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Bad Monkeys

By

Publisher: Harper Perennial

3.6
(216)

Language:English | Number of Pages: 230 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French

Isbn-10: 0061240427 | Isbn-13: 9780061240423 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description

Jane Charlotte has been arrested for murder.

She says she's a member of a secret organization devoted to fighting evil. She says she's working with the Department for the Final Disposition of Irredeemable Persons—aka "Bad Monkeys."

Her confession lands her in the jail's psychiatric wing and earns her countless hours of poking, probing, and questioning by a professional. But is Jane crazy or lying?

Or is she playing a whole different game altogether?

Sorting by
  • 3

    Ho una scimmia che ha una scimmia che ha a sua volta una scimmia.Scatole cinesi di scimmie che rendono tutto nebuloso e poco chiaro."Bad Monkeys" potrebbe riassumersi con le considerazioni precedenti,ahimè,vi devo tediare eviscerandone anche la trama.Tutto comincia con la presentazione della prot ...continue

    Ho una scimmia che ha una scimmia che ha a sua volta una scimmia.Scatole cinesi di scimmie che rendono tutto nebuloso e poco chiaro."Bad Monkeys" potrebbe riassumersi con le considerazioni precedenti,ahimè,vi devo tediare eviscerandone anche la trama.Tutto comincia con la presentazione della protagonista,tale Jane Charlotte,una emarginata sociale che si trova,per una serie di eventi all'interno di un organizzazione anti criminale.Il romanzo si dipana come un interrogatorio fra Jane e un dottore psichiatrico ed il lettore vive per tutte le sue pagine nel sospetto che la nostra protagonista sia una pazza psicopatica senza speranza.Matt Ruff gioca continuamente con il suo lettore sul filo della realtà e il sogno,costruendo una storia avvincente e ipnotizzante.Infatti,"Bad Monkeys" ha il pregio di tenere incollato il lettore con un stile leggero,mai pesante e dipendente dal taglio cinematografico.Mentre procedevo nella serie di eventi,le immagini che mi ricreavo in testa erano quelle vicine a Lynch e a "Fight Club".Ruff si può accostare tranquillamente a quella serie di scrittori influenzati dall'opera di Palahniuk.Mentre "the big Chuck" ha uno stile sporco,grezzo e quasi gore,Matt Ruff predilige uno stile simile per contenuti narrativi ma più blando e posato;facendomelo preferire al primo.Mentre in "Fight Club" la causa della bipolarità asociale è ascrivibile alla società,in "Bad Monkeys" si cerca di ritornare alla causa interna all'individuo.L'asocialità di Jane è dovuto ad un rapporto conflittuale con la madre e a una visione distorta del fratello,visto esternamente come affetto da proteggere ed internamente come elemento di disturbo alla propria socialità verso gli altri.Questo porterà poi al climax finale,in un susseguirsi di pazzia e colpi di scena.Ruff mi è piaciuto,non si arrampica pretenziosamente su critiche sociali a volte sin troppo populiste e ipocrite,preferisce rimanere sul genere confezionando un buon romanzo.Purtroppo la sua anima derivativa e user friendly lo rende un buon intrattenimento,con diversi spunti ma non eccelsi.Rimane un buon romanzo d'intrattenimento ma niente di più,nonostante ne abbia apprezzato l'anima disimpegnata.

