Autopsia dell'ossessione

Di

Editore: Mondadori

3.5
(50)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804595426 | Isbn-13: 9788804595427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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    Voltare le spalle alla volgarità e alla guerra: se un oggetto occupa tutto lo spazio visivo, cancella le macerie circostanti.

    Ogni orgasmo richiede disciplina.

    Non posso liberarmi dalla partigianeria ...continua

    Voltare le spalle alla volgarità e alla guerra: se un oggetto occupa tutto lo spazio visivo, cancella le macerie circostanti.

    Ogni orgasmo richiede disciplina.

    Non posso liberarmi dalla partigianeria e non affermare: Walter Siti è il più grande scrittore italiano degli ultimi anni e tutto quel che scrive è di grande spessore anche quando il linguaggio si fa explicit. Anche se dà l’impressione di scrivere sempre la stessa storia, la sua; ma non bisogna farsi troppo ingannare: nella lezione “Il realismo è l’impossibile” fa trapelare come autobiografico e invenzione siano meri artifici letterari.
    In questo romanzo, lo scrittore definisce i suoi libri così e non sarò io a contraddirlo, Siti si guarda, diventa oggetto della propria osservazione; il protagonista di “Autopsia dell’ossessione” non è Walter Siti ma il suo rivale; il professore / scrittore viene evocato come antagonista / alter ego di un borghese ossessionato dai culturisti, da un culturista. E la mimesi si fa totale nel gioco di specchi e rimbalzi.
    Vale la pena di sezionare la narrazione per saperne qualcosa di più su questi aspetti? Non ci basta avere tra le mani un romanzo superiore a tanta produzione italiana, capace di rappresentare senza dichiararlo esplicitamente il degrado culturale? Non dobbiamo ignorare che Siti riesce a fare della vera morale nel momento in cui rinuncia a essere moralista, anzi: accusandosi come abietto; la denuncia funziona molto meglio evitando lo sdegno e limitandosi a una descrizione: senza fronzoli, senza chiose personali, la realtà degradata appare nell’esplosione della sua forza e l’indignazione, o la rassegnazione, viene da sé.
    Come si può conquistare chi già spontaneamente si concede?
    L’ossessione è passione amore dedizione, per vie aberranti. È soprattutto sezionare, perché non si sta meritando la bellezza ma la sta degradando nel modo peggiore, analizzare, ridurre a un dettaglio l’oggetto dell’ossessione. Ancora una volta funziona l’intento catartico, forse mi sbaglio ma a me pare proprio che ci sia: mostrare le conseguenze dell’autopsia, dell’analisi a tutti i costi che si ammala facilmente di ossessione. Scegliendo l’ossessione come oggetto di un’analisi scientifica la rende per nulla attraente.
    Pure il gusto della trasgressione si perde trasformando la vita in una routine di eccezioni. Le visite ai locali sadomaso, le fantasie più inconfessabili diventano normalità. È la loro sconfitta. Del resto, quando si perde il senso del limite e del proibito diventa molto più osé avere, imposte o autoimposte, regole. Tanto che l’ossessione può salvare dalla rovina completa, nel momento in cui s’impone le sue proprie colonne d’Ercole: tutto le è permesso tranne possedere il suo oggetto.
    La contropartita della rinuncia al possesso è la gioia di non porre limiti al desiderio.

    «Tanzio da Varallo… c’è più gusto a sgrullasse ch’a tromballo.»
    Questa perla dedicata a un pittore famoso dalle mie parti, dove ha vissuto e operato, viene dall’oggetto dell’ossessione. Perché non è solo filosofia estetica psicologia psicanalisi l’ossessione ma è una persona reale, approssimazione: meglio sarebbe dire realistica, talmente reale che Siti sceglie di rappresentarla in fotografia. La narrazione letteraria chiede aiuto alla narrazione iconografica e, se devo essere a tutti i costi critico, mi lasciano un po’ perplesso le parti in cui si leggono le fotografie, l’interpretazione, la caccia a simboli metafore archetipi. A costo di lasciare angoli d’incomprensione, Siti poteva affidare il compito al lettore; e non sto dicendo che sarei riuscito a capire quello che l’autore voleva comunicare con le immagini, al contrario.
    «Sei te che me tratti come ‘n oggetto.»
    «Ma magari, dovresti augurartelo… gli oggetti per me sono preziosi.»

    Se c’è un dramma in tutta la storia è quello della persona che, anche nel momento del degrado, anche nel momento del degrado scelto volontariamente, rimane persona.
    «Ciavrò diritto de sognamme quarcosina de pulito pure pe’ me, magara.
    Voi ve pensate che nun ciò ‘na volontà mia… er futuro sarò libero de giocammelo come me pare.»

    Così l’oggetto vuole diventare soggetto, alla faccia dell’antiquario sadomaso e del professore paterno. L’oggetto dell’ossessione può liberarsi, indulto che non è accordato alle sue vittime.

