Auto-da-fé

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Editeur: Gallimard

4.2
(1386)

Language: Français | Number of pages: 574 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Polish

Isbn-10: 2070721825 | Isbn-13: 9782070721825 | Publish date: 

Category: Biography , Fiction & Literature , Games

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Description du livre
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  • 4

    Coi sensi muti

    “Il principio dominante nel cosmo è la cecità. Proprio essa rende possibile la presenza, l’una accanto all’altra, di tante cose che non potrebbero coesistere se si potessero vedere reciprocamente.”

    Le ...continuer

    “Il principio dominante nel cosmo è la cecità. Proprio essa rende possibile la presenza, l’una accanto all’altra, di tante cose che non potrebbero coesistere se si potessero vedere reciprocamente.”

    Leggo che il titolo tedesco di questo libro, Die Blendung, significa “accecamento”, “abbacinamento”. E la cosa che ho trovato più potente e che mi ha colpito di più – sia in sé sia nel modo in cui è resa attraverso la scrittura - è proprio la cecità di ogni personaggio del romanzo, che vive in un assoluto solipsismo.
    Un accecamento presente in ogni pagina, che si traduce in una totale perdita di presa sulla realtà, nell’incapacità di capirla e sentirla, nel dare un’interpretazione sempre sbagliata di ciò che accade davanti ai propri occhi.

    Così facendo, le finzioni con cui ciascuno vive diventano più reali della realtà. Memorabili sono i confronti tra quello che accade nelle pagine e il modo in cui viene visto e sentito da tutti i personaggi, il contrasto tra ciò che racconta il narratore onnisciente e la lettura personale di ognuno di loro.
    Il dialogo diventa impossibile, vi è l’assoluta incapacità di ascoltarsi, ognuno è perso nelle proprie convinzioni, ognuno crea mondi e relazioni diverse, secondo i quali agisce.
    Questo ribaltamento crea anche i momenti comici del libro, ma la risata dura poco, lascia il posto a un acuto disagio, a un’ansia strisciante, spesso a un vero e proprio sgomento.

    I personaggi sono tutti più o meno spaventosi, coprono una gamma che va dal meschino al mostruoso. Il peggiore è Benedikt Pfaff, misero portiere che con la sua brutale normalità è l’immagine di come dietro questa possa nascondersi il più indicibile orrore. Quando rievoca le relazioni con moglie e figlia ormai morte, raccontate così banalmente, la crudeltà diventa insopportabile.
    Ma nessuno si salva. Ogni personaggio è insensibile, “creature fisse stranamente semoventi: niente li investe, niente li fa traboccare, passano per il mondo come fortezze congelate”.
    Anche Kien, l’intellettuale, amante dei libri, che vede amore dove non c’è, che è pronto a salvare un libro dal triste destino del Monte di pietà offrendo soldi a chi se ne vuole disfare, non è un personaggio positivo, è anzi il più arido, il meno umano e umanista, intriso di sapienza che invece di arricchirlo lo inaridisce, lo rende misogino, misantropo e paranoico. Forse il peggior fallimento umano tra tutti.

    Il romanzo è scritto benissimo, è una ricchezza di figure retoriche, di registri, di ogni prodezza ed equilibrismo della lingua, capace di essere insieme complessa e fluida.
    Eccezionale è la lunga enumerazione dei miti greci femminili da parte di Kien, come giustificazione della propria misoginia. Altrettanto eccezionale è l’interpretazione che di ogni figura fa Greg Kien per comprendere il conscio e l’inconscio del fratello, quasi a voler dire che ogni storia, ogni pulsione umana nasce da lì, da quei miti antichi che all’inizio del mondo dissero già tutto quello che c’era da dire.

    La crudeltà che pervade questo libro rende la lettura spesso dolorosa, perché rivela impietosamente tutte le paure umane, i poveri e miseri tentativi dell’uomo di sfuggire a pensieri terribili, essenzialmente all’idea della morte, attraverso rituali banali e paranoici.

    Eppure c’è anche un occhio che guarda dall’alto e compiange, che prova affetto e pena per questa povera umanità senza scampo.

    Ne La lingua salvata Canetti scrisse “Ben poco del male che si può dire dell'uomo e dell'umanità̀ io non l'ho detto. E tuttavia l'orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte.”
    Ecco, questa frase secondo me è una chiave importante, che dice molto dello spirito che pervade Auto da fé.

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  • 3

    Kafkiano

    Kafkiano...

