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Bambini nel tempo

Di

Editore: Einaudi

3.8
(2364)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8806129767 | Isbn-13: 9788806129767 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Basso

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Children , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Stephen Lewis, autore di fortunati libri per bambini, padre e marito felice, un giorno si reca al supermercato con sua figlia Kate e mentre è intento a svuotare il carrello alla cassa, si accorge di aver perso la bambina. Rapita? Uccisa? Fuggita? E' questo il drammatico inizio del romanzo di uno dei più apprezzati autori inglesi contemporanei, qui alla prova di una piena maturità. Il vuoto doloroso che lascia la sparizione di Kate mette in moto una serie di reazioni che porteranno Stephen a rivedere tutta la sua vita, le sue certezze mai verificate, le sue abitudini mentali, i suoi comportamenti. Il merito dell'autore è di farci sentire emotivamente il senso di precarietà e di vuoto in cui viviamo e nello stesso tempo di restituire, grazie a un finale felicemente poetico, la voglia di guardare al futuro.
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  • 5

    Questo è...

    ...è uno di quei libri che amo rileggere. I bambini di cui parla McEwan sono di volta in volta reali, perduti, ormai adulti, solo un'idea, un'astrazione. E' un romanzo che prende le mosse da una tragedia: il rapimento di una bambina che non verrà mai più ritrovata. Il padre è uno scrittore di lib ...continua

    ...è uno di quei libri che amo rileggere. I bambini di cui parla McEwan sono di volta in volta reali, perduti, ormai adulti, solo un'idea, un'astrazione. E' un romanzo che prende le mosse da una tragedia: il rapimento di una bambina che non verrà mai più ritrovata. Il padre è uno scrittore di libri per bambini, lo è diventato per caso, McEwan ci racconta la sua lunga elaborazione del lutto, perché di lutto si tratta anche se la bambina è viva da qualche parte ed è impegnata a crescere. Ambientato in un futuro molto vicino è anche una satira dell'Inghilterra e del tachterismo, una riflessione sulla pressione a cui ognuno di noi è sottoposto, sullo splendore dell'infanzia e sulla sua profonda malinconia.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia che non mi ha appassionato sebbene si tratti di un romanzo piuttosto curioso. Io e McEwan non ci pigliamo, la vicenda individuale dei personaggi è piuttosto penosa e la società Britannica alla fine degli anni '80 è rappresentata con ferocia e senza pietà in molte delle sue storture. Se ...continua

    Una storia che non mi ha appassionato sebbene si tratti di un romanzo piuttosto curioso. Io e McEwan non ci pigliamo, la vicenda individuale dei personaggi è piuttosto penosa e la società Britannica alla fine degli anni '80 è rappresentata con ferocia e senza pietà in molte delle sue storture. Sento di poter salvare soltanto le peregrinazioni del protagonista nel tempo della sua quotidianità o in quello dei sentimenti suoi o delle persone a lui vicine. Peregrinazioni che rappresentano quasi una sorta di dissertazione su questa strana dimensione o proprietà della realtà in cui viviamo. Separare queste due nature (romanzo/saggio) non si può senza danneggiarle entrambe, ma il voto al "saggio" sarebbe più alto ed il giudizio forse più convinto di quello che ho dato al romanzo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    LETTO IN EBOOK
    _______________
    “Bambini nel tempo” di Ian McEwan è un romanzo con un grande potenziale. Innanzitutto nel titolo: quante storie eccezionali si potrebbero scrivere con un titolo così! Poi nell’incipit (che anticipa la trama principale): un padre, scrittore di romanzi per bambini, pe ...continua

