Bóvedas de acero

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4.2
(3267)

Language: Español | Number of Pages: 267 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Japanese , Italian , German , French , Chi traditional , Portuguese , Slovenian , Swedish , Czech , Finnish , Polish , Dutch , Russian

Isbn-10: 8497937309 | Isbn-13: 9788497937306 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 3

    Torneremo alla terra... ma su altri mondi.

    Sono in difficoltà a votarlo, 7 mi sembra poco, ma dovrei allora alzare altri voti della mia libreria, per opere che sono comunque superiori. Abissi d'acciaio mi è piaciuto, Asimov come altre volte a ...continue

    Sono in difficoltà a votarlo, 7 mi sembra poco, ma dovrei allora alzare altri voti della mia libreria, per opere che sono comunque superiori. Abissi d'acciaio mi è piaciuto, Asimov come altre volte a mio giudizio è un po' noioso nella prima parte, dove introduce gli elementi della storia, ma riesce anche qui a concludere con un finale crescendo. In particolare la storia noir è piacevole e ben confezionata, con tutti gli elementi del genere, a partire dalla coppia di detective ben caratterizzati e ben assortiti nei loro punti di forza e nelle loro debolezze. Per gli aspetti più seri invece mi è piaciuto l'esito futuro dell'umanità che vi è descritto, in particolare delle città - gli abissi d'acciaio (cos'avrebbe pensato Asimov di un'opera come "Blame!"?) e lo sviluppo del tema principale, cioè del rapporto uomo-robot ....se sostituiamo ai robot gli immigrati che ci rubano il lavoro mi pare che sia anche opera attuale e piuttosto densa. Certo che Asimov può permettersi alla fine una fantascientifica positività.....ma anche per questo fa bene leggerlo.

    DI SEGUITO SPOILER:
    "I Mondi Esterni furono colonizzati da terre-

    stri che venivano da un pianeta dove le Città erano

    un fatto ancora sconosciuto, terrestri individualisti

    e materialisti. Queste qualità sono state esasperate

    e portate all'estremo, come noi abbiamo spinto trop-

    po un modello di società fondato sulla cooperazione.

    Il nuovo ambiente e la tradizione che ci portiamo

    alle spalle si amalgameranno e daranno un sistema

    nuovo, la giusta via di mezzo fra la Terra e i Mondi

    Esterni. E saremo diversi sia dall'una che dagli altri!

    Saremo qualcosa di nuovo e di migliore. »

    Ripeteva a pappagallo le parole del dottor Fastol-

    fe, e lo sapeva; ma in un certo senso era come se fos-

    sero sue ed esprimessero un desiderio covato da anni.

    Clousarr disse: « Balle! Colonizzare mondi ester-

    ni quando ne abbiamo uno nostro a disposizione,

    sotto i piedi! Solo dei pazzi tenterebbero ».

    « Forse ce ne sono molti, di quei pazzi. E molti uo-

    mini normali andrebbero con loro. Con i robot a da-

    re una mano. »

    « No » disse Clousarr, fermo. « Robot mai! »

    « Perché no, per l'amor del cielo? Non piacciono

    neanche a me, ma non sono disposto a suicidarmi

    per un pregiudizio. Che cosa temiamo nei robot? Se

    vuoi la mia teoria, abbiamo tutti un complesso d'in-

    feriorità nei loro confronti, come l'abbiamo nei con-

    fronti degli Spaziali. Per compensarlo dobbiamo con-

    vincerci di essere superiori, ma per il nostro orgo-

    glio è un colpo mortale dover dimostrare d'essere su-

    periori a una... macchina! E la maledetta ironia è che

    sembrano superiori, ma non lo sono. »

    Baley s'accalorava sempre di più. « Prendi questo

    Daneel, ci lavoro insieme da due giorni. E' più alto di

    me, più forte, più bello. Sembra uno Spaziale. Ha una

    memoria migliore della mia e sa più cose, non ha bi-

    sogno di dormire o di mangiare. Non è tormentato

    dal mal di pancia, dal panico, dall'amore o dal senso

    di colpa.

