Austerlitz

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4.2
(566)

Language: Suomi | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Spanish , Catalan , Portuguese , French , Dutch , Czech , Swedish

Isbn-10: 9513124231 | Isbn-13: 9789513124236 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
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  • 5

    Da Immagini di città di Walter Benjamin:
    Perché un nativo giunga a rappresentare l’immagine di una città occorrono motivi diversi e piú profondi. Motivi che inducono a viaggiare nel passato anziché i ...continue

    Da Immagini di città di Walter Benjamin:
    Perché un nativo giunga a rappresentare l’immagine di una città occorrono motivi diversi e piú profondi. Motivi che inducono a viaggiare nel passato anziché in luoghi lontani. Se una persona scrive un libro sulla propria città, esso avrà sempre una certa affinità con le memorie.

    Austerlitz attraversa non una città, ma tutta l'Europa alla ricerca del passato. Cerca la città natale, l'immagine di se stesso bambino, in un vagabondaggio spazio-temporale che vuole essere esercizio della memoria, ma appare soprattutto come riflessione sulla fissità fotografica del tempo interiore. “...per Austerlitz esistevano momenti senza né inizio né fine e che, d’altra parte, l’intera sua vita gli appariva talvolta come un punto cieco privo di durata”.

    Scatta fotografie perché "Nel lavoro di fotografo, ogni volta mi ha incantato il momento in cui sulla carta impressionata si vedono emergere, per così dire dal nulla, le ombre della realtà, proprio come i ricordi ... che affiorano anch’essi in noi nel cuore della notte e, per colui che li vuole trattenere, tornano rapidamente a oscurarsi in modo non diverso da una stampa fotografica lasciata troppo a lungo nel bagno di sviluppo."

    Per strada segni: stelle, laghi ghiacciati, zainetti, tignole che si irrigidiscono nell'attesa della fine perché sanno di essersi smarrite. Ma la memoria utile è intermittente e involontaria come sappiamo. I fili si riannodano in un luogo in rovinoso restauro, una sala d'attesa trovata quando la vita sta per trovare la sua durata.
    I luoghi – stazioni, edifici sovradimensionati, fortezze, biblioteche, magazzini - sono stratificati nel tempo “gettano già in anticipo l’ombra della loro distruzione e, sin dall’inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine”
    Austerlitz ha il viso rivolto al passato e intanto percorre un presente di rovine, come l'angelo di Benjamin, che di nuovo mi viene in mente.

    C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151010410293528&set=a.10150532775513528.380669.716863527&type=3&theater

    PS. Questo libro è bellissimo

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    La scrittura come una lotta corpo a corpo con la memoria, nel tentativo di dare ordine e forma a ricordi seppelliti nell'ombra del tempo. La prosa di Sebald vuole essere un argine all'evidenza che - p ...continue

    La scrittura come una lotta corpo a corpo con la memoria, nel tentativo di dare ordine e forma a ricordi seppelliti nell'ombra del tempo. La prosa di Sebald vuole essere un argine all'evidenza che - per citare un passo del suo libro - "l'oscurità non si dirada, anzi si fa più fitta al pensiero di quanto poco riusciamo a trattenere, di quante cose cadano incessantemente nell'oblio con ogni vita cancellata". L'autore scrive in apnea - nessun capitolo, niente a capo - e questo rende la lettura impervia; ma è una fatica appagante, perché la sua è una prosa avvolgente, quasi ipnotica, che a tratti ricorda quella di Thomas Bernhard.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

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    Austerlitz è un uomo che ha avuto un'infanzia terribile ed ha completamente rimosso ogni ricordo del suo passato. Questo passato, però, ritorna continuamente in immagini, sogni ricorrenti, incubi e st ...continue

    Austerlitz è un uomo che ha avuto un'infanzia terribile ed ha completamente rimosso ogni ricordo del suo passato. Questo passato, però, ritorna continuamente in immagini, sogni ricorrenti, incubi e strane sensazioni. Un po' alla volta Austerlitz incomincierà a squarciare il velo che nasconde la sua vita e riscoprirà le sue origini e la terribile storia della sua famiglia.

    La storia ruota intorno al tema del ricordo e della necessità di fare i conti con la memoria.
    Quando Austelitz parla dei ricordi della sua infanzia e di come questi riafforino un po' alla volta ed in maniera inconsapevole, richiamati da un'immagine, un suono o anche un odore, il romanzo diventa bellissimo e struggente. Purtroppo, questi momenti sono inframmezzati da lunghe tirate sulla storia dell'architettura moderna (ben oltre le famigerate 50 pagine iniziali che tanto hanno spaventato numerosi lettori) e altre cose di cui si fa fatica a comprendere la funzionalità nel contesto della storia.

