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Azazel

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3.5
(237)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 448 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Italian

Isbn-10: 3630873316 | Isbn-13: 9783630873312 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Buchbeschreibung
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  • 4

    In estrema sintesi: un Dan Brown colto, ambientato durante i subbugli del V secolo dell'Oriente cristiano, farcito di riflessioni islamiche moderne sui dubbi sulla figura del Cristo, sui collegamenti ...weiter

    In estrema sintesi: un Dan Brown colto, ambientato durante i subbugli del V secolo dell'Oriente cristiano, farcito di riflessioni islamiche moderne sui dubbi sulla figura del Cristo, sui collegamenti con le religioni pagane (soprattutto egizia) e sulla Trinità.

    gesagt am 

  • 4

    Ho già recensito Ziedan nel blog per il libro “Sette Luoghi” la mia prima lettura dell’autore con impressione molto positiva.

    Azazel è, però, un romanzo molto più complesso e rientra nella ...weiter

    Ho già recensito Ziedan nel blog per il libro “Sette Luoghi” la mia prima lettura dell’autore con impressione molto positiva.

    Azazel è, però, un romanzo molto più complesso e rientra nella categoria del romanzo storico. Ambientato nel Medio-Oriente (mi si perdoni l’anacronismo della definizione) del V sec. d.c., affronta temi ancestrali legati alla nascita del Cristianesimo e alla istituzionalizzazione del Cattolicesimo.Cominciavano a delinearsi in quel periodo le dicotomie oriente-occidente su questioni di natura teologica, nascondendo una spietata lotta per il potere e il controllo dell’ecumene cristiana.

    Il monaco Ipa, protagonista del romanzo, proviene dalla regione oggi compresa nel Sudan e vive sulla propria pelle le intolleranze religiose e la crudeltà travestita da fede. Provato dagli eventi personali e storici, decide di ricostruire la propria vicenda scrivendo le sue memorie accompagnato da un visitatore di eccezione “Azazel”, il demonio. Ipa riconosce nella sua vita l’impossibilità alla castità fisica e spirituale e l’inevitabile intromissione del male che altro non è che l’esperienza; Ipa sente la costante presenza del diavolo nella tentazione del peccato. Innegabili le reminiscenze faustiane, Azazel è ironico, ma rispettoso come il “maligno” del Faustus di Thomas Mann.

    Ipa viaggia fino ad Alessandria, la metropoli dove Ipazia cerca una soluzione agli integralismi religiosi attraverso la ragione e la scienza; raggiunge Gerusalemme dove incontra Nestorio, sostenitore della dualità della natura di Cristo; si ritira in un monastero siriano; partecipa a concili con imperatori e vescovi, viene travolto dagli eventi del mondo e dal mondo fugge.

    E’ una figura davvero molto bella, cui a mio parere manca un po’ di cuore, sembra molto cerebrale, costruito per il pretesto del racconto: com’era il mondo nel V sec. d.c. e come lo vede l’autore.

    Molto belle le figure femminili che dominano il racconto e ne costituiscono lo snodo narrativo: Ottavia, Ipazia, Marta.

    Ziedan con questo libro ha vinto l’Arabic Booker Prize e devo dire che lo ha meritato. “Azazel” propone diversi livelli di lettura e tutti molto bene condotti: la storia del monaco Ipa, il livello storico con il racconto delle lotte intestine alla chiesa del V sec, il livello morale con l’analisi della lotta bene-male nell’animo umano, la continua contrapposizione di luci e ombre, giusto e sbagliato; infine il livello filosofico concettuale che, per il tema trattato, sfocia del teologico.

    Pur essendo musulmano, Ziedan dimostra una conoscenza incredibile del cristianesimo e delle sue contraddizioni e come per tutti gli autori di romanzi storici, il passato rappresenta la metafora del presente. Centrale il tema della libertà dell’uomo: libertà di pensiero e azione. Cosa è la fede? cosa la religione? fin dove arriva il libero arbitrio e dove il disegno divino domina il raziocinio?

