Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Autunno tedesco

Viaggio tra le rovine del Reich millenario

Di

Editore: Lindau

4.2
(21)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8871806883 | Isbn-13: 9788871806884 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fulvio Ferrari ; Curatore: Massimo Ciaravolo

Disponibile anche come: Paperback

Genere: History

Ti piace Autunno tedesco?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Furono molti, nel 1946, i giornalisti che accorsero nella Germania della disfatta per vedere con i loro occhi e raccontare poi ai propri lettori come si viveva tra le macerie di quello che doveva essere il reich millenario. Stig Dagerman arrivò il 15 ottobre e ripartì il 10 dicembre. Per tutto il viaggio raccolse una grande quantità di appunti che rielaborò in forma di articoli e successivamente presentò in volume.
Quando Autunno tedesco fu pubblicato per la prima volta, nel 1947, la critica fu unanime nel riconoscerne l'alta qualità letteraria. Gli articoli di Dagerman erano opera di un poeta e si distaccavano nettamente dalla produzione giornalistica corrente. Colpiva in essi la descrizione acuta, nitida e diretta, di una situazione per molti versi estrema; la partecipazione appassionata alle sofferenze dei vinti, la volontà di comprenderne le ragioni, senza per altro consentire a nessun tipo di assoluzione, la libertà da ogni schema ideologico e da ogni precocnetto.
Autunno tedesco, tuttavia, non rappresenta soltanto una straordinaria lezione di giornalismo: oggi si rivela anche, e soprattutto, come la terribile rappresentazione di un passato che, in tempi e luoghi diversi, non ha cessato di ripetersi.
Ordina per
  • 0

    "La distanza è troppo breve tra la poesia e la più grande delle sofferenze; solo quando diventerà un ricordo purificato i tempi saranno maturi"

    Le parole adatte a dare corpo agli orrori della guerra, e della vita non-vita (perché priva di dignità, sicurezza, serenità; perché schiacciata dall'angoscia, stritolata dalla miseria e dalle umiliazioni della sporcizia e della fame) in tempo di guerra e durante gli anni successivi, esistono. Rar ...continua

    Le parole adatte a dare corpo agli orrori della guerra, e della vita non-vita (perché priva di dignità, sicurezza, serenità; perché schiacciata dall'angoscia, stritolata dalla miseria e dalle umiliazioni della sporcizia e della fame) in tempo di guerra e durante gli anni successivi, esistono. Rari sono, di contro, gli uomini, gli scrittori che hanno il coraggio di usare tali parole, di combinarle insieme per scrivere pagine non edificanti ma oneste, che stiano sulla realtà come una seconda pelle (butterata, macchiata, consunta). Dagerman diede prova di questo coraggio attraverso un reportage tanto crudo quanto necessario scritto nell'autunno tedesco della Germania post-bellica. Di macerie, racconta l'autore svedese, di città-cimitero, di treni malandati che esplodo di gente, di poveri disperatamente poveri e di poveri meno poveri, di molte piccolezze di vitale importanza, di ingiustizie e violenze, di facce smunte e tanto pallide da sembrare dissanguate, di cantine umide e di bambini che sognano solo una fetta di pane con il burro; di cose "indescrivibili" che vanno invece descritte e raccontate in tutta la loro bruttezza, in tutto il loro squallore. Nel farlo, egli non giudica (per quanto su alcuni pezzi aleggino un puntiglio polemico ed un tono vagamente ironico), non condanna e non assolve (la morale non esiste, in tempo di guerra); già troppi hanno indossato la toga del giudice per puntare il dito ed emettere sentenze in inutili, tardivi processi.

    [...] sono punti luminosi in una grande oscurità, perché hanno il grande coraggio di scendere in basso a occhi aperti

    ha scritto il 

  • 5

    Stig Dagerman lavorò nella breve vita anche come giornalista, e nel 1946 fu inviato come corrispondente in Germania per un quotidiano svedese. I pezzi che scrisse per l'occasione furono poi raccolti da lui stesso in volume; già da una trentina d'anni hanno avuto l'onore di traduzioni in inglese e ...continua