    LETTO IN EBOOK _______________ “Bambini nel tempo” di Ian McEwan è un romanzo con un grande potenziale. Innanzitutto nel titolo: quante storie eccezionali si potrebbero scrivere con un titolo così! Poi nell’incipit (che anticipa la trama principale): un padre, scrittore di romanzi per bambini, perde la figlia in un supermercato. Forse è stata rapita. La cerca invano per lungo tempo. La sua vita familiare è sconvolta. I rapporti con la moglie precipitano. Bene. Da qui si potrebbe andare in molte direzioni. Io avrei immaginato che, trattandosi di uno scrittore, il protagonista avrebbe fatto lavorare la fantasia. Avrei immaginato che la bambina nella sua memoria cambiasse o che restasse sempre uguale nonostante lo scorrere del tempo, che comunque diventasse cosa diversa da quella che stava diventando veramente. Ma Stephen Lewis (forse non è un caso che il cognome del protagonista ricordi quello del celeberrimo autore fantasy) si limita ad andarsene in giro per Londra cercandola per tre anni. Sua moglie si ritira in meditazione. Si separano. Insomma, reazioni abbastanza normali e poco romanzesche. McEwan approfitta di questa trama, per inserirci i ricordi dell’infanzia di Stephen, ma non ci offre nessuna allucinata mescolanza dell’infanzia di padre e figlia. Peccato! Ci mostra anche il grande amico di Stephen, affermato politico vicino al Primo Ministro, che regredisce all’infanzia e, in una ricerca di semplicità, costruisce una casa sull’albero, dove fa ascendere anche il povero Stephen, in uno dei brani meglio riusciti del romanzo. C’è insomma una riflessione sul bambino che è sempre presente in noi e che vuole ritornare, ma la vicenda mi pare poco legata a quella principale. Il protagonista, grazie al suo successo come autore di romanzi per ragazzi, entra in una commissione ministeriale per l’educazione dell’infanzia, e qui siamo nel campo di una blanda satira del governo tatcheriano, con un’Inghilterra in cui l’accattonaggio è regolamentato e altre piccole varianti, che rendono la storia quasi una lieve distopia, senza osare spingersi a immaginare mondi orwelliani. Peccato? Forse sarebbe stato eccessivo farlo. A un certo punto Stephen è vittima di un incidente automobilistico, grazie al quale percepisce una dilatazione del tempo quale non aveva mai sperimentato prima. Anche questa potrebbe essere un’interessante occasione per mostraci come il tempo non sia uguale per tutti. Dopo una simile presa di coscienza mi sarei aspettato di scoprire come il tempo sia andato avanti per la piccola Kate, la figlia dispersa di Stephen, di quanto sia stato diverso per lei rispetto al padre. Del resto è noto quanto sia diverso il suo scorrere durante l’infanzia. A un certo punto Stephen crede di averla ritrovata. La piccola non lo riconosce. È passato troppo tempo, penso. È la diversa percezione del tempo che fa sì che per Stephen la piccola sia ancora sua figlia, mentre per la bambina Stephen non è più il padre. Però, McEwan ci fa capire che Stephen si è solo sbagliato. Quella è un’altra bambina. Peccato! Alla fine la coppia, che si era brevemente rappacificata mesi prima, ha un nuovo figlio, che torna a unirli. Stephen capisce che continuerà ad amare nel nuovo figlio la bambina perduta. McEwan però non ci mostra cosa comporta questo, perché con la nascita il romanzo si chiude. Peccato! C’è anche una complessa esposizione della moglie dell’amico di Stepehen sul tempo in fisica. Anche quest’idea, mi pare, non ha molto seguito nella trama successiva, né aiuta a spiegare nulla di quanto avvenuto prima. Insomma, come dicevo all’inizio tanti bellissimi spunti, che personalmente avrei sviluppato in tanti altri modi. Insomma, un romanzo molto stimolante, che fa riflettere, che fa venire una voglia matta di scrivere. Di riscriverlo. Un buon romanzo, insomma, ma non quello che avrei voluto leggere, eppure, a volte, i romanzi sono buoni proprio per questo, perché non sono come li vorremmo, perché ci stimolano a creare noi qualcosa di più adatto ai nostri gusti. Purché siano scritti bene e questo, in fondo, lo è, anche se ci sono un po’ troppe divagazioni dalla trama principale.

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    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    LA PERCEZIONE DEL TEMPO

    “Bambini nel tempo” di Ian McEwan è un romanzo con un grande potenziale. Innanzitutto nel titolo: quante storie eccezionali si potrebbero scrivere con un titolo così! Poi nell’incipit (che anticipa la trama principale): un padre, scrittore di romanzi per bambini, perde la figlia in un supermercat ...continua

