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Austerlitz

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Publisher: Editorial Anagrama

4.3
(539)

Language:Español | Number of Pages: 296 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Catalan , Portuguese , Finnish , French , Dutch , Czech , Swedish

Isbn-10: 8433967819 | Isbn-13: 9788433967817 | Publish date:  | Edition 4

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
Este fue el ultimo gran libro del mas original narrador de nuestro tiempo. Cuenta la historia de un hombre al que, de niño, le roban patria, idioma y nombre, y no puede sentirse ya en casa en este mundo. En la estacion de Amberes habia un hombre joven, rubio, con pesadas botas de excursionista, pantalones azules y una mochila vieja, ocupado en tomar notas y hacer dibujos en un cuaderno. El narrador lo observa fascinado y comienza una relacion que dura decenios. Jacques Austerlitz se llama el enigmatico extranjero, y solo cuando la casualidad vuelve a reunir a los dos hombres en los lugares mas inesperados, se va revelando la historia de ese viajero solitario y melancolico. El no es ingles. En los años cuarenta, siendo un niño judio refugiado, llego a Gales y se crio en casa del parroco de un pequeño pueblo, con el predicador y su mujer, personas mayores y tristes. Crece solitario y se entera despues de su verdadero origen y nombre, y por que se siente extranjero entre los hombres.
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  • 5

    Più che un "capolavoro", un incantesimo.

    Questo libro è un invito al viaggio, al ricordo, allo studio, al cammino, alla solitudine, alla malinconia. Lo posavo a fatica, la mente eccitata da continui stimoli a chiedermi, a cercare, a riflette ...continue

    Questo libro è un invito al viaggio, al ricordo, allo studio, al cammino, alla solitudine, alla malinconia. Lo posavo a fatica, la mente eccitata da continui stimoli a chiedermi, a cercare, a riflettere e immaginare.
    C'è dentro la Storia di tutti e quella di un uomo solo, il capriccio della memoria; c'è Praga e Anversa e Londra e Parigi, ci sono fortezze tramutate in lager e una colonia di bianchi cacatua, una casa nel Galles invasa dal talco e desolata, e un villaggio sommerso; e mill'altre cose. C'è l'arte del trascorrere e quella dell'evocare, di farsi tempo nel tempo, tutt'uno con il mondo intorno e col passato, soprattutto, fino a confondercisi. Per me questo libro, più che un "capolavoro", è un incantesimo.

    Riporto qui le parole che Pietro Citati, ne La malattia dell'infinito, gli dedica in chiusura del capitoletto dedicato; che fungano anche da garbata "avvertenza".

    -- «Austerliz è uno dei pochissimi, grandi libri concepiti e composti negli ultimi decenni. Non dobbiamo chiedergli né estro né divertimento. È pesante e grave, lento, minuzioso e massiccio: procede come una colata di lava, senza una pausa, un capoverso, senza lasciare respiro. [...]
    Come Thomas Bernhard, Sebald raccoglie il dolore del mondo: ma se Bernhard si abbandona all'ansia e all'isteria, qui il dolore rimane sempre sul punto di esplodere. L'esplosione, che non avviene mai, lo moltiplica all'infinito.
    Mentre molti romanzi di oggi vogliono soltanto raccontare, Sebald ci ricorda che il romanzo è in primo luogo un sistema: racconto, trattato di architettura, di botanica, di ornitologia, di scienza delle fortezze, riflessione sul dolore e sul tempo.» --

    E segnalo infine il post sul blog Nonsoloproust, sempre prezioso, che si sofferma particolarmente su certe analogie di questo Sebald con la Recherche proustiana: https://nonsoloproust.wordpress.com/2009/01/23/austerlitz-w-g-sebald/

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  • 4

    Austerlitz ci porta con sè, nello spaziotempo da lui attraversato alla ricerca delle proprie radici, della sua essenza. Solo pallidi ricordi costituiscono le tracce dalle quali muovere, eventi collega ...continue

    Austerlitz ci porta con sè, nello spaziotempo da lui attraversato alla ricerca delle proprie radici, della sua essenza. Solo pallidi ricordi costituiscono le tracce dalle quali muovere, eventi collegati a luoghi la cui architettura, forma, storia, come cimiteri, ex fortezze, stazioni rappresentano tappe di un viaggio controvento, contro la propria voglia di oblio, verso una drammatica verità sepolta viva. La narrazione è l'unica via per giungervi, il filo d'Arianna steso mirabilmente da Sebald.

