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Ballata

Di

Editore: Fandango (Mine vaganti, 14)

4.0
(92)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 145 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8887517193 | Isbn-13: 9788887517194 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Papi

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    John Cheever

    Finalmente! Era da un po' che non finivo un libro. Non so cosa mi sia preso, ma sono in crisi con le letture. Inizio un libro e dopo un tot di pagine lo pianto lì, con questo sono riuscito ad andare fino in fondo. John Cheever è uno scrittore dotato di una grande personalità, con cui scava dietro ...continua

    Finalmente! Era da un po' che non finivo un libro. Non so cosa mi sia preso, ma sono in crisi con le letture. Inizio un libro e dopo un tot di pagine lo pianto lì, con questo sono riuscito ad andare fino in fondo. John Cheever è uno scrittore dotato di una grande personalità, con cui scava dietro alla facciata di una borghesia americana benpensante per metterne a nudo i difetti e riaffermare quel lato oscuro e imprescindibile che si annida da sempre nell'animo umano, ma che le consuetudini sociali mirano a nascondere.

    ha scritto il 

  • 5

    sembrava che l'estate fosse un'isola a sé stante, armonica e autosufficiente, con una sua peculiare gamma di sensazioni, tra cui quella di guidare a piedi nudi la Cadillac su un pascolo pieno di buche e il sapore dell'acqua che usciva dalla canna del giardino vicino al campo da tennis, e il piace ...continua

    sembrava che l'estate fosse un'isola a sé stante, armonica e autosufficiente, con una sua peculiare gamma di sensazioni, tra cui quella di guidare a piedi nudi la Cadillac su un pascolo pieno di buche e il sapore dell'acqua che usciva dalla canna del giardino vicino al campo da tennis, e il piacere di indossare un golf di lana pulito in una baita all'alba e di sedere sulla veranda al tramonto, consapevoli, ma non del tutto, della sensazione di essere dentro a una ragnatela e fragile come il suo filo, e di sentirsi freschi dopo una lunga nuotata

    ha scritto il 

  • 5

    Un furgone scarlatto che ti permette di credere, ancora, che la vita può cambiare...

    Prezioso regalo Natalizio, Ballata, raccolta di racconti di John Cheever è stata una favolosa scoperta !
    Sono rimasta affascinata da ognuno di questi otto racconti riuniti magicamente dalla Fandango.
    La scrittura pulita, elegante ma più di tutto accattivante, direi quasi maliziosa mi ha letteralm ...continua

    Prezioso regalo Natalizio, Ballata, raccolta di racconti di John Cheever è stata una favolosa scoperta ! Sono rimasta affascinata da ognuno di questi otto racconti riuniti magicamente dalla Fandango. La scrittura pulita, elegante ma più di tutto accattivante, direi quasi maliziosa mi ha letteralmente stregata. In Ballata i protagonisti sembrano rincorrersi e non sai mai se il loro ritrovarsi sia un bene o un male, oscilli nei tuoi pensieri sino a perderti nella follia dell'epilogo. In Figlioli, i forti, i ricchi borghesi prima adulano e poi abbandonano, mordono e non ti resta che seguire i figlioli con tenerezza. Più di tutti ho amato Clancy nella torre di Babele. Dove il protagonista mi ricolda in qualcosa la figura "del Piccolo Uomo" della letteratura ottocentesca russa, ma forse è solo una senzazione. Il benessere che lo circonda non lo schiaccia, non lo schernisce od offende , anzi... La prospera facciata della normalità americana gli appare all'inizio adirittura "fatta di zucchero". Ma non è cosi...e lui di risposta rivela i suoi difetti...è un uomo ottuso, terribilmente ottuso. Nella realtà, lo avrei trovato antipatico, non avrei sopportato un " Piccolo Uomo" che diventa un odioso giudicatore, pieno di pregiudizi. Ma la bravura di Cheever va oltre alla mia intolleranza e mi fa provare un infinita tenerezza per questo protagonista che a modo suo era un giusto... Tutti questi racconti avvengono nella "normalità" della medio-alta borghesia dei sobborghi americani negli anni 40/50. Le inquietudine, i turbamenti, le paure, l'alienazione così come la passione grazie al Cielo sono comprese nella "normalità". Un pregio a parte di questo libro è la bellissima copertina che la Fandango ha creato permettendomi di conoscere un bravissimo artista come Gianluigi Toccafondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ballata raccoglie 8 racconti tra i tanti scritti da John Cheever nella sua prolifica esistenza di scrittore. Non avevo mai letto nulla di suo e questi racconti hanno il sapore di un'esca, un assaggio che lascia il gusto promettente di ripetere l'esperienza. Molto belli tutti, ho trovato sfumature ...continua