    « Però è una macchina. Posso fargli quello che vo-

    glio, proprio come se fosse una di quelle microbi-

    lance. Se do uno schiaffo a una bilancia non me lo re-

    stituisce, giusto? Nemmeno Daneel. Posso ordinargli

    di puntarsi addosso un fulmine e lo farà.

    « Non siamo capaci di costruire robot che valgano

    quanto un essere umano, nelle cose che contano. Fi-

    guriamoci migliori! Non siamo capaci di costruire

    robot con il senso della bellezza, dell'etica o della re-

    ligione. Non c'è modo di elevare il cervello positro-

    nico di un centimetro sopra il perfetto materialismo.

    « L'ho detto, non siamo capaci. E continuerà ad

    essere così finché non capiremo cos'è che muove il

    nostro cervello, finché esisteranno cose che la scien-

    za non può misurare. Che cos'è la bellezza, o la bon-

    tà, o l'arte, o l'amore, o Dio? Ci muoviamo sulla fron-

    tiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che

    non può essere capito. E' questo che ci fa uomini.

    « Il cervello di un automa dev'essere finito, limi-

    tato, o non potremo costruirlo. Dev'essere tutto pre-

    vedibile, tutto calcolabile. Quindi, di che hai paura?

    Un robot può essere bello come Daneel, bello come

    un dio, e non essere più umano di un mucchio di le-

    gna. Non riesci a capire? »"

    said on 

  • 5

    Un giallo nel futuro, bellissimo

    Mai avrei pensato di innamorarmi della fantascienza in questo modo, per questo ho sempre tardato la lettura di Asimov, ma me ne sto pentendo amaramente, cercando di recuperare questa mia mancanza nel ...continue

    Mai avrei pensato di innamorarmi della fantascienza in questo modo, per questo ho sempre tardato la lettura di Asimov, ma me ne sto pentendo amaramente, cercando di recuperare questa mia mancanza nel più breve tempo possibile. Questo libro è un giallo, ma possiamo prenderlo anche come trattato di sociologia, con esposte varie teorie di controllo delle nascite, per regolarizzare il numero degli abitanti della terra, con la teoria che un giorno i terrestri originari siano bloccati sul proprio pianeta, mentre vecchi emigranti se la spassano su mondi incontaminati e abitabilissimi, semidisabitati. Il tutto all'interno di un giallo a tutti gli effetti, con delitto, indagini, scontri ripetuti fra i colleghi detective, depistaggi e risoluzione del caso. Attuale per le riflessioni suscitate dal rapporto con l'altro, con il diverso, con quella sorta di straniero che in questo caso è il robot Daneel.

    said on 

  • 5

    "No, questo non è il mio genere!"

    E’ la frase che mi sono ripetuta in questi anni, sicura che mi sarei trovata fra le mani barbosi mattoni che avrebbero parlato solo di macchine, robot e di un futuro tanto artificioso e lontano dal no ...continue

