Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Autorità e individuo

By Bertrand Russell

(38)

| Others | 9788878194960

Like Autorità e individuo ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

I saggi che compongono questo libro nacquero come discorsi che Russell tennein occasione di una serie di trasmissioni radiofoniche per la radio inglese.Russell concentrò la sua analisi sul rapporto uomo-società, individuo-pluralit&agrav Continue

I saggi che compongono questo libro nacquero come discorsi che Russell tennein occasione di una serie di trasmissioni radiofoniche per la radio inglese.Russell concentrò la sua analisi sul rapporto uomo-società, individuo-pluralità, confrontando l'istinto umano con la tendenza o la necessità dell'essereumano a costituirsi in società. Vengono quindi prese in esame problematichequali la relazione tra coesione sociale e natura umana, la funzione dell'individualità e dell'aggregazione, l'etica del singolo e la morale comune.

8 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Autorità e individuo

    Un saggio che ripercorre, fin dalle prime civiltà umane, il rapporto tra lo stato e il singolo individuo, considerando anche i vari tipi di governo possibili.
    Uno scritto interessante e attuale ma che spesso risulta ripetitivo.

    Is this helpful?

    Sarah995 said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “Eppure Russell è altrettanto sicuro che non può non esistere un’autorità in qualunque organizzazione sociale: tant’è vero che non usa mezzi termini, né cautele (o ipocrisie) linguistiche, là dove si sente in diritto di precisare che si tratta di un ...(continue)

    “Eppure Russell è altrettanto sicuro che non può non esistere un’autorità in qualunque organizzazione sociale: tant’è vero che non usa mezzi termini, né cautele (o ipocrisie) linguistiche, là dove si sente in diritto di precisare che si tratta di un problema di equilibrio: troppa poca libertà porta al ristagno e troppa libertà porta al caos.”

    “[…] dal quindicesimo secolo al tempo presente, il potere dello stato nei confronti degli individui è andato crescendo di continuo.”

    “Se l’umanità non raggiungerà la sicurezza di un unico governo del mondo, ogni altra cosa che abbia un valore, e non importa di quale specie sia, sarà sempre precaria, e in qualunque momento potrà essere distrutta dalla guerra.”

    “In tutti gli animali sociali, compreso l’uomo, la collaborazione e l’unità di un gruppo hanno qualche fondamento nell’istinto. Questo si presenta nelle sue forme più complete tra le formiche e le api, che, a quanto sembra, non si sentono mai tentate di compiere azioni antisociali, e non deflettono mai dalla loro devozione indefessa al dovere pubblico, ma riconosceremo che essa ha i suoi inconvenienti: le formiche e le api non producono grandi opere d’arte, né fanno scoperte scientifiche, né fondano dottrine religione, secondo le quali tutte le formiche sarebbero sorelle. In realtà, la loro vita sociale è meccanica, precisa e statica. Siamo disposti ad ammettere che nella vita umana si contenga un elemento di turbolenza, se in tal modo possiamo sfuggire a un simile ristagno evolutivo.”

    “E’ evidente che i nostri antenati lontani, e quasi non umani, non possono aver agito sulla base di una politica premeditata e deliberata ma debbono esser stati mossi da un meccanismo istintivo: il meccanismo duplice della solidarietà entro la tribù e dell’ostilità verso tutti gli altri. Poiché la tribù primitiva era così piccola, ogni suo componente doveva conoscere intimamente ogni altro individuo, quindi il sentimento dell’amicizia doveva estendersi a tutte le persone che ognuno di essi conosceva.”

    “La famiglia è resa necessaria tra gli esseri umani dalla lunga durata dell’infanzia dei nati, e dal fatto che la madre degli infanti piccoli si trova in uno stato di grave inferiorità nel lavoro occorrente per raccogliere il cibo.”

