Il romanzo di Lina Dettori, “Baffi di cacao”, è imperniato sulla vicenda di Antine Bellu, archetipo di una generazione adolescente prima e giovane in seguito, vissuta a cavallo tra gli anni della contestazione globale e il riflusso da questa è scaturito. Una figura particolarmente sensibile, quellaContinue
Il romanzo di Lina Dettori, “Baffi di cacao”, è imperniato sulla vicenda di Antine Bellu, archetipo di una generazione adolescente prima e giovane in seguito, vissuta a cavallo tra gli anni della contestazione globale e il riflusso da questa è scaturito. Una figura particolarmente sensibile, quella di Antine, e contraddittoria: alla perenne ricerca di stabilità e pace con se stesso e con gli affetti e al contempo in lotta contro una società e una classe di cui, anche in maniera drammatica, non accetta i valori pur appartenendovi a pieno titolo. Le caratteristiche del personaggio, tracciate nel libro a volte in maniera ironica ma mai sarcastica, non sono certamente estranee ai valori della terra dove si dipana la storia, senza mai cadere però nel canto delle sirene della Terra Madre, attualmente elemento presente in molta parte della narrativa isolana. Antine appartiene al mondo, l’Isola fa parte del mondo e che vi vive, come dimostrano le vicissitudini del protagonista e degli altri personaggi, deve fare i conti con l’universo creato che cambia: la tradizione non deve diventare conservazione dello stato delle cose. “Baffi di cacao” è un romanzo storico e borghese in cui i destini dei personaggi si intrecciano tra loro e con la Storia - a volte in maniera drammatica, a volte ironica - senza mai cadere nella credenza dell’ineluttabilità del fato. Ognuno degli attori crea il suo destino da sé: Valeria, la sorella di Antine, liberandosi di un figlio non voluto con un aborto clandestino conclusosi tragicamente; Antine dichiarandosi prigioniero politico per un duplice gatticidio e condannandosi a dieci anni di inutile carcere duro. Ognuno dei protagonisti ha, dunque, la capacita di dirigere il proprio destino, e sembra gridare al mondo: “io ho lottato contro il fato: quindi se ho perso non ho colpe, sono innocente”, come nel caso di Valeria che vuole una vita diversa da quella che avrebbe se decidesse di sposare l’uomo che l’ama e che lei non vuole. Il giudice Bellu, a sua volta, sceglie di mandare suo figlio Antine in galera per salvarlo da se stesso: anche questa è un’opzione a cui il giudice avrebbe potuto sottrarsi, ma la forza del suo carattere lo dirige in tal senso. Interessante la forza espressiva del romanzo: una scrittura ironica e ridondante, già definita come “nuovo barocco sardo”: scelta originale, in chiari di luna di minimalismo imperante e in un romanzo ambientato nella terra dei taciturni e aspri isolani.
D.T