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Bóvedas de acero

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4.2
(3057)

Language:Español | Number of Pages: 267 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Chi traditional , Japanese , Italian , German , French , Portuguese , Slovenian , Swedish , Czech , Finnish , Polish , Dutch , Russian

Isbn-10: 8497937309 | Isbn-13: 9788497937306 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 4

    "Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. E' questo che ci fa uomini." Molto bello, interessante come Asimov tratta la paura del diverso , il suo rifiuto e poi l’accettazione . Molto bello ed interessante.

    said on 

  • 2

    Il crimine centrale del libro è un omicidio commesso prima dell'inizio del romanzo. La vittima è Roj Nemmenuh Sarton, uno spaziale esperto in robotica che viveva a Spacetown, avamposto degli spaziali poco fuori la Città di New York. Da qualche tempo il dottor Sarton cercava di convincere il gover ...continue

    Il crimine centrale del libro è un omicidio commesso prima dell'inizio del romanzo. La vittima è Roj Nemmenuh Sarton, uno spaziale esperto in robotica che viveva a Spacetown, avamposto degli spaziali poco fuori la Città di New York. Da qualche tempo il dottor Sarton cercava di convincere il governo terrestre ad alleviare le restrizioni anti robot. Una mattina viene ritrovato fuori della sua casa con il torace imploso a causa di un colpo di disintegratore. Il commissario di polizia Julius Enderby affida al detective Elijah Baley il difficile compito di trovare l'assassino. Elijah, sorpreso da questo incarico, deve inoltre lavorare affiancato da un collega spaziale, un robot umanoide di nome R. Daneel Olivaw, costruito dallo stesso Sarton. Nonostante la diffidenza di Baley nei confronti dei robot, i due detective affrontano insieme il caso, nel tentativo di evitare anche un incidente diplomatico planetario che potrebbe portare ad un conflitto fra terrestri e spaziali. Un aspetto centrale del romanzo è il contrasto tra l'umano Elijah e Daneel il robot umanoide. Asimov usa il robot per disquisire della natura umana. Mentre si sta confrontando con un "Medievalista" che ha paura che i robot soppianteranno gli esseri umani, Baley capisce che i robot umanoidi sono delle perfette imitazioni dell'essere umano, ma non potranno mai essere come gli uomini poiché essendo macchine non riescono a capire l'arte, la bellezza o lo stesso concetto di Dio ma solo i concetti esprimibili mediante equazioni matematiche. Nonostante tutto, nella scena conclusiva, R. Daneel mostra un senso di moralità. Capisce infatti che l'omicida deve essere trattato con indulgenza, realizzando che la distruzione del male è meno desiderabile della conversione del male in bene.

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  • 5

    "Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. E' questo che ci fa uomini."


    Probabilmente il migliore libro del Ciclo dei Robot. Dico probabilmente perché ne ho ancora molti da leggere, e chissà se in futuro mi dovrò ricredere co ...continue

    "Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. E' questo che ci fa uomini."

    Probabilmente il migliore libro del Ciclo dei Robot. Dico probabilmente perché ne ho ancora molti da leggere, e chissà se in futuro mi dovrò ricredere con giudizi ancora più superlativi. Classico romanzo Asimoviano, unisce un intreccio fondamentalmente noir con il tema del confronto con il diverso. Umano e robot, terrestre e spaziale: l'umanità di Asimov si è scomposta in una serie di funzionali gruppi ristretti, che però si illudono della propria capacità di autosufficienza; il confronto e l'aiuto reciproco si rendono necessari, in un universo che non è poi così grande e spazi ospitali ne offre ben pochi. Robot Daneel Olivaw, che domina, insieme ad altri, l'intero ciclo robotico, è qui tratteggiato nel suo massimo splendore, e brilla ancora di più nell'esser affiancato dall'altro grande protagonsita di questo romanzo, l'umano Elijah Baley. Tanto curati non sono solo i singoli personaggi, ma anche l'umanità nel suo insieme. Le disquisizioni sul progresso sociale, oltre che tecnico-scientifico, sono un altro marchio caratteristico di Asimov, che in questo romanzo sorprende per l'attualità delle sue considerazioni e per il fascino immortale che hanno le sue futuristiche città, che un po' simpaticamente strizzano l'occhio all'immaginario fantascientifico pop e commerciale (ecco cosa ha ispirato, dieci anni dopo, I Jetsons!).

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  • 5

    Il primo!

    http://pensieriusati.wordpress.com/2014/04/03/abissi-d-acciaio/

    La Storia della colonizzazione dell'Universo parte da qui. La seconda parte, almeno, ché già 50 mondi sono terraformati!

