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Bangkok

Di

Editore: Adelphi (La collana dei casi, 81)

3.9
(118)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845924106 | Isbn-13: 9788845924101 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Matteo Codignola

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Charles Baudelaire e Graham Greene, rispettivamente padri nobili del fláneur metropolitano e dell'occidentale incline a perdersi nel primo Oriente a disposizione, sarebbero stati entrambi fieri di quel loro imprevedibile, inclassificabile, incorreggibile erede che risponde al nome di Lawrence Osborne. Di fatto, però, il programma da cui Osborne parte stavolta ha pochi precedenti: raccontare alcuni periodi nella vita che un uomo "senza una carriera, senza prospettive, senza un soldo" decide di passare in una città scelta quasi a caso - Bangkok. Quanto poi succede a Osborne (mangiare al ristorante No Mani, dove i clienti vengono provvisti di bavaglino e imboccati; passeggiare la notte per il mattatoio della città, fra scannatori strafatti di droghe sintetiche che massacrano animali nel modo meno pulito e indolore; ritrovarsi in una stanza con due ragazze vestite da poliziotto) è già di per sé materia per il romanzo che questo libro, in origine, era. Ma, quasi fra le dita del lettore, le storie che si intrecciano fra le pagine, e la voce che le racconta, diventano molto di più: il disperato profilo di alcuni espatriati giunti fin lì per cancellare, all'ultimo momento o quasi, tutta la loro vita precedente; l'autoscatto di uno scrittore sorpreso nel goffo, scatenato e non resistibile tentativo di innalzarsi allo stato di natura; lo schizzo di una città diversa da ogni altra, che è prima di tutto una nuova, fantasmagorica e in larga parte ancora inesplorata forma di vita.
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  • 2

    harles Baudelaire e Graham Greene, rispettivamente padri nobili del flâneur metropolitano e dell'occidentale incline a perdersi nel primo Oriente a disposizione, sarebbero stati entrambi fieri di ...continua

    harles Baudelaire e Graham Greene, rispettivamente padri nobili del flâneur metropolitano e dell'occidentale incline a perdersi nel primo Oriente a disposizione, sarebbero stati entrambi fieri di quel loro imprevedibile, inclassificabile, incorreggibile erede che risponde al nome di Lawrence Osborne: e Malcolm Lowry avrebbe di sicuro sottoscritto. Di fatto, però, il programma da cui Osborne parte stavolta ha pochi precedenti: raccontare alcuni periodi nella vita che un uomo «senza una carriera, senza prospettive, senza un soldo» decide di passare in una città scelta quasi a caso – Bangkok. Quanto poi succede a Osborne (mangiare al ristorante No Mani, dove i clienti vengono provvisti di bavaglino e imboccati; passeggiare la notte per il mattatoio della città, fra scannatori strafatti di droghe sintetiche che massacrano animali nel modo meno pulito e indolore; ritrovarsi in una stanza con due ragazze vestite da poliziotto, che avanzano facendo tintinnare le manette) è già di per sé materia per il romanzo che questo libro, in origine, era. Ma, quasi fra le dita del lettore, le storie che si intrecciano fra le pagine, e la voce che le racconta, diventano molto di più: il disperato profilo di alcuni espatriati giunti fin lì per cancellare, all'ultimo momento o quasi, tutta la loro vita precedente; l'autoscatto di uno scrittore sorpreso nel goffo, scatenato e non resistibile tentativo di innalzarsi allo stato di natura; lo schizzo di una città diversa da ogni altra, che è prima di tutto una nuova, fantasmagorica e in larga parte ancora inesplorata forma di vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro senza una vera e propria trama, ma che riesce a evocare l'atmosfera di Bangkok e il fascino che la città esercita sull'autore. Consigliato a chi è interessato alle metropoli asiatiche.

    ha scritto il 

  • 4

    Danson metropoli

    “A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta.” Non è un reportage, non è ...continua