    E' sempre una sconfitta abbandonare un libro, specialmente se ne abbiamo lette già 200 pagine e se siamo consapevoli che sia un libro di spessore, ma continuare ad ostinarsi avrebbe signif ...continuer

    Kafkiano...

    E' sempre una sconfitta abbandonare un libro, specialmente se ne abbiamo lette già 200 pagine e se siamo consapevoli che sia un libro di spessore, ma continuare ad ostinarsi avrebbe significato portarmelo dietro per un mese come una tortura... un auto da fè insomma...

    L'inizio mi è piaciuto molto, purtroppo con il procedere della storia l'assurdo ha preso il sopravvento e la lettura è diventata così fastidiosa e angosciante che trovavo mille scuse per non andare a letto a leggere. Nella postfazione Canetti spiega la genesi del libro, il messaggio che voleva dare e la sua incondizionata ammirazione per Le metamorfosi di Kafka, e qui ho detto tutto; personalmente non sono riuscita a leggere Kafka per una dose eccessiva di angoscia trasmessami, e qui il meccanismo si è ripetuto. Sicuramente Canetti è riuscito nel suo intento e le critiche positive ed il Nobel lo confermano, resta il fatto che per me certi generi risultano illeggibili, la mia salute mentale viene prima.

    Citazioni

    "Proprio le spinte occasionali e inattese danno agli uomini un indirizzo per la vita."

    "I mobili suscitavano in lui una vera ripugnanza. Lo spazio che occupavano contrastava con l'esiguità della loro importanza."

    dit le 

  • 4

    Ci sono giri del mondo letterari e libri che ti fanno fare il giro del mondo.

    A cominciare dall’autore: Elias Canetti, nato in Bulgaria, naturalizzato britannico, scrittore di lingua tedesca, insignit ...continuer

    Ci sono giri del mondo letterari e libri che ti fanno fare il giro del mondo.

    A cominciare dall’autore: Elias Canetti, nato in Bulgaria, naturalizzato britannico, scrittore di lingua tedesca, insignito con il Premio Nobel (svedese) per la letteratura nel 1981, noto per influssi taoisti e buddhisti nei suoi scritti. E poi, naturalmente, c’è il romanzo.

    “Auto da fé“, primo e unico romanzo di Canetti, è ambientato in quella Vienna austriaca che ancora profumava di MittelEuropa (facendomi un po’ sentire un pochino a casa mia) negli anni che seguono il primo conflitto mondiale e che anticipano il sorgere e l’affermarsi del nazismo. E se non avessimo piantato un numero sufficiente di bandierine in giro per il globo, abbiamo la possibilità di innalzarne un’altra: per la forza dei personaggi e per alcuni accenni (non troppo velati) al demoniaco, è inevitabile un accostamento a Dostoevskij, con il quale Canetti condivide certamente l’interesse per il lato più oscuro dell’animo umano. E così anche la Russia è servita…

    Il protagonista è il quarantenne Peter Kien, sinologo di fama mondiale ma scarsamente interessato alla fama e alla gloria: unico suo interesse sono i libri, per i quali ha una adorazione quasi mistica e quasi religiosa. Percepisce confusamente il pericolo della socialità e del confronto e quando prova ad affrontarlo i risultati sono tragici: la sua donna di servizio, che in impulso di ricerca di felicità arriva a sposare, si dimostra un essere insulso che in combutta con il portiere dello stabile ha come unico obiettivo la rovina finanziaria del protagonista. Ed è solo l’inizio… Senza spoilerare eccessivamente, vi basti sapere che tutti (e intendo davvero tutti) i personaggi che incontrerà susciteranno il vostro odio più feroce.

    E forse, in fondo, è esattamente questo il miglior e più potente messaggio che questo romanzo anomalo, sospeso fra realtà e fantasia, ci regala: l’odio per l’odio, l’odio per la malvagità gratuita, l’odio per l’incomprensione dell’unicità di un uomo.

    LA CITAZIONE:
    Per lei non si poteva prendere in considerazione che un romanzo. Non che dai romanzi la mente tragga molto nutrimento. Il piacere che forse essi offrono lo si paga a carissimo prezzo: essi finiscono per guastare anche il carattere più solido. Ci s’abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si prende gusto al continuo mutare delle situazioni. Ci si identifica con i personaggi che piacciono di più. Si arriva a capire qualunque atteggiamento. Ci si lascia guidare docilmente verso le mete altrui e si perdono di vista le proprie. I romanzi sono dei cunei che un autore con la penna in mano insinua nella chiusa personalità dei suoi lettori. Quanto più egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore. I romanzi dovrebbero essere proibiti dalla legge.

