Autostop con Buddha

Viaggio attraverso il Giappone

Di

Editore: Feltrinelli (U.E.)

4.0
(805)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 454 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese

Isbn-10: 8807881063 | Isbn-13: 9788807881060 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Claudio Silipigni

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Viaggi

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Descrizione del libro
Un abile scrittore rievoca il suo viaggio in Giappone, seguendo gli itinerari più inconsueti. Se ne ricava un'immagine nitida e vera, ricca di inquietudini, squilibri, contraddizioni. Ma c'è anche il vivido racconto di un'esperienza fatta di incontri, di persone, di caratteri indimenticabili. L'autore mostra una speciale maestria nella rappresentazione dei tratti psicologici oltre che nella descrizione suggestiva e attenta dei paesaggi e degli stili di vita. Raramente la letteratura di viaggio ha saputo entrare così a fondo e con tanta garbata e partecipe ironia nell'intimo delle persone.
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  • 1

    Di questo libro mi è piaciuto che permette di scoprire luoghi e aspetti del Giappone che è impossibile cogliere nei tour più turistici anche se è un po’ un peccato che non ci siano foto. Dà anche degl ...continua

    Di questo libro mi è piaciuto che permette di scoprire luoghi e aspetti del Giappone che è impossibile cogliere nei tour più turistici anche se è un po’ un peccato che non ci siano foto. Dà anche degli spunti su eventuali posti da aggiungere al proprio itinerario. Quello che non mi è piaciuto e che mi ha fatto abbandonare il libro è l’atteggiamento dello scrittore nei confronti dei giapponesi. Per un po’ è divertente leggere le sue battute ma verso metà mi ha fatto venire in mente il detto “Se a poker non sai chi è il pollo, vuol dire che il pollo sei tu”. Così penso che se la maggior parte dei giapponesi che l’autore incontra sembrano buffi o stupidi, forse lo stupido è lui che, nonostante abbia vissuto in Giappone, non ha capito appieno la cultura di questo Paese. È pesante poi che ripeta continuamente che si sente sempre uno straniero perché i giapponesi possono accoglierti educatamente ma non sarai mai uno di loro. Forse è il caso di ricordargli che il Giappone non è una società multietnica come quella americana (o canadese) da dove viene l’autore. Sono passati meno di due secoli da quando il Giappone si è aperto all’Occidente e non è passato nemmeno un secolo dalle due bombe atomiche. Considerato questo ritengo che sia già tanto che gli occidentali vengano comunque accolti con cortesia. Ho avuto occasione di visitare il Giappone e confermo che sono molto molto educati e rispettosi. Di quanti Paesi si può dire lo stesso? E se non sarai mai uno di loro, pazienza, mettiamoci il cuore in pace. Non ho bisogno essere uno di loro per apprezzarne la cultura e il Paese. E se pensi che ti prendano in giro alle spalle perché straniero, beh, hai la coda di paglia? A tutte le latitudini e in molte (se non in tutte) le culture gli esseri umani possono fanno battute sullo straniero, che sia straniero di un altro Stato o anche tra persone provenienti da una regioni diverse dello stesso Stato … Una persona matura ci fa una risata sopra e prende il buono con il cattivo, nessuno è perfetto. Questo autore ha trovato lavoro in Giappone con uno stipendio esorbitante per sua stessa ammissione. Gira il Paese scroccando passaggi e cibo eppure prende fuoco per ogni allusione. Insomma una di quelle persone che sputano nel piatto dove mangiano e mordono la mano che gli dà da mangiare. Persone che pretendono che sia il posto in cui si recano ad adattarsi a loro, invece che il contrario. È un atteggiamento che non sopporto perché mi ricorda fin troppo bene quello di certe “new entry” del nostro Paese di cui basta incrociare lo sguardo per sentirsi sputare addosso “Cos’hai da guardare? Sei razzista!”. Io sono andata in Giappone senza alcun pregiudizio, ho riso di quello che mi è sembrato strano e il risultato è che i loro modi mi hanno affascinato ed è anche grazie ai giapponesi che conservo un bel ricordo del loro Paese. I miei sforzi per finire questo libro che all’inizio mi era piaciuto sono terminati a Pag. 249 quando l’autore sostiene che “Quelli che dicono di amare i musei sono dei bugiardi. In realtà pensano “cosa si mangia oggi a cena?” o “Chissà quando finirà questo supplizio”. Evidentemente Fergie, che per sua stessa confessione è un tipo superficiale, non ha mai sentito il detto “Non di solo pane vive l’uomo”, oppure “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” e nemmeno “Che cos'è mai un uomo se del suo tempo non sa far altr'uso che per mangiare e dormire? Una bestia.” Inoltre l’autore sostiene di preferire la quantità alla qualità. Punti di vista. A cosa serve macinare tanti Km quando lo fai con lo stesso spirito con cui li macineresti facendo jogging attorno a casa tua? Non basta fare tanti Km per non “fare il turista”. Ragion per cui, caro Ferguson ti abbandono senza rimpianti. Per fortuna esistono libri di altri viaggiatori meno superficiali.

    ha scritto il 

  • 4

    Se non avete taaaanto tempo e disponibilità economica, NON leggete questo libro: la voglia di esplorare il Giappone in autostop con Will Ferguson sarà quasi dolorosa..