    Il libro è strutturato come il resoconto di vari dialoghi tra Austerlitz ed il narratore, dove il protagonista racconta la sua storia riferendo ciò che ha saputo da altri personaggi. Personalmente, ho trovato molto irritante che il narratore dica continuamente, quasi come un intercalare, che Austerlitz dice ciò che Tizio ha detto.

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  • 5

    Capolavoro.
    Perché, la storia, siamo noi.
    Questo libro richiede di saper volare, di avere ali grandi che possano seguire le correnti, e che permettano di ascendere oltre le nuvole, di planare dolcemen ...continue

    Capolavoro.
    Perché, la storia, siamo noi.
    Questo libro richiede di saper volare, di avere ali grandi che possano seguire le correnti, e che permettano di ascendere oltre le nuvole, di planare dolcemente e di atterrare senza farsi male.

    Ho iniziato la lettura immaginando di andare a sbattere contro il muro delle sue pagine fitte fitte di scrittura, nessun acapo, forse un dialogo o due, nessuna divisione in capitoli, alcune fotografie, apparato iconografico che funge da testimone visivo della narrazione. (struggente il racconto della ricerca del viso della madre nel film propagandistico nazista nel campo di Teresinstadt, anche noi, io a cercare di decifrare la fotografia, a ricercare il fiore bianco nei capelli),
    Invece.
    Invece, che magnifica sorpresa. Il piacere allo stato puro del leggere lo provi quando il libro é scritto bene, in modo intelligente, e con la dose giusta di sensibilità e sentimento, dove si percepisce che quanto scritto é frutto di una propria esperienza, di un vissuto che ha abitato l'autore.
    Gli autori (Wallace, Jung, e ora Sebald) che mi fanno vivere quest'esperienza io li abbraccerei stretti stretti, e li vorrei avere come amici, conoscenti, vicini di casa.

    Ci sono passaggi di pura poesia: le falene che si smarriscono entrandoti in casa, e si uncinano con le loro zampine ad un muro della stanza, e a meno che con molta, molta, delicatezza tu non le fai uscire dalla casa, esse moriranno su quello stesso muro dove si sono fermate, paralizzate dal terrore di non sapere più dove sono, e una volta morte cadranno a terra e le ritroverai dopo tempo, in un qualche angolo polveroso; chissà racconta Austerlitz, il terrore, la paura, l’orrore, che in quelle ore prima di morire, avranno provato.
    Sono qualche milione, le falene che hanno vissuto gli stessi sentimenti prima di diventare spirale di fumo grigio, che si dipanava verso il cielo.
    Sebald sa narrare dell’indicibile con una sensibilità ed un empatia rare, portandoti pian piano a com-partecipare, a con-patire con lui, con la storia di Austerlitz, bambino salvato, adulto straziato, uomo anziano che ha ritrovato una specie di quietudine nel dolore, con le sue scatolette/bare ognuna contenente una piccola, fragile, smarrita falena.

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  • 5

    La ricerca della memoria

    Scelto quasi per caso, si è rivelata una lettura ostica, nella prima parte, incantevole dalla metà in poi, eccezionale il ricordo e il sapore che ne rimane. Quando ho chiuso il libro mi sono resa cont ...continue

    Scelto quasi per caso, si è rivelata una lettura ostica, nella prima parte, incantevole dalla metà in poi, eccezionale il ricordo e il sapore che ne rimane. Quando ho chiuso il libro mi sono resa conto di aver letto un piccolo grande capolavoro, non so se conosciuto ai più. Avevo letto da qualche parte che Sebald è "scrittore autunnale", un po' umbratile, e in effetti è un romanzo che mi ha letteralmente spiazzato per cotanta profondità.
    La storia è molto semplice e lineare: Jacques Austerlitz è un professore di storia dell'architettura, abita a Londra nella quasi più completa solitudine. Dietro questo vuoto, si spalanca la voglia e la determinazione di scoprire chi è, qualche traccia del suo passato. Scopre di essere stato strappato ai genitori durante l’invasione nazista della Cecoslovacchia e spedito in Inghilterra insieme ad altri bambini, Austerlitz cerca faticosamente di ricomporre la sua storia dopo anni di buio totale. E' un passaggio lento questo, ma necessario, ineludibile. Il percorso individuale di Austerlitz diventa per Sebald l’occasione per una riflessione sulla Storia, sulla natura del tempo, sull’evanescenza e sulla perennità del passato. A poco a poco verranno fuori i ricordi di un passato terribile, i ricordi di una famiglia: "Ricordo soltanto che, nel vedere il bambino seduto sulla panca, divenni consapevole con un’angoscia sorda, della devastazione sorda, della devastazione che l’abbandono aveva prodotto in me dei lunghi anni passati, e una stanchezza spaventosa mi assalì al pensiero di non essere mai stato veramente in vita o di essere venuto al mondo solo allora, per così dire alla vigilia della morte”.
    A tratti struggente, malinconico, al di là della vicenda individuale, mi ha fatto riflettere, in questi giorni tristi per gli eventi parigini, su quanto gli eventi storico/politici abbiano un effetto terrificante (e determinante) sulla vita degli individui, su quanto il macrocosmo mondiale abbiamo influenza sul microcosmo di ogni persona.
    La trama non basta a raccontare l’intensità e la bellezza del libro, ma è meglio di niente. Leggendo questo romanzo, spesso mi è tornata in mente una studiosa americana Susan Sontag, che avevo studiato a proposito della storia della fotografia. Non a caso il romanzo è corredato da un gran numero di fotografie, delle piccole foto in bianco e nero, quasi sfocate, che non sono solo un appendice, ma parte integrante del romanzo stesso, oltre ad avere un grande potere evocativo.

