Autobiography

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Publisher: Penguin

3.8
(37)

Language: English | Number of Pages: 362 | Format: Hardcover

Isbn-10: 0141395087 | Isbn-13: 9780141395081 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others , Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , Music

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Book Description
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  • 5

    Every silver lining has a cloud

    È Morrissey. Dunque non scriverà mai niente di "politically correct". Leggendo la sua autobiografia – mentre si ripercorrono gli anni '60 trascorsi nell'impietosa Manchester, dove la violenza e le gan ...continue

    È Morrissey. Dunque non scriverà mai niente di "politically correct". Leggendo la sua autobiografia – mentre si ripercorrono gli anni '60 trascorsi nell'impietosa Manchester, dove la violenza e le gang giovanili sono il pane quotidiano, fino al declino di una carriera solista non all'altezza degli splendori dell'epoca degli Smiths - si viene subito proiettati all'interno della personalità di un uomo introverso e sensibile, a tratti paranoide, perennemente in lotta con il mondo e con il prossimo. E con grosse difficoltà nel mantenere rapporti costruttivi anche con i compagni di vita. Come Johnny Marr, per il quale ha lo stesso risentimento che si potrebbe riservare ad un ex dopo una storia finita male.
    C'è tanto del leader degli Smiths in queste pagine: la sintassi fratta e poco limpida, i giochi di parole, gli scatti d'ira, i motti cinici che marchiano a fuoco le sue canzoni, la sessualità controversa, l'egocentrismo. Parla sempre di sé. Quasi ossessivamente. Morrissey: il bersaglio dei giornalisti, avvoltoi senza cuore che travisano sempre quello che dice. Morrissey: l'odiato front man obbligato a risarcire fior fior di quattrini agli ex compagni di gruppo. Morrissey: incompreso dalle classifiche inglesi. Morrissey: lo sfruttato dalle case discografiche. Morrissey: la verità assoluta. Morrissey: che ama i suoi fan solo quando lo adorano come un Dio.
    Questo, ovviamente, non è possibile. Eppure, se si vuole entrare all’interno del magico-mondo-del-mal-di-vivere di Steven Patrick, non resta che piegarsi all’autocompiacimento che riserva alla propria ironica depressione, alla convinzione asociale di essere sempre spodestato dal trono a causa di un gioco sporco fatto alle sue spalle. Non desidera farsi amare. E questo perché vuole dimostrare di non averne bisogno, mentre continua a cercare apprezzamenti.
    Da parte nostra, lo amiamo per ciò che è e continuerà ad essere: un’icona del disagio, non necessariamente giovanile. Ci sono cose che non oseremmo mai dire, rivelare agli altri. Queste sono le parti più recondite e nascoste del nostro “essere”, tanto difficili da gestire, con cui siamo costretti a fare i conti ogni volta che ci ritroviamo “a tu per tu” con noi stessi. Avere il coraggio di farsi apprezzare proprio per il carattere insopportabile è un privilegio di pochi.

    said on 

  • 3

    Ci ho messo tanto a finire di leggerlo...ed ho pure fatto fatica. Più di 450 pagine scritte senza interruzioni, con una prosa che spesso e volentieri sembra un testo delle sue canzoni.
    L'idea che mi s ...continue

    Ci ho messo tanto a finire di leggerlo...ed ho pure fatto fatica. Più di 450 pagine scritte senza interruzioni, con una prosa che spesso e volentieri sembra un testo delle sue canzoni.
    L'idea che mi sono fatto, alla fine, pur essendo un fan, è che debba avere un carattere pessimo. Non fa altro che parlare di come il mondo lo odi e lo tratti male, che sia un prof delle scuole o un giudice o un membro del gruppo. In pochissimi si salvano. Insomma, su tante cose cose mi è venuta la voglia di leggere il punto di vista degli altri, perché non può essere sempre come la racconta. è irrealistico. più che una autobiografia sembra un pezzegolezzo infinitamente lungo. lui sempre povera ed incompresa vittima, ma comunque bravo e bello nonostante il mondo lo odi. via.

    ultima cosa. questo libro non sarà mai tradotto in italiano perché lui deve aver avuto dei problemi con l'editore, e alla fine se l'è presa.

    said on 

  • 4

    Solo per fans

    Morrissey o lo ami o lo odi. Se lo ami puoi sopravvivere a questa lunga autobiografia. Letta in inglese in alcuni punti la sua prosa sembra esattamente quella di una delle sue canzoni. Se non si conos ...continue