    Ballata raccoglie 8 racconti tra i tanti scritti da John Cheever nella sua prolifica esistenza di scrittore. Non avevo mai letto nulla di suo e questi racconti hanno il sapore di un'esca, un assaggio che lascia il gusto promettente di ripetere l'esperienza. Molto belli tutti, ho trovato sfumature ed atmosfere differenti. Certo, la Fandango si limita a pubblicarli in piccole e gradevoli libretti della collana Mine Vaganti senza tuttavia soddisfare la curiosità, a mio parere legittima, del lettore circa l'anagrafe dei racconti o la loro consequenzialità, elementi tutti che consentono al lettore di trarre inferenze circa l'evoluzione dello stile, il mutamento di tonalità. In ogni caso nei primi tre si respira un'aria sinistramente pesante, la città che grava (spesso New York), la vita compressa tra la caducità del lavoro e l'instabilità dei rapporti umani. In questi si coglie un occhio attento, una impietosa analisi dei fatti, mai compiaciuta ma appena distaccata e di certo in qual modo "leggera" di uno spaccato di società. Un assaggio più "largo" e diversamente angosciante rispetto a Carver, ma la prospettiva può essere simile. I figlioli e lo splendido Il giorno in cui il maiale cadde nel pozzo, invece, hanno un più ampio respiro, geograficamente altrove dislocati e con una bellezza del paesaggio che fa da contraltare a quello umano, ben più misero o sconfortante. Nel secondo dei due, in particolare, ampia è l'articolazione dei personaggi e la dimensione temporale verticale consente una apertura più da racconto "lungo", mostrando anche convessamente il tempo che verrà, l'evoluzione degli anni; l'aridità che lo scorrere del tempo regala alla vacuità, alla dimensione estiva di vite incompiute. Nell'angosciante Stagione di divorzio la voce narrante rimugina: La città è piena di rivelazioni casuali, di grida sommesse di aiuto, di sconosciuti che raccontano qualsiasi cosa al primo accenno di simpatia...". In questi spaccati sembra che Cheever, prima di altri blasonati scrittori statunitensi abbia prestato orecchio a queste voci, abbia saputo coglierle e trascriverle. Riflettendo, come uno specchio, il grigiore che la solitudine e la disillusione viene a deporre su molte anime.

    ha scritto il 

  • 5

    Scrivere col sorriso sulle labbra

    Tutti noi vedremo quel furgone rosso imboccare il vialetto.
    Tutti noi, prima o dopo, lo osserveremo da lontano; chiusi in casa, credendoci al sicuro dietro tende immacolate, o fermi sulla soglia, con aria di sfida.
    Ci rassegneremo alla sua venuta o fingeremo di non vederlo.
    Alcuni di noi si rif ...continua

    Tutti noi vedremo quel furgone rosso imboccare il vialetto. Tutti noi, prima o dopo, lo osserveremo da lontano; chiusi in casa, credendoci al sicuro dietro tende immacolate, o fermi sulla soglia, con aria di sfida. Ci rassegneremo alla sua venuta o fingeremo di non vederlo. Alcuni di noi si rifiuteranno di aprire la porta, altri invece saranno ansiosi di liberarsi del proprio passato, proiettandosi fiduciosi verso altre città, altre vite, altre possibilità. Il furgone rosso di Cheever è un archetipo, un simbolo. Il simbolo di una generazione di esseri umani che non ha età né tempo, perché in ogni tempo e luogo esisteranno queste creature in preda al rimorso, in bilico sulla perdita; esisteranno creature dal cuore spezzato, gli occhi colmi di immagini artefatte proiettate su uno schermo vuoto. Esisteranno creature immerse nei propri pregiudizi, nella propria grettezza, esseri appagati dal qualunquismo, dal labile contorno del decoro. Lo sguardo di Cheever corre lungo strade ordinate di quartieri per bene, e fa a pezzi con un sorriso le facciate linde delle case. La lingua di Cheever scava tra le crepe di marciapiedi ben puliti, si insinua in palazzi di lusso, rovista in topaie puzzolenti, e rivolta senza un suono le fondamenta scricchiolanti. Cheveer sembra scrivere con il sorriso sulle labbra, quel tipo di sorriso che alberga sul volto di coloro che già sanno, che già hanno visto. Cheever è amaro, ironico, non concede sconti e pare prendere per mano le sue creature sfortunate, pare voler dire loro: è andata così, ma non ti abbattere. Cheever prende per mano anche noi, e ci concede la possibilità di vedere. Noi spettatori, il naso schiacciato contro il vetro, osserviamo questa umanità sconfitta, e ci ritroviamo a terra, tremanti e senza fiato. Ci sentiremo perduti, denudati da quest’uomo che ha saputo scoprire i nervi del nostro animo già dolorante. Una tale amara consapevolezza, un’ironia così spiazzante, spietata e definitiva, sono allo stesso tempo un dono e una condanna, ed è scorrendo i nostri occhi e il nostro cuore su queste storie, che capiremo di volerle entrambe.