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  • 4

    Che roba meravigliosa, la fantasia! Non "la casa delle anime" ma comunque assai piacevole!
    <Jane Charlotte è stata arrestata per omicidio. Interrogata dalla polizia ammette di far parte della Bad Monkeys, ramo operativo di una misteriosa organizzazione segreta il cui compito è liberare i ...continue

    Che roba meravigliosa, la fantasia! Non "la casa delle anime" ma comunque assai piacevole!
    <Jane Charlotte è stata arrestata per omicidio. Interrogata dalla polizia ammette di far parte della Bad Monkeys, ramo operativo di una misteriosa organizzazione segreta il cui compito è liberare il mondo dal male. Questa confessione le costa però un soggiorno nella sezione psichiatrica della prigione dove viene sottoposta a interminabili sedute sulla sua carriera di assassina. Più il racconto di Jane si popola di assurdità - messaggi nascosti nelle parole crociate, dollari con occhi e orecchie, inquietanti clown armati - più il dottore che la interroga fatica a distinguere la verità dall'invenzione. E nessuno, nemmeno voi, riuscirà a capire se Jane è pazza, bugiarda o se le cose sono completamente diverse da come sembrano. Tra il fumetto lisergico avant-punk e il romanzo di formazione con sotterranei riferimenti religiosi, è un thriller martellante e sexy. Un vortice di messaggi subliminali, cospirazioni e complotti che si sgretolano e si ricompongono, come in un gioco di scatole cinesi dagli esiti sempre imprevedibili.>

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  • 2

    Un incipit tarantiniano e un prologo a specchi riflessi che più che sorprendere stufa e infastidisce fanno da margine e contorno a una storia troppo bislacca e strampalata per essere appena vagamente credibile. Una storia che anche se all’inizio è accattivante presto perde la sua verve cedendo i ...continue

    Un incipit tarantiniano e un prologo a specchi riflessi che più che sorprendere stufa e infastidisce fanno da margine e contorno a una storia troppo bislacca e strampalata per essere appena vagamente credibile. Una storia che anche se all’inizio è accattivante presto perde la sua verve cedendo il passo ad una escalation d’azione degna di un Mission Impossible di quarta categoria con gli effetti speciali di un Matrix a basso budget.
    I paralleli cinematografici non sono casuali, questo testo sembra davvero la sceneggiatura di un film, una sceneggiatura che scopiazza senza ritegno da diverse pellicole cult talmente famose e note da essere ormai entrate nell’immaginario collettivo persino di coloro che non hanno mai messo piede in una sala di proiezione; e conferma di ciò si trova anche in quelli che non sono gli aspetti più prettamente scenografici del romanzo, come l’introspezione psicologica dei protagonisti, qui relegata al rimorso Darth Vaderiano di una sorella “cattiva” nei confronti del fratello più piccolo, o come la presunta analisi sociale, che la critica vorrebbe trovare ad ogni costo nel lavoro di Ruff, ma che qui in realtà fa perno esclusivamente sulle manie paranoiche e complottistiche, ormai si spera fuori moda, di certi ambienti creduloni della società americana di inizio millennio. Assurdo, ridondante, eccessivo e tutto a scapito dello stile narrativo, a scapito di uno stile a cavallo tra il farsesco e il pulp che probabilmente rappresenta l’unico aspetto positivo dell’opera.
    Si dice che l’autore sia il degno erede di Pynchon e Philip K. Dick, se così è, se Matt Ruff davvero è destinato a diventare l’erede dei due grandi scrittori, be allora ne deve fare ancora di strada: ci sono accenni, rimandi, omaggi alle sue fonti di ispirazione, sì ci sono, ma è tutto molto confuso, disordinato o al contrario, lampante, ovvio e dunque banale.
    Forse Ruff, in questo romanzo, in realtà più Dickiano che Pynchoniano, può ricordare qua e la il genio incompreso della fantascienza, ma certo non per inventiva, o per acuità di sguardo nei confronti della società, tutt’al più per certe fumose associazioni mentali, e per i già citati “omaggi fin troppo evidenti” che l’autore rende ai suoi modelli ispiratori, vedasi per esempio Buster Friendly, il più semplice di tutti: il poliziotto che arresta la protagonista che porta lo stesso nome del anchor man di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche.”
    Banali e fumose le prime, squilibrati e ridondanti i secondi, e il passo tra l’arguto, un po’ nostalgico, apprezzamento e la scopiazzatura diventa via via più breve: se l’omaggio è uno va bene, quando sono due o tre si incomincia a storcere il naso, quando sono tanti si chiama mancanza di inventiva.
    Leggendo Bad Monkeys pare davvero di trovarsi di fronte a delle rivisitazioni di celebri scritti o produzioni cinematografiche, rivisitazioni di storie e pellicole che hanno reso celebre il noir, la fantascienza e l’action drama negli ultimi trent’anni, ma se all’inizio sono simpatiche, dopo qualche pagina diventano noiose e superflue. Vero, le rivisitazioni qui hanno un enviroment differente, delle circostanze diverse, qui sono create attorno ad una realtà urbana più allucinata e meno fantascientifica di quella da cui spesso attingono, ma proprio per questo anche meno concreta e senza dubbio meno incisiva.
    A lasciarsi influenzare da illazioni che sorgono spontanee, a voler leggere tra le righe di un testo che promette profondità ma cela dietro stranianti prospettive tridimensionali nient’altro che piattume, si potrebbe evocare una sorta di assuefazione di Ruff a una certa tipologia di storie, film e scenografie, dalle quali poi non riesce a prescindere, dalla cui impressione non riesce a liberarsi se non sfogandola con frasi altrettanto impregnate di quella assurda realtà parallela. Ma se su pellicola le immagini crepuscolarmente fantascientifiche di un Matrix hanno un grande impatto visivo su chiunque sia disposto ad accettare un mondo alternativo, o una concezione della vita a scatole cinesi, sulla carta stampata le medesime immagini, non supportate da un elaborato intreccio narrativo, non hanno la stessa efficacia.
    Se l’autore voleva creare un libro assurdo, cervellotico, onirico, alla Pynchon, doveva avere coraggio e andare fino in fondo, se voleva creare un noir reale e crudo doveva fare altrettanto, tentando invece, come fa lui, di mantenersi in bilico tra i due stili, ottiene soltanto un’ opaca rilettura di una realtà impossibile, quanto incredibile, quanto poco affascinante.
    Certo l’ironia di fondo aiuta, ed è innegabile che, vuoi per l’oggettiva brevità del romanzo, vuoi per la, speriamo, ricercata leggerezza della prosa, la lettura sia molto scorrevole e il libro si legga in quattro e quattr’otto, ma da qui a definire l’autore come l’erede del post realismo americano, il figlio della grande scuola di romanzieri made in usa, come qualcuno sostiene,…be ce ne corre.