    Nel consumismo, visto come instrumentum regni, si comprano e si vendono frammenti di racconto (di una felicità di cui nessuno conosce l’intero).

    «Insomma, non capisco se il libro lo detesti perché dice il falso, o perché è troppo vero.»

    ha scritto il 

  • 3

    Considerazioni sparse di un lettore che non conosce i precedenti romanzi dell’autore.
    Complimenti per lo stile (ricco, personale, post-moderno nella migliore accezione), qualche dubbio sul narrato. Du ...continua

    Considerazioni sparse di un lettore che non conosce i precedenti romanzi dell’autore.
    Complimenti per lo stile (ricco, personale, post-moderno nella migliore accezione), qualche dubbio sul narrato. Dubbi che si sciolgono completando la lettura, con l’emergere di un significativo quadro d’insieme, ma non del tutto.
    Al centro, un triangolo omosessuale. Suppongo che il personaggio del culturista Angelo rappresenti il mondo delle borgate pasoliniane che Siti ben conosce. A tratti sembra sentir parlare Ninetto Davoli. Gli altri due vertici del triangolo potrebbero costituire altrettanti alter ego dell’autore. Il protagonista Danilo, un aristocratico in decadenza, di sinistra, non mi sembra molto significativo, nell’Italia odierna. Si poteva scegliere un punto di vista migliore. Quello del professore che ottiene immeritato successo come scrittore, immagino il personaggio più affine all’autore, nel romanzo è però l'antagonista. E questa è un’idea interessante. Tuttavia, a dare credibilità e spessore alla vicenda è, a mio modesto parere, un personaggio secondario, l’anziana madre di Danilo. E non solo per gli inevitabili spunti edipici, ma anche per la sua autenticità intrinseca (prima e dopo la malattia).
    Altra perplessità: tolti i momenti di sesso estremo, siamo sicuri che si tratti di vera ossessione, e non di una semplice passione possessiva?

    ha scritto il 

  • 0

    Scavare troppo a fondo

    di Silvia Costantino

    Il risvolto di copertina di Autopsia dell’ossessione, ultima fatica di Walter Siti, parla del romanzo come della conclusione di una trilogia iniziata con Troppi paradisi (2006). T ...continua

    di Silvia Costantino

    Il risvolto di copertina di Autopsia dell’ossessione, ultima fatica di Walter Siti, parla del romanzo come della conclusione di una trilogia iniziata con Troppi paradisi (2006). Troppi paradisi, a sua volta, era definito la conclusione di una trilogia iniziata con Scuola di nudo (1994): il romanzo del 2006, dunque, si conferma come snodo fondamentale della pratica narrativa di Siti. Dopo Troppi paradisi (senza considerare Il canto del diavolo), Walter Siti non scrive più in prima persona. L’evoluzione cui si assiste leggendo di fila i tre romanzi della nuova “trilogia” è palese: nel primo un ormai anziano Walter trova il suo assoluto nella forma perfetta di Marcello, il culturista – idolo al centro della narrazione; Il contagio (2008) racconta di un Professore e dei suoi contatti con una borgata romana; si legge la devastazione di una “razza” che ha perso la propria purezza, con buona pace di Pier Paolo Pasolini, e si guarda da lontano l’arrancare, lento ma vitale, del Professore senza nome ma con una chiara identità. Autopsia dell’ossessione, invece, tiene Siti a distanza, lo inquadra da lontano senza mai immetterlo realmente nella scena:...

    Leggi l'articolo completo:
    http://quattrocentoquattro.com/2011/04/27/scavare-troppo-a-fondo/

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultimo capitolo della trilogia iniziata con "Troppi Paradisi" è in assoluto il più amaro, il più crudo e il più esploso, Il titolo è assolutamente calzante: in questo libro l'autore viviseziona l'os ...continua

    L'ultimo capitolo della trilogia iniziata con "Troppi Paradisi" è in assoluto il più amaro, il più crudo e il più esploso, Il titolo è assolutamente calzante: in questo libro l'autore viviseziona l'ossessione, la uccide e ne fa un'autopsia dettagliata, cruda e assolutamente irresistibile alla lettura. E, miracolosamente, nell'autopsia è compresa la svolta, quella che chi ha letto gli altri due libri di sicuro aspettava con ansia.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo è un corpo. Disegnato come avrebbe fatto il Creatore se gli fosse servito... scrivere. Ti getta nella sua ossessione costringendoti a guardare i corpi (la vita, la tua vita) da dentro, ...continua

    Questo romanzo è un corpo. Disegnato come avrebbe fatto il Creatore se gli fosse servito... scrivere. Ti getta nella sua ossessione costringendoti a guardare i corpi (la vita, la tua vita) da dentro, dal basso, schiacciato dalla tua ossessione. Trascinato in quell'inferno di dipendenza ti ritrovi quasi sempre solo, a riflettere sui tuoi limiti, sperando di poteri rialzare. Il sollievo dura un istante. Fino a quando la rinnovata ossessione si affaccia nella tua vita. Allora ricordi Danilo e la sua levigata umanità, brutalizzata, alla ricerca disperata e nostalgica della felicità, che sembra valere così poco e che invece costa un'ossessione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un saggio più che un romanzo, tutto da sottolineare per la bellezza e la perfezione di certe frasi, certe definizioni dell'ossessione amorosa. Forse c'è meno vita che in Troppi Paradisi, però mi piace ...continua

