Avanti tutta

"Contro la follia delle aziende e l'inerzia dei lavoratori"

Di

Editore: Chiarelettere

3.7
(132)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861901581 | Isbn-13: 9788861901582 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Genere: Affari & Economia , Aiuto , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà... daremo anche un televisore a ciascuno, due frigoriferi... il rasoio elettrico... a tutti. Purché lavorino, purché siano pronti a scarpinare... a tafanrsi l'un con l'altro. Io mi oppongo"
Luciano Bianciardi, 1962

Dunque si può fare. La scelta del downshifting raccontata in "Adesso basta" (10 edizioni) si è rivelata percorribile. "Ho tempo per cucinare, per studiare, per scrivere, navigare, perdere tempo..." scrive Simone Perotti in questo nuovo libro, che è un pamphlet sul cambiamento alle porte, su un nuovo ordine esistenziale e sociale.

Contro la paura. Scoprire che si può vivere con poco, fuori dallo schema "lavoro guadagno spendo", in un momento di grave crisi economica, può essere un sollievo personale, ma anche un progetto "politico", da condividere.

Suffragato dall'esperienza in azienda e dagli anni trascorsi nella libertà, Simone Perotti racconta "come si vive fuori", le sue scoperte (buone e cattive), e sfata gli stereotipi placando gli animi dei tifosi e contrastando una a una le obiezioni dei più critici.

Dall'analisi degli 80.000 messaggi ricevuti, l'autore ricava la prima classificazione dei downshifter italiani (i Convinti, gli Arrabbiati, gli Impegnati, gli Antitaliani, gli Accoppiati, i Sorpresi...) e una mappa generazionale delle loro paure: l'identikit dell'uomo contemporaneo in rivolta.

La lotta di classe sembra finita. Forse è incominciata la lotta per la vera liberazione.
http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/avanti-tutta.php
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  • 4

    cambiare pelle

    capitolo secondo dopo il successo di ADESSO BASTA, ulteriori riflessioni dopo gli incontri con le platee alle presentazioni, con una parte finale di riflex critica sul mondo del lavoro aziendale, un v ...continua

    capitolo secondo dopo il successo di ADESSO BASTA, ulteriori riflessioni dopo gli incontri con le platee alle presentazioni, con una parte finale di riflex critica sul mondo del lavoro aziendale, un vero inferno per chi ci si avventura anche oggi

    anch'io quando mi licenziai dalla hobby & work x mobbing feci una scelta analoga indotta dai vertici della casa editrice, ora in chiusura per via fallimentare e in cassa integrazione

    ha scritto il 

  • 4

    Ho incontrato Simone a un meeting di presentazione in libreria, ne ho ricevuto un feddback personale molto positivo. Il libro lo avevo già letto ed è la naturale consecutio del precedente

    ha scritto il 

  • 5

    Libro da leggere. Forse ho sbagliato l'ordine nella lettura dei tre libri di Perotti sul downshifting (adesso basta, ufficio di scollocamento, avanti tutta) però son certo che i libri sono di certo im ...continua

    Libro da leggere. Forse ho sbagliato l'ordine nella lettura dei tre libri di Perotti sul downshifting (adesso basta, ufficio di scollocamento, avanti tutta) però son certo che i libri sono di certo importanti e danno una visione probabilmente più giusta di come dovrebbe essere il mondo. Il downshifting è anche una grossa scuola per uomini liberi, cioè di uomini che riescono ad avere pensieri loro e le competenze per capire come inserirsi in questo piccolo mondo, ormai insostenibile.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un manifesto di libertà, una spinta a pensare un modo di vivere diverso, forse possibile, forse utopistico..chissà, però fa venbire una gran voglia di provarci...

    ha scritto il 

  • 2

    MEGLIO IL PRIMO

    stesso concetto ripetuto infinite volte. Meglio prendere il primo da lui scritto, qui è ripetitivo e spiega concetti economici in maniera blanda

    ha scritto il 

  • 3

    Questa è la storia di uno schiavo che decide di emanciparsi. Le sue catene non sono fisiche, ma mentali: stanno nella sua testa. Sono i legami sociali, le aspettative degli altri, i falsi bisogni, la ...continua

