incoscienza della giovane età. Sul fronte africano per lui comincia il percorso che gli mostrerà le miserie e le atrocità della guerra. Le battaglie nel deserto, i morti, i feriti e i prigionieri; e il soldato ucciso a mani nude.
    Contro i tedeschi non fu facile come contro gli italiani e venne catturato; dopo svariate peripezie - un naufragio, la fuga, la cattura - venne condotto in Germania e infine ad Auschwitz.
    Il campo era diviso in vari settori, in ognuno dei quali i prigionieri subivano un diverso trattamento. Lui era alloggiato con altri inglesi, che erano protetti dalla Convenzione di Ginevra. Tra gli altri settori ve n’era uno sul quale correvano voci che agli "ospiti" venissero inflitte terrificanti brutalità, fino allo sterminio con le camere a gas.
    E qui la storia si distingue da tante altre: l’inglese ebbe l’occasione di conoscere un giovane ebreo olandese e, spinto dalla brama di sapere cosa succedesse veramente a quei prigionieri, chiese di scambiare con lui i vestiti per vivere personalmente qualche giorno in quel famigerato settore. Il giovane ebreo era incredulo ma accettò. L' inglese visse per alcuni giorni nel settore degli ebrei scoprendo orrori inimmaginabili e ritornarono ai rispettivi ruoli e alloggiamenti.
    Al soldato inglese occorsero 60 anni per superare lo shock di avere partecipato e assistito a tanto orrore e raccontare come un fiume in piena la sua triste esperienza. Il libro inizia con la cerimonia per ricevere, all’ età di 91 anni, una medaglia al valore dal Primo Ministro inglese.
    Al lettore non rimane che rivivere queste tragiche vicende, aggrappato alla flebile speranza che non sia solo catartica l'affermazione:"Mai più!".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Questo libro nel complesso mi è piaciuto.
    Racconta le vicende di un ex soldato inglese, durante la seconda guerra mondiale.
    Le prime 100 pagine raccontano della sua esperienza di guerra, vissuta nel d ...continua

    Questo libro nel complesso mi è piaciuto.
    Racconta le vicende di un ex soldato inglese, durante la seconda guerra mondiale.
    Le prime 100 pagine raccontano della sua esperienza di guerra, vissuta nel deserto prima di essere catturato dai tedeschi.
    Successivamente viene internato in un campo di lavoro per prigionieri di guerra, dove si trova costretto a vivere in condizioni disumane, senza cibo ne acqua, costretto ai lavori forzati.
    Tutto ciò lo porterà ad essere trasferito in un campo di lavoro per soldati prigionieri inglesi, proprio attaccato al famosissimo campo di sterminio di Auschwitz, dove sarà testimone della crudeltà e disumanità dei nazisti.
    L'ho trovato sicuramente un bel libro ed è riuscito a travolgermi ma devo ammettere che anche io, come già detto in altre recensioni, ho trovato il titolo e la copertina un pò ingannevoli.
    Tutto sommato però lo consiglio per chi è particolarmente interessato a questo periodo storico, anche perché grazie a questo libro sono venuta a conoscenza di dettagli che prima non conoscevo, riguardo le condizioni di vita degli ebrei e in generale sulla seconda guerra mondiale.

    ha scritto il 

  • 0

    Mis últimas lecturas se han centrado en las vivencias reales en los campos de concentración alemanes; así, cuando encontré este libro empecé a leerlo buscando una narración centrada en los campos, per ...continua

    Mis últimas lecturas se han centrado en las vivencias reales en los campos de concentración alemanes; así, cuando encontré este libro empecé a leerlo buscando una narración centrada en los campos, pero la mitad del libro (que es lo que he leído) cuenta la vida de un soldado en el frente. Es interesante porque es autobiográfico pero no ha logrado atraparme para llegar a la parte que me iba a parecer más interesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Era il 1944.Sono entrato a Auschwitz di mia volontà

    Auschwitz. Ero il numero 220543
    Denis Avey con Rob Broomey

    Era il 1943. Sono entrato ad Auschwitz di mia volontà.