    E’ la frase che mi sono ripetuta in questi anni, sicura che mi sarei trovata fra le mani barbosi mattoni che avrebbero parlato solo di macchine, robot e di un futuro tanto artificioso e lontano dal nostro, dal risultare quasi ridicolo. Anche se, nel mio piccolo bagaglio di esperienza del genere avevo letto ben poco , tra cui due classici insormontabili, “Fahrenheit” di Bradbury e “1984” di Orwell che, di fatto, avevo pure apprezzato.
    Poi gli anni sono passati. E ho scoperto Vonnegut che, con una sola lettura, mi ha aperto un mondo del tutto nuovo per i miei orizzonti, geniale, intelligente, per nulla barboso.
    E così un’utente anobiana, alla mia richiesta di consigli da novellina sul genere, ha risposto: “Non hai mai letto Asimov?!”
    Sì, non avevo mai letto Asimov. Perché temevo di trovarmi quello che temevo…righe e righe di noia assoluta, tanto lontana a me, dai miei gusti, dal mio mondo, dal nostro mondo.
    Quanto mi sbagliavo.
    Leggere Asimov mi ha catapultata definitivamente in un universo che ha fatto crollare tutti i miei stupidi pregiudizi da lettrice, quelli che rovinano il piacere di assaporare qualcosa di nuovo che poi ci ritroviamo ad amare e a rincorrere.
    Innanzitutto, l’ambientazione. Siamo in una New York lontana tremila anni dai nostri, un’immensa metropoli sovrappopolata e “coperta”, mai a contatto con l’aria, attraversata da una capo all’altro da vie celeri che arrivano alle abitazioni, ai luoghi di lavoro, alle mense pubbliche, ai Personali (i bagni pubblici), in modo tale che nessuno esce più all’esterno e rimane chiuso nei suoi “Abissi d’acciaio”. Un mondo chiuso in sè, ansiogeno, soffocato dalla sovrappopolazione e dalla mancanza di privacy. Un mondo in cui gli uomini sono presi dall’odio contro i robot, colpevoli di portare via loro i posti di lavoro.
    Insomma, vi ricorda qualcosa?
    Fuori da New York e dalle altre città coperte si estendono i Mondi Spaziali, 50 mondi esterni in cui gli umani si sono evoluti in maniera diversa: qui infatti al contrario della terra, tutto è ariosità, luce e ostentazione, i robot vengono usati per tutti i lavori manuali e, e gli spazi sono così poco popolati che le persone molto raramente hanno contatti fisici tra loro, si limitano a “visionarsi” tramite video, così distanti l’uno dall’altro.
    E questo, vi ricorda qualcosa?
    Quando Roj Nemmenuh Sarton, uno spaziale esperto in robotica che viveva a Spacetown, uno dei mondi esterni, viene ucciso, il detective Lije Baley, il miglior poliziotto della City, viene chiamato ad investigare insieme al miglior detective di Spacetown, R. Daneel Olivaw, in cui R sta per….robot! Daneel è infatti un robot umanoide, costruito in maniera identica a un umano, e che scatenerà in Baley parecchia diffidenza e tanti dubbi, legati anche all’omicidio stesso.
    Il contrasto fra i due protagonisti, il detective umano e quello umanoide (utilizzato da Asimov niente meno che per suscitare riflessioni sulla natura umana, sui suoi limiti, sulle sue debolezze e sui suoi punti forti) è uno degli aspetti più affascinanti del romanzo. Insieme all’ambientazione e alla storia stessa, un viaggio nel futuro che è già presente, un invito a far girare le cellule grigie del nostro cervello per riflettere su ciò che siamo, e su ciò che, a breve, potremo diventare.
    Un romanzo geniale, intelligente, magnetico, a mio avviso capace di abbracciare così tante sfaccettature sulla natura umana e sulla società, da andare oltre quell’etichetta di “fantascienza” che gli viene data, ma anche oltre qualsiasi altra etichetta (non leggetelo come giallo, a scapito di ciò che fa intuire la trama). Qui si va oltre, in tutti i sensi. E si fa un viaggio esplosivo e meraviglioso.
    Niente noia, dunque. E, lo stile barboso, dive lo mettiamo? Non esiste, la scrittura è sciolta, le lettura scorrevole. E quello che nella ma mente era un “mattone” è un romanzo di 260 pagine, che si mangia con brama, più di tanti altri letti.
    I pilastri dei miei pregiudizi sono crollati uno dopo l’altro.
    E’ rimasto l’entusiasmo, la voglia di proseguire e di scoprire altro dello stesso autore-genio e dello stesso genere. Che so essere vastissimo, dunque si preannuncia un’ardua sfida.
    Ma queste sono le gioie nella vita del lettore!

    said on 

  • 5

    Bóvedas de Acero es el segundo libro de la saga de los robots. A diferencia del primero, no está compuesto por una colección evolutiva de relatos, sino por una novela. La evolución del cerebro positró ...continue

    Bóvedas de Acero es el segundo libro de la saga de los robots. A diferencia del primero, no está compuesto por una colección evolutiva de relatos, sino por una novela. La evolución del cerebro positrónico de los robots ha alcanzado su cuota de estabilidad. Bóvedas de acero, no obstante, indaga en otra serie de cuestiones. Dos son las impresiones más profundas que me ha dejado su lectura. Por una parte, en su visión más aparente, Bóvedas de Acero no deja de ser una novela negra en un contexto futurista. Contiene todos sus tics o deleites, según los aprecie el lector. No es mi caso, y aunque entretenida en determinados pasajes, difícilmente hubiese emprendido su lectura por estos aportes. Afortunadamente, esto es solo apariencia. Subyacen muchos más temas. Asimov era un autor intelectual que firmaba libros de índole mainstream. Sobre todo en el primer tercio de la obra se plantean una serie de cuestiones de profundo calado moral, antropológico, social y ecológico. No en vano, es la mecha que sigo. No tardaré en profundizar en la siguiente obra de la serie de los robots.

