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Auto da fé

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi ; 114)

4.2
(1291)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 548 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Polacco

Isbn-10: 8845904865 | Isbn-13: 9788845904868 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Traduttore: Bianca Zagari ; Prefazione: Luciano Zagari

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , Games

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Descrizione del libro
con l'aggiunta del saggio: Il mio primo libro Auto da fé. Nuova ed. riv.
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  • 3

    Sono un po' deluso dopo l'entusiasmo della lettura del primo libro autobiografico di Canetti.
    Autodafé è molto complesso e richiede una grande attenzione. Lo definirei un romanzo psicanalitico dell'inizio del 900. Ma non mi ha convinto. L'ultimo capitolo poi descrive e si sofferma sulla misoginia ...continua

    Sono un po' deluso dopo l'entusiasmo della lettura del primo libro autobiografico di Canetti. Autodafé è molto complesso e richiede una grande attenzione. Lo definirei un romanzo psicanalitico dell'inizio del 900. Ma non mi ha convinto. L'ultimo capitolo poi descrive e si sofferma sulla misoginia del protagonista in modo sicuramente curioso e anche in questo caso eccessivo. Continuerò a leggere Canetti. Che comunque scrive in un modo davvero eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanti sforzi faccia l’Autore, a me il protagonista di questo romanzo, l’ineffabile Peter Kien, non riesce ad risultarmi antipatico. Uno che non si è mai rassegnato alla barbarie del mondo, che non si piega ai sentimenti, che è indifferente al cibo perché durante i pasti segue i suoi pensieri ...continua

    Per quanti sforzi faccia l’Autore, a me il protagonista di questo romanzo, l’ineffabile Peter Kien, non riesce ad risultarmi antipatico. Uno che non si è mai rassegnato alla barbarie del mondo, che non si piega ai sentimenti, che è indifferente al cibo perché durante i pasti segue i suoi pensieri e non è neppure cosciente di ciò che ha in bocca, che considera il romanzo qualcosa che finisce per guastare anche il carattere più solido (Ci s’abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si arriva a capire qualunque atteggiamento)-, ebbene un essere così è un topos letterario senza pari; se si ha il coraggio di uscire dalle limitate categorie mentali che ci vengono imposte, lo si apprezza come una figura grandiosa ed eroica, spiazzante, gigantesca.

    Il suo disprezzo verso gli esseri umani, diciamo la verità, è perfettamente motivato; e lui non conosce l’amore perché lo distoglierebbe da quelli che considera i suoi figli, cioè i libri, che gli parlano, lo chiamano, lo investono di responsabilità e popolano i suoi sogni e le sue giornate. E la misoginia? Non è poi così grave, a ben vedere; è una conseguenza della misantropia, io direi che per paradosso il nostro realizza –forse inconsapevolmente- la vera parità, detestando tutti allo stesso modo, e da tutti essendo ugualmente disturbato.

    È spietato con tutti , ma attenzione, anche con sé stesso. E già, perché questa sua attitudine critica e cinica verso il genere umano non gli impedisce di finire fra le grinfie della peggior donna che sia mai esistita al mondo: un tipo come Kien avrebbe dovuto sommergerla di disprezzo per la sua rozzezza, ignoranza, grettezza; invece no, quest’uomo non fa che stupirci, vede in lei qualcosa di buono, e si consegna alla propria rovina.