    In questo libro l’autore medesimo Denis Avey d ...continua

    Auschwitz. Ero il numero 220543
    Denis Avey con Rob Broomey

    Era il 1943. Sono entrato ad Auschwitz di mia volontà.

    In questo libro l’autore medesimo Denis Avey descrive la sua straorinaria e allo stesso tempo tragica avventura durante gli anni della seconda guerra mondiale.
    Cresciuto nella campagna inglese il nostro protagonista sin da fanciullo ha avuto modo di sperimentare e fare proprio il senso di libertà e giustizia che è degli spiriti migliori.
    Ciò lo condurrà all’inizio della guerra ad arruolarsi nell’esercito dove avrà modo i dimostrare le sue capacità come tecnico meccanico, ma anche come pugile, sia durante la circumnavigazione del continente africano a bordo della ‘Otranto’, sia sul fronte africano in previsione della battaglia di El Alamein.
    Tra i compagni che con lui condivisero la tragica esperienza ella guerra , sicuramente Less è colui che è sempre presente nella memoria del giovane soldato, in quanto oltre che amico del giovane coetaneo, frequenta anche la famiglia di costui ed è altresì interessato alla sorella Marjorie della quale conserva una foto.
    Il suo contingente viene inviato nella guerra del deserto, in un primo tempo per fermare l’avanzata italiana verso la conquista dell’Egitto, quindi con il sopraggiungere di Rommel, l’impresa diviene ancor più difficoltosa e con gravi rischi per l’integrità dell’intera armata impegnata in quei frangenti.
    Districandosi tra le dune dell’impietoso deserto ella Cirenaica e della Tripolitania , nonostante i numerosi successi di cui si corona l’esercito britannico , il prezzo in termini di sacrifici umani è elevatissimo.
    Dopo aver respinto l’amata del generale Bergonzoli, detto ‘baffetti elettrici’ , i nostri prodi soldati, muovendosi tra mille difficoltà riescono a conquistare le principali città costiere e a Bengasi , dopo aver requisito dei camion contenenti le paghe destinate all’armata italiana, il nostro eroe acquista perfino un bar.
    Durante le frequenti incursioni notturne nel campo nemico a scopo di spionaggio Denis si trova a tu per tu con la morte in quanto , per non essere scoperto e compromettere la vita dei suoi compagni, è costretto ad uccidere un soldato nemico che stava per sopraggiungere.
    Fu un’esperienza agghiacciante per il giovane e intrepido Denis che giammai potrà separarsi a quel tragico ricordo, di quel corpo che andava spegnendosi tra le sue braccia.
    Dimostratosi un eccellente meccanico e manutentore dei mezzi cingolati, dopo aver subito differenti patologie cagionate della condizioni estreme e dal clima inospitale del luogo , viene inviato in una sorta di licenza premio in Sudafrica ove con un incarico particolarmente mite riesce a condurre un’esistenza invidiabile rispetto ai suoi compagni al fronte.
    Quivi conosce una ragazza e spesso e volentieri viene ospitato nella lussuosa residenza della famiglia di costei, però senza mai scordare la sua missione e soprattutto rivolgendo un pensiero ai sui commilitoni rimasti nel deserto.
    Quindi decise i rinunciare agli agi che quella vita spensierata gli concedeva e decise di ritornare clandestinamente nel luogo che era stato teatro delle sue peripezie prima di giungere in quell’invidiabile paradiso.
    Ora i nemici non erano più gli italiani bensì gli agguerriti e inflessibili uomini della Wermacht , il temibile esercito del Fuhrer.
    Durante i tentativi di guadagnare delle posizioni oltrepassando nidi di mitragliatrici e blocchi di corazzati , mentre il nostro intrepido soldato attraversava con l’amico Less le innumerevoli e insidiose dune del Sahara ,nel tentativo di sfondare un blocco tedesco una raffica raggiunse il suo compagno i viaggio , un'altra il mitragliere facendo sbandare il veicolo oltre il sentiero e i tre precipitarono in una piccola scarpata.
    La sensazione di terrore che il nostro protagonista provò sentendosi ricoperto dal sangue e dalle e viscere del fidato amico , fecero si che smarrisse il senso ella realtà e sebbene fosse stato fatto prigioniero da un soldato che lo teneva sotto tiro, era talmente assorbito dallo sconforto che già non pensava a quale sarebbe stato ella sua sorte.
    Nonostante l’esercito tedesco avesse acquisito la triste fama di crudeltà durante le precedenti battaglieil soldato Avey non fu trattato male negli ospedali dove venne curato, però dopo poco tempo venne inviato con una nave italiana verso la destinazione della sua prigionia.
    Il destino volle che durante l’attraversamento del mediterraneo la nave che trasportava coloro che erano destinati a vari campi di detenzione dell’Asse,venisse centrata da un siluro alleato e allo scopo di non venire assorbito dal risucchio del natante che stava colando a picco , il nostro eroe si gettò nel mare e afferrandosi a una cassa di legno ,si lasciò trascinare dalla corrente ,e approdò su una terra ignota.
