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Babbitt

Di

Editore: Corbaccio

3.8
(78)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese , Russo

Isbn-10: 8879720333 | Isbn-13: 9788879720335 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Babbitt: El retrato de una sociedad

    Tengo que decir que me ha gustado bastante, el retrato de la sociedad norteamericana que ha hecho Lewis, cargado de una fina ironía, con descripciones brillantes de las situaciones rutinarias en su vida laboral, en sus relaciones con sus amigos, en los clubs que suele frecuentar, en su vida matri ...continua

    Tengo que decir que me ha gustado bastante, el retrato de la sociedad norteamericana que ha hecho Lewis, cargado de una fina ironía, con descripciones brillantes de las situaciones rutinarias en su vida laboral, en sus relaciones con sus amigos, en los clubs que suele frecuentar, en su vida matrimonial..... creo que esta descripción es muy actual y se puede dar a un sector de nuestra sociedad, el afán de aparentar, de escalar en la posición social, las ambiciones políticas.... aunque es para mi imposible empatizar con este personaje, el escritor ha sabido guiarme a través de su forma de pensar y su tropiezo en sus mismo principios.... el afán de rebelarse contra lo que es correcto para él, hace que se le cierren las puertas, después de todo el tiempo y los años pueden pasar, pero, la gente y sus ideales pueden mantenerse inmutables

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Medio-man

    Mi sento un po’ come Alice nel Paese delle meraviglie quando mi ritrovo a scoprire capolavori del passato così per caso.
    Ho trovato “Babbitt” in uno scatolone di libri regalatomi da un amico che voleva liberarsene e fin dall’inizio della lettura ho capito che si trattava di un’opera di alti ...continua

    Mi sento un po’ come Alice nel Paese delle meraviglie quando mi ritrovo a scoprire capolavori del passato così per caso.
    Ho trovato “Babbitt” in uno scatolone di libri regalatomi da un amico che voleva liberarsene e fin dall’inizio della lettura ho capito che si trattava di un’opera di altissima qualità.
    Per tutta la durata della lettura ho dovuto continuamente ricordare a me stessa la data in cui è stato scritto (il 1922!!!) perchè l’attualità dei temi e la modernità con cui vengono descritti mi suggeriva la contemporaneità.
    Ma non è la prima volta rimango stupita dall’attualità di opere del passato, più ne leggo e più ho la conferma che, nonostante piccolissimi passi, l’uomo rimane tale e quale nei suoi pregi e nei suoi difetti nel corso della storia e che le situazioni corrono e ricorrono all’infinito.
    Fermandosi ad un mero resoconto degli accadimenti la trama potrebbe sembrare noiosa, perchè in effetti nelle molte pagine usate alla fin fine non è che succeda poi molto, potremmo ridurre il succo del racconto alla classica crisi di mezza età di un uomo borghese, che per un breve periodo “da fuori di melone” uscendo dalla sua solita routine di perbenismo per poi alla fine tornare ad impersonare il suo bravo copione da cittadino modello.
    Ma questo libro è molto di più!
    Intorno a Giorgio Babbitt ruotano una serie di personaggi che contribuiscono a creare un’immagine vivida della situazione socio-politica dell’America dei primi del ‘900 divisa essenzialmente i tre tipologie: conservatori, liberali e laburisti.
    Non mancano descrizioni anche sulle varie correnti e sette religiose derivanti tutte teoricamente dal cristianesimo ma che alla fine di cristiano hanno ben poco.
    Per non parlare del quadro che emerge sulla condizione-funzione della donna intesa soprattutto come brava moglie borghese, che in fin dei conti, in certi ambienti, pare mutata di poco anche oggi giorno.
    Leggendo questo romanzo si ha la netta percezione di come una certa America degli anni ’20 fosse diversa dall’Italia, o almeno dalla maggior parte dell’Italia della stessa epoca. Mentre mia nonna scaldava il letto in una gelida camera con il caldano a brace il nostro protagonista aveva un riscaldamento dove “ il numero degli elementi del radiatore era in esatta proporzione con la capacità cubica della camera” (cit.) e nella sala da pranzo aveva “delle spine per la macchina del caffè espresso e per quella per abbrustolire il pane” (cit.).
    Il racconto, seppur lungo, scorre molto bene, salvo alcuni passaggi coincidenti più che altro coi “discorsi da bar” fra gli uomini del club, che mi sono risultati un po’ pesanti, tuttavia la lunghezza del romanzo è ampiamente giustificata dal toccare in modo più o meno approfondito molti argomenti sociali.
    Sinclair Lewis ci fa conoscere il nostro protagonista fin da subito nella sua normalità, un uomo mediocre dotato tuttavia di alcune capacità notevoli come la capacità oratoria grazie alla quale riesce ad ottenere una sorta di fama, un uomo che viene collocato in una fascia ben precisa della popolazione, quella media appunto. I suoi tentativi di elevarsi socialmente falliscono miseramente nell’indifferenza dell’aristocratico di turno, indifferenza e condiscendenza che lui a sua volta riserva ad altri che vogliono entrare a far parte del suo mondo borghese. Una ruota che gira dove alla fine ognuno deve rimanere incasellato nel proprio ruolo sociale al fine di evitare spiacevoli situazioni. Ed il ruolo sociale del buon vecchio Giorgio è quello del borghese moralmente ineccepibile.
    La cosa che mi ha quasi sconvolta è che il borghese perbene proposto come modello di virtù americana ben poco si discosta dal modello del bravo tedesco di razza ariana proposto da Hitler più o meno nello stesso periodo, e peggio ancora a modelli proposti ancora oggi da alcune correnti politiche.
    Ecco alcuni “pensieri da bravo borghese americano” riportati nel libro:
    “Il nostro Cittadino ideale me lo figuro sempre attivo e affaccendato come una formica...” “Dal punto di vista politico e religioso, questo Buon Cittadino ha le idee più chiare del mondo, e in fatto di arte ha un buon gusto naturale che gli permette di scegliere sempre tutto ciò che vi è di meglio” “...il nostro cittadino standardizzato anche se celibe è amico dei bambini, è un sostenitore del focolare domestico...” “...i prototipi del Cittadino Americano Standardizzato”
    “La peggior minaccia per una sana forma di governo non è nel socialismo dichiarato, ma in quella banda di vigliacchi che lavorano sott’acqua,< ...> I liberali, i radicali, gli agnostici, l’intellighentia <...> quei maestri e professori privi di ogni senso di responsabilità <...>questi professori sono vipere che bisogna sterminare, essi, ed ogni loro seme e discendenza.” “Dovremmo metterci tutti d’accordo e far capire al negro, sissignori, e poi anche ai gialli, qual’è il loro vero posto. Vi assicuro che non ho il più piccolo pregiudizio di razza. Sono il primo a rallegrarmi se un negro riesce a far qualcosa di buono, purchè se ne stia al suo posto e non cerchi di usurpare la giusta autorità e l’abilità commerciale del bianco.” (cit.)