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  • 5

    Un libro eccezionale e per chi è paziente. Le prime 50 pagine della versione tedesca di "Austerlitz" sono davvero uno scoglio duro, per chi dai libri si aspetta l'azione. Da subito ero portato a pensa ...continue

    Un libro eccezionale e per chi è paziente. Le prime 50 pagine della versione tedesca di "Austerlitz" sono davvero uno scoglio duro, per chi dai libri si aspetta l'azione. Da subito ero portato a pensare che l'io narrante avesse molto da raccontarci in prima persona. Era lui, apparentemente, anche il protagonista. Non avrei mai detto che quel curioso Austerlitz, incontrato alla stazione di Anversa, sarebbe poi diventato il personaggio principale di tutte le vicende; invadente, egoista e monologante come un Robert de Montesquiou - si potrebbe credere -, Austerlitz riesce fino alla fine a trasmettere simpatia, e l'empatia con la sua storia è forte. I suoi lunghissimi monologhi - siamo sempre nell'ordine delle cinquanta pagine, su per giù - si è pronti ad ascoltarli come si ascolta il racconto di una persona anziana, che ci porta le testimonianze di altri tempi. Austerlitz è stato un bambino che è riuscito a fuggire dalle persecuzioni naziste; solo quando è adulto si mette alla ricerca delle sue origini. Viaggia per tornare sulle tracce del suo passato e di quello della sua famiglia, riassembla i tasselli della sua storia cercando di dare un senso all'esistenza non solo sua, ma di milioni di altre persone. Il percorso di Austerlitz è segnato da molti incontri, ma anche da molte lacune, che si esprimono nei suoi proverbiali silenzi. Ed è forse questa, la cosa più inquietante della vita: il silenzio, il pezzo che manca.

    Una sintassi complessa che forse non tutti riescono a digerire. Ma non val la pena di sacrificare un libro così bello perché i concatenamenti dei periodi non lasciano il tempo di respirare. Una volta entrati nel vortice delle frasi "à la Sebald", che hanno i suoi più illustri padrini in Thomas Bernhard e Heinrich von Kleist, le spire della sintassi costringono alla concentrazione ma senza affaticare, lasciano che l'immaginazione si figuri le vicende in serie di fotogrammi e goda dello spettacolo della narrazione.

    Sebald, morto troppo presto, ha una scrittura squisita, arricchita di grandi citazioni. Penso alla frase: "Es war für mich von Anfang an erstaunlich, wie Austerlitz seine Gedanken beim Reden verfertigte [...]" (p. 22), chiara ripresa del saggio "Über die allmähliche Verfertigung der Gedanken beim Reden" di Kleist. Penso al grido, riprodotto con una serie di "A" lunga tre righe (p. 44), e che molto ricorda Hugo Ball. E poi il famoso "weites Feld" (p. 52), sdoganato da Fontane, ma anche le citazioni più nascoste, come i racconti dell'internato inglese in cui, tra le righe, si parla di "Zöglinge" (p. 90) e che non possono non far pensare ai "Turbamenti del giovane Törleß" ("des Zöglings Törleß") di Robert Musil. E quell'aggettivo, "kabuffartig" (p. 115), per descrivere una stanza del collegio inglese, che fa risuonare ancora l'eco del minaccioso "Kabuff" di "Professor Unrat" (in italiano "L'angelo azzurro") di Heinrich Mann. Per non parlare dell'uso del Konjunktiv, così abbondante, che ricorda Bernhard, Döblin, Kleist e Kehlmann, tra gli altri, e dell'impiego di "trotzdem" come congiunzione subordinante - regionalismo legittimato da Fontane -.