    Centrale soprattutto il tema dell’intolleranza e dell’integralismo religioso di qualunque natura e derivazione: Ipa rifiuta la violenza praticata nel nome di Dio e rifiuta la religione imposta dall’alto. L’autorità è nemica della fede dell’anima.

    Il linguaggio è complesso, la prosa molto elegante, e buona è, a mio parere, la traduzione che non appiattisce il testo.

    Ziedan come tutti gli arabi e molti orientali ha il dono della narrazione: la storia ha ancora un suo significato, tanto da non essere secondaria alla “Storia”. Riconosco a tratti una lentezza narrativa del testo che ne adombra il risultato complessivo, ma a Ziedan si perdona tutto per gli spunti di riflessione di afflato universale di cui anche Azazel è ricco. Ecco un esempio sul “viaggio”.

    Consigliato: è un libro per appassionati del genere storico, con una spiccata vocazione al romanzo complesso (per intenderci Ziedan ricorda Eco, alcuni romanzi di Rushdie e la Yourcenar di Opera al nero), tratta temi complessi e aiuta superare i pregiudizi. Guardare agli esordi del cristianesimo getta una luce diversa sugli attuali “integralismi”. Inoltre, Ziedan è uno dei maggiori esponenti della letteratura araba contemporanea e della cultura egiziana (conser.... recensione completa https://parladellarussia.wordpress.com/2014/06/30/azazel-ziedan/

    gesagt am 

  • 4

    Il libro è ben scritto; ne ho apprezzato l'ambientazione, tempi turbolenti poco usati come sfondo di vicende romanzesche, e il modo con il quale l'autore ha scelto di svolgere il racconto. M'è ...weiter

    Il libro è ben scritto; ne ho apprezzato l'ambientazione, tempi turbolenti poco usati come sfondo di vicende romanzesche, e il modo con il quale l'autore ha scelto di svolgere il racconto. M'è piaciuto anche il finale e il rapporto tra l'autore e Azazel. Il romanzo è intriso delle questioni che più hanno agitato il V° secolo, specie in quella porzione orientale dell'impero romano, per cui lo si apprezzerà di più se si ha una conoscenza, anche sommaria, delle vicende storiche del periodo preso in considerazione.

    gesagt am 

  • 0

    molto interessante e stimolante. Tra l'altro una lettura coinvolgente del contrasto tra il vescovo Cirillo ed il vescovo Nestorio sulla definizione della Madonna come madre di Dio o madre di Gesù ...weiter

    molto interessante e stimolante. Tra l'altro una lettura coinvolgente del contrasto tra il vescovo Cirillo ed il vescovo Nestorio sulla definizione della Madonna come madre di Dio o madre di Gesù prima del concilio di Efeso

    gesagt am 

  • 5

    Molto bello

    Ambientato nel 4 secolo dopo Cristo racconta la vita di un monaco egiziano che si trova ad affrontare le lotte, violente e sanguinose, all'interno della chiesa. Lotte che hanno portato a scismi ed ...weiter

    Ambientato nel 4 secolo dopo Cristo racconta la vita di un monaco egiziano che si trova ad affrontare le lotte, violente e sanguinose, all'interno della chiesa. Lotte che hanno portato a scismi ed eresie a cui il monaco assiste più come spettatore che come partecipante. Pur raccontando di lotte e violenze e drammi interiori del monaco a seguito di amori, questi rimane tenacemente attaccato alla chiesa e alla sua essenzialità. Pur essendo scritto da un islamico il libro dimostra un rispetto e, direi, un affetto per la bellezza della Chiesa dei primi secoli. La visione storica è corretta e, purtroppo, fa capire come mai 2 secoli dopo su una chiesa dilaniata da lotte e violenze abbia avuto facile fascino la predicazione di Maometto, pur non parlandone per nulla nel libro. Un affresco storico corretto e interessante, scritto con maestria e coinvolgente. Va detto che questo scrittore è considerato uno degli intellettuali più autorevoli in Egitto e uno dei pensatori che sta appoggiando la lotta contro il deposto presidente islamista a capo della "fratellanza islamica", i giornali italiani nel presentare questo scrittore dicono di questo libro che è paragonabile al "nome della rosa" per l'ambientazione storica e per il fatto che ci sia protagonista un monaco. Niente di più errato. Non è un polpettone come il libro dello scrittore che tanto piace al mainstream italico e non c'entra nulla ne come trama ne come idea.

