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Autopsia virtuale

Di

Editore: Mondadori

2.9
(481)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8852019375 | Isbn-13: 9788852019371 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Port Mortuary - letteralmente il porto dei morti - è il luogo in cui vengono smistati i cadaveri dei caduti in guerra della base dell'Aeronautica militare di Dover. È qui che Kay Scarpetta sta seguendo un corso di addestramento sulle autopsie virtuali quando, in una fredda sera di febbraio, viene richiamata in tutta fretta dalla nipote Lucy e dall'investigatore Pete Marino al CFC di Boston, il nuovo centro di medicina forense civile e militare da lei diretto. Qualcosa di molto grave e inspiegabile è appena accaduto, qualcosa che potrebbe rovinarla sia professionalmente che personalmente, travolgendo nello scandalo la struttura sperimentale di cui è a capo. Un giovane uomo, morto apparentemente per un malore e custodito nella cella frigorifera del CFC, viene trovato in un lago di sangue, e ciò avalla l'ipotesi che fosse ancora vivo quando vi è stato rinchiuso. L'autopsia sul suo cadavere rivela la presenza di agghiaccianti lesioni interne di origine sconosciuta, complicando ulteriormente il quadro. La situazione è tanto più seria in quanto Jack Fielding, vicecapo del centro, è scomparso nel nulla dopo essere stato indagato per un suo presunto coinvolgimento in altre morti sospette. Kay Scarpetta si trova di fronte a un caso estremamente difficile e pericoloso che ha pesanti riflessi non solo sulla sicurezza nazionale, ma anche sulla sua vita privata. In una frenetica corsa contro il tempo, con l'aiuto di Pete Marino, del marito Benton Wesley e della nipote Lucy, Kay deve affrontare un nuovo nemico scaltro e crudele e fare i conti con una vicenda che coinvolge i fantasmi di un passato mai sopito che la riporta indietro di vent'anni, agli inizi della sua carriera professionale. In Autopsia virtuale Patricia Cornwell fa ritrovare ai propri lettori una voce che non sentivano da anni - quella di Kay Scarpetta -, ritornando alla narrazione in prima persona che ha contraddistinto i suoi primi romanzi, dando accesso immediato e diretto alle riflessioni, ai dubbi e alle emozioni del personaggio, raccontando la storia nella sua prospettiva e restituendo tutta la sua complessità.
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  • 2

    Mi manca la vechia Cornwell

    Premetto che è la mia autrice di thriller preferita. Premetto che ho tutti i suoi romanzi. Premetto che adoro Kay Scarpetta però questo libro è un vero e proprio scivolone. E' difficile nella trama, nella scrittura e poco interessante in questa storia fanta-informatico-scientifica piena di nanote ...continua

    Premetto che è la mia autrice di thriller preferita. Premetto che ho tutti i suoi romanzi. Premetto che adoro Kay Scarpetta però questo libro è un vero e proprio scivolone. E' difficile nella trama, nella scrittura e poco interessante in questa storia fanta-informatico-scientifica piena di nanotermini. Preferivo la vecchia Cornwell quella dei tempi di Postmortem, la fabbrica dei corpi etc....E poi, perchè far morire Jack Filding?

    ha scritto il 

  • 4

    6 months spent specializing at Dover, Kay Scarpetta is now back to her Centre, but she finds everything upside down, Jack Fielding not been able to manage things as she wished. In less than three days, she can, now, find out what (and who) is behind the strange murders Marino, Lucy, Benton and Br ...continua

    6 months spent specializing at Dover, Kay Scarpetta is now back to her Centre, but she finds everything upside down, Jack Fielding not been able to manage things as she wished. In less than three days, she can, now, find out what (and who) is behind the strange murders Marino, Lucy, Benton and Briggs are trying to understand. Psychological, other than thrilling.

    ha scritto il 

  • 2

    Serial detectives - 20 ott 13

    Siamo tornati ai livelli più bassi dello scrivere della nostra pur sempre ben volute Patricia. Come scrissi commentando una sua prova di due – tre romanzi fa, ogni tanto sembra che si voglia di forza far uscire qualcosa, anche se sono poche e confuse le idee. Tanto per far rimanere vigili gli est ...continua