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  • 5

    C'è bisogno di tutto il sapere del mondo per seppellire nell'oblio un frammento, uno scampolo di tempo che è insieme il nucleo attorno al quale si avvita un'esistenza. Austerlitz è un uomo, un luogo, ...continue

    C'è bisogno di tutto il sapere del mondo per seppellire nell'oblio un frammento, uno scampolo di tempo che è insieme il nucleo attorno al quale si avvita un'esistenza. Austerlitz è un uomo, un luogo, un punto della storia. Ma è, soprattutto, una negazione. Il silenzio di Austerlitz è nascosto da un fiume di parole che si rincorrono tra luoghi, mesi, decenni. Un errare del corpo e del linguaggio che percorre spire concentriche sempre più strette attorno a quel centro nero di dolore. Lo spostamento del narratore, che non è Austerlitz ma un alter ego dell'autore, mette noi lettori nella posizione dell'ascoltatore empatico: siamo portati dentro il romanzo dalla partecipazione che, come ascoltatori, ci riguarda e non può essere negata da una distanza fittizia. Solo così possiamo toccare il nocciolo duro dell'esistenza di Austerlitz, partito alla volta dell'Inghilterra - come scoprirà dopo mezzo secolo - su quei treni di bambini che salvarono alcuni piccoli ebrei dalla feroce persecuzione nazista. Ma questa verità Austerlitz ha passato la vita a fuggirla, a coprirla con mille interessi e curiosità, a obliarla in un angolo polveroso della mente fin quasi a perderne traccia. E però una pianta senza radici muore: un uomo senza origine è destinato alla solitudine e all'inanità di ogni suo sforzo. Allora la sua ricerca - quasi un rovescio oscuro della proustiana Recherche - è fatta di brevi e dolorose epifanie e, soprattutto, del bisogno di narrare, perché solo il silenzio può uccidere la memoria e, con essa, chi la porta come un atroce fardello.

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  • 5

    orrori di ieri ( e di oggi ricordando Stefano Cucchi)

    Sospendo la lettura non tanto per la malinconia e il pessimismo di cui è pervaso il romanzo, a questo ci sono avvezza. Così pure a letture in cui viene raccolto tutto il dolore del mondo e parlano di ...continue

    Sospendo la lettura non tanto per la malinconia e il pessimismo di cui è pervaso il romanzo, a questo ci sono avvezza. Così pure a letture in cui viene raccolto tutto il dolore del mondo e parlano di Storia. Quando però è l'angoscia a lavorarti dentro e a moltiplicarsi per ogni tot di pagine, si arriva a un punto in cui bisogna smettere. Provo a spiegare cercando spiegazione.
    Il senso estetico del bello o del brutto penso lo si avverta fin da piccoli, e anche se non è ben sviluppato, quando si è piccoli i posti brutti sono quelli che fanno paura ( sovente una cantina, un tunnel, un bosco, dove non entra un raggio di sole). Mai avuto paura del buio nei luoghi a me familiari probabilmente per la fortuna di avere avuto sempre qulcuno vicino a rassicurarmi. Quel che invece è cresciuto con me, e ancora non mi lascia è l'orrore di edifici come scuole, ospedali, fortezze, monasteri, caserme, interni di grandi palazzi dall'aria solenne o lugubre.
    Sebald qui ne parla dicendo che blocchi pesanti di pietra grigia sembrano posti uno sull'altro con l'intenzione di farli diventare luoghi di detenzione e di violenza e ce ne descrive alcuni che infatti sono stati adibiti a lager in tempo di stragi naziste. Ora, di immagini come il qui descritto Fort Breedonk, ne ho in mente; Fort Breedonk, a forma di sinistro crostaceo, utilizzato dai nazisti come prigione per torturare prigionieri politici. Con internet alla mano si va a cercare, si guarda il video. E si cerca pure il Palazzo di Giustizia di Bruxelles "con corridoi e scale senza sbocchi, montagne di pietre, foreste di colonne, ambienti bui che mai saranno toccati da un raggio di luce". E' bene sapere, vedere, farsi male senz'altro, ma... quando il "carniere" è pieno, come in questo momento in cui si hanno davanti immagini del corpo martoriato di Cucchi e si sa come ha risposto la "Giustizia", si può anche capire perché una lettura come questa, per il momento, si interrompa qui.
    _____________________________________
    ...e a proposito di violenza:
    il capo dello stato oggi dice che per fermare gli estremisti servono alcune nuove regole. Peccato che certe regole non andranno ad evitare stragi come quella di Bolzaneto. Nessuna certezza, dubbi molti.