    Il libro è di una potenza devastante, una miscela micidiale di angoscia e ironia che afferra il lettore e lo trascina verso l’irrazionale, gli abissi del sogno (certi incubi di Kien sono pieni di simbologie che riportano ai riti primitivi, pappa buona per psicanalisti e antropologi), fino ad arrivare al surreale (e questa per i miei gusti è la parte più difficile da leggere e da digerire). Fuori dalla sua sterminata biblioteca, il nostro uomo vive le peggiori disavventure nei luoghi simbolo della società: la città cupa e ostile, la cattedrale, il Monte dei Pegni (un mondo a sé stante splendidamente descritto, spietato nelle sue rigide leggi, trionfo della miseria, dell’ipocrisia e della carità fasulla); e nelle situazioni più difficili per chiunque: la folla, la polizia, i furbi profittatori. Nell’ultima parte della storia compare la figura che ridà equilibrio, il saggio fratello di Kien, perfettamente integrato, lo psichiatra che tratta i pazienti come se fossero degli esseri umani, il cui proposito è imparare da loro e non guarirne nessuno; un uomo che ha il dono di attirare la fiducia del prossimo, che vive nella positività pur con le sue folli teorie sulla massa e l’”umanità”. Il dialogo fra i due fratelli è lo scontro di due opposte concezioni del mondo e della vita, con un gustoso excursus mitologico su come le donne abbiano nei secoli portato rovina e disastri al genere umano. Impossibile trovare un punto d’incontro, i due dovranno separarsi per sempre. Il racconto si conclude nell’unico modo possibile e coerente; noi lettori compulsivi lo capiamo bene, non stiamo certo a rincorrere l’illusione della felicità… La felicità, questa spregevole meta degli analfabeti....

    ha scritto il 

  • 5

    una vita di ossessioni

    Le ossessioni di tutti i personaggi portate alle estreme conseguenze. Un libro che non annoia mai. Un circo di personaggi malconci: Il topo di biblioteca, il nano, l'enorme avida moglie, il portiere violento e tutti gli altri, ognuno con le proprie ossessioni. Una lettura certamente non convenzio ...continua

    Le ossessioni di tutti i personaggi portate alle estreme conseguenze. Un libro che non annoia mai. Un circo di personaggi malconci: Il topo di biblioteca, il nano, l'enorme avida moglie, il portiere violento e tutti gli altri, ognuno con le proprie ossessioni. Una lettura certamente non convenzionale. Libro estremamente consigliato

    ha scritto il 

  • 5

    Atto di fede

    Il titolo, voluto fortemente dall'autore, tradotto dal portoghese vuol dire atto di fede che era il nome di uno dei cerimoniali più diffusi e disumani al tempo dell'inquisizione. Il personaggio principale è Peter Kien, un rinomato sinologo che trascorre le sue giornate in uno stato di totale iso ...continua

    Il titolo, voluto fortemente dall'autore, tradotto dal portoghese vuol dire atto di fede che era il nome di uno dei cerimoniali più diffusi e disumani al tempo dell'inquisizione. Il personaggio principale è Peter Kien, un rinomato sinologo che trascorre le sue giornate in uno stato di totale isolamento dagli altri. Sua unica compagnia sono gli amati libri. Aborrisce qualsiasi contatto fisico e l’isolamento, da lui maniacalmente ricercato, gli concede quella parvenza di serenità e sicurezza di cui necessità per vivere sereno. Ma proprio questo suo isolamento e la totale mancanza di relazioni con altre persone lo rende ingenua e facile vittima della cinica Therese, sua donna di servizio, che mira esclusivamente ai suoi soldi. Finisce per sposarla e da lì il romanzo prende una piega sempre più tragica ma anche simbolica degli anni in cui visse l’autore. Il personaggio di Kien è struggente. Deve essere da qui che ha preso spunto Tornatore per il suo "La migliore offerta". Kien è molto simile a Virgil oldman. Entrambi hanno orrore per i rapporti umani, per il contatto fisico. Entrambi preferiscono ed amano degli oggetti, seppure di grande levatura artistica, (libri per il primo e quadri per il secondo)piuttosto che il genere umano. Entrambi sono estremamente fragili e bisognosi di amore. Facili prede di chi amore non ha. Il linguaggio è talvolta un po’ “pesante” e ricercato ma l’enorme bellezza e profondità del suo contenuto vale bene questa pesantezza.