    “Sempre, quando passiamo oltre i confini della famiglia, è il nemico esterno che fornisce la forza coesiva. In tempo sicuri possiamo permetterci il lusso di odiare il nostro vicino, ma in tempi di pericolo dobbiamo amarlo. Quasi mai la gente ama le persone che si trova sedute accanto in un autobus, ma le ha amate quando era sotto la diretta minaccia delle offese aeree tedesche.”

    “Uno stato mondiale, quando fosse saldamente stabilito, non avrebbe da temere nessun nemico e perciò correrebbe il pericolo di disgregarsi per la mancanza di una forza coesiva.”

    “Abbiamo i noi ogni specie di impulsi aggressivi, nonché di impulsi creativi, ai quali la società ci impedisce di abbandonarci, e le alternative che essa ci fornisce, sotto forma di partite calcio o di incontri di lotta libera, non sono davvero sufficienti. Chiunque speri che, col tempo, sia possibile abolire la guerra, dovrebbe preoccuparsi seriamente del problema di soddisfare in modo innocuo quegli istinti che ereditiamo da lunghe generazioni di selvaggi.”

    “L’introduzione della schiavitù diede inizio al divorzio tra lo scopo del lavoro e gli scopi del lavoratore.”

    “C’è uguaglianza dove tutti sono schiavi, come là dove tutti sono liberi. Questo dimostra che l’eguaglianza, di per se stessa, non basta a fare una società buona. Forse il problema più importante in una società industriale, e certo uno dei problemi più difficili, è quello di rendere interessante il lavoro, nel senso di far sì che esso non sia più semplicemente un mezzo per ottenere un salario.”

    “Una società sana e progressiva ha bisogno tanto di un controllo centrale quanto dell’iniziativa degli individui e dei gruppi: senza controllo c’è anarchia e senza iniziativa c’è ristagno.”

    “Parlando molto all’ingrosso, possiamo attenderci che le qualità statiche siano quelle adatte al controllo governativo, mentre le qualità dinamiche dovrebbero essere promosse dall’iniziativa degli individui o dei gruppi”

    “Gli scopi primari del governo, direi, dovrebbero essere tre: sicurezza, giustizia e conservazione.”

    Is this helpful?

    Ápeiron said on Dec 9, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Da rileggere, e rileggere, e rileggere...

    È un libro piccolo ma densissimo di pensiero - non per questo pesante, anzi. Mi è piaciuto tantissimo, ed è entrato prepotentemente tra i miei libri preferiti.
    L'unica cosa che mi sento di dire è che se fosse più conosciuto vivremmo in un mondo migli ...(continue)

    È un libro piccolo ma densissimo di pensiero - non per questo pesante, anzi. Mi è piaciuto tantissimo, ed è entrato prepotentemente tra i miei libri preferiti.
    L'unica cosa che mi sento di dire è che se fosse più conosciuto vivremmo in un mondo migliore. Ma questo vale per moltissime opere, non è vero?

    Is this helpful?

    Nelvis said on Jul 23, 2011 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Ottima lettura, vivamente consigliata a tutti. Chiaro, scorrevole e breve, si può leggere tranquillamente in treno, andata e ritorno da Desenzano a Milano Centrale :D

    Il tema portante del saggio può essere esemplificato dalla frase, ripetuta più v ...(continue)

    Ottima lettura, vivamente consigliata a tutti. Chiaro, scorrevole e breve, si può leggere tranquillamente in treno, andata e ritorno da Desenzano a Milano Centrale :D

    Il tema portante del saggio può essere esemplificato dalla frase, ripetuta più volte e in varie forme, "troppa libertà porta al caos, troppa poca al ristagno", e si occupa di trovare l'equilibrio.

    Trova l'equilibrio attraverso progressivi decentramenti a partire da un governo mondiale che si occupino solo e soltanto di ciò che di necessario possono e devono garantire. Così il governo mondiale ha come unico scopo di impedire la guerra e assicurare la pace sull'intero pianeta.

    Gli scopi dei singoli governi nazionali saranno tre: sicurezza, giustizia e conservazione - per il semplice motivo che sono gli unici tre che solo e soltanto un governo può assicurare.