    Questa è la storia di uno schiavo che decide di emanciparsi. Le sue catene non sono fisiche, ma mentali: stanno nella sua testa. Sono i legami sociali, le aspettative degli altri, i falsi bisogni, la paura di non farcela. Lui ne è consapevole e combatte per anni per costruirsi una vita nuova, più libera, autentica, sana. Poi scrive questi due libri: il primo per spiegare come si fa e il secondo per... beh, per approfondire, rispondere alle obiezioni, chiarire come si tira avanti, e già che c'è anche perché il Sistema funziona male, la crescita a oltranza è una follia e la sobrietà una virtù da perseguire. 'Sto libro, cazzo, potevo scriverlo io. Ma anche no.
    Tutto ruota intorno a una domanda: "Ma tu stai davvero facendo ciò che vuoi?". Se la risposta è no, sostiene Simone Perotti, devi cambiare. Non solo cambiare casa e lavoro, ma proprio cambiare vita, abitudini, perfino filosofia esistenziale. Lo sentiamo dire spesso: "Uno di questi giorni mando in culo questo lavoro di merda e vado a vivere in barca fra le isole greche!". Magari lo diciamo anche noi. E Perotti risponde: "Beh fallo!". Downshifting, si chiama.
    Va da sé che non è facile. Se davvero decidi di mettere in pratica l'intenzione e uscire dal ricatto lavoro-consumo-lavoro, ti accorgi subito che fra il dire e il fare... appunto. I soldi, pensi anzitutto: il tuo lavoro ti permette un bel benessere. Perotti ti spiega che sì, i soldi sono un problema. Ma non il principale. Le difficoltà con cui ti scontri subito sono altre. Se non vuoi lavorare... che cazzo vuoi fare? Il nomadismo fra le isole greche sembra una bella prospettiva, ma sei certo che sia ciò che vuoi davvero? Non finirai, alla fin dei conti, per abbrutirti e rincoglionirti davanti alla televisione? Insomma, che cosa cerchi davvero dalla vita? Qual è il tuo daimon? Ecco, dice Perotti, quella è la tua vocazione. Se ci credi, ti sbatti per soddisfarla. Rinunci a un po' di soldi, al prestigio sociale, alle false amicizie. Cominci a fare le cose con le tue mani e a risparmiare. E alla fine ti realizzi davvero. Non è facile. Non è solo questione di volontà. Non è che da un giorno all'altro ti licenzi, mandi in culo il capo e i colleghi e hai risolto. Anzi, questa è la scorciatoia per il fallimento. Invece ci vogliono anni di preparazione, nei quali si fanno molta introspezione e molti conti economici. Poi, finalmente pronti (ma anche no, anche non completamente, ché pronti davvero non lo si è mai), si molla tutto. E si vive se non felici almeno più liberi e più sereni. E più sobri.
    Simone Perotti l'ha fatto. Era un alto dirigente e ora fa... beh, fa altro. Ha mollato tutto e si dedica alle sue passioni: la scrittura e la navigazione per mare. Nel narrare la propria vicenda e nell'elargire consigli, Perotti non nasconde gli ostacoli e i ripensamenti. Non la mette giù facile. Però conclude: "Puoi farcela". Sì, anch'io posso farcela. Che bello!
    Ma... un momento... io che c'entro? Io sono un uomo fortunato. Non mi trovo intrappolato in un SUV nelle code mattutine di una grande metropoli. Sono sì un lavoratore dipendente, ma senza orari, senza cartellini da timbrare. Già ora faccio quel cazzo che voglio. E, soprattutto, il mio lavoro mi piace e soddisfa il mio daimon. Non solo: consumo pochissimo e solo lo stretto indispensabile. A me la pubblicità mi fa le pippe. Per quanto mi riguarda, i pubblicitari potrebbero crepare tutti e io nemmeno me ne accorgerei. Ok, allora questo libro non si applica a me. Però qualche volta anche a me viene voglia di mandare in culo il Sistema e godermi un'esistenza libera da vincoli e doveri. Vorrà dire qualcosa?
    Già, perche questi due saggi non sono convincenti fino in fondo. Perché, mi sembra, Simone Perotti la fa più facile di quanto sia davvero.
    Per cominciare, si basa su un presupposto implicito: il daimon interiore, una volta scoperto, perseguito e soddisfatto, può essere una (ragionevole) fonte di reddito. Per Simone Perotti è così: lui ha ridotto le proprie esigenze, ma un po' di soldi riesce a guadagnarli scrivendo libri e articoli e lavorando come skipper, visto che adora andar per mare. Insomma, il suo daimon ha un mercato. E chi ha un daimon senza mercato come fa? Il compositore di haiku, per esempio? O il fabbricante di ceste di vimini? O il cloudspotter? Non si vive solo di haiku, ceste di vimini o nuvole, purtroppo.
    Poi... i vincoli. Diamine, ce n'è sempre. Anche seguendo il daimon. Abbiamo sempre vincoli e doveri verso gli altri e verso noi stessi, anche quando facciamo qualcosa che amiamo intensamente. Prendiamo il caso di Simone Perotti, per dire. Lui insiste che la sua vita è libera, che quando non ha voglia di fare un cazzo... non fa un cazzo: va sul lungomare a leggersi un libro e sorseggiarsi una bibita. Davvero? Se davvero Perotti si mantiene facendo lo skipper e occupandosi delle barche altrui, magari quel giorno lì non può, perché la barca deve essere consegnata pulita e pronta entro il pomeriggio. Non ci sono cazzi. Se davvero Perotti vive dei frutti del proprio orto e i pomodori devono essere messi a dimora, lui lo deve fare proprio quel giorno lì e non un altro. Di nuovo, non ci sono cazzi. Dove finisce allora la libertà dai vincoli?
    Inoltre... il daimon. Tutti ne abbiamo uno. Scoprirlo magari non è facile, ma c'è. Se lo realizzi, sei un uomo felice. Sul serio? Sempre sempre sempre? Non so Perotti, ma per me non è così. Il mio daimon, per esempio, consiste nel raccontare agli altri le cose che so. Non so se sono bravo a farlo, ma so che qualcuno mi paga (non moltissimo, ma abbastanza per farmi campare) per farlo. E mi ritengo un uomo fortunato perché mi mantengo facendo qualcosa che, per il godimento che ne ricavo, farei anche gratis. Eppure talvolta non ne ho voglia. Talvolta mi tocca scrivere di cose di cui non m'importa una sega. Oppure m'importa ma ho una crisi di rigetto, perché scrivo da troppo tempo e ho bisogno di staccare. Ma non posso, perché ho preso impegni e ho scadenze precise. E se voglio continuare a mantenermi con il mio daimon devo anche garantire una certa professionalità. E allora mi vien voglia di mandare in culo anche questo meraviglioso, appagante, libero lavoro.
    Da ultimo... l'evoluzione. Tutti cambiamo. Da ragazzino (pensa un po') io volevo diventare ufficiale nella Marina Militare. Poi, crescendo, ho deciso che avrei fatto lo scienziato. Quasi ci sono riuscito: mi hanno fermato la mia ignavia e la mia scarsa propensione verso la specializzazione. Da ultimo ho capito che la mia vera vocazione, il daimon, era la narrazione. Ma questo sarà proprio l'ultimo stadio? E se domani mi rompessi i coglioni di scrivere e mi venisse l'arrazzamento per... chessò... la navigazione per mare, come Simone Perotti? Mollo tutto e mi metto anch'io a fare lo skipper? Anche se non ne so una sega e devo imparare tutto da zero e nella migliore delle ipotesi divento un modesto dilettante? D'altronde, se resto a fare quel che so fare, sono un alienato intrappolato nel loop lavoro-consumo-lavoro. O no? Boh!

