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Auto-da-Fe

By Elias Canetti, D. V. Wedgewood (Translator)

(37)

| Paperback | 9780374518790

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Book Description

Auto-da-Fé, Elias Canetti's only work of fiction, is a staggering achievement that puts him squarely in the ranks of major European writers such as Robert Musil and Hermann Broch. It is the story of Peter Kien, a scholarly recluse who lives among and for his great library. The destruction of Continue

Auto-da-Fé, Elias Canetti's only work of fiction, is a staggering achievement that puts him squarely in the ranks of major European writers such as Robert Musil and Hermann Broch. It is the story of Peter Kien, a scholarly recluse who lives among and for his great library. The destruction of Kien through the instrument of the illiterate, brutish housekeeper he marries constitutes the plot of the book. The best writers of our time have been concerned with the horror of the modern world--one thinks of Kafka, to whom Canetti has often been compared. But Auto-de-Fé stands as a completely original, unforgettable treatment of the modern predicament.

2 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    A forgotten gem. It might not be for everyone's taste, but so are rare wines.

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    TonySz said on Jun 20, 2011 | Add your feedback

  • Il titolo di questo romanzo, nelle originarie intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto essere “Kant prende fuoco”, e la sua collocazione all’interno di una grande opera suddivisa in 8 volumi dal titolo “Comèdie humaine dei folli”.
    Questa opera avrebbe dovuto raccontare in diversi episodi gli archetip ... (continue)

    Il titolo di questo romanzo, nelle originarie intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto essere “Kant prende fuoco”, e la sua collocazione all’interno di una grande opera suddivisa in 8 volumi dal titolo “Comèdie humaine dei folli”.
    Questa opera avrebbe dovuto raccontare in diversi episodi gli archetipi più significativi del genere umano, individuando per ognuno di essi un personaggio dalle caratteristiche così spiccate e impossibili da renderlo alieno a tutto ciò che lo circonda, e in questo modo intendeva operare una acuta critica verso la massa, intesa come l’agente omologante che appiattisce e inghiotte ogni segno distintivo di umanità.
    Questo progetto non vide mai la luce, e ne restano solo appunti e bozzetti, ma la forza di quella intuizione sembra esserci riversata con prepotenza nelle pagine di Auto da fé, dove l’incomunicabilità e l’incapacità di comprendersi fanno da sfondo a personaggi così ben disegnati da rappresentare tutte le debolezze e le bassezze dell’essere umano, in un caleidoscopio di malintesi, azzuffate, ironiche situazioni, slanci di generosità e delitti.
    Ogni personaggio è un mondo a sé, stabile verso il suo piccolo centro, ricco di argomentazioni a propria discolpa da sfoderare al momento del bisogno, che viene lanciato come una pallina impazzita in un universo popolato dalla folla informe e da altri mondi altrettanto rotolanti, soli, inconsapevoli.
    Lo scontro tra di essi è inevitabile, ma lo spargimento di sangue solo una delle possibili e non così frequenti conseguenze: l’incapacità di mettersi in relazione con l’altro e di uscire dalla propria ristrettezza di vedute rende questi incontri dei buffi e grotteschi dialoghi tra sordi, nei quali alla fine ognuno trova dalla sua parte la ragione e, per eccesso di egoismo, si dimentica di curarsi dell’altro, sia si tratti di punizione, che di vendetta, che di riconoscenza dovuta.
    Egoismo, brama di denaro, sete di successo, violenza, ingordigia, sospetto, vendetta, ignoranza, debolezza, superbia, stupidità, prepotenza, sono alcuni dei vizi dei quali si macchiano i protagonisti di questo divertente e imprevedibile romanzo, ma anche genialità e intuizione talvolta colpiscono i nostri, se non chè si tratta di lampi che poi orientano le vicende verso il loro epilogo più tragico (tragicomico se le si osserva dal punto di vista del lettore!).
    In questo romanzo si parla della follia del genio e del genio della follia.
    Si parla dell’importanza della cultura che è considerata il “salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui”.
    Kien , l’uomo dei libri, possiede una cultura spropositata, è un sinologo di fama mondiale, ma la sua conoscenza, che spazia dalla filosofia della antica Grecia ai massimi pensatori della Cina, tutta questa umanità della quale ha assaporato le vette più sublimi, lo rende un uomo immensamente solo, irrimediabilmente scagliato contro il mondo che lo circonda e che considera gretto, inutile, analfabeta.
    Non è in grado di amare null’altro al di fuori dei libri e se stesso attraverso di essi.
    Ma al di fuori delle alte mura di sapere che si è costruito, Kien è indifeso, ingenuo, e la vita che tanto ha disprezzato si prende la rivincita (grazie ai mirabili personaggi di Therese, Fischerle e Pfaff) conducendolo in mezzo a tutto ciò che più aveva deprecato negli uomini fino alla sua lucida e cosciente discesa verso la pazzia delle ultime pagine.
    E con l’eleganza del sogno, e la violenza che covava nel fondo della sua nera e molle anima, egli accende la sua biblioteca e finalmente, la prima volta “ride forte, come non ha mai riso in tutta la sua vita”.

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    Sassolona said on Nov 8, 2011 about the Others edition | Add your feedback

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9780374518790 Paperback $18.00 $15.39 bn.com
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