    La sicurezza non deve essere motivata soltanto dalla paura. Secondo Russell l'istinto alla coesione verso la "tribù" e all'odio verso il nemico, alla competizione fanno parte dell'uomo paleolitico tanto di quello contemporaneo. Bisogna incanalare questi istinti anche in modo positivo, creativo.

    La giustizia è intesa in modo particolare come giustizia economica (uguaglianza); ben lontano dal socialismo e critico nei suoi confronti (sostiene che nazionalizzare le aziende e far sì che il produttore venga sostituito dal funzionario a conti fatti non cambi nulla; entrambi hanno modi per arricchirsi o aumentare il loro potere, e in entrambi i casi il lavoratore si sente lontano dall'azienda). Ma con una sproporzione altissima tra ricchi e poveri non può esservi una vera meritocrazia, perché l'iniziativa è concessa a pochi.

    Per conservazione si intende l'ecologia, la salvaguardia dell'ambiente e delle risorse (petrolio, cibo, ...)

    Per tutto il resto bisognerebbe, secondo l'autore, lasciare libertà a governi regionali, comunali, in cui il cittadino possa sentirsi parte di qualcosa, e motivato poiché la sua scelta influisce realmente sul territorio (anziché sentirsi "governato" anche in una democrazia in cui in linea teorica sarebbe "governante").

    Un aspetto che mi sembra interessante notare, sul discorso di come motivare le eccellenze e valorizzarle, sul fatto che è necessaria la competizione, la gratificazione non troppo a lungo termine, il vedere le conseguenze ecc è questo: i momenti della storia in cui vi è stato il fiorire delle arti (Grecia antica, Rinascimento italiano e Germania settecentesca) sono accomunati dall'esistenza di città-stato greche, principati italiani e minuscole corti tedesche, tutte entità locali in perenne competizione le une con le altre. Competizione che favorisce un sano patriottismo e orgoglio per cui l'individuo "eccellente" sia spronato a produrre bellezze di qualsivoglia genere.

    Questo riassunto è ben magro e non rende onore all'opera che, ripeto, merita davvero di essere letta. Sicuramente continuerò a studiare Russell.

    Alex

    Is this helpful?

    Alecs Greezly said on Jul 3, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    [..]In modo istintivo, tendiamo a dividere l'umanità in amici e nemici: amici, verso i quali sentiamo l'impulso morale della collaborazione, nemici, verso i quali sentiamo quello della competizione. Ma questa divisione cambia di continuo; in un certo ...(continue)

    [..]In modo istintivo, tendiamo a dividere l'umanità in amici e nemici: amici, verso i quali sentiamo l'impulso morale della collaborazione, nemici, verso i quali sentiamo quello della competizione. Ma questa divisione cambia di continuo; in un certo momento, uno odia il suo concorrente in commercio; in un altro momento, quando entrambi sono minacciati dal socialismo o da un nemico esterno, improvvisamente comincia a guardarlo come fratello. Sempre, quando passiamo oltre i confini della famiglia, è il nemico esterno che fornisce la forza coesiva. In tempi sicuri, possiamo permetterci il lusso di odiare il nostro vicino, ma in tempi di pericolo dobbiamo amarlo.[..]
    [..]Abbiamo in noi ogni specie di impulsi aggressivi, nonché di impulsi creativi, ai quali la società ci impedisce di abbandonarci, e le alternative che essa fornisce, sotto forma di partite di calcio o di incontri di lotta libera, non sono davvero sufficienti[..]
    [pag.71] E' in parte per questa ragione che la propaganda isterica, o almeno quella propaganda che tende a determinare forme di isterismo, ha un influsso così diffuso nel mondo moderno. In un modo generico, la gente è consapevole del fatto che la sua vita quotidiana subisce i riflessi di cose che accadono in lontane parti del mondo, ma non ha la conoscenza che occorre per capire come ciò sia, se non nel caso di un piccolo numero di esperti. Perché non c'è riso? Perché le banane sono così rare? Perché, a quanto sembra, i buoi hanno cessato di avere la coda? Se date la colpa all'India, o al burocraticismo o al sistema capitalista, o a quello socialista, finirete con l'evocare nel cervello della gente un diavolo personificato, che sarà facile odiare. In ogni disgrazie, è un impulso naturale quello di cercare un nemico cui dare la colpa; i selvaggi attribuiscono tutte le malattie a interventi magici ostili. Tutte le volte che le cause dei nostri guai sono troppo difficili da capire, abbiamo la tendenza a ricadere in questa specie primitiva di spiegazione. Un giornale che ci offra un <<cattivo>> da far odiare fa molta più presa di un altro giornale che si dilunghi a parlare degli intricati problemi sella scarsezza di dollari. Quando i tedeschi si trovarono a dover sopportare tante sofferenze dopo la prima guerra mondiale, molti di loro si persuasero facilmente che la colpa era degli ebrei.