    “Bambini nel tempo” di Ian McEwan è un romanzo con un grande potenziale. Innanzitutto nel titolo: quante storie eccezionali si potrebbero scrivere con un titolo così! Poi nell’incipit (che anticipa la trama principale): un padre, scrittore di romanzi per bambini, perde la figlia in un supermercato. Forse è stata rapita. La cerca invano per lungo tempo. La sua vita familiare è sconvolta. I rapporti con la moglie precipitano. Bene. Da qui si potrebbe andare in molte direzioni. Io avrei immaginato che, trattandosi di uno scrittore, il protagonista avrebbe fatto lavorare la fantasia. Avrei immaginato che la bambina nella sua memoria cambiasse o che restasse sempre uguale nonostante lo scorrere del tempo, che comunque diventasse cosa diversa da quella che stava diventando veramente. Ma Stephen Lewis (forse non è un caso che il cognome del protagonista ricordi quello del celeberrimo autore fantasy) si limita ad andarsene in giro per Londra cercandola per tre anni. Sua moglie si ritira in meditazione. Si separano. Insomma, reazioni abbastanza normali e poco romanzesche. McEwan approfitta di questa trama, per inserirci i ricordi dell’infanzia di Stephen, ma non ci offre nessuna allucinata mescolanza dell’infanzia di padre e figlia. Peccato! Ci mostra anche il grande amico di Stephen, affermato politico vicino al Primo Ministro, che regredisce all’infanzia e, in una ricerca di semplicità, costruisce una casa sull’albero, dove fa ascendere anche il povero Stephen, in uno dei brani meglio riusciti del romanzo. C’è insomma una riflessione sul bambino che è sempre presente in noi e che vuole ritornare, ma la vicenda mi pare poco legata a quella principale. Il protagonista, grazie al suo successo come autore di romanzi per ragazzi, entra in una commissione ministeriale per l’educazione dell’infanzia, e qui siamo nel campo di una blanda satira del governo tatcheriano, con un’Inghilterra in cui l’accattonaggio è regolamentato e altre piccole varianti, che rendono la storia quasi una lieve distopia, senza osare spingersi a immaginare mondi orwelliani. Peccato? Forse sarebbe stato eccessivo farlo. A un certo punto Stephen è vittima di un incidente automobilistico, grazie al quale percepisce una dilatazione del tempo quale non aveva mai sperimentato prima. Anche questa potrebbe essere un’interessante occasione per mostraci come il tempo non sia uguale per tutti. Dopo una simile presa di coscienza mi sarei aspettato di scoprire come il tempo sia andato avanti per la piccola Kate, la figlia dispersa di Stephen, di quanto sia stato diverso per lei rispetto al padre. Del resto è noto quanto sia diverso il suo scorrere durante l’infanzia. A un certo punto Stephen crede di averla ritrovata. La piccola non lo riconosce. È passato troppo tempo, penso. È la diversa percezione del tempo che fa sì che per Stephen la piccola sia ancora sua figlia, mentre per la bambina Stephen non è più il padre. Però, McEwan ci fa capire che Stephen si è solo sbagliato. Quella è un’altra bambina. Peccato! Alla fine la coppia, che si era brevemente rappacificata mesi prima, ha un nuovo figlio, che torna a unirli. Stephen capisce che continuerà ad amare nel nuovo figlio la bambina perduta. McEwan però non ci mostra cosa comporta questo, perché con la nascita il romanzo si chiude. Peccato! C’è anche una complessa esposizione della moglie dell’amico di Stepehen sul tempo in fisica. Anche quest’idea, mi pare, non ha molto seguito nella trama successiva, né aiuta a spiegare nulla di quanto avvenuto prima. Insomma, come dicevo all’inizio tanti bellissimi spunti, che personalmente avrei sviluppato in tanti altri modi. Insomma, un romanzo molto stimolante, che fa riflettere, che fa venire una voglia matta di scrivere. Di riscriverlo. Un buon romanzo, insomma, ma non quello che avrei voluto leggere, eppure, a volte, i romanzi sono buoni proprio per questo, perché non sono come li vorremmo, perché ci stimolano a creare noi qualcosa di più adatto ai nostri gusti. Purché siano scritti bene e questo, in fondo, lo è, anche se ci sono un po’ troppe divagazioni dalla trama principale.

    https://m.facebook.com/sharer.php?sid=10200834529802951

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/14/bambini-nel-tempo-ian-mcewan/


    “Restò così per ore, l’intera notte, assopendosi brevemente ogni tanto e senza muoversi o allontanare lo sguardo dalla grata, quando si svegliava. In quell’arco di tempo gli parve che qualcosa si stesse raccogliend ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/14/bambini-nel-tempo-ian-mcewan/