    --- http://capitolo23.com/2015/12/16/recensione-auto-da-fe-di-elias-canetti/ ---

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  • 0

    1a parte

    14 dic.2015
    finita la 1a di 3 parti : lo so che Canetti è Canetti, personalmente ho preferito la sua trilogia biografica, questo lo leggo con un po' più a fatica :
    prendo una pausa con Perutz e ripar ...continuer

    14 dic.2015
    finita la 1a di 3 parti : lo so che Canetti è Canetti, personalmente ho preferito la sua trilogia biografica, questo lo leggo con un po' più a fatica :
    prendo una pausa con Perutz e riparto a breve.

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  • 4

    Pensavo fosse un mattone, e dopo averlo scaricato gratuitamente ho esitato a lungo prima di leggerlo. Invece scorre molto bene, è anche divertente in molti punti e nonostante la mole è stata una piace ...continuer

    Pensavo fosse un mattone, e dopo averlo scaricato gratuitamente ho esitato a lungo prima di leggerlo. Invece scorre molto bene, è anche divertente in molti punti e nonostante la mole è stata una piacevole lettura.

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  • 4

    Estremo. Una lettura catarchica e ammonitrice per gli adoratori del “dio libro” e per il loro malcelato snobismo verso l’infima umanità non-leggente.
    Tutti gli avvenimenti nascono dallo scontro tra un ...continuer

    Estremo. Una lettura catarchica e ammonitrice per gli adoratori del “dio libro” e per il loro malcelato snobismo verso l’infima umanità non-leggente.
    Tutti gli avvenimenti nascono dallo scontro tra uno sdegnoso depositario di cultura, un intellettuale borioso e saccente e una masnada di personaggi ignoranti e violenti, furbi, disperati e gretti. L’uomo dei libri, Kien, sembra avere in sé l’innocenza della vittima sacrificale, ma di fatto paga a caro prezzo un genetico e assoluto disprezzo verso i suoi simili, una cultura narcisistica e ripiegata su se stessa.
    L’autodafè del protagonista si squaderna sotto i nostri occhi impotenti. Prima la meticolosità maniacale con cui si tiene lontano dal mondo, poi l’incomunicabilità che diventa guerra aperta; quindi il suo ingresso forzato nella società avida e corrotta. Parola dopo parola sembra di correre a rallentatore lungo un precipizio infinito.
    Non stupisce che Autodafè facesse parte di un progetto più vasto poi abbandonato, ovvero la scrittura di una "Commedia umana dei folli" composta da otto romanzi. Canetti raccontò di aver scritto il libro a Vienna, mentre soggiornava in una pensione che sorgeva di fronte a un manicomio. La ripetuta osservazione di quel luogo dove si ammassavano seimila matti fu il pungolo per la scrittura di un romanzo a tratti claustrofobico composizione.
    “…pazzi diventano coloro che pensano sempre e soltanto a se stessi. La demenza è una punizione per l’eccessivo egoismo. Per questo nelle cliniche si raduna la peggior canaglia del Paese. Le prigioni rendono lo stesso servigio, ma la scienza ha bisogno di manicomi come materiale di osservazione”. Kien e gli altri personaggi pagano l’eccesso di egoismo: nessuno si salva, tutti sono corrotti dal loro personale dio e le vanità e desideri di ciascuno si rivelano leggeri e portatori di rovina.
    Insomma, Canetti mette in piedi un gigantesco manicomio reboante, che un narratore esterno osserva con intento scientifico e sguardo impietoso. L’intelaiatura è perfetta, i personaggi sezionati con sarcasmo e ironia spietata, il riso che suscitano le loro dabbenaggini e manie sempre amaro. È un libro pessimista e grottesco che ci salva dalla presunzione schiaffeggiandoci e sbeffeggiandoci.

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  • 5

    Sicuramente un capolavoro, trattasi di pura e grande letteratura mitteleuropea. Opera che ho amato e detestato, così come il protagonista Peter Kien. Mi ha lasciato segni indelebili nell'anima, non lo ...continuer

    Sicuramente un capolavoro, trattasi di pura e grande letteratura mitteleuropea. Opera che ho amato e detestato, così come il protagonista Peter Kien. Mi ha lasciato segni indelebili nell'anima, non lo perdonerò.

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