    said on 

  • 5

    È fantastico come tante qualità provenienti da generi diversi siano qua mescolate in modo così fluido, compatto, scorrevole. Per quanto sia banale da dire, mi piace quando un romanzo di genere fantasc ...continue

    È fantastico come tante qualità provenienti da generi diversi siano qua mescolate in modo così fluido, compatto, scorrevole. Per quanto sia banale da dire, mi piace quando un romanzo di genere fantascientifico abbraccia talmente tante sfaccettature della società o dell'uomo in generale da far sembrare riduttivo definirlo un "libro di genere". Qui si aggiunge poi lo squisito piacere della storia condito da così tante varianti pertinenti già solo alla trama, prima che ai vari significati che emergono dalla storia.
    Da una parte c'è la costruzione di un mondo futuro articolata e nient'affatto banale, dove il genio, l'inventiva di Asimov realizzano delle soluzioni che solleticano l'immaginazione. È stuzzicante vagare per la Città figurandosela in un'immagine complessiva, ma è piacevole anche la cura del dettaglio nella vita quotidiana dei personaggi, simile e allo stesso tempo diversa dalla nostra. Mi è stato impossibile non provare costantemente ammirazione per le varie soluzioni inventive adottate.
    L'elemento fantascientifico, poi, si unisce al genere della detective story, causando una curiosità famelica di sapere come si sviluppa l'indagine, sapientemente pungolata dai plot twists (che riescono ad essere realmente tali). Il protagonista poliziotto, Bailey, mi ha ricordato per certi versi altri commissari o detective, pur restando un personaggio unico. Ha un modo di collegare gli elementi sempre attivo, ma inconscio e introverso, e in questo mi ha ricordato Adamsberg di Fred Vargas, difatti le teorie del suo personaggio sono dei veri e propri fulmini, come degli eureka che poi dipana ad alta voce in modo inesorabilmente logico. C'è un insieme di intuito e audacia, visto che ha il talento di cavare le proprie teorie nei momenti più tesi, rischiando sempre anche per se stesso, c'è di conseguenza anche dell'improvvisazione e ansie derivate, che lo rendono decisamente umano, in grado di suscitare empatia di più rispetto a un detective flemmatico come Poirot o Sherlock Holmes - e poi c'è comunque una logica sorprendente. Molto affascinante, in più ogni personaggio presentava un carattere distinto, curato, e la coppia Bailey-Daleen è effettivamente indimenticabile. A tal proposito mi ha colpito il rigore dei loro confronti lavorativi, e le conclusioni tratte da ogni confronto non erano affatto banali, ma raffinate, mostrando un lato della grande intelligenza del romanzo.
    Parlando proprio dell'intelligenza del libro, il complesso sociale qua creato è anche stimolante per come riesca ad ancorarsi ad una realtà sociale, politica reale, e per certi versi anticipatrice, volontariamente o meno, di tendenze sociali future. Ad esempio il conflitto tra gli abitanti della Città e i robot è assolutamente credibile nel suo contesto particolare e di finzione, ma allo stesso tempo rimanda molto acutamente ad un generale rapporto che una certa fetta di umanità perlopiù reazionaria ha con il nuovo e il diverso. Non mi arrischio in una dettagliata comparazione politica, in quanto non avrei neanche delle conoscenze adeguate per farlo, però ho in mente un momento iniziale decisamente esemplare. Si tratta dell'interazione tra una donna umana e un robot in un negozio di scarpe, dove lei si mette in bocca parole che ha sentito dai medievalisti, cioè che tanto per cominciare lei non voleva essere servita da un commesso robot, perché pensava di meritare un trattamento migliore, e in più, poi, nell'agitazione, afferma che i robot rubano il lavoro ai "terrestri", e che si pensa tanto a loro, e poco invece alla Terra. Con i leitmotiv martellanti del "[inserire qui gruppo di immigrati] rubano il lavoro agli italiani" e "prima gli italiani" e "mandiamoli a casa" etc è impossibile