Auto-retrato do escritor enquanto corredor de fundo

Um livro de memórias

Por

Editor: Casa das Letras

3.9
(4756)

Language: Português | Number of Páginas: 186 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) Japanese , English , German , Chi traditional , Chi simplified , Galego , French , Italian , Dutch , Spanish , Catalan , Swedish , Czech , Polish

Isbn-10: 9724619230 | Isbn-13: 9789724619231 | Data de publicação:  | Edition 1

Translator: Maria João Lourenço ; Curator: Sofia Graça Moura

Category: Biography , Health, Mind & Body , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrição do livro
Em 1982, ao mesmo tempo que abandonava o lugar à frente dos destinos do clube de jazz e que tomava a decisão de se dedicar à escrita, Haruki Murakami começava a correr. No ano seguinte, abalançou-se a percorrer sozinho o trajecto que separa Atenas da cidade de Maratona. Depois de participar em dezenas de provas de longa distância e em triatlos, o romancista reflecte neste livro sobre o que significa para ele correr e como a corrida se reflectiu na sua maneira de escrever. Os treinos diários, a sua paixão pela música, a consciência da passagem do tempo, os lugares por onde viaja acompanham-no ao longo de um relato em que escrever e correr se traduzem numa forma de estar na vida.
Diário, ensaio autobiográfico, elogio da corrida, de tudo um pouco podemos encontrar aqui. Haruki Murakami abre o livro das confidências (e a sua alma) e dá a ler aos seus fiéis leitores uma meditação luminosa sobre esse ser bípede em permanente busca de verdade que é o homem.
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  • 3

    Pain is inevitable. Suffering is optional!

    Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Correndo uno pensa: "Non ce la faccio più, è troppo faticoso". La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è ...continuar

    Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Correndo uno pensa: "Non ce la faccio più, è troppo faticoso". La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo.
    Queste parole riassumono la natura di quell'evento sportivo che si chiama maratona.

    dito em 

  • 3

    corricchio e ho tanto amato murakami, tre stelline me le strappa. Per chi non corre potrebbe essere una noia mortale, per chi corre seriamente una baggianata.

    dito em 

  • 4

    "Penso che il libro si possa catalogare nella categoria «memorie». Non ha uno spessore tale da meritare la qualifica di biografia, e nemmeno lo si può definire un saggio."

    In mezzo ai racconti delle s ...continuar

    "Penso che il libro si possa catalogare nella categoria «memorie». Non ha uno spessore tale da meritare la qualifica di biografia, e nemmeno lo si può definire un saggio."

    In mezzo ai racconti delle sue esperienze come maratoneta e come scrittore, Murakami non solo ci fa scoprire dei lati del suo carattere, ma dà degli spunti su come imparare ad affrontare delle difficoltà. La vita è piena di ostacoli, eppure Murakami va sempre avanti, fino alla fine, senza rinunciare mai. Come gestore di un bar, come corridore, come scrittore, come atleta di triathlon, ma soprattutto come persona.
    La lezione più importante che questo libro ci può dare, secondo me è riassunta in un'unica frase: "Se non altro, alla fine non ho camminato".

    Pur non essendo un amante della corsa, l'ho apprezzato molto; Murakami, come al solito, non delude.

    dito em 

  • 3

    «Scrivere è un’attività malsana. Quando decidiamo di scrivere un libro, cioè di creare una storia dal nulla servendoci di parole e frasi, necessariamente estraiamo e portiamo alla luce un elemento tos ...continuar

    «Scrivere è un’attività malsana. Quando decidiamo di scrivere un libro, cioè di creare una storia dal nulla servendoci di parole e frasi, necessariamente estraiamo e portiamo alla luce un elemento tossico che fa parte del nucleo emotivo dell’essere umano»
    Il senso del libro è proprio qui: nel compenetrarsi tra corsa e scrittura, nell'insistito (a volte troppo: ecco il difetto) parallelismo tra le due attività, nell'analisi delle motivazioni che hanno portato Murakami a dedicarsi ad esse.
    Stile limpido e chiaro, a volte didascalico. Qualcuno ha detto che si tratta di un manifesto poetico e non posso che essere d'accordo.
    Ma mi piace molto di più il Murakami di "Kafka sulla spiaggia" o "1Q84"

    dito em 

  • 3

    C'è chi lo definisce saggio e chi guida, io credo che la definizione migliore l'abbia data il suo autore "Libro di memorie" ed anche se a volte può sembrare il contrario direi che il soggetto non è la ...continuar

    C'è chi lo definisce saggio e chi guida, io credo che la definizione migliore l'abbia data il suo autore "Libro di memorie" ed anche se a volte può sembrare il contrario direi che il soggetto non è la corsa, ma piuttosto un pretesto per parlare di se. Murakami svela molto della sua personalità anche se è a volte il volume diventa didascalico e a tratti noioso e quindi non da tutti digeribile. Io lo suggerirei a tutti quei lettori che,oltre ai romanzi, amano conoscere la persona che c'è dietro ognuno di loro.

    dito em 

  • 2

    Un grande scrittore parla di corsa: non posso non leggerlo fino alla fine. Però la sensazione che già ho letto in alcuni commenti, la confermo: che libro è?Se l'autore non si fosse chiamato Murakami s ...continuar