    Giuro, io volevo prendere e part ...continua

    Se non avete taaaanto tempo e disponibilità economica, NON leggete questo libro: la voglia di esplorare il Giappone in autostop con Will Ferguson sarà quasi dolorosa..

    Giuro, io volevo prendere e partire seduta stante; mentre lavoravo con la mente mi ritrovavo a fantasticare delle mete viste, dei prossimi passi, del "certo quel posto era proprio figo" e soprattutto, ho provato un senso di attesa e di meraviglia come se fossi veramente lì! Will Ferguson ha fatto una piccola magia con il suo libro: ha mostrato meraviglie e ombre, ha reso più 'umani' i giapponesi - perché niente, io ho un po' una visione eterea e magica di questo popolo, quasi fossero alieni -, mi ha fatto ridere e sognare!
    Assolutamente consigliato, sappiate però che poi passerete ore a cercare i posti descritti su internet e a creare un vostro itinerario di viaggio.. ♥

    ha scritto il 

  • 4

    Divertente viaggio nel Giappone vero

    L'autore Will Ferguson, un canadese che vive e lavora in Giappone, decide di fare un viaggio da sud a nord del paese inseguendo l'onda del sakura (la fioritura dei ciliegi). Lo fa però in un modo alte ...continua

    L'autore Will Ferguson, un canadese che vive e lavora in Giappone, decide di fare un viaggio da sud a nord del paese inseguendo l'onda del sakura (la fioritura dei ciliegi). Lo fa però in un modo alternativo, in un modo che nessuno ha mai fatto prima: in autostop! E non passando per le grandi città, ma prediligendo le zone meno frequentate dai turisti stranieri.
    Nasce così un diario di viaggio davvero originale e divertente che ci da la possibilità di "visitare" luoghi insoliti e soprattutto "incontrare" le persone che vivono e lavorano lontano dalle città come Tokyo o Kyoto che non rappresentano la vera anima del Giappone, ma che creano lo stereotipo che a noi occidentali giunge più di frequente. Un viaggio nel Giappone vero quindi, quello fatto dalla gente comune, quello che noi occidentali capiamo di meno perché così distante dalla nostra cultura.
    Will, con uno stile veramente scorrevole, molto spesso ironico e pungente, ma a tratti anche serio e melanconico, ci descrive le sue avventure da cui traspare un vero amore per questo paese e la sua cultura, un desiderio di integrazione che appare però impossibile: un giapponese ti può dare un passaggio in macchina, ti può offre la cena a casa sua e poi anche un futon dove dormire, il tutto con estrema cortesia e cordialità, ma tu sei e sarai sempre un gaijin, uno straniero.
    Bello e molto divertente questo libro che consiglio a tutti, anche a chi non è (ancora) amante del Giappone.

    ha scritto il 

  • 4

    "Japanese people never pick up hitchhikers". Così dice una signora a Will Ferguson dopo averlo caricato sulla sua macchina per l'ultimo pezzettino di strada che lo separa da Capo Sōya, punta nord dell ...continua

    "Japanese people never pick up hitchhikers". Così dice una signora a Will Ferguson dopo averlo caricato sulla sua macchina per l'ultimo pezzettino di strada che lo separa da Capo Sōya, punta nord dell'isola di Hokkaido. Eppure, Will è riuscito a fare da Capo Sata, punta sud dell'isola di Kyushu, fino a Capo Sōya in autostop inseguendo la Sakura, cioè la fioritura dei ciliegi, che i Giapponesi festeggiano con abbondanti dosi di Saké, analogamente a quanto fanno per gli altri avvenimenti importanti dell'anno. Ferguson racconta dunque dei Giapponesi (sono arroganti o sono timidi?) con quel misto di sentimenti contraddittori che sono tipici di chi vive in un paese straniero da qualche anno. Ne esce fuori un libro divertente e sufficientemente scorretto, che vale la pena leggere se si nutre anche solo un piccolo interesse verso il Giappone o se si è intenzionati ad andare in quel paese, anche per sapere in anticipo come si verrà accolti.
    La mia esperienza personale fu quella di un sordomuto analfabeta, additato da ogni ragazzino incontrato per strada, generalmente ilare a causa della mia barba. Ferguson parla sufficientemente il giapponese, ma viene additato ugualmente in quanto straniero, perdippiù grande e grasso (lui sostiene di non essere grasso, diciamo che è robusto). Tentai anche l'autostop, per un tragitto di una decina di chilometri, senza successo. In verità un automobilista si fermò ma, dopo alcuni inutili tentativi di capirci a voce e gesti (anche quelli sono molto differenti dai nostri), l'autista ci mostrò sulla carta la sua meta che era nella direzione opposta alla nostra. Effettivamente, solo lui si fermò nell'ora abbondante di tentativo di autostop: Japanese people never pick up hitchhikers! Specialmente se sono stranieri, come ben spiega Ferguson.