    Il prodigioso aiuto di un contadino locale ,che tra la naturale diffidenza gli offrì del cibo, riuscì a dargli modo di comprendere che si trovava in Grecia .
    Venne catturato ,dietro delazione di altri contadini,dall’esercito italiano e fu inviato in Italia in un campo di prigionia dove in mezzo all’inettitudine e alla malnutrizione, dilagava un’epidemia di dissenteria, rendendo la vita in quel luogo e lo svolgimento delle funzioni fisiologiche qualcosa di realmente penoso.
    Dopo alcuni tentativi di fuga fu nuovamente catturato e questa volta un treno carico i prigionieri l’avrebbe condotto nel cuore dell’Europa: in Polonia.
    Il viaggio, dopo non poche difficoltà e peripezie ,si concluse nel campo di lavoro della fabbrica di gomma della IG Farben, che contribuiva in modo determinate alla sforzo bellico tedesco con la produzione di una gomma particolare.
    Il luogo ,tristemente famoso per la memoria dell’olocausto, si chiamava Auschwitz e la loro condizione di prigionieri, nonostante fossero a tutti gli effetti schiavi del regime nazista, li distingueva ai prigionieri russi ed ebrei per il fatto che non fossero destinati allo sterminio di massa programmato dalla ‘soluzione finale’.
    Durate il loro logorante soggiorno in quel luogo, i prigionieri inglesi ebbero modo di assistere a trattamenti a dir poco disumani e privi di ogni scrupolo di coscienza perpetrati dai crudeli carcerieri delle SS verso gli ebrei che vestivano di un uniforme a righe logore e leggere, e gli zoccoli di legno che provocavano piaghe spesso fatali a quegli uomini, denutriti e privati di ogni dignità umana ed emozione destinati a morire di stenti, stremati dalle fatiche fisiche e psicologiche .
    Quelle vite destinate ad estinguersi sotto il peso delle insopportabili fatiche e le angherie che subivano tramite i terribili carcerieri, i Kapò, un genere individui particolarmente detestabili ed odiosi che per guadagnarsi i favori delle guardie naziste,non esitavano a scaricare tutta la loro ira sui poveri compagni di sventure.
    Denis assistette a numerosi pestaggi ingiustificati ed in particolar modo entrò in contatto con duedi questi poveri sventurati che in qualche modo fecero si che i loro destini rimanessero indissolubilmente legati.
    Il nostro eroe era un uomo che non aveva mai potuto sopportare le ingiustizie e l’impossibilità di reagire agli innumerevoli abusi a cui in ogni istante era costretto ad assistere in quel luogo dimenticato da Dio, lo rendeva suscettibile e decise di isolarsi ed adottare lo pseudonimo di Ginger per rimanere nell’anonimato.
    La frustrazione di non poter più essere il padrone, l’artefice, del proprio destino creò in lui una situazione di estremo disagio e sconforto e decise quindi di rendere testimonianza al mondo della terribile realtà di quel campo ,a poca distanza dal suo dove erano internati i prigionieri ebrei.
    Conobbe Ernst, un giovane che lo sorprese mentre scriveva la formula i Erone su di un tubo e la riconobbe ; in seguito, dalle poche parole che i due si scambiarono, l’internato disse di avere una sorella in Inghilterra, a Birmingham, e riuscì a fornire a Denis l’indirizzo.
    Il giovane decise che attraverso la corrispondenza e la croce rossa avrebbe forse potuto aiutare quel ragazzo destinato allo sterminio nazista.
    Sapeva che le sigarette erano la merce di scambio più quotata e con la quale si sarebbero potuti comprare favori e privilegi, presenti e futuri, ma anche del cibo per aggiungere un seppure minimo apporto calorico alla dieta composta da acqua bollita con uno stomachevole cavolo marcio che propinavano ai prigionieri del lager.
    Scrivendo alla madre, costei riuscì a mettersi in contatto con Susanne , la sorella del giovane e dopo qualche tempo il pacco che la ragazza riuscì a preparare giunse all’indirizzo del nostro prode e magnanimo soldato inglese.
    La condizione di dover lavorare per contribuire allo sforzo bellico tedesco , tutto a svantaggio degli alleati ,fece si che il nostro prigioniero si cimentava spesso in azioni di sabotaggio contro la produzione della IG Farben.
    La folle idea di volersi sostituire a un prigioniero per sperimentare almeno per qualche ora la vita nel lager Auschwitz III per renderne testimonianza al mondo, già da tempo balenava nella mente di Denis e non ci mise molto a realizzarla con l’aiuto di Hans, un altro internato ebreo.
    Dopo innumerevoli prove, simulazioni e appostamenti, come aveva fatto qualche anno prima nel deserto del Sahara,il nostro giovane riuscì ad entrare nel campo di concentramento ove erano rinchiusi gli schiavi giudei e vivere per due volte l’esperienza di quegli essere privati e svuotati di tutto,sia dal punto i vista fisico che psichico, che vivevano in quel luogo dove aleggiava costantemente il lezzo della morte e dove ogni dignità umana era stata loro strappata .