    "da Il Giornale del 4 Nov. 2014
    Dopo gli scontri di Roma e quelli di Brescia, i vertici della polizia cambiano le regole. Che puntano da un lato a evitare gli eccessi degli agenti in servizio e dall'altro a cercare di evitare disordini ai cortei. Cosa prevedono le nuove norme interne? Una regola su tutte: il contatto fisico con i manifestanti deve essere l’extrema ratio. Viene poi ribadita la necessità di lasciare ai manifestanti la cosiddetta "area di rispetto" e cioè una distanza congrua dai reparti in assetto antisommossa proprio per evitare che si entri facilmente in contatto. Ai lati di chi sfila non devono essere schierati agenti in divisa e i mezzi a protezione delle istituzioni o delle zone vietate devono essere sistemati lontano dal corteo.
    In merito agli strumenti da usare, come riporta il Corriere, il regolamento raccomanda l’utilizzo dei dispositivi e degli equipaggiamenti che possano scoraggiare gli attacchi dei manifestanti e le successive cariche: dagli idranti ai manganelli e agli sfollagente (questi ultimi da usare però solo nei casi di estrema concitazione). Si potranno usare anche gli spray urticanti al peperoncino. Ci sono poi le telecamere montate sulla divisa che i poliziotti hanno chiesto e ottenuto proprio per poter documentare gli scontri."

    Un numero di riconoscimento, una bella targa ai poliziotti che fremono dalla voglia di frullare il manganello , no certo. E i video non potranno essere manipolati?
    Vivere in uno stato fascista che va a braccetto con una Chiesa (con papa "aperto") che oggi si permette di dire che Brittany non è morta con dignità (se non appartiene al suo gregge perlomeno la ignori!). Niente di nuovo. Questi vorrebbero essere i padroni della vita mia e di chi, come me odia pratiche di sopruso, di violenza, e vorrebe almeno morire come gli pare. Se c'è ancora qualcuno che pensa di vivere in uno Stato democratico è un illuso, o un incosciente o uno che elegge i propri simili per il piacere di esserne rappresentato. Si faccia pure in libertà, ma la libertà è un'altra cosa.

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  • 4

    un romanzo fiume senza alcuna interruzione; un'alluvione di dissertazioni a tratti scarsamente connesse con l'argomento principale (che comunque rimane molto vasto come può esserlo la vita di un uomo) ...continue

    un romanzo fiume senza alcuna interruzione; un'alluvione di dissertazioni a tratti scarsamente connesse con l'argomento principale (che comunque rimane molto vasto come può esserlo la vita di un uomo). Lo stile c'è tutto, gli spunti di interesse sono frequenti, ma il limite di questa scelta sta tutto nel ritmo; quando ci si incarta in questioni che francamente non m'interessano e vengono protratte a lungo con dovizia di dettagli, o quando il narrare viene sostituito da un elenco (di strade percorse, di malattie curate a Marienbad, agli oggetti visti in una vetrina o in un museo) per breve che sia, li il romanzo crolla e io salto delle righe senza perdere nulla.

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  • 2

    Si può costruire un romanzo sulle digressioni?

    Sì, si può e ne ho letti anche altri che mi sono piaciuti: non è questo il caso. In questo romanzo - definito da molti un capolavoro (!?)- la storia sembra diventare un pretesto per dare spazio alle i ...continue

    Sì, si può e ne ho letti anche altri che mi sono piaciuti: non è questo il caso. In questo romanzo - definito da molti un capolavoro (!?)- la storia sembra diventare un pretesto per dare spazio alle innumerevoli digressioni su qualsiasi argomento: l'architettura militare o civile, gli insetti, gli uccelli...con lo stile pedante e prolisso di chi vuole mostrare "Dio quanto sono colto, Dio quanto sono colto". Un'Umberto Eco all'ennesima potenza!
    Pensa se ti capita un professore così all'Università: cambi facoltà. Sic.

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  • 4

    Un'immersione a triplo strato nell'intimo dell'autore che racconta per flashback e attraverso scatti fotografici qualcosa sul nazismo e su come questo sia potuto svilupparsi con la complicità inconsap ...continue

    Un'immersione a triplo strato nell'intimo dell'autore che racconta per flashback e attraverso scatti fotografici qualcosa sul nazismo e su come questo sia potuto svilupparsi con la complicità inconsapevole delle sue stesse vittime.
    Forse sono i dettagli personali, la storia che si intreccia con l'architettura e quindi con l'ambiente, la descrizione minuziosa (e preziosa) in forma di diario misto a reportage a dare a questo libro quel pregio che non è di tutti i libri: ti si scolpiscono dentro immagini e racconti che persistono nel tempo e ti spingono a continuare a cercare di saperne di più.
    Consiglio sia a chi ama leggere romanzi autobiografici che a chi ama geografia (territoriale e umana) e storia.

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