non pensare a certi politici poco stimabili e i loro adepti..e non c'è neanche bisogno di fare nomi. Per quanto non sia una situazione tanto simile da combaciare perfettamente, la rigidità, lo sprezzo psicologico e sociale ha molti punti in comune e mi è sembrato notevole che a così tanti decenni di distanza Asimov potesse risultare, anche per una situazione politica internazionale propria del nostro presente, così attuale, così fresco ancora negli spunti di riflessione che può dare. In questo senso sarebbe interessante approfondire i punti di contatto, specialmente nel momento in cui il romanzo e il nostro presente presentano in modo molto accentuato, dettato da paure, odio irrazionale, l'innalzamento di barriere su barriere non solo politiche, ma più generalmente sociali, umane (barriere mentali), di reclusione in un proprio territorio o in un proprio sistema, estromettendo o allontanandosi da alcuni legami internazionali percepiti come "dannosi" o "pericolosi".
    Inoltre nei medievalisti qui ritratti con scorrevolezza e allo stesso tempo ricchezza, tanto da poter essere letti e riletti su più livelli, c'è il ritorno a una situazione originaria ideale, un culto del passato di tipo rurale e un atteggiamento aggressivo, di soppressione di un elemento che rappresenta la contemporaneità tanto odiata, il marcio di un sistema economico in cui non si ritrovano. E c'è la degenerazione pericolosa di questo atteggiamento, come la resistenza ottusa (ma non troppo) rispetto ad altre alternative di evoluzione, cambiamento rispetto alla società attuale, oltre al fatto che cui l'elemento su cui si ostinano diventa un puro capro espiatorio (poveri robot), su cui vengono canalizzati rancori, emozioni più che argomentazioni logiche condivisibili, ricordando comunque alcune tendenze politiche di gruppi estremi che Asimov conosceva di certo, e da cui il mondo si stava staccando traumaticamente nel momento della pubblicazione del romanzo, cioè il 1954.
    C'è poi un'ulteriore linea altrettanto stimolante, inventiva e ricca in merito ad una società di tipo cooperativo e non individualista, con i suoi vantaggi, ma anche i suoi eccessi, con le sue contraddizioni, specialmente nel momento in cui Asimov volutamente pone il conflitto tra un desiderio istintivo, insopprimibile della conquista di un proprio spazio (esempio: la questione del bagno privato e altri lussi, in generale la questione, dei privilegi conquistati con l'avanzamento della carriera) e poi la tendenza di un sistema sociale che impone invece la dissimulazione continua di uno status elevato, di una comodità particolare, tanto da spingere i "privilegiati" a non usufruire nemmeno dei propri privilegi, rendendo la loro presenza problematica, con varie controversie psicologiche.
    Ma ad un livello più intimo, è sottile il rapporto costruito pian piano tra Bailey e Daneel, dove Bailey lascia risuonare una generale diffidenza, una gamma di sentimenti sfumata, complessa, tra sé e la macchina, sviluppando poi un'evoluzione del rapporto e chiarendo cosa rimane unicamente umano e cosa c'è in comune, quali sono le familiarità su cui si può costruire un rapporto positivo, di aiuto reciproco e ovviamente di efficienza produttiva con i robot. Nello stesso protagonista risuona un discorso molto intelligente, saggio e profondo sull'interazione con il diverso, sul compromesso necessario per poter andare avanti,su uno sfruttamento di una situazione del presente per un futuro che si concili con la volontà di poter vedere un mondo diverso in modo pratico, moderno; sull'interazione tra il rigore legale, logico e la compassione, e sull'equilibrio necessario tra di essi.
    Una cosa che mi piace tantissimo, direi, è che si possono dire, ampliare tante cose rispetto ai temi del libro, e questo è sempre un evidente segno del fatto che ci si trova a contatto con una base fertile, con un romanzo molto stratificato, coinvolgente e bellissimo rispetto a tanti aspetti.