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  • 4

    Un libro scritto nel 1953

    E' sorprendente come Asimov riesca ad essere così contemporaneo pur avendo scritto questo romanzo oltre 61 anni fa.
    Cervello positronico, gli spaziali, i mondi esterni e gli umanoidi sono tutti concetti ben noti oggigiorno. Ma mezzo secolo fa?
    Uno splendido romanzo del più grande scrittore di fan ...continue

    E' sorprendente come Asimov riesca ad essere così contemporaneo pur avendo scritto questo romanzo oltre 61 anni fa. Cervello positronico, gli spaziali, i mondi esterni e gli umanoidi sono tutti concetti ben noti oggigiorno. Ma mezzo secolo fa? Uno splendido romanzo del più grande scrittore di fantascienza. Il mio primo romanzo di Asimov e, di certo, non l'ultimo. Splendidi i personaggi del robot umanoide Daneel Olivaw e del poliziotto terrestre Elijah Baley

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  • 4

    C'è una leggenda della mitologia ebraica molto conosciuta: si tratta del golem, il gigante di argilla che può essere creato da chi padroneggi le formule della kabbalah. Il golem è un servo fedele e obbediente, dotato di una forza tale da svolgere incarichi impossibili al suo creatore, eppu ...continue

    C'è una leggenda della mitologia ebraica molto conosciuta: si tratta del golem, il gigante di argilla che può essere creato da chi padroneggi le formule della kabbalah. Il golem è un servo fedele e obbediente, dotato di una forza tale da svolgere incarichi impossibili al suo creatore, eppure è privo di un'anima, incapace dunque di provare sentimenti o emozioni. E' a questo mito che Asimov dichiara più volte nelle sue prefazioni di essersi ispirato per ideare la figura del robot da lui intesa, creatura dalle sembianze umane generata dai più moderni ritrovati scientifici per assistere (e inevitabilmente sostituire) sempre più l'uomo nelle sue incombenze.

    Abissi d'acciaio esce inizialmente in tre puntate nel 1953, sulla rivista Galaxy, per poi essere ripubblicato in volume nel 1954. Asimov aveva già all'attivo almeno una dozzina di racconti che sarebbero poi confluiti nelle antologie che vengono comunemente inserite nel Pre Ciclo dei Robot, e in cui aveva già elaborato le famose tre leggi della robotica:

    "1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno. 2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la Prima Legge. 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge."

    Con Abissi d'acciaio si apre un ciclo cronologicamente successivo, il Ciclo dei Robot vero e proprio, collocato in un futuro di poco distante in cui i robot sono ormai parte della vita quotidiana, sebbene rigettati dalla maggior parte della popolazione umana che ancora guarda indietro a un passato scomparso. La società è radicalmente cambiata: la sovrappopolazione ha generato una nuova concezione degli spazi e dell'individualità di stampo pseudo-socialista, e le normali città a cielo aperto hanno lasciato il posto a enormi agglomerati cittadini sotterranei (le caves of steel del titolo originale) in cui migliaia di persone soddisfano i loro bisogni più elementari in spazi comuni. Parte dell'umanità è già emigrata nello spazio da tempo e ha raggiunto un livello di civilizzazione e tecnologia ben più elevato: lo stabilirsi sulla Terra di una comunità di Spaziali è causa di pericolosi malumori e di ritorsioni da parte della fazione dei Medievisti. Proprio a Spacetown, la città degli Spaziali, viene ucciso un eminente esperto di robotica, Nemmenuh Sarton, da qualcuno che con ogni probabilità è arrivato da New York. Il commissario di polizia Julius Enderby si rivolge al detective Elijah Baley perché indaghi sulla morte di Sarton insieme a un collega Spaziale, Daneel R. Olivaw, robot umanoide quasi del tutto identico a un comune umano. Elijah non appartiene alla fazione dei medievisti, ma è comunque tra coloro che detestano l'irruenza dei robot nella vita quotidiana e il loro progressivo sostituirsi agli esseri umani nei loro lavori, e pertanto mal sopporta il collega, tanto più che - si raccomanda Enderby - deve risolvere il caso per primo o l'assassinio rischia di degenerare in un grave incidente diplomatico. Abissi d'acciaio è una vera e propria detective story con ambientazione fantascientifica: le indagini sono vivacizzate (e complicate) dalla possibilità che l'assassinio sia un robot e dalle ipotesi sulle dinamiche che gli avrebbero consentito di aggirare le leggi della robotica - situazione già sperimentata dall'autore in alcuni racconti. Non mancano naturalmente le continue riflessioni sulla natura dei robot, fisicamente migliori degli esseri umani ma privi di un'anima che consenta loro di provare emozioni che non siano state precedentemente impiantate con un chip, come il senso della giustizia posseduto da Daneel per farne un buon poliziotto. Un gran bel romanzo, in definitiva, forse non all'altezza del capolavoro consacrato che è la Trilogia Originale (nella cui ragnatela pure s'inserisce: Daneel Olivaw torna nella conclusione de L'orlo della Fondazione), ma senza dubbio appassionante, forse un pelino penalizzato dal netto prevalere di verbosi dialoghi sull'azione.