    Lascio la parola a Carver:

    "Se siamo fortunati, tanto come scrittori che come lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e resteremo poi seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari i nostri cuori e i nostri intelletti avranno fatto un passo o due in avanti rispetto a dove eravamo prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare normalmente, ci ricomporremo, tanto come scrittori che come lettori, ci alzeremo e, "creature di sangue caldo e nervi", come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la Vita. Sempre la vita."

    e poi a Cheever stesso:

    Ma nessuno di questi contrattempi turbò i riti dell'estate. Ogni domenica mattina Hartley accompagnava la domestica e la cuoca alla messa nella chiesa di Sant John, e rimaneva ad attenderle sui giardini d'ingresso del negozio di alimentari. Alle undici, Randy metteva nel frigorifero il gelato. Sembrava che l'estate fosse un'isola a sè stante, armonica e autosufficiente, con una sua peculiare gamma di sensazioni, tra cui quella di guidare a piedi nudi la vecchia Cadillac su un pascolo pieno di buche e il sapore dell'acqua che usciva dalla canna del giardino vicino al campo da tennis, e il piacere di indossare un golf di lana pulito in una baita all'alba e di sedere sulla veranda al tramonto, consapevoli, ma non del tutto, della sensazione di essere dentro a una ragnatela e fragili come il suo filo, e di sentirsi freschi dopo una lunga nuotata.

    ha scritto il 

  • 5

    Spiazzante

    Credo che "Ballata" sia il più bel racconto che abbia mai letto. Ma anche "il furgone rosso" e "il marito di campagna" ci vanno molto vicino. Il resto, comunque, di gran livello anche se un paio di racconti sono davvero eccessivamente lenti. Nel complesso comunque Cheever è IL maestro cui tendere ...continua

    Credo che "Ballata" sia il più bel racconto che abbia mai letto. Ma anche "il furgone rosso" e "il marito di campagna" ci vanno molto vicino. Il resto, comunque, di gran livello anche se un paio di racconti sono davvero eccessivamente lenti. Nel complesso comunque Cheever è IL maestro cui tendere, non a caso esempio anche per Carver. Ci siamo capiti, stiamo parlando del massimo...

    ha scritto il 

  • 5

    Racconti scritti come si deve, onesti e perfetti, senza fronzoli o trucchi da quattro soldi, scritti da un grande artigiano di quelli le cui sedie si trovano e si troveranno dopo secoli nei musei, quando le installazioni di artisti alla moda saranno visionabili solo nelle discariche. Non lo rovi ...continua

    Racconti scritti come si deve, onesti e perfetti, senza fronzoli o trucchi da quattro soldi, scritti da un grande artigiano di quelli le cui sedie si trovano e si troveranno dopo secoli nei musei, quando le installazioni di artisti alla moda saranno visionabili solo nelle discariche. Non lo rovina l'ambizione di scrivere l'ennesimo "grande romanzo americano", con il consueto serraglio di personaggi stereotipi, raccontandoci invece con modestia storie di persone senza storia. Pian piano però salta fuori che anche nei magnifici anni 50 - negli USA delle commedie e dei musical holliwoodiani, prima della perdita dell'innocenza negli anni 60 - serpeggiava già il malessere e l'inquietudine e nella buona borghesia bianca middle class, intenta a far finta che la guerra non li abbia cambiati, ogni tanto a qualcuno saltava in mente di sporcare il quadretto ubriacandosi, insultando tutti e improvvisando uno strip tease su un tavolino ad una festa. Non è minimalista, perché ha l'ambizione di trattare della "condizione umana", solo che lo fa a bassa voce e senza inventare situazioni o personaggi assurdi. Giusto il paragone con Cechov. Un classico insomma.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ti fa sentire più giovane, guardare la gente che muore?", urlava Jack. "E' questa la libidine che tiene giovane? E' per questo che ti vesti come una cornacchia? Oh, lo so bene che niente di quello che ti dico può farti male. So bene che non c'è niente di sconcio, di marcio, di depravato, di brut ...continua

    "Ti fa sentire più giovane, guardare la gente che muore?", urlava Jack. "E' questa la libidine che tiene giovane? E' per questo che ti vesti come una cornacchia? Oh, lo so bene che niente di quello che ti dico può farti male. So bene che non c'è niente di sconcio, di marcio, di depravato, di brutale, di volgare che gli altri non hanno provato con te, ma questa volta ti sbagli. La mia vita non sta finendo. La mia vita è agli inizi. Ci sono anni meravigliosi davanti a me. Ho anni meravigliosi, meravigliosi, davanti a me, e quando saranno finiti, quando sarà il momento, allora ti chiamerò. Allora, come un vecchio amico, ti chiamerò e ti darò tutto lo sconcio piacere che provi nel guardare la gente che muore, ma fino a quel momento tu e la tua brutta figura deforme dovete starmi alla larga."

    ha scritto il