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Autopsia dell'ossessione

Di

Editore: Mondadori

3.4
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804595426 | Isbn-13: 9788804595427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
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  • 3

    Considerazioni sparse di un lettore che non conosce i precedenti romanzi dell’autore.
    Complimenti per lo stile (ricco, personale, post-moderno nella migliore accezione), qualche dubbio sul narrato. Dubbi che si sciolgono completando la lettura, con l’emergere di un significativo quadro d’in ...continua

    Considerazioni sparse di un lettore che non conosce i precedenti romanzi dell’autore.
    Complimenti per lo stile (ricco, personale, post-moderno nella migliore accezione), qualche dubbio sul narrato. Dubbi che si sciolgono completando la lettura, con l’emergere di un significativo quadro d’insieme, ma non del tutto.
    Al centro, un triangolo omosessuale. Suppongo che il personaggio del culturista Angelo rappresenti il mondo delle borgate pasoliniane che Siti ben conosce. A tratti sembra sentir parlare Ninetto Davoli. Gli altri due vertici del triangolo potrebbero costituire altrettanti alter ego dell’autore. Il protagonista Danilo, un aristocratico in decadenza, di sinistra, non mi sembra molto significativo, nell’Italia odierna. Si poteva scegliere un punto di vista migliore. Quello del professore che ottiene immeritato successo come scrittore, immagino il personaggio più affine all’autore, nel romanzo è però l'antagonista. E questa è un’idea interessante. Tuttavia, a dare credibilità e spessore alla vicenda è, a mio modesto parere, un personaggio secondario, l’anziana madre di Danilo. E non solo per gli inevitabili spunti edipici, ma anche per la sua autenticità intrinseca (prima e dopo la malattia).
    Altra perplessità: tolti i momenti di sesso estremo, siamo sicuri che si tratti di vera ossessione, e non di una semplice passione possessiva?

    ha scritto il 

  • 0

    Scavare troppo a fondo

    di Silvia Costantino


    Il risvolto di copertina di Autopsia dell’ossessione, ultima fatica di Walter Siti, parla del romanzo come della conclusione di una trilogia iniziata con Troppi paradisi (2006). Troppi paradisi, a sua volta, era definito la conclusione di un ...continua

    di Silvia Costantino

    Il risvolto di copertina di Autopsia dell’ossessione, ultima fatica di Walter Siti, parla del romanzo come della conclusione di una trilogia iniziata con Troppi paradisi (2006). Troppi paradisi, a sua volta, era definito la conclusione di una trilogia iniziata con Scuola di nudo (1994): il romanzo del 2006, dunque, si conferma come snodo fondamentale della pratica narrativa di Siti. Dopo Troppi paradisi (senza considerare Il canto del diavolo), Walter Siti non scrive più in prima persona. L’evoluzione cui si assiste leggendo di fila i tre romanzi della nuova “trilogia” è palese: nel primo un ormai anziano Walter trova il suo assoluto nella forma perfetta di Marcello, il culturista – idolo al centro della narrazione; Il contagio (2008) racconta di un Professore e dei suoi contatti con una borgata romana; si legge la devastazione di una “razza” che ha perso la propria purezza, con buona pace di Pier Paolo Pasolini, e si guarda da lontano l’arrancare, lento ma vitale, del Professore senza nome ma con una chiara identità. Autopsia dell’ossessione, invece, tiene Siti a distanza, lo inquadra da lontano senza mai immetterlo realmente nella scena:...

    Leggi l'articolo completo:
    http://quattrocentoquattro.com/2011/04/27/scavare-troppo-a-fondo/

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultimo capitolo della trilogia iniziata con "Troppi Paradisi" è in assoluto il più amaro, il più crudo e il più esploso, Il titolo è assolutamente calzante: in questo libro l'autore viviseziona l'ossessione, la uccide e ne fa un'autopsia dettagliata, cruda e assolutamente irresistibile alla let ...continua

