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Bad Visions

Epix 11

Di

Editore: A. Mondadori (Epix)

3.9
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000063347 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Piano Orizzontale. Luogo dove l’Oscura Energia tramuta la realtà immaginata in realtà vera, dove un demoniaco spaventapasseri prende vita, dove il mostruoso dee-jay Mix-Master Soul celebra un rave immondo e morale. E oltre il Piano Orizzontale, tra realtà e incubo, quale tetro legame intercorre fra il racconto “Giro di vite” e una micidiale droga chiamata Blue Siren? Due storie del delirio oscuro dal maestro italiano dell’horror: La stazione del Dio del Suono e Blue Siren.
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  • 2

    “Metaforicamente,” mi disse, “ si può raggiungere qualsiasi cosa. Più che la droga, più che l’estasi, più che lo stupro ripetuto del proprio cervello, è attraverso la metafora che si ...continua

    “Metaforicamente,” mi disse, “ si può raggiungere qualsiasi cosa. Più che la droga, più che l’estasi, più che lo stupro ripetuto del proprio cervello, è attraverso la metafora che si possono raggiungere le zone più inesplorate dell’animo umano, lì dove l’abisso splende di miriardevoli colori e la sommazione delle distanze disumane e aliene affolla i nostri neuroni cataclismatici, ottocenteschi, velleitari.” “Si, però, venendo al sodo….” lo incitai. Ma quel finale proprio non voleva arrivare. “Si dice,” riprese, “ che in certi luoghi, come in certe case, tipo questa per esempio, orribili correnti conducono lì dove si annida il puro male. Lì dove han fatto ragnatela pensieri ossessivi. Lì dove può capitare di trovare lo spirito senza posa di una ragazza a piedi nudi sul gelido marmo, schegge di legno tra le dita che pure si rifiutano di sanguinare, il viso concentrato in una infinita attesa.” Scese i gradini tenendo ben alta davanti a se la lampada, che tuttavia non riusciva ad illuminare quasi nulla. La cantina sfuggiva ai nostri sguardi: il soffitto spariva al di fuori del raggio tremolante, il pavimento scivolava via da sotto il nostro sguardo, come un ratto che corre a nascondersi. Oscure ombre saltellavano tra gli scaffali stracolmi, e tra i nostri pensieri. “Turbare certi luoghi non è mai saggio,” continuò. “Ci sono cose che dormono, e che non vogliono essere svegliate: guai a chi osa profanare il loro sonno!” “E tu ci credi,”dissi. “Ed io ci credo. Del resto, come fare l’opposto? Eppure, arriva il giorno in cui quello che non sono riusciti a fare secoli di terremoti, lo fa una farfalla che si posa sua una crepa. La diga cede, senza che nessuno sappia dire il perché.” “E’ che a forza di botte casca anche il castello più grosso.” “Prosaico ma vero,” commentò. “Voce di popolo voce di Dio.” “Piantiamola con i proverbi, per favore.” “E la tua botta è stata?” “Piantiamola anche con questo, prego.” Allungò il passo, perdendosi dietro una fila di botti in gran parte in frantumi. Pareva che qualcuno avesse infierito su di esse con una grossa mazza: sventrate, sfondate, pendevano sbilenche dai propri appoggi, i rubinetti metodicamente divelti uno per uno. Su qualcuna di essere si leggeva ancora la data dell’ultima vendemmia, tutte risalenti ad almeno ottanta anni prima, e il muschio e il marciume sulle assi sfondate non faceva che rafforzare la verità scritta dai numeri. “Vienimi