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Barbara

Di

Editore: Sellerio (Il divano, 267)

3.8
(46)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 97 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838924287 | Isbn-13: 9788838924286 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Simona Costaggini ; Curatore: Benedetta Bini

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Siamo alla fine del Settecento. Barbara della nobile casata dei Grebe, sposa il borghese Edmund Willows, conquistata dalla sua straordinaria bellezza. E’ quella, e solo quella, ad accendere la passione della giovane donna. Poco dopo le nozze il marito parte per un viaggio in Europa e Barbara, per ricordarsi delle fattezze splendide fa eseguire un ritratto marmoreo del marito per tenere desta la sua passione. Mentre è sulla via del ritorno Edmund rimane orribilmente sfigurato in un incendio scoppiato a Venezia. Torna a casa con il viso protetto da una maschera di seta ma Barbara non regge alla vista di quella deformazione: il suo grido di orrore allontana il marito per sempre. A questo punto entra in scena Lord Uplandtower che riesce a sposare Barbara convinto di riuscire a farle dimenticare il bellissimo Edmund. Ma si sbaglia: Barbara è come presa da un’ossessione; notte dopo notte la statua del primo marito riceve gli abbracci di colei che non è più sua moglie. Quella follia è, secondo Lord Uplandtower, un autentico adulterio e con un colpo di teatro degno del grande sadico quale egli è, fa confezionare a sua volta, come l’anonimo scultore che a Pisa aveva riprodotto con tanta verosimiglianza il corpo di Willowes, una copia conforme di quel corpo violato dal fuoco, costringendo Barbara a contemplare la statua sfigurata. Desiderio femminile, pazzia, ruoli sociali sono i temi che corrono lungo questo racconto magistrale, narrato con maestria e con inconsapevole profondità psicanalitica.
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  • 4

    Un piccolo gioiello questo racconto di Hardy, che rivisita il mito di Pigmalione invertendo i ruoli: è infatti una ragazza di nobile famiglia, la Barbara del titolo, a provare innaturale passione per una statua. Quest'ultima raffigura suo marito (un umile ma bellissimo borghese, sposato da Barbar ...continua

    Un piccolo gioiello questo racconto di Hardy, che rivisita il mito di Pigmalione invertendo i ruoli: è infatti una ragazza di nobile famiglia, la Barbara del titolo, a provare innaturale passione per una statua. Quest'ultima raffigura suo marito (un umile ma bellissimo borghese, sposato da Barbara contro il volere della famiglia) prima che un incendio lo sfigurasse. La dipendenza dell'amore dall'aspetto fisico dell'amato è il tema centrale del racconto, e ho davvero apprezzato la modernità di Hardy nell'adottare il punto di vista femminile in merito: si tende a pensare che, a differenza di quello dell'uomo, l'amore della donna sia basato più sull'interiorità (vedi La bella e la bestia), mentre Hardy mostra come anche l'amore femminile possa essere effimero, più legato alle fattezze esteriori che alla persona, fino alla situazione estrema e grottesca che porta ad innamorarsi di quelle stesse fattezze riprodotte su una statua. Ho apprezzato anche il finale che, conoscendo Hardy, poteva essere decisamente peggiore.

    ha scritto il 

  • 4

    Se la superficie conta più di tutto il resto...

    Perdutamente invaghitasi del giovane Edmond Willowes, povero e incolto, ma dotato di ineguagliabile bellezza, Barbara, fanciulla diciassettenne della nobile casa di Grebe, fugge con lui e lo sposa in segreto, sfidando così l'opinione dei genitori. Quando però l'adorato consorte, durante un soggio ...continua

    Perdutamente invaghitasi del giovane Edmond Willowes, povero e incolto, ma dotato di ineguagliabile bellezza, Barbara, fanciulla diciassettenne della nobile casa di Grebe, fugge con lui e lo sposa in segreto, sfidando così l'opinione dei genitori. Quando però l'adorato consorte, durante un soggiorno a Venezia, resta gravemente sfigurato in un incendio, la volubile Barbara, disgustata dall'orrida visione, si scopre incapace di amarlo ancora, e il ragazzo scompare. Dopo anni trascorsi fra i tormenti e i sensi di colpa, la protagonista inizia finalmente una nuova vita al fianco di Lord Uplandtowers, antico spasimante precedentemente respinto ma mai rassegnatosi; finché un giorno, dall'Italia, arriva per lei un regalo che, prima dell'incidente, lo sfortunato Edmond le aveva fatto preparare: una splendida statua, a grandezza naturale, con le di lui sembianze...