    L'ultimo capitolo della trilogia iniziata con "Troppi Paradisi" è in assoluto il più amaro, il più crudo e il più esploso, Il titolo è assolutamente calzante: in questo libro l'autore viviseziona l'ossessione, la uccide e ne fa un'autopsia dettagliata, cruda e assolutamente irresistibile alla lettura. E, miracolosamente, nell'autopsia è compresa la svolta, quella che chi ha letto gli altri due libri di sicuro aspettava con ansia.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo è un corpo. Disegnato come avrebbe fatto il Creatore se gli fosse servito... scrivere. Ti getta nella sua ossessione costringendoti a guardare i corpi (la vita, la tua vita) da dentro, dal basso, schiacciato dalla tua ossessione. Trascinato in quell'inferno di dipendenza ti ritrovi ...continua

    Questo romanzo è un corpo. Disegnato come avrebbe fatto il Creatore se gli fosse servito... scrivere. Ti getta nella sua ossessione costringendoti a guardare i corpi (la vita, la tua vita) da dentro, dal basso, schiacciato dalla tua ossessione. Trascinato in quell'inferno di dipendenza ti ritrovi quasi sempre solo, a riflettere sui tuoi limiti, sperando di poteri rialzare. Il sollievo dura un istante. Fino a quando la rinnovata ossessione si affaccia nella tua vita. Allora ricordi Danilo e la sua levigata umanità, brutalizzata, alla ricerca disperata e nostalgica della felicità, che sembra valere così poco e che invece costa un'ossessione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un saggio più che un romanzo, tutto da sottolineare per la bellezza e la perfezione di certe frasi, certe definizioni dell'ossessione amorosa. Forse c'è meno vita che in Troppi Paradisi, però mi piace questo gioco di specchi, questa capacità di osservare la stessa materia da un punto di vista div ...continua

    Un saggio più che un romanzo, tutto da sottolineare per la bellezza e la perfezione di certe frasi, certe definizioni dell'ossessione amorosa. Forse c'è meno vita che in Troppi Paradisi, però mi piace questo gioco di specchi, questa capacità di osservare la stessa materia da un punto di vista diverso.

    ha scritto il 

  • 0

    E che palle! Sempre la stessa solfa!

    Ormai Siti comincia tutti i suoi libri in modo diverso ma sempre finisce col parlare del solito culturista e della sua relazione con lui. Non se ne esce. La scrittura è sempre ottima, anche se questa volta un po' più ricercata e meno immediata, le premesse delle poche pagine iniziali diverse semp ...continua

    Ormai Siti comincia tutti i suoi libri in modo diverso ma sempre finisce col parlare del solito culturista e della sua relazione con lui. Non se ne esce. La scrittura è sempre ottima, anche se questa volta un po' più ricercata e meno immediata, le premesse delle poche pagine iniziali diverse sempre ottime, ma alla fine è sempre la stessa solfa. E non se ne può più.

    ha scritto il 

  • 5

    Bravo Siti...

    Ma vale quattro stelle e mezzo.


    Siti caro, ti do mezza stella in meno perché mi sei sembrato come più artefatto delle tue precedenti prove; perché alcuni passaggi sono troppo autoreferenziati e di difficile recepimento per chi legge un tuo libro per la prima volta (del resto anche io Scuol ...continua

    Ma vale quattro stelle e mezzo.

    Siti caro, ti do mezza stella in meno perché mi sei sembrato come più artefatto delle tue precedenti prove; perché alcuni passaggi sono troppo autoreferenziati e di difficile recepimento per chi legge un tuo libro per la prima volta (del resto anche io Scuola di nudo, a suo tempo, lo trovai ostico ed a tratti incomprensibile); ed infine perché invidio la tua scrittura brillante ed arroventata, sottile e fendente, cupa ed accecante.
    Il tuo libro è un salto nel vuoto, un pugno allo stomaco, un arrancare verso la completa perdita del senso della morale, l'espiazione di tutti i peccati del piccolo uomo che è dentro ciascuno di noi.