    Morrissey o lo ami o lo odi. Se lo ami puoi sopravvivere a questa lunga autobiografia. Letta in inglese in alcuni punti la sua prosa sembra esattamente quella di una delle sue canzoni. Se non si conosce il personaggio può risultare noiosa a lungo andare, è molto interessante la prima parte, quella della sua infanzia e adolescenza, tutto il resto è storia conosciuta, raccontata e filtrata dal suo punto di vista. D'altra parte è la SUA autobiografia. Attendiamo quella di Johnny Marr se vogliamo avere un altro punto di vista. Detto questo, con o senza gli Smiths, Morrissey rimane uno dei miei artisti preferiti in assoluto.

    said on 

  • 4

    David [Bowie] quietly tells me, 'You know, I've had so much sex and drugs that I can't believe I'm still alive,' and I loudly tell him, 'You know, I've had SO LITTLE sex and drugs that I can't believe ...continue

    David [Bowie] quietly tells me, 'You know, I've had so much sex and drugs that I can't believe I'm still alive,' and I loudly tell him, 'You know, I've had SO LITTLE sex and drugs that I can't believe I'm still alive.'

    Morrissey, ladies and gentlemen.

    said on 

  • 0

    "I am no more unhappy than anyone else, and most humans are wretched creatures - cursed by the sadness of being. The world created me and I am here - never realizing that I am in love until it gets me into trouble"

    Avrebbe potuto essere una bella storia di dannazione e redenzione, quella raccontata da Morrissey in questa autobiografia; avrebbe potuto essere la storia di un sopravvissuto alla violenza fisica dell ...continue

    Avrebbe potuto essere una bella storia di dannazione e redenzione, quella raccontata da Morrissey in questa autobiografia; avrebbe potuto essere la storia di un sopravvissuto alla violenza fisica della strada (in una Manchester nella quale anche il sangue ha il colore del fumo) e alla violenza psicologica di una scuola che sa insegnare soltanto a prevaricare e sopraffare l'altro, grazie alla musica ed alla televisione (che raccontavano di un mondo diverso, di un paradiso in terra per chi ce l'avesse fatta).
    Ed in effetti, le prime pagine prendono proprio questa direzione; inutile dire che si tratta delle pagine più belle (e poco importa se non tutto è accaduto, o se non tutto è accaduto come Morrissey lo racconta): troppo spesso attraversate dalla morte, ripercorrono disordinatamente i primi, importantissimi anni di una vita fragile intrecciata di poesia, concerti, dischi e psicofarmaci. Con trenta, quarant'anni di distanza assistiamo alla formazione di una personalità, al consolidarsi di un immaginario costellato di santi-teppisti, di amori sbagliati, di pantaloni calati di fronte ad un'autorità oppressiva che non rappresenta altro che se stessa ed il proprio ingiusto potere. Una sensazione inebriante accompagna la lettura; sembra che tutto debba ancora succedere, che le amarezze degli anni a venire possano essere facilmente scongiurate, che la brutta musica degli ultimi tempi non esista affatto.
    La resurrezione del giovane poeta si perfeziona, naturalmente, con la formazione degli Smiths. I cinque anni di sodalizio artistico con Johnny Marr (del quale Moz parla come parlerebbe di un amante) si leggono in un soffio. Non è, purtroppo, solo art for art's sake; Morrissey è troppo preso a preoccuparsi della scarsa promozione, dell'incapacità della Rough Trade a lanciare e rappresentare al meglio la band, di una divisione equa di introiti: la bellezza muore in fretta, quello che avrebbe potuto essere sfuma all'improvviso in uno scioglimento brusco e in una serie interminabile di orribili cause (quante pagine dedicate al processo Joyce contro Morrissey e Marr!).
    Il resto del libro è il racconto di tour estenuanti, di nuova musica (e di un'ispirazione che inaridisce, inesorabile, con il passare dei mesi) e di nuove morti, di un pubblico sempre più devoto (ma accanto alla gratitudine per questa gente che sembra vivere di lui, Morrissey mette troppo compiacimento), di un ostracismo sempre più feroce da parte di certa stampa, di certe emittenti radiofoniche; di una vita più calma e più solitaria.

    Erano mesi che non ascoltavo più una canzone degli Smiths. Non so se questo sia un bene o un male; è un fatto, tutto qui. Ancora sorrido, ovviamente, a vedere video come questo

    https://www.youtube.com/watch?v=O2MOuMWUa70

    e quasi mi commuovo a vederli così belli. Ma i giorni in cui li ascoltavo ininterrottamente non torneranno più.
    La doverosa lettura di questo libro chiude, simbolicamente, un lustro di musica speciale e di grande, inutile devozione.

    said on