    Sebbene Thomas Hardy debba la propria fama ai grandi romanzi del calibro di Tess dei d'Urberville e Jude l'oscuro, è in alcuni dei racconti brevi e meno noti, che la sua imprevedibile originalità e il suo poliedrico talento trovano la più completa espressione. Inquietante come da tradizione, caustico e spiazzante, Barbara condensa, nelle sue poche pagine, un intreccio gotico perfettamente congegnato, dove Hardy, crudele ed ironico come non mai, mette in scena una tragedia in piena regola, giocata, a sorpresa, sull'inversione dei tipici ruoli maschili e femminili, quasi a soddisfare un desiderio di rivalsa nei confronti di quel cliché che vuole l'uomo come frivolo essere sensuale, e la donna come inerme oggetto del suo piacere. Ed è così che Barbara, da principio novella Giulietta disposta a tutto per amore, rivela presto la sua inconsapevole natura di donna superficiale, affascinata dalla mera esteriorità, e del tutto incapace di guardare nel profondo dell'animo. Edmond, dal canto suo, non è altro che il povero oggetto del desiderio femminile: idolatrato finché in possesso della sua bellezza, e miseramente rinnegato da chi professava amore eterno, non appena l'attrattiva fisica viene meno.

    Non è il lieve Thomas Hardy delle narrazioni bucoliche, colui che ci troviamo di fronte questa volta, nè lo scrittore cupo, e a tratti quasi nichilista, delle grandi tragedie: si tratta invece di un Hardy soprattutto disilluso, un attento osservatore delle debolezze umane, che non esita a denunciare, con malcelata severità, la superficialità dei sentimenti, e l'egoismo inconscio che muove buona parte delle azioni individuali. Ma la sua critica, in realtà, va ben oltre, estendendosi, nello spazio di poche frasi, fino alle ipocrisie della cultura del tempo, senza risparmiare sarcastiche stoccate neppure alla Chiesa e alla sua discutibile propensione al lusso, opportunamente supportata dalle insistenti richieste di contributi rivolte ai fedeli.

    Sospeso a metà tra dramma vittoriano e antica leggenda, il racconto presenta in sé tutti gli elementi tipici del genere: amori contrastati, pazzia, adulterio (anche se solo ideale), mariti sadici e implacabili, e situazioni al limite del grottesco; ma l'aspetto più interessante resta l'inaspettata ed infausta rilettura del mito greco di Pigmalione e Galatea, in cui l'autore, in modo sorprendente, dà libero sfogo al suo lato più sinistro. La storia però, sapientemente narrata con toni lievi, non risulta mai eccessivamente tetra, distinguendosi per l'inconsueto ed efficacissimo humor nero dell'autore, che ne attenua la tragicità. Non è dunque strano che Hardy, nel bel mezzo della vicenda, si fermi a ragionare su quanto amorevole possa dirsi un padre che, all'occorrenza, maledice a gran voce la figlia, o una madre che, al culmine della disperazione per la sorte della propria creatura, si lascia distrarre dagli indelicati commenti del marito sulla sua età non più verde. Per non parlare poi delle pungenti osservazioni disseminate qua e là, o delle improbabili similitudini con cui egli si prende gioco perfino dell'eroina della storia.

    L'intento morale appare, specialmente negli ultimi frangenti, in modo particolarmente evidente, perché nell'universo hardiano, che così poco concede alla donna, l'imperdonabile leggerezza della protagonista, non può certo restare impunita. Così l'infelice fanciulla, lei stessa prodotto di un modello educativo e ideologico fondato sul culto dell'esteriorità, si vedrà infine consegnata, dalla spietata penna del suo creatore, ad un epilogo amarissimo e senza sconti di sorta. Un dramma che diviene ancor più aspro di fronte alla consapevolezza che la fragile e colpevole Barbara, senza mai accorgersene, ha posseduto il cuore di un uomo di cui ha rimpianto eternamente l'aspetto fisico, giungendo ad innamorarsi perfino di una statua dalle medesime fattezze, ma la cui bellezza interiore, ad uno sguardo più profondo, avrebbe superato ampiamente quella esteriore.