    Un grande scrittore parla di corsa: non posso non leggerlo fino alla fine. Però la sensazione che già ho letto in alcuni commenti, la confermo: che libro è?Se l'autore non si fosse chiamato Murakami sarebbe stato stampato un libro del genere? L'ho trovato molto superficiale, solo un resoconto delle imprese da maratoneta, ma resoconto molto freddo.
    Preferisco i suoi romanzi.

    dito em 

  • 3

    sicuramente come si dovrebbe scrivere.
    una scrittura che mi ha fatto vedere ciò che era descritto.
    chiuso il libro la domanda: che libro è?
    se non fosse murakami ma bestagno o sig rossi, lo avrebbero ...continuar

    sicuramente come si dovrebbe scrivere.
    una scrittura che mi ha fatto vedere ciò che era descritto.
    chiuso il libro la domanda: che libro è?
    se non fosse murakami ma bestagno o sig rossi, lo avrebbero pubblicato?

    leggerò comunque altra roba sua, che significa bene.

    dito em 

  • 5

    Attraverso il Murakami corridore si scopre il Murakami scrittore e essere umano, ed è una scoperta magnifica per un’amante dei suoi libri. (Italian Book Challenge)

    dito em 

  • 4

    Bella biografia dello scrittore maratoneta giapponese

    Vi sembrerà strano ma invece di comprare 1Q84 di Murakami ho preso L'arte di correre. Perché? Prima di tutto perché mi attirava il titolo, in secundis perché non volevo iniziare un suo romanzo ma una ...continuar

    Vi sembrerà strano ma invece di comprare 1Q84 di Murakami ho preso L'arte di correre. Perché? Prima di tutto perché mi attirava il titolo, in secundis perché non volevo iniziare un suo romanzo ma una sua opera diciamo meno impegnativa come questa che è una sorta di diario di viaggio. Qui l'autore giapponese ci narra la sua personalissima esperienza di corridore e anche di scrittore, cose che entrambe lo affascinano e che nella sua vita combaciano in maniera perfetta. Mi è piaciuto. E molto. Murakami scrive senza censura, come se parlasse con se stesso, e in effetti ci rivela nella prima pagina "la regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, né delle tasse che paga [...] Io, però, non sono un gentiluomo, quindi del galateo me ne infischio. Tuttavia provo un leggero imbarazzo a scrivere questo libro, benché non si tratti di un manuale di igiene fisico-mentale, ma di un testo sulla corsa a piedi [...] Voglio solo fare alcune riflessioni, o forse un soliloquio, su ciò che ha significato per me, per la mia persona, praticare la corsa per tutto questo tempo". Intanto scopriamo che Murakami, quando corre, ascolta la musica. Soprattutto i Lovin' Spoonful, Carla Thomas, Otis Redding, Eric Clapton, Rolling Stones, Vernon Duke, Brian Adams e molti altri.
    Il testo di Murakami fissa il periodo di tempo che va dall'estate del 2005 fino all'autunno del 2006. L'autore ci parlerà come un compagno di corsa, svelandoci la sua vita privata, i suoi gusti letterari, come sono nati i suoi primi romanzi, le fatiche e le gioie che gli ha riservato la vita. Ed è bello come ci descrive proprio il suo primo approccio alla scrittura: "Stavo per compiere trent'anni. Ero arrivato a un'età in cui non potevo più definirmi "un giovane". Così ho concepito il proposito di scrivere dei romanzi - una cosa che non mi era mai passata per la mente prima di allora. [...] Era il 1° aprile 1978, verso l'una e mezzo del pomeriggio. Quel giorno, seduto sulla gradinata dello stadio di Jingu, guardavo una partita di baseball bevendo una birra. [...] Hilton fece una battuta a terra lungo la linea sinistra del campo - il suono secco della palla contro la mazza risuonò nello stadio - poi a velocità pazzesca girò la prima base e si fermò sulla seconda. Ecco, fu in quel momento che mi colpì il pensiero 'voglio scrivere un romanzo'. [...] Mi recai in una cartoleria di Shinjuku, comprai una risma di fogli e una stilografica da circa mille yen. Un piccolo investimento di capitale. Questo succedeva in primavera, in autunno avevo finito di scrivere un'opera di duecento fogli da quattrocento caratteri. Mi sentivo molto soddisfatto. [...] E' il romanzo che venne poi pubblicato con il titolo Ascolta la canzone nel vento. Ciò che mi interessava era la scrittura in sé, non tanto che il libro vedesse o meno la luce".
    Adesso cito alcune frasi del libro che a me sono molto piaciute: "Ciò che mi interessa è se riesco o meno a raggiungere gli obiettivi che io stesso mi sono prefisso. [...] Scrivere un libro è un po' come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno. [...] L'essenziale è superare anche di poco il livello raggiunto in precedenza. [...] Una persona riesce a costruire la propria personalità e a preservare la propria autonomia proprio perché è differente da tutte le altre. [...] Quando faccio qualcosa, qualunque essa sia, se non mi ci dedico anima e corpo non concludo nulla, sono fatto così. [...] Bene o male sono arrivato alla laurea, ma non rammento di aver mai trovato, nemmeno una volta, qualche attrattiva nello studio. [...] Non si può essere simpatici a tutti, la verità è questa".

    dito em 

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