    L’autore ci fa capire chiaramente che l’ambiente in cui si muove il suo protagonista è solo una parte della realtà americana, una sorta di bolla lontana da molte altre situazioni altrettanto reali e infinitamente lontane dal perbenismo dei circoli e club e dalla casa in cui “nessun segno esteriore rivelava che qui della gente avesse mai vissuto e amato” (cit.) ma non è di queste realtà parallele che si parla nel libro, qui vengono solo accennate, quasi esclusivamente per contrapposizione.
    Ed è da tutta questa borghesia americana che piano piano il protagonista si discosta, è come se si risvegliasse da un torpore di comodità in cui è sempre vissuto, come se finalmente vedesse le cose attraverso i suoi occhi e non più attraverso le lenti vincolanti del bravo cittadino, ma non diventa un eroe. Si limita semplicemente a fare piccole trasgressioni frenate sempre dalla sua pavidità, ostacolate dalla realtà del fatto che non puoi uscire semplicemente da un mondo senza entrare in un altro forse più difficile e scomodo, o sei dentro o sei fuori, e alla fine stare fuori risulta troppo doloroso e faticoso, e così alla fine, non resistendo al suo assassinio sociale, alla sua esclusione dalla società rispettabile, il bravo Babbitt, troppo mediocre per fare l’eroe, tornerà nei ranghi rinnegando le verità più profonde che si affacciavano nella sua vita.
    Se di “Babbitt” si fosse fatto un film avrei visto come protagonista d’eccellenza Alberto Sordi, così bravo nel portare alla ribalta l’uomo medio, capace di grandi voli e di rovinose cadute, l’uomo capace di passare dagli slanci interiori ai retromarcia di comodo, l’uomo anti-eroe che non ha la forza di combattere in nome di se stesso contro una società conformista.
    Un libro che lascia l’amaro in bocca, perché la speranza di una modifica comportamentale consapevole e duratura viene delusa, lasciando seppure uno spiraglio positivo con il discorso finale del protagonista al figlio:
    “...la verità è che nella vita non ho mai fatto una sola cosa di ciò che vrei voluto fare. Mi pare che tutto ciò che ho fatto è stato di tirare avanti e basta. <...> quella gente là dentro cercherà di domarti e sopraffarti. Mandali al diavolo! Ti difenderò io.” (cit.)

    ha scritto il 

  • 4

    La novela es un retrato perfecto de la sociedad conservadora o de derechas que es practicamente la misma que existe hoy en día en cualquier parte del mundo. Una sociedad repleta de hipócritas. Personas que se creen que son muy cultas y distinguidas pero en cuanto abren la boca quedan retratadas, ...continua