    Difese un giovane ebreo che lavorava con lui nel complesso e che era stato preso a bastonate da una guardia SS, la quale per rappresaglia sferrò un duro colpo sull’occhio, con il calcio della pistola al giovane prigioniero inglese, compromettendone per sempre la vista.
    Dopo il D-day le truppe alleate dei due blocchi stavano chiudendo in una specie di morsa il terzo reich e i campi di lavoro , dopo vari bombardamenti e molti compagni uccisi dal ‘fuoco amico ’, furono evacuati .
    Iniziò la lunga marcia della morte attraverso mezza Europa e i prigionieri dovettero scavalcare per molti chilometri i corpi senza vita degli ebrei che cadevano sotto la morsa del gelo e delle pallottole delle SS.
    Dennis giunse nuovamente in Inghilterra a bordo di un aereo e nella postazione del puntatore di bombe e nonostante il caloroso ricevimento della famiglia,da parte delle autorità e dei conoscenti non c’era stato alcun riconoscimento.
    Era pur sempre un prigioniero di guerra che si era lasciato catturare ed era venuto meno al suo dovere verso la patria.
    Nessuno riconosceva il suo status di soldato che aveva combattuto fianco a fianco con gli alleati e la questione dei campi di prigionia , della sorte dei prigionieri di guerra e degli ebrei pareva in quel tempo esser del tutto ignorata e accolta con un interesse del tutto irrilevante.
    La sua vita travagliata dai ricordi di quel campo di prigionia divenne un incubo.
    Volle visitare Susanne, ma solo per dirle che il pacco che aveva inviato era giunto a destinazione e non sapendo fornire altre notizie sul fratello, il loro commiato fu del tutto privo di calore umano.
    Fece visita alla famiglia dell’amico Less che vide morire tra le sue braccia, rivide la moglie di costui che nel frattempo si era risposata, e Marjorie che era stata il suo conforto durante i primi periodi di guerra.
    Il suo primo matrimonio non ebbe successo,quindi si trasferì più a nord e attraverso la sua passione per la meccanica che l’aveva contraddistinto durante la guerra nel deserto, seppure non era riuscito a raggiungere il grado auspicato,si fece strada e in quel contesto ebbe particolare successo.
    Si dedicò all’hobby dei cavalli e conobbe Audry, la donna che seppe comprenderlo e che si rese conto che i suoi sogni erano popolati dagli incubi della guerra e specialmente da ciò che accadde nei campi di lavoro ad Auschwitz.
    Decise di dimenticare quei tragici episodi del passato per mettere fine a quell’inquietudine che perturbava la sua vita e dopo la morte dei genitori e il trasferimento in un ‘altra città, parve che la sua vita abbia finalmente trovato la pace anelata.
    Perdette completamente la vista dell’occhio dove era stato colpito , ma la sua esistenza da uomo oramai anziano aveva acquisito , anche grazie a Audrey ,un andamento alquanto pacifico e spensierato.
    L’improvviso interessamento scaturito agli sorci del ventesimo secolo per l’olocausto, la shoà e gli schiavi del regime nazista risvegliò in lui l’interesse per quegli anni crudeli che aveva vissuto direttamente sulla sua pelle e i ricordi facevano capolino nella sua memoria di vegliardo.
    Dopo essersi messo in contatto con delle associazioni di ex internati allo scopo di esigere un risarcimento, che in un primo tempo gli fu negato, insistette ulteriormente e a quel punto si innescò un meccanismo che fece risalire alla coscienza ricordi oramai relegati nel più remoto angolo della memoria.
    Accettò di essere intervistato e a poco a poco riuscì a ricomporre ,con dovizia di particolari, tutti gli episodi salienti della sua vita di soldato e di prigioniero di guerra nel campo di lavoro della IG Farben.
    Sotto lo stimolo del corrispondente ella BBC Rob Broomby riuscì a comporre la storia che poi ha riportato nel suo libro e a ricostruire il mosaico della sua vita,dal quale molti tasselli si erano smarriti.
    Con non poca fatica Rob riuscì a risalire all‘identità di Susanne, la sorella di Erst.
    Denis fino a quel momento aveva dato per scontato che il’uomo che aveva aiutato facendo si che avesse delle sigarette e della cioccolata dalla sorella, fosse perito durante la terribile marcia della morte.
    Non poca fu la meraviglia nell’apprendere che quello stesso giovane si era salvato ed aveva condotto un’esistenza agiata in America.
    Grazie a Broomby apprese altresì che la nave colpita dal siluro e che aveva l’aveva condotto sulle coste greche , dove pensava di essere l’unico superstite, si era salvata grazie all’intervento di uno sconosciuto tedesco, un ingegnere navale che aveva fatto si che la maggior parte dei prigionieri dell’equipaggio di quel natante si salvassero , attraccando sulle spiagge della Grecia meridionale.
    A quel punto l’unico rincrescimento di Denis fu quello di apprendere che Ernst era deceduto qualche anno prima, però il fatto che si fosse salvato e che avesse avuto un’esistenza felice ed agiata in America, come dimostravano le fotografie che Susanne e suo figlio gli fecero pervenire, lo rincuorava parecchio.