    Un viaggio nella memoria - grande tema del romanzo, e a questo servono le numerose fotografie che Sebald ha inserito nel libro - da percorrere insieme ad Austerlitz, tra il Galles, Londra, il Belgio, la Repubblica Ceca, la Germania, Parigi. C'è il forte desiderio di incontrarlo, per caso, seduto su una panchina di una qualsiasi stazione.

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  • 4

    Il tema della memoria è al centro del bellissimo romanzo di Sebald , che della memoria, soprattutto quella involontaria, indaga i meccanismi, capaci di riportare indietro nel tempo perché tutto il te ...continue

    Il tema della memoria è al centro del bellissimo romanzo di Sebald , che della memoria, soprattutto quella involontaria, indaga i meccanismi, capaci di riportare indietro nel tempo perché tutto il tempo trascorso ce lo portiamo dentro di noi e non è mai davvero passato. C'è dentro un po' Proust, un po' Bergson, insomma tutta la riflessione novecentesca sul tempo . E' bellissimo come il passato riaffiori prepotentemente alla coscienza di Austerlitz attraverso suggestioni di luoghi o di voci, come nel brano in cui è alla stazione
    “Erano ricordi come questo ad assalirmi nella Ladies’ Waiting Room abbandonata della stazione di Liverpool Street, ricordi dietro i quali e nei quali si celavano cose risalenti ancora più in là nel tempo ed embricate le une sulle altre, così come le volte labirintiche, che mi parve di distinguere nella luce grigio polvere, si susseguivano in una serie infinita. Ed effettivamente, avevo la sensazione che quella sala d’aspetto, al centro della quale stavo in piedi come abbacinato, contenesse tutte le mie ore trascorse, tutte le mie angosce e i desideri da me sempre repressi e soffocati, che il disegno a losanghe bianche e nere delle lastre di pietra sotto ai miei piedi segnasse il terreno su cui avrei dovuto giocare la partita finale della mia esistenza e che tale disegno si estendesse sull’intera superficie del tempo”

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  • 5

    Più che un "capolavoro", un incantesimo.

    Questo libro è un invito al viaggio, al ricordo, allo studio, al cammino, alla solitudine, alla malinconia. Lo posavo a fatica, la mente eccitata da continui stimoli a chiedermi, a cercare, a riflette ...continue

    Questo libro è un invito al viaggio, al ricordo, allo studio, al cammino, alla solitudine, alla malinconia. Lo posavo a fatica, la mente eccitata da continui stimoli a chiedermi, a cercare, a riflettere e immaginare.
    C'è dentro la Storia di tutti e quella di un uomo solo, il capriccio della memoria; c'è Praga e Anversa e Londra e Parigi, ci sono fortezze tramutate in lager e una colonia di bianchi cacatua, una casa nel Galles invasa dal talco e desolata, e un villaggio sommerso; e mill'altre cose. C'è l'arte del trascorrere e quella dell'evocare, di farsi tempo nel tempo, tutt'uno con il mondo intorno e col passato, soprattutto, fino a confondercisi. Per me questo libro, più che un "capolavoro", è un incantesimo.

    Riporto qui le parole che Pietro Citati, ne La malattia dell'infinito, gli dedica in chiusura del capitoletto dedicato; che fungano anche da garbata "avvertenza".

    -- «Austerliz è uno dei pochissimi, grandi libri concepiti e composti negli ultimi decenni. Non dobbiamo chiedergli né estro né divertimento. È pesante e grave, lento, minuzioso e massiccio: procede come una colata di lava, senza una pausa, un capoverso, senza lasciare respiro. [...]
    Come Thomas Bernhard, Sebald raccoglie il dolore del mondo: ma se Bernhard si abbandona all'ansia e all'isteria, qui il dolore rimane sempre sul punto di esplodere. L'esplosione, che non avviene mai, lo moltiplica all'infinito.
    Mentre molti romanzi di oggi vogliono soltanto raccontare, Sebald ci ricorda che il romanzo è in primo luogo un sistema: racconto, trattato di architettura, di botanica, di ornitologia, di scienza delle fortezze, riflessione sul dolore e sul tempo.» --

    E segnalo infine il post sul blog Nonsoloproust, sempre prezioso, che si sofferma particolarmente su certe analogie di questo Sebald con la Recherche proustiana: https://nonsoloproust.wordpress.com/2009/01/23/austerlitz-w-g-sebald/

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