    Un saggio più che un romanzo, tutto da sottolineare per la bellezza e la perfezione di certe frasi, certe definizioni dell'ossessione amorosa. Forse c'è meno vita che in Troppi Paradisi, però mi piace questo gioco di specchi, questa capacità di osservare la stessa materia da un punto di vista diverso.

    ha scritto il 

  • 0

    E che palle! Sempre la stessa solfa!

    Ormai Siti comincia tutti i suoi libri in modo diverso ma sempre finisce col parlare del solito culturista e della sua relazione con lui. Non se ne esce. La scrittura è sempre ottima, anche se questa ...continua

    Ormai Siti comincia tutti i suoi libri in modo diverso ma sempre finisce col parlare del solito culturista e della sua relazione con lui. Non se ne esce. La scrittura è sempre ottima, anche se questa volta un po' più ricercata e meno immediata, le premesse delle poche pagine iniziali diverse sempre ottime, ma alla fine è sempre la stessa solfa. E non se ne può più.

    ha scritto il 

  • 5

    Bravo Siti...

    Ma vale quattro stelle e mezzo.

    Siti caro, ti do mezza stella in meno perché mi sei sembrato come più artefatto delle tue precedenti prove; perché alcuni passaggi sono troppo autoreferenziati e di dif ...continua

    Ma vale quattro stelle e mezzo.

    Siti caro, ti do mezza stella in meno perché mi sei sembrato come più artefatto delle tue precedenti prove; perché alcuni passaggi sono troppo autoreferenziati e di difficile recepimento per chi legge un tuo libro per la prima volta (del resto anche io Scuola di nudo, a suo tempo, lo trovai ostico ed a tratti incomprensibile); ed infine perché invidio la tua scrittura brillante ed arroventata, sottile e fendente, cupa ed accecante.
    Il tuo libro è un salto nel vuoto, un pugno allo stomaco, un arrancare verso la completa perdita del senso della morale, l'espiazione di tutti i peccati del piccolo uomo che è dentro ciascuno di noi.

    ha scritto il 

  • 3

    due e mezzo, famo tre

    qui, meglio. http://romanzo.unitn.it/recensioni/Siti_Autopsia2.htm

    Non è che sia scritto male, o che sia brutto, o che o-mio-dio-le-foto-che-scandalo. è casomai che non dice niente di nuovo, i momenti ...continua

    qui, meglio. http://romanzo.unitn.it/recensioni/Siti_Autopsia2.htm

    Non è che sia scritto male, o che sia brutto, o che o-mio-dio-le-foto-che-scandalo. è casomai che non dice niente di nuovo, i momenti lirici (le proposizioni sono una parte interessante molto molto molto Roland Barthes ma sarebbero da leggere tutte di fila) che tanto amo in Siti si sono quasi completamente persi, ormai è "esaurito" e secondo me lo sa anche lui, Walter.
    Tant'è che per molti aspetti questo romanzo non è, come vorrebbe il risvolto di copertina, la "fine di una trilogia che parte da Troppi paradisi, ma è una propaggine estrema di ciò che ha avuto inizio da Scuola di nudo, completamente ribaltato e messo in un'altra prospettiva. i temi ci sono tutti - la madre, il gay ricco che lui non è mai stato ma che in realtà alla fine non è manco così faigo, l'amica etero che si sacrifica per gli altri, l'amico cinico, ovviamente Lui (Angelo, Ercole, Marcello) - in effetti c'è un sacco di TP, e la cosa salta subito all'occhio, quindi si capisce perché il risvolto dica così. Ma sarebbe riduttivo.
    Solo che se fosse davvero un altro "seguito" di TP dopo Il contagio sarebbe un passo indietro: che fine hanno fatto le analisi di costume e società, le storie pressanti dei coatti di Roma, la decadenza dell'Italia? Ci sono e non ci sono, c'è tutto in teoria, ma non c'è nulla: tutto è assorbito da un uomo che si chiama Danilo Pulvirenti, come tutti, e che non è capace di guardare fuori di sé (anche se odia Berlusconi, ma perché lo odia? e perché questo odio è a voltaggio così basso?). In effetti è un'autopsia, ma un'autopsia che non risolve, che non conduce a nulla: siamo di nuovo al punto di partenza.
    Il problema è che è l'ennesimo libro che promette di essere "l'ultimo": ma non lo sarà, una volta che Danilo Pulvirenti si è eliminato da solo e lui ha campo libero, anche se in terza persona. E la domanda, che già in Autopsia dell'ossessione si pone con una discreta forza, è: ma cos'altro c'è da dire?

    ha scritto il