    ha scritto il 

  • 4

    In viaggio per il Giappone col simpaticissimo Will!

    Un ironico scrittore canadese decide di percorrere tutto il Giappone dal sud verso il nord seguendo lo sbocciare degli alberi di ciliegio, i sakura (che i giapponesi festeggiano facendo pic nic sotto ...continua

    Un ironico scrittore canadese decide di percorrere tutto il Giappone dal sud verso il nord seguendo lo sbocciare degli alberi di ciliegio, i sakura (che i giapponesi festeggiano facendo pic nic sotto le loro fronde). Alla domanda del giornalista, alla fine del viaggio (che non vi dico come va a finire) "Perché ha voluto fare questo viaggio?" Lui risponde: "Volevo conoscere i giapponesi come individui e non come una massa senza nome e senza volto." Eh già perché, come dice il titolo del libro, Will percorre tutto il Giappone facendo... autostop! Sarà questo lo stratagemma che gli permetterà di conoscere davvero gli abitanti delle varie provincie giapponesi e non sempre sarà semplice trovare un passaggio. E così attraverso la sua divertente persona conosceremo luoghi davvero sconosciuti del Giappone, visto che un'altra sua scelta è stata quella di percorrere tutti i paesi sconosciuti ed evitando le grandi metropoli come Tokyo o Kyoto. Vi sentirete, in tutta la narrazione del viaggio, a fianco di Will, a ridere e non della vita, dei vizi e delle virtù dei giapponesi, conoscendo curiosità e aneddoti, insomma, un'esperienza davvero interessante. Poi lui è davvero magistrale a pennellarci la psicologia dei vari amici che incontrerà durante il viaggio, e conosceremo, seppur brevemente, le loro semplici vite. Will è un narratore del quotidiano che riesce a rendere straordinario. Consigliatissimo se amate il Giappone e i libri di viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastico

    Questo libro è fantastico, l'ho letto nel lontano 2009 prima del mio viaggio in Giappone e mi ha fatta emozionare ancor prima di arrivarci, è reale, a volte buffo e a volte triste, stra-consigliato ...continua

    Questo libro è fantastico, l'ho letto nel lontano 2009 prima del mio viaggio in Giappone e mi ha fatta emozionare ancor prima di arrivarci, è reale, a volte buffo e a volte triste, stra-consigliato

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non è un'analisi del Giappone e dei suoi abitanti, non è una guida di viaggio, è tutto tranne che oggettivo. È il racconto e il punto di vista estremamente personale dell'autore, che fin ...continua

    Questo libro non è un'analisi del Giappone e dei suoi abitanti, non è una guida di viaggio, è tutto tranne che oggettivo. È il racconto e il punto di vista estremamente personale dell'autore, che fin dalle prime pagine diventa solo "Will". Ed è incredibile. Sull'onda dell'avvertenza "Ma i giapponesi non raccolgono autostoppisti!", il viaggio di Will è epico e tragicomico al tempo stesso. Fa ridere, un sacco, ma fa anche riflettere su temi come il viaggio, la solitudine, l'inizio e la fine, la somiglianza e la distanza tra un popolo e l'altro. C'è il Giappone splendente e antico dell'Isola di Sado e di Hirosaki, ma anche la decadenza delle città abbandonate di Hokkaido. Il suo racconto è ironico e pungente, pieno di battute salaci, ma anche di curiosità e di voglia di confronto con un popolo che si presenta a noi in modo casuale e disomogeneo, attraverso incontri fortuiti e passaggi in macchina. È insomma un viaggio non convenzionale che finisce per sorprendere ad ogni pagina, perfetto anche per chi non si è ancora innamorato del Giappone.

    ha scritto il 

  • 4

    Sin dalle prime pagine del libro, mi è sembrato di conoscere Will, di essere sua amica e di leggere le sue avventure, spesso rocambolesche, con affetto e apprensione. Il suo viaggio da una punta all'a ...continua