    gesagt am 

  • 4

    speravo fosse un'immersione storico-teologica nei tempi delle decisioni fondamentali per il cristianesimo, poi nei momenti essenziali si perde nelle storie amorose.

    gesagt am 

  • 2

    Deludenti avventure - 28 ott 12

    Sono rimasto un po’ deluso da questo libro, che pur partiva con tutte le premesse per essere una piccola scoperta. Purtroppo è rimasto solo “piccolo”. Intanto si partiva con un autore arabo ...weiter

    Sono rimasto un po’ deluso da questo libro, che pur partiva con tutte le premesse per essere una piccola scoperta. Purtroppo è rimasto solo “piccolo”. Intanto si partiva con un autore arabo (primo elemento di interesse), tradotto dall’arabo (quando ormai ultimamente gli editori italiani comprano direttamente traduzioni inglesi o francesi). Libro ambientato prima dell’avvento di Maometto, nelle terre che in quegli anni vedevano, con tutti i problemi connessi, la nascita ed il radicamento del cristianesimo. Mi era inoltre ingolosito, scoprendo che il nostro Youssef è un cultore dei manoscritti antichi (quindi congeniale alla tematica, e viceversa). Insediato e lavorante in quel di Alessandria, città che ha comunque del suo fascino. E pare sia reputato un buon scrittore storico, come lo sono in certo grado molti scrittori arabi, autore di una rinomata storia ambientata tra i nabatei di Petra. Insomma, mi aspettavo un epigono del libanese Maalouf. Purtroppo tutte queste premesse hanno prodotto un libro, che ha un certo fascino, non lo nego, ma è pieno di altro, e di altro pedante. Mi spiego, seguiamo la narrazione, ricavata da manoscritti antichi in pergamena (collegamento con il lavoro di Ziedan) delle vicende in prima persona narrate dal monaco Ipa. Se Ipa si limitasse a narrare di sé, dalla nascita in un paesino verso la Nubia, attraverso tutte le vicende che da lì lo portano in un monastero tra Antiochia ed Aleppo, ci sarebbe stato (forse) un livello di agilità nella scrittura che avrebbe reso (forse) avvincente il narrato. Siamo tra la fine del 300 e l’inizio del 400. In tutto il medioriente, ed in Egitto in massimo grado, infuriano lotte e diatribe varie tra pagani e cristiani, e tra cristiani e cristiani. Il nostro Ipa, morto trucidamente il padre, decide di entrare in seminario, e divenuto monaco (non si capisce se al tempo si veniva ordinati in qualche modo), decide di salire il Nilo e di stabilirsi ad Alessandria. Qui ha una serie di incontri sconvolgenti. Viene accolto da una bellissima fanciulla che lo salva dall’annegamento. E passa tre giorni di amore e passione con la bella Ottavia. Non si capisce bene il rapporto tra sesso e monachesimo, ma probabilmente all’epoca (e Youssef dovrebbe esserne esperto) vigevano costumi meno stringenti. Ma quando Ottavia scopre che lui è monaco, lo caccia essendo vedova di persona massacrata dai cristiani dell’epoca. Il secondo incontro è con l’affascinante Ipazia, di cui segue qualche lezione, ma che poi abbandona essendo clausurato dai monaci alessandrini. Ed in particolare dal vescovo Cirillo, strana figura su cui si tornerà. Ma dopo due anni di isolamento, assiste impotente al martirio di Ipazia per mano del lettore Pietro istigato da Cirillo. Sconvolto, fugge da Alessandria, si auto-battezza con il nome di Ipa (abbreviazione di quello di lei), e si incammina verso Gerusalemme. Dove fa il secondo incontro fondante della sua vita. Quello con il vescovo Nestorio, che lo affascina con la sua umanità e con le sue parole. Sul di lui consiglio, si rinchiude nel monastero di cui all’inizio, dedicandosi alla medicina (piccola parentesi, una parte felice dello