    La sua curiosità impellente e improrogabile era di conoscere come l’ebreo al quale aveva offerto l’aiuto si era potuto salvare e se le sigarette che gli aveva fatto pervenire attraverso la madre erano servite allo scopo.
    Una registrazione di oltre quattro ore durante le quali ‘Ernie’, come poi veniva poi chiamato il giovane sopravvissuto all’olocausto ,narra la storia ella sua vita.
    Da un infanzia agiata di figlio di un imprenditore tessile, all’abbandono del padre , alla tragica morte ella madre e le affettuose cure della nonna Rose.
    La vita nel collegio ebraico dal quale l’irrequieto e vivace giovane riuscì a farsi cacciare, all’avvento del regime nazista e le restrizioni sempre più vessanti per gli ebrei fino alla sua cattura da parte della gestapo e la dolorosa separazione dalla nonna Rosa , della quale poi seppe che mori in un campo i concentramento.
    Durante la permanenza nel lager, la sua intraprendenza lo condusse a una posizione di favore rispetto agli altri internati ,dato che in un Kibhuzu aveva appreso ad usare la vanga e sempre riusciva a cavarsela senza pagare in maniera eccessiva la sua appartenenza alla razza ebrea.
    Narrò del fortuito e fortunato incontro con un prigioniero di guerra inglese dai capelli rossi che si faceva chiamare Ginger e del fatto che costui gli avesse fatto aveer delle sigarette che gli permisero di acquistare gli stivali , unica ancora i salvezza per affrontare la marcia della morte.
    L’incontro con un compagno di prigionia al quale aveva donato parte delle sigarette avuta da Susanne fu un prodigio nell’attraversamento dell’Europa in treni bestiame scoperti sotto la neve del gelido inverno nordico .
    La malnutrizione cagionò infatti una momentanea cecità al narratore e se le guardie se ne fossero accorte ciò avrebbe significato morte certa per lui, però grazie a quell’amico riuscì a sopravvivere attraversando l’Austria e parte della Germania verso un campo di lavoro dove si preparava l’ultima arma segreta di Hitler, ma che non ebbe tempo di usarla.
    Dopo essersi rifocillato riacquistò la vista , ma i ritmi forzati di lavoro stavano consumano i prigionieri ebrei sopravvissuti e comprendendo che in quel luogo sarebbero presto deperiti e morti i stenti, decisero i aggregarsi a un gruppo che veniva destinato a altri lavori.
    Ernie riuscì a incorporarsi nel gruppo uscente mentendo sulla sua abilità come fabbro, però l’amico che disse di essere elettricista rimase in quel campo e probabilmente vi morì.
    Ciò provocò un grande sconforto nell’amico con la quale avevano condiviso momenti estremi .
    Temeva che non sarebbe sopravvissuto all’arrivo degli alleati, in quanto le fatiche e le condizioni di vita non erano affatto migliori che negli altri campi di lavoro.
    Iniziarono i bombardamenti e le guardie erano sempre più impegnate a salvare la propria pelle che a badare i prigionieri e nonostante molte baracche di internati venivano colpiti alla bombe incendiarie, approfittando del fatto che il filo spinato percorso da alta tensione fosse stato interrotto ai bombardamenti, Ernst riuscì a fuggire.
    Nella boscaglia trovando il corpo di un operaio italiano senza vita indosso gli abiti di costui e incontrando nella boscaglia civili tedeschi in fuga alle loro case bombardate , si impossessò della pagnotta di una donna prosperosa e si rifocillò.
    Ritrovò un altro internato e entrambi furono sorpresi da un soldato della Wermacht che li condusse dal suo tenente, senza un braccio, e questi credendoli civili e essendo con carenza di sodati , li arruolò ma non senza aver dato loro da mangiare.
    Quando giunsero i carri alleati nonostante l’allarme i due si dilungarono nel locale mensa e solo quando uscirono Ernie venne confuso da un carrista di colore per un polacco.
    La storia del nostro sopravvissuto all’olocausto continua tra le vie di Parigi vendendo riviste, e quindi l’imbarco per New York portando con se gli unici indumenti che indossava.
    Fece carriera come venditore di aspirapolvere, si laureò in giurisprudenza ed ebbe un esistenza felice con quel tipico buon umore che Dennis ha sempre intravisto trasparire dalle sue fotografie.
    Pur avendolo conosciuto poco, il nostro protagonista si rese immediatamente conto della perfetta identità di vedute con in giovane ebreo che oltre sessant’anni prima aveva aiutato.
    Innanzitutto il fatto che bisogna sempre lottare per i propri obbiettivi anche a costo i mettersi nei guai affinché la giustizia trionfi e si torni ad essere padroni del proprio destino, quindi il fatto che quando ci siano simili ingiustizie i saggi non devono voltarsi dall’altra parte con indifferenza.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Una curiosità pericolosissima.