    ha scritto il 

  • 3

    due e mezzo, famo tre

    qui, meglio. http://romanzo.unitn.it/recensioni/Siti_Autopsia2.htm

    Non è che sia scritto male, o che sia brutto, o che o-mio-dio-le-foto-che-scandalo. è casomai che non dice niente di nuovo, i momenti lirici (le proposizioni sono una parte interessante molto molto molto Roland Barthes ma sarebbero da leggere tutte di fila) che tanto amo in Siti si sono quasi completamente persi, ormai è "esaurito" e secondo me lo sa anche lui, Walter.
    Tant'è che per molti aspetti questo romanzo non è, come vorrebbe il risvolto di copertina, la "fine di una trilogia che parte da Troppi paradisi, ma è una propaggine estrema di ciò che ha avuto inizio da Scuola di nudo, completamente ribaltato e messo in un'altra prospettiva. i temi ci sono tutti - la madre, il gay ricco che lui non è mai stato ma che in realtà alla fine non è manco così faigo, l'amica etero che si sacrifica per gli altri, l'amico cinico, ovviamente Lui (Angelo, Ercole, Marcello) - in effetti c'è un sacco di TP, e la cosa salta subito all'occhio, quindi si capisce perché il risvolto dica così. Ma sarebbe riduttivo.
    Solo che se fosse davvero un altro "seguito" di TP dopo Il contagio sarebbe un passo indietro: che fine hanno fatto le analisi di costume e società, le storie pressanti dei coatti di Roma, la decadenza dell'Italia? Ci sono e non ci sono, c'è tutto in teoria, ma non c'è nulla: tutto è assorbito da un uomo che si chiama Danilo Pulvirenti, come tutti, e che non è capace di guardare fuori di sé (anche se odia Berlusconi, ma perché lo odia? e perché questo odio è a voltaggio così basso?). In effetti è un'autopsia, ma un'autopsia che non risolve, che non conduce a nulla: siamo di nuovo al punto di partenza.
    Il problema è che è l'ennesimo libro che promette di essere "l'ultimo": ma non lo sarà, una volta che Danilo Pulvirenti si è eliminato da solo e lui ha campo libero, anche se in terza persona. E la domanda, che già in Autopsia dell'ossessione si pone con una discreta forza, è: ma cos'altro c'è da dire?

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle (e mezzo)

    Lo ammetto, questo libro non mi ha convinto del tutto. Walter Siti è un grandissimo scrittore e dell'ossessione a cui si riferisce il titolo (cioè quella del protagonista/io narrante/alter ego di - quasi - tutti i suoi libri per i culturisti in generale, e per un culturista in particolare, le cui ...continua

    Lo ammetto, questo libro non mi ha convinto del tutto. Walter Siti è un grandissimo scrittore e dell'ossessione a cui si riferisce il titolo (cioè quella del protagonista/io narrante/alter ego di - quasi - tutti i suoi libri per i culturisti in generale, e per un culturista in particolare, le cui immagini e il cui nome sembrano ricondurre, in un inestricabile gioco tra biografia e finzione, ad una persona reale, il culturista romano Massimo Serenelli) è riuscito a fare un tema universale quanto più andava apparentemente a concentrarsi sul particolare, anzi sul particolarissimo: s/m e prostituzione maschile. Ma se molte delle opere precedenti traevano la loro forza emotiva dalle sconcertanti implicazioni potenziali del rendere Walter Siti (o quantomeno "un" Walter Siti) protagonista del racconto, qui l'autore ribalta la prospettiva e si concentra su un personaggio minore, un Rivale di Walter Siti accomunato/affratellato a lui dall'ossessione per il culturista di cui sopra. Questo cambio di prospettiva, però, riduce di molto l'impatto del racconto. Tutto sembra più distante, più astratto (astrazione accentuata ancor più dall'inserimento di ventiquattro "proposizioni" sul tema dell'ossessione), e, almeno per me, sostanzialmente meno rilevante. Che poi Walter Siti compaia alla fine del racconto nel suo ruolo di Rivale del Rivale finisce a mio parere per suggellare l'artificiosità del tutto. Ma Walter Siti non sarebbe il grande scrittore che è se persino in un libro meno riuscito non ci fossero pagine memorabili, e qui sono quelle dedicate ai personaggi che circondano il protagonista, in particolare la madre. I capitoli dedicati allo straziante, feroce, indissolubile legame tra la madre ottantasettenne ammalata di Alzheimer e il figlio sessantatreenne ormai anche lui agli sgoccioli della sua esistenza, sono una lettura devastante, assai più delle scene (appena accennate, in realtà) di torture s/m a cui l'ineffabile, inaffidabile, immarcescibile culturista si sottopone regolarmente. Concludendo: per chi ama e conosce l'opera di questo scrittore, "Autopsia dell'ossessione" è un corollario significativo; chi non lo abbia mai letto si copra il capo di cenere e si procuri al più presto "Troppi paradisi”.

    ha scritto il