    «Prendi questo Daneel, ci lavoro insieme da due giorni. È più alto di me, più forte, più bello. Sembra uno Spaziale. Ha una memoria migliore della mia e sa più cose, non ha bisogno di dormire o di mangiare. Non è tormentato dal mal di pancia, dal panico, dall'amore o dal senso di colpa. Però e una macchina. Posso fargli quello che voglio, proprio come se fosse una di quelle microbilance. Se do uno schiaffo a una bilancia non me lo restituisce, giusto? Nemmeno Daneel. Posso ordinargli di puntarsi addosso un fulmine e lo farà. Non siamo capaci di costruire robot che valgano quanto un essere umano, nelle cose che contano. Figuriamoci migliori! Non siamo capaci di costruire robot con il senso della bellezza, dell'etica o della religione. Non c'è modo di elevare il cervello positronico di un centimetro sopra il perfetto materialismo. L'ho detto, non siamo capaci. E continuerà ad essere così finché non capiremo cos'è che muove il nostro cervello, finché esisteranno cose che la scienza non può misurare. Che cos'è la bellezza, o la bontà, o l'arte, o l'amore, o Dio? Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. È questo che ci fa uomini. Il cervello di un automa dev'essere finito, limitato, o non potremo costruirlo. Dev'essere tutto prevedibile, tutto calcolabile. Quindi, di che hai paura? Un robot può essere bello come Daneel, bello come un dio, e non essere più umano di un mucchio di legna. Non riesci a capire?»

    Recensione pubblicata anche su http://www.lastambergadeilettori.com/2014/05/speciale-fantascienza-abissi-dacciaio.html

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  • 4

    C'è una leggenda della mitologia ebraica molto conosciuta: si tratta del golem, il gigante di argilla che può essere creato da chi padroneggi le formule della kabbalah. Il golem è un servo fedele e ubbidiente, dotato di una forza tale da svolgere incarichi impossibili al suo creatore, eppure è pr ...continue

    C'è una leggenda della mitologia ebraica molto conosciuta: si tratta del golem, il gigante di argilla che può essere creato da chi padroneggi le formule della kabbalah. Il golem è un servo fedele e ubbidiente, dotato di una forza tale da svolgere incarichi impossibili al suo creatore, eppure è privo di un'anima, incapace dunque di provare sentimenti o emozioni. E' a questo mito che Asimov dichiara più volte nelle sue prefazioni di essersi ispirato per ideare la figura del robot da lui intesa, creatura dalle sembianze umane generata dai più moderni ritrovati scientifici per assistere (e inevitabilmente sostituire) sempre più l'uomo nelle sue incombenze.

    Continua su: http://www.lastambergadeilettori.com/2014/05/speciale-fantascienza-abissi-dacciaio.html

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  • 5

    Abissi d'acciaio è un piccolo grande capolavoro. Mi ci sono voluti più di vent'anni per accorgermene, lo lessi per la prima volta quando ero uno “sbarbato” e per un caso mi è capitato di riprenderlo in mano proprio ora; diciamo che all'epoca “da tanti alberi non vidi la foresta”, sì perchè è vero ...continue

    Abissi d'acciaio è un piccolo grande capolavoro. Mi ci sono voluti più di vent'anni per accorgermene, lo lessi per la prima volta quando ero uno “sbarbato” e per un caso mi è capitato di riprenderlo in mano proprio ora; diciamo che all'epoca “da tanti alberi non vidi la foresta”, sì perchè è vero che Abissi d'acciaio è un giallo fantascientifico ma la cosa più bella è la cornice della storia, un mondo che è un vero trionfo per qualsiasi profeta malthusiano. La trama, per quanto avvincente, a una seconda lettura impallidisce di fronte all'imponente costruzione di un pianeta Terra sovrappopolato, in cui gli esseri uomini non sono più abituati all'aria fresca, al cibo genuino e persino alla luce stessa del sole. La figura del Robot, apparentemente unico simulacro dell'Uomo, è solo un'altra ombra proiettata sulla caverna d'acciaio costruita da Asimov. Il titolo originale del libro “The Caves of steel”, le caverne d'acciaio, è infatti molto più calzante dell'italico titolo “Abissi d'acciaio”, qui la razza umana non si è seppellita in un buco in profondità per sfuggire a qualche pericolo/radiazione/atmosfera contaminata, qui si è volutamente rinchiusa il capo sotto un tetto d'acciaio che ne tarpa le ali, i sogni e l'immaginazione; ringhiosamente impegnata a sopravvivere in un mondo povero di risorse, depauperato, in cui il peso stesso della popolazione eccessiva trascina irrimediabilmente a fondo tutto il pianeta. Daniel Estulin ha definito questo libro un manifesto dell'Ecofascismo Malthusiano del Nuovo Ordine Mondiale, uno strumento di propaganda per influenzare le giovani menti ad un pessimismo cosmico, non so quanto ci sia di vero in questo, forse però è più sicuro goderselo dopo i trent'anni (e più soddisfacente)

    said on 

  • 5

    http://goo.gl/FLLe4 Asimov ha lavorato alla Grande Saga Galattica per quasi 50 anni. Vediamo i cicli di cui è composta (Robot, Impero e Fondazione), analizziamo la Trilogia Originale (con citazioni) e ripassiamo le tre leggi della robotica!

    said on 

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