    Confesso di nutrire dei dubbi su questo resoconto della prigionia del soldato inglese Denis Avey durante la seconda guerra mondiale, ma certo non ho alcuna intenzione di mancargli di rispetto.
    Essere ...continua

    Confesso di nutrire dei dubbi su questo resoconto della prigionia del soldato inglese Denis Avey durante la seconda guerra mondiale, ma certo non ho alcuna intenzione di mancargli di rispetto.
    Essere un prigioniero inglese al campo III del complesso di Auschwitz, ed essere impiegato nell'impianto della IG-Farben, lo stesso dove è stato internato il nostro Primo Levi, significava subire un trattamento diverso rispetto agli ebrei del campo principale o a Birkenau.
    Si tratta della differenza che passa tra l'essere considerato un prigioniero oppure un 'sottouomo' per riprendere la terminologia nazista.
    Ebbene Avey racconta al giornalista della BBC Broomby, di aver conosciuto un olandese di nome Hans, e di aver scambiato con lui la divisa da prigioniero per poter entrare nel campo principale e vedere le tragiche condizioni in cui versava la prigionia degli ebrei.
    In altre parole Avey ha voluto vedere i cosiddetti 'mussulmani', quei prigionieri che Levi descrive così bene in 'Se questo è un uomo'.
    Ovvero coloro che, volenti o nolenti, sono stati costretti ad adottare l'ultima risorsa possibile in quell'inferno dantesco: l'annullamento di ogni volontà e l'estraniamento da qualunque stimolo ambientale.
    Una sorta di apatica attesa della morte liberatrice.
    Immaginate a quale rischio si è esposto Avey pensando al rigido controllo burocratico che veniva espletato dai nazisti con le estenuanti conte dei prigionieri.
    I conti sarebbero tornati senza dubbio, ma cerco di immaginare cosa poteva comportare il rischio di essere visti in settori del campo con una divisa 'estranea'.
    L'ardire di un ebreo che si sottraeva ai rigori del campo principale per godere di un rancio ed un trattamento meno disumano.
    Un inglese che avrebbe potuto testimoniare ciò che i nazisti hanno tentato di cancellare sul finire della guerra bruciando i corpi o con le tragiche marce di trasferimento.
    Le quattro stelline il libro le merita per essere una lettura scorrevole e persino avventurosa, visti gli eventi che Avey ha vissuto prima della deportazione: la guerra in Nord Africa, il naufragio nel Mediterraneo e la cattura in Italia.
    Le testimonianze sull'Olocausto sono state tardive proprio per il timore di non essere creduti, ma rileggendo questa vicenda su Wikipedia ho avuto la conferma che è lecito dubitare.