    La novela es un retrato perfecto de la sociedad conservadora o de derechas que es practicamente la misma que existe hoy en día en cualquier parte del mundo. Una sociedad repleta de hipócritas. Personas que se creen que son muy cultas y distinguidas pero en cuanto abren la boca quedan retratadas, solo saben decir estupideces y hablar de banalidades, la única cultura que conocen es la del "tanto tienes, tanto vales". Hay una crítica feroz y una ironía que es brillante en muchos momentos. También me parece que a la novela le hace falta una buena poda, es demasiado larga para lo que cuenta, en algunos momentos se hace pesada.
    Babbitt es un gran personaje, al final no me caído tan mal como temía. Me da un poco de pena su incapacidad para ser feliz, es el eterno insatisfecho. Siempre está buscando la manera de ser reconocido, admirado o querido y si lo consigue su felicidad dura muy poco. Pronto deseara otra cosa, ni él mismo sabe lo que quiere, se contradice a si mismo continuamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Babbitt es un agente inmobiliario de edad mediana, mujer, dos hijos adolescentes y una más pequeña. Está absolutamente acomodado a su rutina diaria, vive en una ciudad moderna de cemento y automóviles, y es incapaz de hacer cualquier cosa que desdiga del concepto que los demás tienen de él. A vec ...continua

    Babbitt es un agente inmobiliario de edad mediana, mujer, dos hijos adolescentes y una más pequeña. Está absolutamente acomodado a su rutina diaria, vive en una ciudad moderna de cemento y automóviles, y es incapaz de hacer cualquier cosa que desdiga del concepto que los demás tienen de él. A veces intenta romper la rutina y ser él mismo, pensar por sí mismo, pero enseguida le pueden los convencionalismos.

    El autor hace un retrato muy cáustico del ciudadano medio americano de entreguerras. La novela es larga, y no se deja un solo rasgo del carácter del protagonista sin analizar. Muy bueno, aunque no de lectura fácil. Para lectores perseverantes. Un 8.

    ha scritto il 

  • 4

    Buenos tipos ¡menudos tipos!

    Novela costumbrista que nos revela los entresijos del capitalismo a principios del siglo XX. ¡Qué pocas cosas han cambiado! El señor Babbitt, agente inmobiliario es un tipo tan desagradable como cualquier especulador que nos podamos encontrar ahora, y al mismo tiempo tan "normal" y vulnerable com ...continua

    Novela costumbrista que nos revela los entresijos del capitalismo a principios del siglo XX. ¡Qué pocas cosas han cambiado! El señor Babbitt, agente inmobiliario es un tipo tan desagradable como cualquier especulador que nos podamos encontrar ahora, y al mismo tiempo tan "normal" y vulnerable como cualquiera. Babbitt se debate en un intento de evadirse de los convencionalismos establecidos, donde se encuentra confortable a la vez que sometido, será interesante ver el resultado de su lucha.

    ha scritto il 

  • 4

    Babbitt

    George F. Babbitt è il prototipo dell'uomo contemporaneo: cinquantenne, agente immobiliare, sposato, padre di tre figli, frequentatore poco convinto di una congrega religiosa, membro per noia di alcuni Club esclusivi e un imponente desiderio di evasione (lavorativa, sessuale, morale) destinato a ...continua

    George F. Babbitt è il prototipo dell'uomo contemporaneo: cinquantenne, agente immobiliare, sposato, padre di tre figli, frequentatore poco convinto di una congrega religiosa, membro per noia di alcuni Club esclusivi e un imponente desiderio di evasione (lavorativa, sessuale, morale) destinato a soccombere senza appello di fronte alla comodità e alla sicurezza del conformismo.
    Il "povero diavolo" scelto nel 1922 da Sinclair Lewis come protagonista del suo romanzo non possiede uno smartphone e non può procurarsi liberamente gli alcolici per via del proibizionismo, tuttavia sembra proprio un uomo del nostro tempo: gli stessi dilemmi, le stesse debolezze, la stessa fame di vita "vera" che si scontra con la vita "imposta" dalla società. Nonostante ciò il romanzo si chiude con una nota di speranza verso l'uomo di domani: chissà cosa direbbe Babbit vedendoci oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Incredibili la freschezza e attualità di questo romanzo. Non c’è solo il prototipo dell’americano medio, dell’uomo qualunque Pieno Di Qualità, ci sono i prodromi di tanti modi di pensare non così distanti nel tempo e nei luoghi, con la differenza che Sinclair Lewis ne fa macchiette ironiche e ama ...continua