    [pag.73]Si consideri, per aver un esempio, il rapporto che c'è fra un contribuente ordinario e un ammiraglio(!!??). I contribuenti, collettivamente, sono i datori di lavoro dell'ammiraglio. I loro rappresentanti in parlamento votano il suo stipendio e scelgono il governo che, a sua volta, dà la sua sanzione a quella autorità che nomina l'ammiraglio. Ma se il contribuente singolo tentasse di assumere, di fronte all'ammiraglio, l'atteggiamento di autorità che è consueto fra datore di lavoro e dipendente, ben presto verrebbe messo al suo posto. L'ammiraglio è un grande uomo, uso a esercitare un'autorità; il contribuente ordinario non lo è. In grado minore, qualcosa di simile si verifica per quanto riguarda tutti i servizi pubblici. Anche se volete soltanto raccomandare una lettera a un ufficio postale, l'impiegato è in una posizione momentaneamente di potere; può per lo meno decidere in quale momento si accorgerà che avete bisogno dei suoi servigi. Se volete qualcosa di più complicato, e se per disgrazia egli è di cattivo umore, potrà procurarvi molti fastidi; potrà mandarvi da un altro impiegato, il quale a sua volta vi rimanderà dal primo; eppure, tutti e due, sono considerati ufficialmente come persone <<al servizio>> del pubblico. L'elettore ordinario, lungi dal sentire che egli è la fonte di tutto il potere dell'esercito, della marina, della polizia e dei servizi civili, si <<sente>> un loro umile suddito, il cui dovere è, come era solito dire dei cinesi, quello di tremare e obbedire. Finché il controllo democratico è cosi lontano e intermittente, mentre l'amministrazione pubblica è centralizzata e l'autorità è delegata dal centro alla periferia, questo senso di impotenza individuale di fronte ai poteri in atto sarà difficilmente evitato. Eppure, bisogna che sia evitato, se si vuole che la democrazia diventi una realtà sentita, e non soltanto una realtà del meccanismo governativo.

    [pag.78] <<Assiduità e attendibilità>> sono certo qualità molto utili, ma se esse rappresentano tutto ciò che il lavoro esige da una persona, non è probabile che essa prenda interesse al suo lavoro, ed è anzi ben certo che quelle soddisfazioni che la vita può offrirle dovranno essere trovate fuori delle ore lavorative. Non credo che questo sia del tutto inevitabile, anche quando il lavoro sia di per sé privo di interesse.
    Il primo requisito è di restituire al lavoratore una parte di quei sentimenti che, in passato, erano connessi con la proprietà. Non è possibile la proprietà effettiva da parte di un lavoratore singolo quando entra in giuoco il macchinario, ma possono esservi dei modi per ottenere quella specie di amor proprio che dipende dal sentimento che questo è il <<mio>> lavoro o, per lo meno, il <<nostro>> lavoro; dove <<nostro>> si riferisce a un gruppo abbastanza piccolo perché i componenti si conoscano fra loro e abbiano un senso attivo di solidarietà. Questo non lo si ottiene mediante la nazionalizzazione, la quale lascia i dirigenti e i funzionari quasi altrettanto lontani dai lavoratori quanto essi lo erano sotto un regime capitalistico. Ciò che occorre è una democrazia locale su piccola scala per tutte le faccende interne; i capi operai e i dirigenti dovrebbero essere eletti da color su cui si troveranno a esercitare un'autorità.