dietro,” mi disse. Ora pareva avere fretta: io gli corsi dietro come meglio potevo. “Essere forti è un dono, o una maledizione? E poi: essere forti in cosa? Nel fare ciò che si vuol fare o nell’accettare ciò che si DEVE fare? C’è forza e forza, amico mio, e diversi risultati. Datemi una leva e vi solleverò il mondo, diceva il tale. Ma cosa accade su tu il mondo hai bisogno di tenerlo nella sua posizione, e tutto ciò che ti ritrovi in mano è proprio una leva?” Si fermò ad un incrocio, alzò la lampada e guardò prima a destra e poi a sinistra. Infine si mosse in quella direzione. Ma quanto enorme era quella cantina? “Io ho molti rimpianti, amico mio. Ho perso cose inestimabili nell’arco della mi vita, e soltanto perché avevo in mano una leva che non sapevo – o non dovevo – usare. Ah, l’infelicità di essere felici di una felicità che ci rattrista!” “Venendo al sodo…” riprovai io. “Sono un poco di buono, un patetico vigliacco. Ora che è troppo tardi posso ammetterlo senza problemi. Anche con te, che sei nessuno. Un poco di buono. Un patetico vigliacco. Niente, neppure la morte, può rimediare ai danni causati, ora me ne rendo conto. Eppure cosa dovrei fare? Sedermi qui ad aspettare il giudizio del fato? No, andare, andare. Verso dove non importa; ma andare. Ecco: qui va bene.” Era una nicchia poco profonda addossata ad un fondo di parete. Mattoni mezzo sgretolati lasciavano aperta una cavità immersa nel buio più profondo. Con un sospiro e un grugnito lasciai andare a terra il fagotto che avevo trasportato fino lì: fece uno strano suono toccando il pavimento. Lui trasalì, saltando all’indietro. Per un attimo parve che la lampada volesse sfuggirgli di mano, lasciandoci laggiù, soli, nelle tenebre più assolute. Ma mentre stavo giù per gettarmi su di essa lui si riprese, l’afferrò più stretta, e fece cenno che non c’era problema, che andava tutto bene. “Dammi una mano a gettarla dentro,” disse. “Poi rimetterai al loro posto i mattoni.” Si chinò sull’involto, e accarezzò la superficie del tappeto che ricopriva il corpo. “Addio, moglie,” disse. “Che tu possa riposare bene, insieme alla mia anima.” . . . Chiedo sinceramente scusa al maestro italiano dell’horror, come da molti è stato definito, ma io questi due suoi racconti lunghi non sono proprio riuscito a leggerli. E dire che sono partito con la massima apertura mentale! Leggendo in giro, si sentono tutte cose belle su Danilo Arona, e di libri ne ha davvero scritti tanti. Per me, questo è stata la prima prova, ed ero più che disposto a concedergli tutta la mia attenzione. Ma il risultato, francamente, è stato un Boh. Del primo racconto non ricordo praticamente nulla, se non un saltare di qua e di là e una prosa molto colorita. Del secondo…non ricordo assolutamente nulla, se non un tentativo di imitare lo stile ottocentesco; quel gotico, pesantissimo, onirico, mastodontico stile ottocentesco. Tentativo perfettamente riuscito, mi è parso, ma che mi ha tolto il gusto della lettura: che senso ha scrivere da ottocentesco se NON si è un autore dell’ottocento? Riguardo alle trame…ricordo che non accadeva niente, e che quel che accadeva non aveva per me la minima importanza, né interesse. Abbandonato senza pensarci troppo. Chiedo venia di nuovo, ultimamente sono un lettore distratto, di certo non ho capito o non ho avuto la pazienza di capire questo autore. Sarà, forse, per un’altra volta.