    ha scritto il 

  • 3

    Se non ci fosse si sentirebbe la mancanza....

    Rispetto al primo libro "Adesso basta!", il seguito mi sembra meno deludente. Probabilmente dipende sempre dalla discrasia tra aspettative e realtà. Le mie aspettative, troppo elevate disattese dal pr ...continua

    Rispetto al primo libro "Adesso basta!", il seguito mi sembra meno deludente. Probabilmente dipende sempre dalla discrasia tra aspettative e realtà. Le mie aspettative, troppo elevate disattese dal primo libro, erano adesso più contenute. Meno irritante del primo libro grazie all'assenza del discorso sugli stipendi (assolutamente fuori dal mondo!), in alcuni tratti è anche liberatorio. Spesso vi sono concetti forse scontati, soprattutto se il lettore è già sul cammino della sobrietà. Non di certo un capolavoro della letteratura, tuttavia, è un libro che aiuta a sentirsi meno soli. Insomma, alla fin fine, credo faccia bene leggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Più efficace di un consulente di coppia!

    Tre stelline perchè in parte ripetitivo rispetto al primo, anche se ne meriterebbe in realtà cinque solo per il fatto di avermi consentito di andare con Piero in stazione con l'autobus e prendere insi ...continua

    Tre stelline perchè in parte ripetitivo rispetto al primo, anche se ne meriterebbe in realtà cinque solo per il fatto di avermi consentito di andare con Piero in stazione con l'autobus e prendere insieme un interregionale da Torino a Milano, senza sentirlo borbottare una sola volta.
    Downshifting è la parola!

    ha scritto il 

  • 4

    Downshifting: qualche mese dopo

    Simone Perotti continua a raccontare la sua esperienza di downshifting (DS). Racconta le difficoltà economiche e psicologiche del farlo e del viverlo. Racconta anche la sua soddisfazione per averlo fa ...continua

    Simone Perotti continua a raccontare la sua esperienza di downshifting (DS). Racconta le difficoltà economiche e psicologiche del farlo e del viverlo. Racconta anche la sua soddisfazione per averlo fatto e la sensazione di libertà che vive ogni giorno. Rispetto al primo libro vuole chiarire che il DS non è solo per chi ha dei notevoli risparmi. Analizza il fenomeno classificando le categorie di chi l'ha fatto, di chi vorrebbe e chi è contrario. E' un piccolo studio sociologico su questo fenomeno.

    ha scritto il