    [pag.88] La <<conservazione>>, come la sicurezza e la giustizia, esige l'azione dello stato. Per <<conservazione>> intendo non soltanto quella dei monumenti antichi e dei luoghi pittoreschi, la manutenzione delle strade e dei beni di utilità pubblica, e così via. A tutto questo già oggi si provvede, sebbene non in tempo di guerra. Ciò che ho in mente soprattutto è la conservazione delle risorse naturali del mondo. Questo è un problema di un'importanza enorme, al quale si è data troppa poca attenzione. Negli ultimi centocinquant'anni, l'umanità ha consumato le materie prime dell'industria e il suolo da cui dipende l'agricoltura, e questo sperpero del capitale naturale del mondo è andato avanti con una velocità sempre crescente. In rapporto all'industria, l'esempio più impressionante è quello del petrolio. La quantità di petrolio accessibile nel mondo è sconosciuta, ma certamente non è illimitata; già il bisogno di esso è arrivato al punto che c'è il pericolo che contribuisca a determinare una terza guerra del mondo.

    [..]Quando si dice che una nazione è un organismo, si fa uso di un'analogia che può essere pericolosa, se non se ne riconoscono i limiti. Gli uomini e gli animali superiori sono organismi in un senso stretto: qualunque cosa, buona o cattiva, capiti a un uomo, capita a lui come singola persona non a questa o a quella parte di lui.[..]'è questa la ragione per cui un uomo singolo è il portatore del bene e del male e non, da un lato, una qualunque parte separata dell'uomo né, dall'altro lato, un qualunque raggruppamento di uomini. Credere che possa esservi il bene o il male in un raggruppamento di uomini, sopra e oltre il bene o il male dei vari individui, è un errore; inoltre, è un errore che conduce diritti al totalitarismo.[..]
    [..]E' pericoloso consentire alla politica e al dovere sociale di dominare troppo completamente la nostra concezione di ciò che costituisce l'eccellenza individuale.[..] Tutti i grandi capi religiosi, nonché tutti i grandi artisti e autori di grandi scoperte intellettuali, hanno dimostrato di possedere il senso di un dovere morale che li portava a dar soddisfazione ai loro impulsi creativi, e un senso di esaltazione morale per il fatto di avere obbedito a quegli impulsi. Questa emozione è il fondamento di ciò che i Vangeli chiamano dovere verso Dio, ed è (ripeto) separabile dalla credenza teologica. Il dovere verso il mio prossimo, per lo meno in quel modo che il mio prossimo lo concepisce, può non essere tutto quanto il mio dovere. Se ho la profonda convinzione di coscienza di dover agire in una maniera che è condannata dall'autorità governativa, il mio dovere è di seguire la mia convinzione. E, reciprocamente, la società ha il dovere di consentirmi la libertà di seguire le mie convinzioni, se non quando vi siano ragioni fortissime per trattenermene.[..]
    [..]La nostra emancipazione dalla schiavitù verso la natura esterna ha reso possibile un grado di benessere umano maggiore di quello mai esistito. Ma perché questa possibilità possa venir realizzata nel fatto, deve esserci libertà di iniziativa in tutte quelle maniere che non siano positivamente dannose, e si debbono incoraggiare quelle forme d'iniziativa che arricchiscono la vita dell'uomo. Non faremo un mondo migliore cercando di rendere docili e timidi gli uomini, ma incitandoli, invece, a essere coraggiosi, avventurosi e impavidi, tranne che nell'infliggere sofferenze al prossimo[..]