    http://storielacrimevoli.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 4

    Arona tra passato e futuro nel segno dell'apocalisse.

    Recensione a questo link: http://ilmondodiedu.blogspot.com/2010/02/danilo-arona-bad-visions-epix-2010.html

    ha scritto il 

  • 5

    Recensione (prima parte)

    http://shamanic-journey.blogspot.com/2010/03/bad-visions-di-danilo-arona-la-stazione.html

    Tralasciamo il titolo dato alla raccolta. No dai non tralasciamolo, figlio di una tendenza nostrana a ...continua

    http://shamanic-journey.blogspot.com/2010/03/bad-visions-di-danilo-arona-la-stazione.html

    Tralasciamo il titolo dato alla raccolta. No dai non tralasciamolo, figlio di una tendenza nostrana a italianizzare i nomi dei film anche quando non ce n'è bisogno e americanizzare quando serve ancora meno. Sarà poi che ad aggettivi si stava corti da quelle parti, per cui se la raccolta horror curata da Arona è Bad (Prisma) le sue visioni non possono essere che Bad (Visions). E tutto questo quando sottomano c'è un titolo come La stazione del Dio del Suono che da solo varrebbe qualche applauso. Vuoi per la molteplicità del termine stazione (la stazione dei treni di Piano Orizzontale, ma anche stazione radio, stazione di trasmissione e ricezione, terminali di una comunicazione sulle 'linee sincroniche', stazione musicale dove fanno girare i pezzi più malati del DJ Mix-Master Soul... tutti elementi su cui si poggia questa storia). Vuoi perché a me l'idea di un Dio del Suono che trasmette su qualche frequenza radio evoca visioni misticheggianti, con carovane di fedeli in marcia, al ritmo dei pezzi migliori del Signore del Rock'n'Roll.

    Il romanzo, in breve, tratta di una congrega di persone che si riuniscono per raccontarsi delle storie. Solo che non è (per una volta, spiacente per quelli "del Club") né la storia, né chi la racconta, a essere importante, ma dove viene fatto. In questo caso è l'incrocio di energie mistiche che proprio lì da luogo a un punto nodale, che scatena il cambiamento della realtà, attraverso i racconti dei protagonisti. Così nel mondo facciamo la conoscenza degli assassini delle farfalle, del dee jay satanico Mix-Master Soul, di una Ibiza affascinante e letale. Arona scrive storie che narrano di storie che modificano la realtà delle storie stesse. Può sembrare complesso eppure l'abilità con cui lo fa riesce infine a evocare il risultato migliore: costringere il lettore ad alzare lo sguardo dalla pagina per capire, preoccupato, in che punto (nodo?) di quel flusso di narrazione entropica egli stesso si trova. E quali conseguenze (sicuramente nefaste) può avere raggiungerne la conclusione.

    L'anima del libro è proprio nello sviluppo di questo concetto: l'influenza della narrazione sul mondo reale e del mondo reale (di quella che potrebbe essere la sua anima che pulsa in linee d'energia attraverso tutto il globo), sulla fantasia, sulle storie. Danilo Arona ha dalla sua un'abilità notevole nel creare miti e leggende, urbani pur nella loro archetipica antichità. Sfruttando storie reali, intrecciandole con la fantasia e la mitologia, il romanzo getta sul lettore una ragnatela di indizi che lo costringono a una continua rilettura di ciò che sapeva sui personaggi, in una corsa verso la speranza di scoprire (almeno) una verità. Eppure, sembra dire Arona, non c'è modo di arrivare a quel punto fermo. In un cosmo dominato da forze (il Drago) che ci usano e che noi usiamo inconsapevolmente e, come capita ai protagonisti del romanzo, a volte tentiamo di piegarle (inutilmente?) al nostro volere, tutto è mutevole.

    Se la prima parte del romanzo presenta questi concetti (e nell'insistere su usi e proprietà delle linee sincroniche trova uno dei pochi difetti del libro), la seconda è un totale intreccio di piani d'esistenza, che donano alla storia stessa una certa ciclicità. Tutto condito da elementi che permeano l'intero libro: la musica (della quale Arona ha di certo una vasta conoscenza), l'erotismo (in molte forme, spesso intense e anche bizzarre), la follia umana (e un certo inconscio bisogno di arrivare a una fine apocalittica, personale e globale).

    Il giudizio complessivo, credo si sia capito, oscilla tra l'ottimo e l'entusiastico per un libro denso di concetti, che spinge a fare le proprie ricerche, per capire dove si ferma la realtà dei fatti. Lì dove iniziano la mente di Danilo Arona e la musica martellante del prossimo rave di Mix-Master Soul.

    ha scritto il 

  • 5

    Esistono delle linee sincroniche, potenti flussi di energia, che scorrono sotto e sopra la superficie del nostro pianeta. L’intersezione di tali linee crea dei luoghi di potere in cui possono ...continua