    Sin dalle prime pagine del libro, mi è sembrato di conoscere Will, di essere sua amica e di leggere le sue avventure, spesso rocambolesche, con affetto e apprensione. Il suo viaggio da una punta all'altra del Giappone in autostop è infatti colorato di vicende e di personaggi incontrati durante il cammino, ognuno tipicamente giapponese, ma a modo suo. E così come leggendo il racconto di un amico, non mancano episodi di comicità facile e superficiale, che contribuiscono però a rendere un romanzo di viaggio leggero e scorrevole.
    In questo periodo sto pianificando il mio viaggio in Giappone e leggere questo libro mi è stato di grande aiuto, non tanto per consigli pratici ma soprattutto per avvicinarmi all'essenza e alla mentalità giapponese, distaccandomi dalle idealizzazioni e dagli stereotipi.
    Ora attendo solo di poter giudicare da me!

    .

    ha scritto il 

  • 4

    Esiste una narrativa di evasione che però non ti spenga del tutto il cervello? Prima di leggere Autostop con Buddha ero piuttosto scettica; ora ho dovuto rettificare la mia posizione. Sì, esiste, ed ...continua

    Esiste una narrativa di evasione che però non ti spenga del tutto il cervello? Prima di leggere Autostop con Buddha ero piuttosto scettica; ora ho dovuto rettificare la mia posizione. Sì, esiste, ed è anche abbastanza facile da trovare. È la volontà che manca, signori.
    Prendiamo i libri sul Giappone - sia di narrativa, sia di viaggio come questo. Vogliamo i fiori di ciliegio, le geishe, riflessioni sulla vita e la morte, un pizzico di sovrannaturale... E, beh, se si potesse avere anche qualche bella scena di sesso non ci dispiacerebbe affatto. C'è addirittura chi passa allo step successivo: voler vivere nel Sol Levante, incurante del razzismo endemico (roba che i nostri leghisti al confronto sono il Dalai Lama), della misoginia, della rigidissima struttura della società giapponese, con le sue storture che moltissime persone pagano, anche con la vita. Per fortuna - studiando Lingue all'Università, lo ho visto accadere di persona - la lingua giapponese ha impedito a molti di scoprire queste amare verità, che difficilmente troverete negli anime, manga, o libri di famosi autori giapponesi in lizza per il Nobel.
    Verità che però emergono durante la lettura di Autostop con Buddha . L'autore, Will Ferguson, non idealizza Giappone: lo prende così com'è. Perciò si è ancora più divertiti dai suoi goffi tentativi di cameratismo con i giovani nipponici, irritati dalle piccole e grandi ingiustizie che subisce in quanto gaijin, e colpiti dal suo sentirsi alieno in un paese che ama molto, ma che non sempre lo ricambia con la stessa intensità. Ma - non temete - è anche un libro piuttosto divertente: perfetto, quindi, per evadere. Ma con il cervello acceso.

    ha scritto il 

  • 5

    Per chiunque voglia fare un viaggio in Giappone...

    ...Questo libro è un obbligo. La sua grande fortuna è che si tratta di un obbligo piacevole. Ad aprile andrò in Giappone e, come d'abitudine, mi son recata in libreria per trovare qualcosa di utile pe ...continua

    ...Questo libro è un obbligo. La sua grande fortuna è che si tratta di un obbligo piacevole. Ad aprile andrò in Giappone e, come d'abitudine, mi son recata in libreria per trovare qualcosa di utile per prepararmi a questa avventura. Alla Feltrinelli di Torino Porta Nuova hanno intelligentemente scelto di accostare lo scaffale dei romanzi di viaggio a quello delle classiche guide turistiche. Un po' come a dire: "se la cronaca non ti piace, hai sempre da scegliere il punto di vista di qualcuno", ed è stata una scelta felice, altrimenti non avrei scoperto mai piccoli gioielli come questo.
    Il racconto è leggero, pur dettagliato, e non mancano quegli sprazzi ironici che permettono di macinare più di 400 pagine in men che non si dica. L'idea dell'autostoppista, nella coscienza collettiva, è sempre stata legata alle lande desolate degli Stati Uniti, e in questa trasposizione nell'austero, educato e compito Giappone, l'autore fa un azzardo come pochi. Azzardo ben riuscito, e nelle sue peripezie permette di scoprire le varie sfaccettature di un popolo pressoché sconosciuto.
    L'idea stessa di averlo iniziato e completato lungo il viavai casa / ufficio in bus, probabilmente, me lo ha fatto apprezzare ancora di più. Un bel libro, un grande aiuto, e un ulteriore stimolo a visitare questo paese.

    ha scritto il 

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