    [pag.100] I beni materiali danno luogo a problemi di possesso assai più di quei beni che sono mentali. Chi mangia un certo cibo impedisce a chiunque altro di mangiarlo. Ma chi scrive o legge con godimento una poesia non impedisce ad altri di scriverne o goderne una altrettanto buona o migliore. E' per questo che, rispetto ai beni materiali, la giustizia è importante, ma rispetto ai beni mentali ciò che occorre è che ognuno abbia buone opportunità e un ambiente che dia aspetto di razionalità alla speranza di raggiungere dei risultati felici. Non sono i grandi compensi materiali che stimolano gli uomini capaci di lavoro creativo; ben pochi sono i poeti o gli uomini di scienza che abbiano fatto fortuna o si siano augurati di farla. Socrate fu messo a morte dall'autorità, ma rimase del tutto tranquillo nei suoi ultimi istanti, perchè aveva compiuto l'opera sua. Se fosse stato ricoperto di onnori, ma impedito di compiere il suo lavoro, gli sarebbe parso di aver subito una condanna di gran lunga più dura. In uno stato monolitico, dove l'autorità controlli tutti i mezzi di pubblicità, un uomo di accentuata originalità va a rischio di subire questo destino peggiore: sia egli, o no, sottoposto a condanne legali, non sarà in grado di far conoscere le proprie idee. Quando, in una società, succede questo, quella società non è più in grado di dare un contributo di vero valore alla vita della collettività umana.
    Il controllo degli impulsi dell'ingordigia e della preda è imperativamente necessario, e perciò gli stati, e persino uno stato mondiale, sono necessari perchè l'uomo sopravviva. Ma non possiamo contentarci soltanto di essere vivi piuttosto che morti; desideriamo vivere in modo felice, vigoroso, creativo. A questo fine, lo stato può fornire una parte delle condizioni necessarie, ma solo a patto che, nel perseguire la sicurezza, non soffochi quegli impulsi, in gran parte sregolati, che danno alla vita il suo valore e il suo sapore. La vita individuale ha ancora il suo luogo dovuto, e non deve essere completamente assoggettata al controllo di vaste organizzazioni. E' necessarissimo premunirsi control questo pericolo, nel mondo che le tecnica moderna ha creato.

    Is this helpful?

    Hcvitto said on Jun 30, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questa raccolta di quattro scritti di Bertrand Russell (morto nel 1970) è una chicca letteraria che val sicuramente la pena di essere letta.
    I suoi ragionamenti sebbene non sempre condivisibili poggiano su una logica, se non ineccepibile, molto com ...(continue)

    Questa raccolta di quattro scritti di Bertrand Russell (morto nel 1970) è una chicca letteraria che val sicuramente la pena di essere letta.
    I suoi ragionamenti sebbene non sempre condivisibili poggiano su una logica, se non ineccepibile, molto comprensibile.
    E’ vero che nel suo gusto di cercare le cause a ciò che va dicendo talvolta diavghi un po’ e chiami in causa solo gli epusodi storici a lui comodi, ma rimane il fatto che oggigiorno tutti coloro che si occupano di filosofia e di politica fanno la stessa cosa con meno rigore di Russell.
    Le sue deduzioni sebbene fatte nel 1949 risultano a miei occhi, ms sicuramente agli occhi di molti lettori, più che mai valide e attuali, basti per tutte un esempio: «La sicurezza, nel senso della protezione della vita e della proprietà ... è insufficiente qualora i giudici non siano indipendenti dal potere esecutivo», per spezzare una lancia a favore della magistratura italiana ;-).
    Ma è facile trovare nel testo numerosi altri riferimenti alla politica e società italiana odierna.

    Is this helpful?

    Ruggialdi said on May 3, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (38)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 136 Pages
  • ISBN-10: 8878194964
  • ISBN-13: 9788878194960
  • Publisher: TEA
  • Publish date: 1994-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Softcover
Improve_data of this book

Groups with this in collection