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  • 3

    Bel libro, ma lui...

    ...non è così bravo.

    Lo leggi, ti diverte, lo vuoi finire. Ok. Niente male i vari ribaltoni finali.
    Però la sua è una fantasia limitata: inventa un sacco di puttanate, ma non riesce ad inventarsi le spiegazioni per esse.

    L'ho trovato come la metà mancante di Phil ...continue

    ...non è così bravo.

    Lo leggi, ti diverte, lo vuoi finire. Ok. Niente male i vari ribaltoni finali.
    Però la sua è una fantasia limitata: inventa un sacco di puttanate, ma non riesce ad inventarsi le spiegazioni per esse.

    L'ho trovato come la metà mancante di Philip K. Dick.
    PKD era una miniera di idee, che spesso strabordavano facendoti sbandare durante la lettura. Ruff è molto più lineare e leggibile, ma se la fantasia fosse in pastiglie, lui dovrebbe farsi ancora parecchi rave prima di competere con i più grandi.

    Comunque, di quanto lui meriti o meno gli elogi che prende, ai fini della lettura poco importa.

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  • 4

    My thoughts

    I enjoyed this quirky, amusing book about good, evil, reality and fiction. I especially liked Jane's interactions with her instructors.

    said on 

  • 4

    Mi è piaciuto, ma mi aspettavo qualcosa di più; sicuramente non è al livello di "Acqua luce e gas", ma comunque resta una lettura molto piacevole.

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