    Stig Dagerman lavorò nella breve vita anche come giornalista, e nel 1946 fu inviato come corrispondente in Germania per un quotidiano svedese. I pezzi che scrisse per l'occasione furono poi raccolti da lui stesso in volume; già da una trentina d'anni hanno avuto l'onore di traduzioni in inglese e francese, mentre l'Italia, dove pure si traduce molto, è arrivata colpevolmente in ritardo, forse perché si riteneva che la narrativa di Dagerman fosse più appetibile per il lettore medio. Peccato, perché questi resoconti presentano una capacità di scandaglio, una sensibilità e un vigore stilistico (evidente anche dopo il passaggio in un'altra lingua) davvero fuori dal comune. La tendenza tipica di chi andava a vedere come stavano le cose in Germania, come annota Dagerman stesso, era di descriverne le rovine, di porre qualche domanda e di fare la morale col ditino alzato additando all'orrore dei lettori democratici la perfidia di questi tedeschi incorreggibili che continuavano a rimpiangere Hitler. L'autore svedese, fiero avversario del nazionalsocialismo fin dall'adolescenza, e oltretutto sposato con un'esule tedesca, scende invece fra i tedeschi più umili, fra le loro rovine, nelle cantine piene d'acqua e di fumo, dove si tira avanti a stento con qualche patata lessa e i bambini vengono mandati fin dall'alba per la strada, dove almeno non soffrono tanto l'umidità e possono raccattare o rubacchiare qualcosa di commestibile; tra il vivere così e il vivere sotto Hitler, non c'è da sorprendersi, commenta Dagerman, che la gente priva di tutto preferisca il nazismo. Egli poi sale sui treni scassati e gelati: vi sia viaggia a ritmo di lumaca per ore, spesso pigiati in maniera incredibile; la gente si sposta in cerca di un po' di lavoro, o, se non altro, di un po' da mangiare: ma una povera donna, che con infinita pazienza ha impiegato due giorni a racimolare quattro sacchi di patate per la sua famiglia, nel tornarsene a casa deve lasciarne un paio, ed anche la sua carriola, sulla banchina della stazione, perché non passano treni abbastanza poco gremiti da consentirle di caricare tutto. Vede i poveri tedeschi dell'Assia spediti verso nord dai bavaresi, che non li vogliono più in casa loro, in condizioni disumane di abbandono e denutrizione. Vede dappertutto città distrutte, piene di macerie. Vede le assemblee in cui si sta formando una nuova democrazia germanica, dove però i vecchi non riescono a dialogare coi giovani cresciuti sotto Hitler, e i giovani sinceramente antinazisti rimproverano i loro padri di non essersi saputi opporre davvero all'orrore hitleriano. Vede i processi di denazificazione, dove a volte gli antichi zelatori del Terzo Reich si difendono con protervia e ipocrisia, ma che sono a volte condotti con inutile accanimento contro gentuccia priva di colpe, mentre veri criminali si riciclano senza pudore, ostentando magari il proprio benessere di fronte a gente innocente o a reduci dei Lager ridotti in miseria. E vede l'ambiguità disturbante dei letterati e degli uomini di cultura davanti a certi retaggi equivoci della civiltà cui appartengono. Il tutto in un centinaio di pagine dense, concentrate, senza una sola parola di troppo.

    ha scritto il 

  • 5

    Nell’autunno del 1946 il giornale svedese Expressen commissiona a Stig Dagerman, appena ventiquattrenne, una serie di reportage sulle rovine della Germania post-bellica e sulle condizioni di vita del popolo tedesco all'indomani del conflitto.
    Ma Dagerman, da buon non-giornalista, con il su ...continua

    Nell’autunno del 1946 il giornale svedese Expressen commissiona a Stig Dagerman, appena ventiquattrenne, una serie di reportage sulle rovine della Germania post-bellica e sulle condizioni di vita del popolo tedesco all'indomani del conflitto. Ma Dagerman, da buon non-giornalista, con il suo stile asciutto ed essenziale ("di grado zero") mette insieme testimonianze, frammenti di storie, descrizioni dei luoghi colpiti dalla guerra tali da rendere questa serie di reportage un’opera di respiro letterario, un ritratto dolente della miseria dei vinti, dell’ingiustizia inflitta alle classi più povere, che dopo aver subìto il regime nazista devono poi pagare l'enorme prezzo della sua sconfitta. L’anarchico, sindacalista e antinazista Dagerman, che tanto ha lottato per contrastare l’ascesa del nazismo in Scandinavia, si schiera qui - con grande empatia - dalla parte dei vinti. Particolarmente vivida è la descrizione dei bambini e dei giovani, quegli innocenti che sconteranno per intero le colpe dei loro padri: ne viene fuori il ritratto di una generazione tradita, una generazione no future.

    ha scritto il 

  • 5

    En el otoño de 1946, las hojas otoñales...

    Otoño alemán es el título de un conjunto de relatos a medias entre lo biográfico y lo periodístico que un periodista sueco de ideología anarquista llamado Stig Dagerman escribió en el invierno de 1947, después de un viaje por Alemania en el otoño del año anterior, cuando sólo tenía 23 años y no e ...continua