    Esistono delle linee sincroniche, potenti flussi di energia, che scorrono sotto e sopra la superficie del nostro pianeta. L’intersezione di tali linee crea dei luoghi di potere in cui possono accadere eventi straordinari, in cui tutto ciò che viene rievocato si concretizza. La stazione dimessa di Piano orizzontale dei Giovi, La stazione del Dio del suono, serba simili poteri. E’ proprio qui che si riunisce il circolo del venerdì per celebrare la sua veglia. Quattro amici attendono l’alba raccontandosi storie immaginarie di paura. Questa volta, però, i fantasmi plasmati dalla loro fantasia si materializzeranno e interferiranno con i piani diabolici di Mix Master Soul, il Dio del Suono. Quel che i provetti narratori ignorano, infatti, è che in quella stessa notte a Piano Orizzontale si sta svolgendo un rave mortale. Il tema della sincronicità, di junghiana memoria, ricorre anche nel secondo racconto di questa raccolta da brivido intitolata Bad Visions. Blu siren è il nome di una droga potentissima i cui effetti affondano le radici in un’antica leggenda originaria dell’America Latina e rivelano arcane connessioni con il racconto Giro di vite di Henry James. Quali legami intercorrono tra Kulan la Terribile e Melissa Parker? Al lettore il piacere di scoprirlo avventurandosi tra le pieghe un mistero che lo terrà incollato fino all’ultima pagina. L’autore si mostra abilissimo nell’inscenare un vero e proprio teatro degli orrori in cui sogno e realtà si fondono sprigionando adrenalina pura. L’orrore atavico di vecchie leggende che narrano di Brujas e di spaventapasseri assassini si mescola con storie di ordinario terrore, di pedofilia, stupro, omicidi seriali, abuso di sostanze stupefacenti. Cattive visioni, appunto, che Danilo Arona tratteggia con maestria sollevando un inquietante quesito: gli incubi più temibili svaniscono con l’aurora o, piuttosto, cominciano quando la notte finisce a l’orrore quotidiano ci costringe ad aprire gli occhi?

    ha scritto il 

  • 4

    Melissa colpisce ancora

    Ho scoperto Arona e la sua Melissa con Bad Prisma, edito nell'estate 2009 nella collana Epix. Questo libro, che contiene due romanzi, conferma l'ottima impressione del primo: ritmo serrato, ...continua

    Ho scoperto Arona e la sua Melissa con Bad Prisma, edito nell'estate 2009 nella collana Epix. Questo libro, che contiene due romanzi, conferma l'ottima impressione del primo: ritmo serrato, personaggi delineati con cura, intreccio ben studiato. "Blue Siren" mi ha colpito per la capacità di mixare cronaca attuale, storie di fantasmi (i riferimenti alle opere di James padre e figlio si fondono perfettamente al racconto) e leggende metropolitane con un risultato fresco e coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questa uscita Epix, la costola di Urania dedicata all'horror e al fantasy, si consolida come collana di rara qualità nel triste panorama editoriale dedicato alla letteratura di genere. Ad alzare ...continua

    Con questa uscita Epix, la costola di Urania dedicata all'horror e al fantasy, si consolida come collana di rara qualità nel triste panorama editoriale dedicato alla letteratura di genere. Ad alzare ulteriormente il livello ci pensa un Danilo Arona in forma smagliante. Due solide storie di fantasmi costruite sulle fondamenta dell'ormai caratteristico tòpos "Aroniano", ovvero Melissa. (Per chi volesse approfondire e ne vale veramente la pena, consiglio le ormai mitiche Cronache di Bassavilla che il nostro scrisse qualche tempo fa su CarmillaOnLine http://www.carmillaonline.com/archives/2005/02/001200.html#001200). Una presenza che si fa sentire nelle opere dello scrittore piemontese anche quando non è esplicitamente citata e ormai assurta a vera "dea scesa dalla macchina". Delle due storie presentate: La Stazione del Dio del Suono e Blue Siren la prima é sicuramente più d'impatto grazie anche al ritmo narrativo e a un finale a sorpresa non troppo "telefonato". Ma è Blue Siren che regala i brividi migliori. Brividi figli della miglior tradizione delle storie di fantasmi d'oltremanica. Ed è proprio da un capolavoro come Il Giro di Vite di Henry James che Arona preleva i suoi spettri e li scatena nel mondo odierno. Un azzardo che gli riesce benissimo.

    ha scritto il