    ha scritto il 

  • 2

    Un romanzo che o si adora o si detesta. Ho faticato non poco ad arrivare alla conclusione, e ora posso dirlo: non fa per me. Questo gusto per l'evento paradossale, per il personaggio meschino, questo amore per il grottesco, insomma, di cui tutto il volume è permeato, logora. Solo nella terza part ...continua

    Un romanzo che o si adora o si detesta. Ho faticato non poco ad arrivare alla conclusione, e ora posso dirlo: non fa per me. Questo gusto per l'evento paradossale, per il personaggio meschino, questo amore per il grottesco, insomma, di cui tutto il volume è permeato, logora. Solo nella terza parte, quando la narrazione diventa più convenzionale, per contrasto si comprende appieno il genio di Canetti, capace di entrare nella testa dei folli e mostrarcene i percorsi. Ma stiamo parlando delle ultime settanta pagine, che mi hanno trovata già esacerbata e stanca. Un libro troppo prolisso, troppo confuso... semplicemente un libro troppo... di tutto.

    ha scritto il 

  • 2

    Inizia benissimo nel descrivere la psicologia di due personaggi buffi fino al grottesco. Poi però si perde. si perde in una logorrea eccessiva, in una galleria di personaggi che sembrano fare a gara in stramberie senza alcun motivo, in una selva di psicologie di ritardati e per finire in un deus ...continua

    Inizia benissimo nel descrivere la psicologia di due personaggi buffi fino al grottesco. Poi però si perde. si perde in una logorrea eccessiva, in una galleria di personaggi che sembrano fare a gara in stramberie senza alcun motivo, in una selva di psicologie di ritardati e per finire in un deus ex machina che nel giro di un capitolo sistema quello che è stato disfatto in 15 capitoli precedenti.

    ha scritto il 

  • 0

    Pagine molto belle ma anche lunghi momenti di noia. Una scrittura fatta di frasi brevi e ritmate, ma che a me non piacciono poi molto. Il libro a volte sembra quasi fantastico, grottesco, bizzarro, ma altre volte si lancia in considerazioni più che serie anzi, decisamente tragiche. Come libro no ...continua

    Pagine molto belle ma anche lunghi momenti di noia. Una scrittura fatta di frasi brevi e ritmate, ma che a me non piacciono poi molto. Il libro a volte sembra quasi fantastico, grottesco, bizzarro, ma altre volte si lancia in considerazioni più che serie anzi, decisamente tragiche. Come libro non mi è piaciuto, troppo slegato, la storia del sinologo Peter Kien è alternata a quella del nano Fischerle (grande!!!), del portiere Pfaff, del fratello di Peter, Georg. Ho fatto fatica a finire il libro. Non posso dire che sia brutto, ma non è stata una lettura semplice, mi ha fatto sempre sentire un senso di disagio, di avversione. Molti dei personaggi sono di una antipatia palpabile, voluta. Stendiamo poi un velo pietoso sui giudizi distruttivi, severi e definitivi sulla donna, rappresentata in tutta la sua “inutilità” e “ignoranza” da Therese, prima governante e poi moglie di Kien. Spero che Canetti, in questo caso, non abbia voluto mettere nella bocca dei suoi protagonisti, il suo pensiero, altrimenti sarebbe decisamente da censurare.

    ha scritto il 

  • 5

    tutti i personaggi del libro sono descritti in maniera quasi maniacale e tutti sopra le righe.possiamo amarlo e odiarlo(tanto che molti non riescono a finirlo)ma una volta entrati nel vortice della trama non si puo' far altro che ammirare lo stile,la scrittura di Canetti.mi rimane oscuro il signi ...continua

    tutti i personaggi del libro sono descritti in maniera quasi maniacale e tutti sopra le righe.possiamo amarlo e odiarlo(tanto che molti non riescono a finirlo)ma una volta entrati nel vortice della trama non si puo' far altro che ammirare lo stile,la scrittura di Canetti.mi rimane oscuro il significaro ultimo ma conoscendo l'autore non e' detto che ce ne sia uno!

    ha scritto il 

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