scritto è imbastita di piccoli rimedi medicali, a far vedere la comunque progredita conoscenza pre-islamica della materia da parte dei locali). Sarebbe tutto più o meno per il meglio, se non incappasse nella bella Marta, una donna ripudiata che si rifugia nel convento. Bella di bellezza radiosa, ne rimane turbato al massimo grado. Qui scopriamo (fra le righe) che i monaci non si possono sposare mentre i preti sì. Lei cerca di convincerlo a farsi prete. Ed arriviamo al culmine della tenzone, con Ipa dilaniato tra i problemi con Marta (farsi prete o restar monaco), aggravato dal fatto che Marta sarebbe (in termini attuali) divorziata, quindi per un cristiano non frequentabile, ed i problemi della fede, che proprio in quei giorni viene indetto il Concilio di Efeso dove si svolge l’epica battaglia tra Cirillo e Nestorio. Il dilemma lo prostra, cade nel delirio febbricitante, ha visioni, e comincia a dialogare con Azazel. Che sarebbe il Satana tentatore del deserto. Che è quello che troviamo anche citato nella bulgakoviana palla. Come ben capite, ho rovesciato i termini del racconto, che invece viene sempre pervaso della lotta interiore tra Ipa e Azazel. Per cui (forse anche per tagli di lunghezza) alla fine sappiamo che Ipa trova sé stesso. Ma non sappiamo come finisce con Azazel, né con Marta, né con Nestorio. Già tutto questo faceva scendere di gradini il piacere del testo. Che poi è anche riempito, con giusta dovizia di particolari, ma con scarsa partecipazione, della diatriba tra Cirillo e Nestorio, tra duofisismo e monofisismo, tra Maria madre di Dio e Maria madre di Cristo. Tra la cacciata solo 100 anni prima di Ario e dei suoi segaci. E con la vittoria, lì ma anche nel tempo, di Cirillo. Che viene anche fatto Beato e Padre della Chiesa (non mi pare Santo ma non sono espertissimo). Per la sua conoscenza e per le sue posizioni. Ma a me pare che nessuno ne abbia messo in mostra criticamente limiti ed altro. Nel suo isterismo verso gli avversari, di fede e non. Andate a vedere il bel film “Agorà”, o leggete la vita di Ipazia. Era tutta una questione politica, che da Roma l’imperatore appoggiava Alessandria, per bilanciare il peso crescente di Costantinopoli. Ma tutta questa parte è trattata non proprio in modo accattivante. E ci si trascina per quasi quattrocento pagine aspettando che Ipa abbia un moto in positivo, che decida, che prenda una posizione. Mai. Ecco perché alla fine il libro mi ha deluso. Spero prima o poi di leggere qualcosa di quegli anni che abbia il sapere romanzato del libro sul profeta Mani di Maalouf ed il sapere storico dei libri di Barbero sulla caduta dell’impero. “Le lingue non esprimono nulla di per se stesse, ma sono espressione della gente che le parla. E se la gente cambia, anche la lingua cambia.” (34) “Ogni ricordo contiene dolore. Anche i ricordi dei momenti felici sono in qualche modo dolorosi, perché sono tracce di cose passate.” (123) “Posso offrire [venti anni della mia vita] in dono a una ragazza di vent’anni quando fra dieci anni sarò un decrepito cinquantenne e lei una bella trentenne?” (332) “Scrivi … chi scrive non muore mai.” (358)

    gesagt am 

  • 2

    Noioso. La sola cosa interessante è stata l'ambientazione, mi sono piaciute le parti in cui l'autore descrive le città dell'epoca: Alessandria, Gerusalemme, Antiochia e Aleppo.

    gesagt am 

  • 4

    Intenso e impegnativo

    Un bellissimo romanzo storico, impegnativo,che fa pensare, molto intenso e scritto in maniera davvero scorrevole con descrizioni vivide e particolareggiate.

    gesagt am 

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