    Otoño alemán es el título de un conjunto de relatos a medias entre lo biográfico y lo periodístico que un periodista sueco de ideología anarquista llamado Stig Dagerman escribió en el invierno de 1947, después de un viaje por Alemania en el otoño del año anterior, cuando sólo tenía 23 años y no existía la RFA, aunque sí había elecciones, y el país todfavía se dividia en protectorados de las fuerzas ocupantes. La Alemania de la postguerra es un mundo al que no sé si se han acercado demasiados autores literarios, aunque sin embargo, sí resulta que uno es capaz de recordar varias obras cinematográficas de bastante entidad al respecto: Berlín Occidente de Wilder, Germania anno cero de Rossellini, Hombres de Fred Zinneman, o incluso Europa de von Trier. Bueno, digamos que este libro no es un dechado de alegría, como podéis imaginar, pero es de lo más esclarecedor respecto a la situación en que quedaron las diezmadas generaciones alemanas que salieron de la guerra, contiene un buen análisis político y social, pero no deja de lado el hacer incluso algo de poesía de la destrucción, con situaciones reales bien surrealistas (el traslado de personas en trenes inservibles para transportar mercancía y que quedan a la vera de las vías durante días es probablemente el más extraño, aunque otros como los pasteles impostados que la burguesía superviviente todavía puede comer no le va a la zaga). Por supuesto, siempre queda la discusión sobre si lo que se hizo en Alemania fue o no fue justo, si fue positivo para la desnazificación del país (la verdad es que lo de los tribunales de desnazificación suena a estúpida purga ideológica sin sentido), pero ello no quita para que uno pueda conocer mejor los diferentes puntos de vista de la población alemana sobre lo sucedido, incluidos los de aquellos que fueron miembros de las SS, los que fueron antinazis y luego sufrieron como todos la represión aliada, o los que simplemente nunca se preocuparon por lo que pasaba a su alrededor, o simplemente se dejaban arrastrar -por miedo, por imposición, por comodidad- por la situación. Todo eso no se analiza mejor cuando el estómago está vacío -pues la situación fundamental que asola a los supervivientes no es otra que el hambre y las ruinas-, lo cual le da mayor valor a una obra escrita como quien dice in situ. Por cierto, que Stig Dagerman había escrito cuatro novelas y también obras de teatro y ensayos a sus veintiséis años. Se suicidó a los treinta y uno.

    '... todavía tiene fuerzas para bromear. Cuenta un chiste, el chiste de los cuatro ocupantes de berlín que disponen cada uno de un pez rojo en un estanque. El ruso atrapa el pez y se lo come. El francés atrapa el suyo y lo tira después de haberle arrancado las bellas aletas. El norteamericano lo conserva disecado y lo envía a su casa, a Estados Unidos, como recuerdo. El inglés es el que tiene el comportamiento más extraño: atrapa el pez, lo tiene en la mano y lo acaricia hasta que muere'

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande reportage sulla Germania del dopoguerra realizzato da un non-giornalista e proprio per questo più valido (e leggendo le note a fine volume capirete il perchè di questa affermazione). Un libro consigliato per capire non solo le condizioni sociali ed economiche dei tedeschi, ma soprattutt ...continua

    Un grande reportage sulla Germania del dopoguerra realizzato da un non-giornalista e proprio per questo più valido (e leggendo le note a fine volume capirete il perchè di questa affermazione). Un libro consigliato per capire non solo le condizioni sociali ed economiche dei tedeschi, ma soprattutto il loro stato d'animo l'indomani della sconfitta di Hitler.

    ha scritto il 

  • 0

    Stig Dagerman, el joven escritor de las letras suecas, emprende en 1946, como corresponsal del Expressen, un viaje por la Alemania destruida. Otoño alemán es este reportaje que, fuera de prejuicios y libre de un periodismo políticamente correcto, se adentra en la vida de estos supervivientes alem ...continua

    Stig Dagerman, el joven escritor de las letras suecas, emprende en 1946, como corresponsal del Expressen, un viaje por la Alemania destruida. Otoño alemán es este reportaje que, fuera de prejuicios y libre de un periodismo políticamente correcto, se adentra en la vida de estos supervivientes alemanes que ahora viven en la humillación y en la miseria.

    ha scritto il 

  • 4

    Un reportage giornalistico dalle macerie della Germania nell'autunno del '46, commissionato a Dagerman dal giornale svedese Expressen.
    Non essendo Dagerman un giornalista ("il giornalismo è l'arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile, io non la imparerò mai", disse), da quel v ...continua

    Un reportage giornalistico dalle macerie della Germania nell'autunno del '46, commissionato a Dagerman dal giornale svedese Expressen.
    Non essendo Dagerman un giornalista ("il giornalismo è l'arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile, io non la imparerò mai", disse), da quel viaggio venne fuori questo toccante itinerario tra le miserie dei singoli individui delle cantine, degli alloggi di fortuna e dei treni merci carichi di gente che abbandonava rovine per raggiungere rovine simili. Le persone incontrate da Dagerman si avvicendano come personaggi di qualcosa come un breve romanzo di viaggio, in una cornice narrativa che ha davvero poco di giornalistico e molto di poetico, senza che questo svii l'attenzione dalla verità di quella miseria postbellica, dove due patate potevano segnare lo scarto tra la fine e la sopravvivenza.

    ha scritto il