    “Restò così per ore, l’intera notte, assopendosi brevemente ogni tanto e senza muoversi o allontanare lo sguardo dalla grata, quando si svegliava. In quell’arco di tempo gli parve che qualcosa si stesse raccogliendo nel silenzio circostante, il sollevarsi lento di un’onda di consapevolezza, di una specie di marea strisciante che, senza esplodere o frangersi drammaticamente, lo portò, intorno alle prime ore del mattino, al primo autentico flusso di comprensione della vera natura della sua sofferenza. Tutto ciò che aveva preceduto quell’evento non era che finzione, una banale e frenetica imitazione del dolore. Albeggiava appena quando incominciò a piangere e fu questo momento nella semioscurità che avrebbe in seguito fatto coincidere con l’inizio del suo lutto”. (Ian McEwan, “Bambini nel tempo”, ed. Einaudi)

    “Bambini nel tempo” ha confermato le ottime impressioni che avevo avuto su Ian McEwan mentre leggevo “Espiazione” e “Primo amore, ultimi riti”, anzi se possibile le ha potenziate e mi ha fatto interrogare sul perché abbia scoperto quest’autore così tardi. McEwan scrive bene, detto in maniera molto semplice. Il romanzo si legge senza pause o momenti di noia, è una mescolanza ben riuscita di lirismo e divertimento, alternando, sia nei toni che nella forma, argomenti profondi, al limite del tragico, ad altri più leggeri o che comunque si prestano alla satira dell’autore. La vicenda da cui prende le mosse è la scomparsa della piccola Kate, tre anni, che sembra smaterializzarsi nel nulla quando, accompagnata dal padre, Stephen, si trova in un supermercato. Com’è possibile immaginare, l’evento crea nella vita di Stephen e della moglie Julie un trauma, dal quale i due faticheranno a riprendersi, finendo anzi per alimentare un vuoto tra loro che forse aveva altre origini. Stephen Lewis è un uomo divenuto un affermato scrittore per ragazzi quasi per caso, nel senso che la sua ambizione era scrivere romanzi per adulti. Questa sua carriera letteraria gli è riconosciuta al punto che egli, assieme ad altri, fa parte di un Sottocomitato istituito dal Governo inglese, che avrebbe il compito di scrivere un manuale esemplare che detti regole precise su come educare i bambini. All’interno di tale gruppo di lavoro non mancano i personaggi eccentrici e McEwan è abile nel mostrarci la perplessità di Stephen, che pure si aggrappa a questa mansione, come ad altre della sua quotidianità, per cercare di sfuggire al baratro che la scomparsa della figlia ha scavato in lui. Questa vicenda, per altro, sebbene attraversi inevitabilmente tutto il romanzo, non lo caratterizza in senso assoluto, perché nel libro di McEwan i temi trattati sono diversi, e tra questi spicca il “tempo”. Oltre all’elaborazione del lutto da parte dei due genitori, e di Stephen in particolare, è infatti il tempo il fulcro delle riflessioni dell’autore. Il titolo stesso, peraltro, fa riferimento, oltre che ai bambini, anche al tempo, e il legame tra queste due parole lo lascio alla scoperta del lettore. Sul tempo, qui, basta dire che esso è inesorabile quando Stephen cerca di ricostruire e modificare l’evento della scomparsa della figlia, cosa che non può fare. Egli non può, ad esempio, tornare indietro nel tempo e a nulla vale dotarsi ora di una diversa soglia di attenzione, quella che gli sarebbe servita per evitare di perdere di vista la figlia. Il tempo, poi, ci modifica, scuote rapporti affettivi, ci induce a rivedere, a ritroso, avvenimenti che allora ci erano parsi in un modo e che oggi rileggiamo sotto altra ottica. Senza scomodare impropri paragoni con un maestro del settore, cioè Proust, dico che McEwan riesce ad alternare con sapienza la narrazione “al presente” con i numerosi flash-back volti a ricostruire le storie di Stephen, di sua moglie, dei suoi genitori o anche di Charles, amico di Stephen che, da redattore di una rivista, ha fatto la sua scalata sociale fino a diventare Ministro, salvo poi ritirarsi in campagna, regredito allo stato di bambino. Non mancano, attraverso un personaggio collaterale, alcune riflessioni di carattere fisico sul tempo e la sua relatività, sebbene soltanto accennate e comunque né decisive né intralcianti la lettura. Lo scorrere del tempo, inoltre, non basta a far scomparire i fantasmi che dal passato tornano a visitarci, così che la distinzione superficiale tra passato, presente e futuro si rivela essere solo un modello semplicistico attraverso il quale cerchiamo di catalogare le nostre sensazioni. L’isolamento nel quale ricade Stephen è, dunque, un’occasione per rileggere la propria esistenza e quella delle persone che lo circondando; la scomparsa della figlia funge, in questo senso, da meccanismo scatenante, svelando all’uomo ciò che stava dietro la patina di serenità e fama che aveva acquisito. Il romanzo, comunque, nonostante la molla principale sia di natura tragica, conserva una complessiva carica ironica, divertita e divertente, e spesso ci si trova indecisi nella condizione di sorridere amaro, o di amareggiarsi sorridendo. Per quanto mi riguarda, un’ulteriore conferma dell’abilità narrativa di McEwan, che a questo punto approfondirò ulteriormente.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla ricerca della nostra madeleine