    ha scritto il 

  • 4

    auschwitz è nel titolo perché probabilmente vende, ma arriva solo intorno alla pagina 130 sulle 250 del totale e occupa una parte non estesa nella narrazione (di fatti realmente avvenuti). il titolo q ...continua

    auschwitz è nel titolo perché probabilmente vende, ma arriva solo intorno alla pagina 130 sulle 250 del totale e occupa una parte non estesa nella narrazione (di fatti realmente avvenuti). il titolo quindi è un po' fuorviante, anche se effettivamente l'impresa di questo soldato inglese, che per due notti si sostituisce a un internato ebreo del lager, è sensazionale. voleva vedere con i suoi occhi, dice. prima avey combatte in africa, naufraga in grecia, viene preso prigioniero in italia e quindi, come "pow" - prisoner of war - arriva ad auschwitz. sfuggito alla marcia forzata nella neve seguita all'avvicinarsi degli alleati, torna rocambolescamente in patria dove deve confrontarsi con lo stress post-traumatico e l'incomprensione di chi non sa. poi pian piano si arriva ai giorni nostri, alle memorie, alle rivelazioni. un bel libro, secondo me. la guerra vista dall'altra parte, l'Italia dei campi di prigionia, la ferocia dei kapò negli occhi di un testimone che non è loro vittima. il titolo è furbetto, ma non ho rimpianto di aver abboccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Denis Avey è stato un soldato inglese, insignito da Gordon Brown della croce d'argento con su scritto "Per i servigi resi all'umanità" nel 2010, dopo aver servito la sua patria durante la Seconda Guer ...continua