    “A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta.” Non è un reportage, non è un diario di viaggio e non è un romanzo sulla città. Di non facile definizione ma di sicuro impatto, Bangkok è la descrizione di un’umanità di esiliati, di falliti, di uomini in attesa della morte. Piena di contraddizioni, di templi antichi e moderni bordelli, di bar che chiudono alle dieci e divertimenti no stop, la città è il rifugio ideale dei farang (occidentali in thai) che respingono l’idea di diventare anonimi. “A un certo punto della vita ci si ritrova completamente anonimi e gli altri, tutti, ci guardano come se fossimo trasparenti. [..] E’ un passaggio difficile da mandar giù, almeno finchè non si capisce che quella perdita di visibilità è solo un’anteprima dell’estinzione che verrà e si finisce per accettarla. D’ora in poi niente proroghe. Bangkok è una città che qualche proroga la offre, anche se breve.” Con una scrittura elegante e un tocco un po’ snob, Osborne intreccia le storie dei farang e riesce nell’intento di creare un libro suggestivo e disturbante al tempo stesso.

    p.s.: interessante scoprire che esiste un Berlusconi thai e dire che noi pensavamo fosse un esemplare unico…. p.s.: stessa collana di “Napoli 44”, un vero gioiello anche quello. p.s.: qualcuno ha tirato in ballo somiglianze con Lowry ma i due scrittori hanno ben poco in comune (se non la nazionalità inglese).

    la musica è questa http://www.youtube.com/watch?v=ajT75FsW2IY

    ha scritto il 

  • 5

    Ho adorato Bangkok per quel poco che ho potuto vederne, l'ho sentito subito che era un posto speciale e ci tornerei se potessi, senza paura, senza pregiudizi. Eppure per una città così meravigliosa ...continua

    Ho adorato Bangkok per quel poco che ho potuto vederne, l'ho sentito subito che era un posto speciale e ci tornerei se potessi, senza paura, senza pregiudizi. Eppure per una città così meravigliosa è incredibile quanta poca letteratura di viaggio (ma anche non di viaggio) io sia riuscita a trovare. Per questo quando ho trovato questo libro l'ho preso al volo, ma senza aspettarmi niente di che, parlava di bangkok e per me sarebbe stato sufficiente. Il libro però è proprio bello, scritto benissimo (e ottimamente tradotto) e molto divertente. Parla si Bangkok proprio nel modo migliore per capirne un pochino e trovo che sia uno dei migliori libri di viaggio mai letti. Grazie!

    ha scritto il 

  • 4

    Sprazzi di Bangkok

    Il libro è bello e si lascia leggere con interesse, dipinge degli affreschi della vita di Bangkok vista dagli occhi di qualcuno che, pur non essendo un cittadino autoctono, non è neanche un ...continua

    Il libro è bello e si lascia leggere con interesse, dipinge degli affreschi della vita di Bangkok vista dagli occhi di qualcuno che, pur non essendo un cittadino autoctono, non è neanche un turista. Lo stile con cui è scritto il libro, con diverse vicende non particolarmente legate tra loro (in genere una in ogni capitolo), delinea degli sprazzi e alcuni aspetti della vita cittadina, ma potrebbe risultare un po' carente nell'approfondimento della narrazione stessa.

    ha scritto il 

  • 5

    noi e le conoscenze quasi esoteriche che vantiamo di avere su bangkok

    ho tirato in lunga la lettura di questo libro perché è magico. ritrae bangkok - che è la protagonista del romanzo - come la città stregata che veramente è e ben descrive i morivi per cui un ...continua

    ho tirato in lunga la lettura di questo libro perché è magico. ritrae bangkok - che è la protagonista del romanzo - come la città stregata che veramente è e ben descrive i morivi per cui un farang decide di farsi prendere dalla città e sparire in essa. perché è vero, "a bangkok si sprofonda quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta" . e a veri protocolli di cadute assistiamo, in questo racconto, dove i vari personaggi secondari si alternano, vanno, tornano, essendo non tanto personaggi quanto simboli, come in una favola koan. mai ho letto un altro libro ion cui una città fosse descritta in modo così pulsante, vivo, intelligente, suggestivo.

    PS il punto apicale è quando thaksin viene definito (proprio come lo scorso anno facevo io) il "berlusconi thai".

    PPS voglio un amuleto fatto di bambini morti (kuman thong)

    ha scritto il 

  • 5

    "Alcuni di noi sono condannati ad un'esistenza di piacere incessante. E' dura."