    Siamo tornati ai livelli più bassi dello scrivere della nostra pur sempre ben volute Patricia. Come scrissi commentando una sua prova di due – tre romanzi fa, ogni tanto sembra che si voglia di forza far uscire qualcosa, anche se sono poche e confuse le idee. Tanto per far rimanere vigili gli estimatori della dottoressa Scarpetta e delle sue avventure. Ci troviamo così tra le mani un ro-manzo che, a ben guardare, sembra non avere né capo né coda. Intanto (e siamo alle solite) il ti-tolo italiano è lontano anni luce dalla storia in sé. Infatti, se è pur vero che in qualche laboratorio (soprattutto per le forze armate) stiano sperimentando apparati per effettuare autopsie senza “in-vadere” il corpo (con uso di tomografie, risonanze ed altre strumentazioni computerizzate all’avanguardia) e che se ne accenna nelle prime pagine del libro, il resto del romanzo è più incen-trato sul “Porto Obitorio”, cioè sul luogo (o i luoghi) di raccolta dei cadaveri. Sia nella prima parte, dove viene fatto un accenno alle autopsie fatte sui cadaveri reduci dalle zone di guerra, e sia nel resto del romanzo, che si sposta sul Centro messo in piedi da Kay in quel di Boston, sempre con l’aiuto di militari, FBI e sponsor vari. Tra l’altro, le quasi quattrocento pagine si svolgono in circa 48 ore (senza che i protagonisti vadano mai a dormire). La Scarpetta sono sei mesi che lavora a Dover per l’Esercito, analizzando i cadaveri di guerra. Ed il suo centro, nelle mani del suo vice Jack, sembra vada a rotoli. Tanto che la nipote Lucy ed il buon Marino la prelevano da Dover, la riportano a casa, dove si trova ad affrontare alcune morti sospette nonché la scomparsa del suo vice. Siamo a febbraio, e ci sono stati: un atleta massacrato a novembre e ritrovato nelle acque del fiume, un bambino ucciso con una sparachiodi ed un morto per ora ignoto che muore in un parco, e che comincia a sanguinare 12 ore dopo nella cella frigorifera del Centro. Kay viene chiamata per cercare di capire dove mettere le mani, ma si scontra con milioni di reticenze. Lucy non vuole far sapere a Marino di alcuni aggeggi robotizzati che circondano l’ultimo morto. Marino coinvolge l’Esercito senza avvertire Kay. Infine Benton, il marito tanto amato, la tallona, le sta vicino ma sembra sapere molto più di quello che dice e fa molto più di quello che sappiamo. Intanto, io da lettore esterno, avevo supposto fin dalle prime battute che fosse intervenuto nella morte dell’ignoto qualche fattore criogenico che avesse congelato qualcosa che poi, sciogliendosi, ha dato luogo al sanguinamento post-mortem. Non vi dico come, ma è proprio così (e la Cornwell ce lo dice 200 pagine dopo che l’avevamo capito). Inoltre la dottoressa Scarpetta non fa che lamentarsi per tutto il romanzo: il suo vice l’ha tradita, e lei si lamenta, Lucy sparisce, e lei si lamenta, Marino si comporta male (come al solito, direi) e lei si lamenta, il marito è reticente, e lei si lamenta. E tutto questo lamentarsi è di una pallosità ingombrante. Tante che fa perdere il filo del ragionamento. Perché cercando di seguire gli avvenimenti in presa diretta, si saltano passaggi logici, ci si trova di fronte a soluzioni semplici ma non spiegate e senza capire come si è arrivati sin lì. Non c’è neanche un momento catartico, dove l’autore onnisciente si ferma, prende per mano il lettore e gli spiega il casino che ha messo in piedi. Perché la Cornwell cerca di chiudere nodi e fili vari aperti magari una decina di libri prima, le morti in Sudafrica che Scarpetta ha dovuto “subire” ed a cui non si è mai rassegnata. Il vice Jack che ha voluto al suo fianco ma non si capisce perché, dato che è uno psicopatico della bell’acqua. Intanto, Lucy, dopo alcune battute, si eclissa inaspettatamente e non ne vediamo più traccia. Benton porta Kay a casa di Jack dove quest’ultimo giace morto, e la nostra vi trova l’FBI coordinato, guarda un po’, da Marino (ma non era inaffidabile?). Un guazzabuglio. Poi si viene a scoprire che Jack da giovane è stato “violentato” da una donna trentenne, ora rinchiusa in un carcere criminale. Che insieme hanno fatto una figlia che pare anch’essa un po’ labile. Il morto poi tutti (meno Kay) sapevano essere il figliastro di un premio Nobel contrario alla politica belligerante americana. E che lavorava in un laboratorio segreto dove stavano studiando e costruendo mini-droni per guerre future. Una confusione che metà basta. Ma se alla fine scopriamo chi ha ucciso le tre persone di cui sopra, non si capisce perché costruirci sopra un romanzo, se non per tentare di chiudere appunto elementi vari lasciati appesi. E lasciarci l’amaro in bocca, che tra Kay e Benton le cose sono di nuovo sul nero spinto (ma che l’hai fatto tornare a fare, cara Cornwell, se poi ci lasci in questa totale confusione?). E, ultimo e ripeto, la scrittura è affannosa, illogica e completamente avulsa dall’idea che qualcuno stia leggendo queste pagine per trovarci un senso. Mi sembra un libro inutile. Ed ho il sospetto che anche il prossimo, se ci rifacciamo al passato dove ci vogliono almeno due romanzi per tornare a galla, sarà da criticare. Magari ancora più aspramente. D’altra parte, ultimamente ero stato troppo buono, ed avevo sempre cercato di trovare elementi positivi. Qui no. Non leggetelo. Ah, un’ultima chicca dell’edizione Mondadori: a pa-gina 43 si cita Annie Lennox e la sua bellissima canzone “No more I-love-you’s”, peccato salti l’apostrofo facendo diventare i “Non ci sono più i ti amo” un banale e dialettale “Non ve amo più”. (!!)
    “Non potrei biasimarlo se gli pesassero le rinunce che ha fatto e le complicazioni che gli causo io.” (182)

    ha scritto il 

  • 2

    Mah!

    Erano anni che non leggevo Patricia Cornwell. Devo dire che non ho fatto fatica a seguire l'evoluzione del personaggio, solite ambientazioni - anche se nuove, soliti personaggi, solite dinamiche, solite psicologie. Insomma, non mi ha soddisfatto, è come se fosse rimasta ferma, bloccata a 15 anni ...continua

    Erano anni che non leggevo Patricia Cornwell. Devo dire che non ho fatto fatica a seguire l'evoluzione del personaggio, solite ambientazioni - anche se nuove, soliti personaggi, solite dinamiche, solite psicologie. Insomma, non mi ha soddisfatto, è come se fosse rimasta ferma, bloccata a 15 anni fa.
    La trama, banale, è prevedibile e scontata. Non mi è piaciuto....

    ha scritto il 

  • 2

    Quando è il nome che conta

    Una cosa è evidente: se ti chiami Patricia Cornwell puoi far pubblicare a tuo nome veramente qualunque cosa, anche un romanzo sconclusionato, noioso, inutile come questo. Spero almeno che non l'abbia scritto tu.

    ha scritto il