    Incredibili la freschezza e attualità di questo romanzo. Non c’è solo il prototipo dell’americano medio, dell’uomo qualunque Pieno Di Qualità, ci sono i prodromi di tanti modi di pensare non così distanti nel tempo e nei luoghi, con la differenza che Sinclair Lewis ne fa macchiette ironiche e amare insieme, diventate universali anche qui, ora. Figure che dominano tutto il secolo passato e purtroppo anche quello presente, come quelle che dicono Un'altra cosa che dobbiamo fare è tener fuori dal paese gli stranieri. Grazie a Dio hanno messo limiti all'immigrazione, oppure la peggior minaccia per un buon governo non sono i socialisti dichiarati, ma quel mucchio di vigliacchi che lavora sott'acqua [...] gli insegnanti sono la parte peggiore di tutta questa ghenga Macchiette? Stereotipi? Magari!. Babbit è qui, siamo noi, quando dice nella mia vita non ho fatto una sola cosa di ciò che avrei voluto fare, mi sembra che tutto ciò che ho fatto sia stato tirare avanti!. Ma c'è speranza.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ stata veramente una piacevole scoperta la scrittura di Sinclair Lewis. Tranquilla, scorrevole come un placido fiume, punteggiato però da quello spirito ironico che investe, a mio parere, tutta la figura del protagonista e della società in cui vive. Babbitt, rappresentante di quella media clas ...continua

    E’ stata veramente una piacevole scoperta la scrittura di Sinclair Lewis. Tranquilla, scorrevole come un placido fiume, punteggiato però da quello spirito ironico che investe, a mio parere, tutta la figura del protagonista e della società in cui vive. Babbitt, rappresentante di quella media classe rampante, che bene o male ha comunque creato l’ossatura della società capitalistica americana, può sembrare ottuso, vuoto, vanaglorioso, anche falso in alcuni momenti ma, come tutti gli uomini normali, vive quegli attimi di smarrimento in cui si chiede “chi è e che cosa fa”. Queste sue debolezze allora ce lo rendono più simpatico, più normale e più vicino a noi. Chi, per un attimo, rampante o no, uomo appagato o no, nella vita non avrebbe voluto essere un altro?? Non so, a me capita spesso. In quei momenti allora il nostro George è umano ma sia l’autore sia noi lettori sorridiamo di questi suoi tentativi di ribellione e lo rivediamo ovviamente e inopinatamente ricadere nella sua vita di prima, in quella “prigione dorata” da cui non è facile fuggire. Ma la parte finale è bella, inaspettata, perché Babbitt prenderà una decisione …( e qui non voglio svelare di più!) che ce lo rende finalmente più umano.

    ha scritto il 

  • 4

    Piccola ribellione borghese

    Anche i ricchi piangono, anche i borghesi si ribellano. Ma dura poco, e tutto torna pingue e tranquillo come prima.
    La storia di Babbitt è esemplare di un modello di vita da rampante repubblicano, prototipo dell'odierno teo-con, cresciuto e nutrito tra Sunday School, YMCA, cir ...continua

    Anche i ricchi piangono, anche i borghesi si ribellano. Ma dura poco, e tutto torna pingue e tranquillo come prima.
    La storia di Babbitt è esemplare di un modello di vita da rampante repubblicano, prototipo dell'odierno teo-con, cresciuto e nutrito tra Sunday School, YMCA, circoli e clubs ammiccanti alla massoneria.
    George ha il mobiletto del bar ben rifornito in pieno proibizionismo, agisce nel suo mercato (quello immobiliare) per conoscenze e sotterfugi, tiene al caldo moglie e figli ma gironzola col sigaro tra i denti a caccia di feste e gonnelle.
    Uomo tutto d'un pezzo in un ambiente duro e snob, si lascia prendere per un momento da vaghi richiami di libertà e democrazia. Ma c'è sempre un Vergil Gunch che ti tiene d'occhio dall'altro lato del marciapiede. I motti di ribellione non passano mai inosservati, in certi ambientini conservatori.
    Se non ti accontenti delle barzellette all'Athletic Club, pacche sulle spalle e cicchetto di whisky, non sei degno di restare nel circuito. Se ti lasci intenerire solo un poco dagli scioperanti, sei un pericoloso sovversivo. Se non disprezzi l'avversario, se hai qualche simpatia per il Democratico, sei fuori.
    Sinclair Lewis ci accompagna attraverso le turbolenze nell'animo di George Babbitt, l'insoddisfazione del borghese arrivato, e lo fa con prosa serrata e semplice, quasi diaristica. C'è una corrente di spaventosa ordinarietà in queste pagine, di efferato realismo, di disturbante routine. Dialoghi come registrazioni del quotidiano; tutto, in questo libro, concorre a metterti nei panni del pavido sbruffone George, e forse è anche per questo che in molti non l'hanno apprezzato. Ci sono 'eroi' in cui non ci si vuole immedesimare.

    ha scritto il