    Credo che la parola centrale di tutto il libro sia: perdersi. Un uomo solo che affronta l'esilio della "decadence", in quella che è una delle città più affascinanti del mondo.

    E già il nome ...continua

    Credo che la parola centrale di tutto il libro sia: perdersi. Un uomo solo che affronta l'esilio della "decadence", in quella che è una delle città più affascinanti del mondo.

    E già il nome completo di Bangkok è "una mistura, pronunciata alla thai, tra il sanscrito e un'antica lingua indiana, il pali, e significa: Città degli Angeli, Grande Città, Eterno Diadema, Inespugnabile Città del Dio Indra, Grande Capitale del Mondo Adorna di Nove Gemme Preziose, Città Felice, Ornata da un Immenso Palazzo Reale Simile al Rifugio Celeste del Dio Reincarnato, Città Donata da Indra e Costruita da Visnu" Heilà, Bangok è stata costruita da Visnu!

    E' assolutamente magnifico. Così come è magnifico sentirsi farang per la prima volta a bangkok. E capire, capire quanto lontani si è arrivati.

    ha scritto il 

  • 5

    Perdersi così

    Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", ...continua

    Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", l'edizione in lingua originale. A che pro, però, recensire in italiano e da italiano (attenzione, è importante) un testo in inglese? Meglio dare un'opinione direttamente nella scheda italiana, consapevole che presto metterò in atto il proposito di leggermi anche questa edizione italiana da me acquistata da tempo (senza contare le copie regalate ad amici). Lawrence Osborne, autore a me purtroppo sconosciuto prima di imbattermi casualmente in quest'opera, è scrittore di talento. Basterebbe leggere alcuni dei suoi articoli su importanti testate come New Yorker, Men's Vogue, ecc. Ma non è solo questo, ha lo sguardo attento del viaggiatore curioso. Il protagonista di questo romanzo che sconfina nel diario di viaggio, e viceversa, si trova a Bangkok per esigenze mediche, in particolare dentistiche. Le ottime e relativamente economiche cliniche private sono meta di numerosi turisti americani e occidentali in genere, ma questo non è che uno degli aspetti di questa complessa e sorprendente città. Osborne mette a fuoco non tanto i suoi abitanti thailandesi, riguardo ai quali ammette in un certo senso che non è possibile comprenderli appieno, quanto gli stranieri che a Bangkok vanno a perdersi o a trovare un rifugio anche solo temporaneo dall'Occidente, dallo scorrere unidirezionale del tempo. In cerca forse del sanuk. "In thai c'è una parola, sanuk , che significa il dovere di godersi la vita fino in fondo. Di solito viene tradotta come 'piacere' o 'divertimento', ma in realtà non significa né una cosa né l'altra". Bangkok sembra essere per gli "expats" una Tahiti urbana, come da azzeccata definizione dell'autore. Non solo una città caotica, ricca di divertimenti anche prettamente fisici e decadenti, ma una meta che trasmette questa sensazione di poter gestire a piacimento la propria solitudine, anche in mezzo a strade e locali affollati. Un isolamento spirituale dal quale entrare e uscire, in un luogo per certi versi opposto ai luoghi di ritiro più convenzionali, e per questo uguale a essi. Un luogo di rinascita, anche. L'ideale fusione tra nichilismo e sete di vita, carpe diem influenzato dalla realtà materiale e da quella spirituale, "a Bangkok hai la sensazione che la Terra continui a girare ed è l’unica cosa che conta. E’ una presa in giro, e finirà presto, molto prima di quanto pensiamo. Ci divertiamo un po’, prima di addormentarci per sempre." Pagine disseminate di frasi così, che colgono chirurgiche l'essenza di un città e che rimangono scolpite addosso, perfette fotografie di una realtà peculiare. Un'opera per molti, ma non per tutti. Un gioiello letterario e forse sociologico. "Al crepuscolo, quando l'aria diventava grigio cenere, le froge si dilatavano per accogliere qualcosa di indefinibile - il profumo acre dei peperoncini «merda di topo» passati in olio bollente e pasta di tamarindo. E cominciavo a precipitare come una pietra in un pozzo - solo che il pozzo ero io. A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta."

    ha scritto il 

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