    Una lettura, questa, davvero sorprendente e perfino divertente: tanto breve quanto ricca di spunti di riflessione; a riprova del fatto che, quando si ha qualcosa da dire, e si sa come dirlo, non occorrono tante pagine per colpire il lettore, ed anche un raccontino come questo, a volte, può dirci molto più di un interminabile romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    La penna di Hardy da voce ad un unico protagonista invisibile: il destino. Maligno e instancabile, è lui a muovere i fili del mondo, incurante dei sogni e delle speranze umane. E all’uomo, così piccolo e impotente, mai padrone della propria esistenza, non rimane che seguirne il corso, con ...continua

    La penna di Hardy da voce ad un unico protagonista invisibile: il destino. Maligno e instancabile, è lui a muovere i fili del mondo, incurante dei sogni e delle speranze umane. E all’uomo, così piccolo e impotente, mai padrone della propria esistenza, non rimane che seguirne il corso, consapevole che pagherà cara ogni deviazione imprevista.

    ha scritto il 

  • 3

    Appena cominciato, è già finito: non mi sono neanche accorta di averlo letto.
    Se ne può fare tranquillamente a meno, se non l'avesse scritto il mio adorato Thomas Hardy vi suggerirei di lasciare proprio perdere. E' quasi bruttino.
    PS Anzi è pessimo, trama e svolgimento. Ma meno di 3 stelline a TH ...continua

    Appena cominciato, è già finito: non mi sono neanche accorta di averlo letto. Se ne può fare tranquillamente a meno, se non l'avesse scritto il mio adorato Thomas Hardy vi suggerirei di lasciare proprio perdere. E' quasi bruttino. PS Anzi è pessimo, trama e svolgimento. Ma meno di 3 stelline a TH non le dò.

    ha scritto il 

  • 4

    e l'anno scorso ho letto questo che, così a distanza di anni, mi ha fatto pensare che davvero Hardy sia uno dei miei autori preferiti. Questo racconto è splendido, a tratti terrificante come un incubo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non lo avrei degnato di uno sguardo se il titolo non fosse il mio nome, lo ammetto. Invece devo dire che è un libriccino ben scritto e intelligente. Purtroppo il finale è un po' frettoloso ma la storia regala immensi spunti di riflessione. (Meditate, gente...)

    ha scritto il 

  • 4

    Quando c'è la salute ...

    C'è anche l'amore! Povera Barbara, morta senza averlo conosciuto, perchè alla fine il suo Grande Amore era un innamoramento ed anche abbastanza piccolo. Un bel racconto, sufficientemente breve da non farti sentire completamente soddisfatto dalla lettura.
    P.S.: Secondo me però, porta un pò sfiga! ...continua

    C'è anche l'amore! Povera Barbara, morta senza averlo conosciuto, perchè alla fine il suo Grande Amore era un innamoramento ed anche abbastanza piccolo. Un bel racconto, sufficientemente breve da non farti sentire completamente soddisfatto dalla lettura. P.S.: Secondo me però, porta un pò sfiga! :)

    ha scritto il 

  • 4

    una chicca

    come tutti i romanzetti corti o racconti mi è piaciuto un sacco, condensato e molto divertente. La superficialità della donna e il sadismo dell'uomo sono messi in una luce molto vivida. Storia quasi tratta dai grandi classici, ma con nuove idee.

    ha scritto il 

  • 5

    Il solito, crudelissimo buon vecchio Hardy.
    Gli ingredienti sono tutti quelli tradizionali, ma sono tutti rimescolati dal suo humour nero, asciutto e sarcastico.
    Perché togliere tutto il romanticismo da una storia costruita con elementi che più romantici (e romanzeschi) non si può è solo un modo ...continua

    Il solito, crudelissimo buon vecchio Hardy. Gli ingredienti sono tutti quelli tradizionali, ma sono tutti rimescolati dal suo humour nero, asciutto e sarcastico. Perché togliere tutto il romanticismo da una storia costruita con elementi che più romantici (e romanzeschi) non si può è solo un modo più alto di dimostrare quanto la sua prospettiva sia disperatamente romantica e quanto agogni ad una realtà che è stata fatalmente deprivata da questo necessario romanticismo.

    L'avevo già letto nella raccolta "I tre sconosciuti e altri racconti", ma l'avevo completamente scordato. Questa edizione Sellerio è accompagnata da una pregevole introduzione di Benedetta Bini.

    ha scritto il