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  • 3

    Questa poi...

    ... non me la aspettavo proprio: Asimov giallista!
    Non male, comunque.
    Lettura scorrevole, i robot ci sono, la trama è comprensibile nonostante qualche ingarbugliamento spazio-temporale.
    E questo sist ...continue

    ... non me la aspettavo proprio: Asimov giallista!
    Non male, comunque.
    Lettura scorrevole, i robot ci sono, la trama è comprensibile nonostante qualche ingarbugliamento spazio-temporale.
    E questo sistema di piazzare un colpo di scena ad ogni fine capitolo, in modo che tu vada avanti senza interrompere, sembra fatto apposta per imbrogliare la mia pigrizia.
    Presenti anche i messaggi buonisti sul futuro dell'umanità... pare che ci sia tutto neh?
    Defatigante.

    said on 

  • 3

    Non siamo al capolavoro, come Neanche gli Dei, certo, ma, come quello, fa riflettere sulla natura umana.
    Bello il giallo e l'indagine che ne segue.
    Molto piiù belli gli argomenti che ruotano intorno a ...continue

    Non siamo al capolavoro, come Neanche gli Dei, certo, ma, come quello, fa riflettere sulla natura umana.
    Bello il giallo e l'indagine che ne segue.
    Molto piiù belli gli argomenti che ruotano intorno al delitto e lo hanno causato.
    C'è il solito adorabile Asimov nello studio della societa e delle relazioni con i robot e la modernità e i suoi limiti.
    Così come nella descrizione dei due protagonisti.
    R. Daneel Olivaw è strepitoso.
    Gli umani non sono monodimensionali, anzi.
    Naturalmente il giallo è solo una scusa, ma una bella e coerente scusa.
    La conclusione merita un applauso :)

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  • 5

    Una favola fantascentifica di rara eccellenza con risvolti gialli di puro interesse.
    Asimov ha immaginato un mondo molto diverso da quello che è in realtà oggi ma è stato un precursore di quanto avver ...continue

    Una favola fantascentifica di rara eccellenza con risvolti gialli di puro interesse.
    Asimov ha immaginato un mondo molto diverso da quello che è in realtà oggi ma è stato un precursore di quanto avverrà domani, la cultura C/Fe è nel nostro DNA e ci porterà a colonizzare l'universo!!! :)

    said on 

  • 3

    Di solito non amo la fantascienza, perché tendo a non appassionarmi alle saghe di robot. Da questo libro, infatti, mi sarei aspettata un trionfo della robotica e, invece, sono rimasta piacevolmente so ...continue

    Di solito non amo la fantascienza, perché tendo a non appassionarmi alle saghe di robot. Da questo libro, infatti, mi sarei aspettata un trionfo della robotica e, invece, sono rimasta piacevolmente sorpresa del contrario.

    Le indagini per l'assassinio dello spaziale Sarton sono solo un pretesto per descrivere i tratti di una civiltà ultramoderna e tecnologizzata che vede convivere in modo sempre più conflittuale umani e robot. Le macchine stanno pian piano sostituendo gli umani in tutti i loro compiti, e questa -apparente- impari competizione si ritrova nel rapporto tra i due protagonisti. Fin dall'inizio le capacità del robot Daneel sembrano eccellere fino a sminuire quelle dell'umano Baley; tuttavia, l'ingegno e la ragione unite al sentimento e alla curiosità specie specifiche dell'uomo rappresenteranno la chiave di volta per la risoluzione del caso. Coup de theatre, è il trionfo dell'umanesimo!

    Ancora, il tema dell'esplorazione di nuovi territori. Apparentemente Asimov prefigura la necessità di conquistare nuovi pianeti, dato che la Terra è stata ormai tutta scoperta ed è ampiamente sovrappopolata. In realtà, la vera indagine esplorativa che viene messa in atto è quella che l'ispettore Baley fa di se stesso, dei pro e contro della natura umana rispetto a quella artificiale. Il tutto, quindi, risulta essere un viaggio interiore volto alla riscoperta degli svariati mondi che l'uomo ha in sé, piuttosto che di quelli fuori da sé.

    said on 

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