    Il primo capitolo di questo libro mi ha regalato una notte di insonnia; il resto una buona dose di angoscia. E’ giustificata una tale sensazione, nei lettori che non sono genitori, di fronte alla narrazione serrata dei gesti e delle azioni casuali che conducono a smarrire una bimba in un supermer ...continua

    Il primo capitolo di questo libro mi ha regalato una notte di insonnia; il resto una buona dose di angoscia. E’ giustificata una tale sensazione, nei lettori che non sono genitori, di fronte alla narrazione serrata dei gesti e delle azioni casuali che conducono a smarrire una bimba in un supermercato? Direi di sì. Probabilmente perché “Bambini nel tempo” non è soltanto il racconto di questo tragico evento, ma concentra in sé stati d’animo e sensazioni provati da tutti noi: la percezione sgradevole dell’incalzare del tempo, l’assenza di reale comunicazione tra genitori e figli, l’estrema difficoltà di muoversi fra i ricordi, lo stupore ironico di fronte a bislacche teorie psicopedagogiche partorite da sedicenti esperti, le fantasie a cui a volte ci si abbandona fino a pianificare dialoghi a cui non si parteciperà mai, i tentativi vani di gettare le maschere di pirandelliana memoria. Da questo punto di vista, si può affermare che la traduzione italiana del titolo, dal singolare “child” al plurale “bambini”, sia una scelta opportuna. Della piccola Kate il padre immagina i cambiamenti naturali nel processo di crescita che a lui non sarà mai dato vedere. I bambini del libro, però, sono anche tutti gli altri, dal momento che i vari personaggi fanno sovente incursioni nella memoria alla ricerca di episodi che si perdono tra esperienze realmente vissute, sogni, rimpianti, immaginazione, speranze e paura. Una persona come me, perennemente in guerra con dei ricordi che di rado riesce a ricostruire, non poteva che restare affascinata e turbata da una simile lettura perché, come scrive McEwan, “La memoria non ha niente a che fare con gli anni, Certe cose si ricordano e basta”.

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di una famiglia che improvvisamente perde al supermercato la propria bambina. Mi ha catturato perché il personaggio principale è uno scrittore di libri per ragazzi e perché mi è successa una cosa simile quando mia figlia aveva circa 5 anni. Ero in un negozio di abbigliamento, il tempo di g ...continua

    Storia di una famiglia che improvvisamente perde al supermercato la propria bambina. Mi ha catturato perché il personaggio principale è uno scrittore di libri per ragazzi e perché mi è successa una cosa simile quando mia figlia aveva circa 5 anni. Ero in un negozio di abbigliamento, il tempo di girarmi per guardare il cartellino di un abito e... non vedevo più mia figlia. Sparita! Il respiro mi si è fermato. Non riuscivo a capire cosa era successo, prima era lì dietro di me e adesso non c'era più. Dopo qualche "secondo" (mi sembravano ore in quel momento) e diversa angoscia l'ho trovata tra i vari carrelli che stava allegramente divertendosi tra gli abiti appesi. Però il libro di McEwan l'ho trovato noioso, diversi parti del romanzo non capisco perché ci sono, troppo descrittivo.

    ha scritto il 

  • 4

    La scomparsa della figlia al supermercato apre uno squarcio nella vita di Stephen e tutti i punti fermi della sua vita crollano. Un romanzo sulla precarietà e il vuoto che rischiano di sommergerci e sul senso alterato del tempo che in alcuni momenti percepiamo. Con un buon finale ottimista.

    ha scritto il 

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