    Denis Avey è stato un soldato inglese, insignito da Gordon Brown della croce d'argento con su scritto "Per i servigi resi all'umanità" nel 2010, dopo aver servito la sua patria durante la Seconda Guerra Mondiale. 

    Denis, che parte più per il suo senso di avventura, che per senso patriottico, incontrerà le crudeltà e le nefandezze della guerra, prima in Nord Africa e poi, a seguito delle sconfitte per mano della "volpe del deserto" Rommel, sarà catturato e condotto in prigionia.

    «Non serve pensare, devi agire”.

    La sua sconfinata voglia di vivere, la sua lucidità, il suo innato spirito di iniziativa saranno i suoi migliori alleati, per fronteggiare privazioni, sevizie, sottomissioni, senza dare sfogo alla disperazione e alla resa.
    Deportato ad Auschwitz III, il campo di Buna-Monowitz, scambierà la divisa con un ebreo olandese, di nome Hans, per vedere in prima persona gli orrori dell'Olocausto, e fornirà a un altro prigioniero, di nome Enrst, gli strumenti per sopravvivere in quell'inferno.

    Un libro commovente, coinvolgente, trascinante, avvincente che avvisa le vecchie e nuove generazioni, del pericolo di poter far rivivere quelle brutalità, qualora non si tenesse bene a mente il loro ricordo.

    ha scritto il 

  • 4

    leggere e riflettere

    Testimonianza dell'autore della sua esperienza di guerra in nord Africa e della sua prigionia nei campi di lavoro in prossimità di Auschwitz. In certi punti sono descritte scene veramente atroci che l ...continua

    Testimonianza dell'autore della sua esperienza di guerra in nord Africa e della sua prigionia nei campi di lavoro in prossimità di Auschwitz. In certi punti sono descritte scene veramente atroci che l'autore ha visto con i suoi stessi occhi, ma ci fanno capire a che orrori arrivavano le SS nei confronti degli Ebrei. Libro molto toccante e un'importante testimonianza per non dimenticare l'Olocausto.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere!

    Da leggere,pensare cosa ha vissuto questo soldato è il dopo,portarsi tutte le atrocità dentro fino quasi ad esplodere,per poi svuotarsi come una liberazione e far si che quei nomi non vengano dimentic ...continua

    Da leggere,pensare cosa ha vissuto questo soldato è il dopo,portarsi tutte le atrocità dentro fino quasi ad esplodere,per poi svuotarsi come una liberazione e far si che quei nomi non vengano dimenticati,che tutto non si perda nel dimenticatoio,ripeto da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Una grande testimonianza degli orrori della guerra e della vita nei campi di concentramento,di come venivano trattati i prigionieri ebrei, vista dalla prospettiva di chi era si prigioniero, ma un mini ...continua

    Una grande testimonianza degli orrori della guerra e della vita nei campi di concentramento,di come venivano trattati i prigionieri ebrei, vista dalla prospettiva di chi era si prigioniero, ma un minimo di condizioni migliori e piccoli privilegi li ha avuti.
    È inimmaginabile il dolore e l’annullamento che queste persone hanno dovuto sopportare e ancora più estraneo ci sembra il trattamento riservato a queste persone hanno ricevuto dai loro simili.
    Bisogna leggerlo per non smettere di ricordare,ma ancora di più viste le tematiche molto recenti che stanno accadendo nel mondo. Dopo tanti anni, è una lezione che ancora non abbiamo imparato.

    ha scritto il 

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