Barchester Towers

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Publisher: Oxford University Press

4.1
(155)

Language: English | Number of Pages: 658 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Portuguese , German , French

Isbn-10: 0192834320 | Isbn-13: 9780192834324 | Publish date: 

Illustrator or Penciler: Edward Ardizzone ; Contributor: J. A. Sutherland

Also available as: Audio Cassette , Others , Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Leather Bound , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature

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Book Description
Barchester Towers, Trollope's most popular novel, is the second of the six Chronicles of Barsetshire. The Chronicles follow the intrigues of ambition and love in the cathedral town of Barchester. In this novel Trollope continues the story, begun in The Warden, of Mr. Harding and his daughter Eleanor, introducing that oily symbol of progress Mr. Slope, the hen-pecked Dr. Proudie and the amiable Stanhope family. Fully illustrated, this new edition is edited by John Sutherland, a well-known authority on Trollope and Victorian fiction.
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  • 4

    Barchester Towers, secondo volume delle Chronicles of Barsetshire, è ambientato qualche anno dopo le vicende narrate in The warden: sono molti i personaggi ripresi dal primo volume ma la storia che qu ...continue

    Barchester Towers, secondo volume delle Chronicles of Barsetshire, è ambientato qualche anno dopo le vicende narrate in The warden: sono molti i personaggi ripresi dal primo volume ma la storia che qui viene raccontata è una storia di potere in cui il mondo ecclesiastico è protagonista.
    Gli attori riportati in scena in questo volume sono il buon reverendo Harding, la figlia Eleanor ormai rimasta vedova, il vescovo che però lascia presto la scena e suo figlio, l'arcidiacono Grantly sempre accompagnato dalla moglie; i veri protagonisti però sono figure del tutto nuove: il nuovo vescovo, il dottor Proudie accompagnato dalla moglie, e il signor Slope, il suo cappellano.
    La vicenda si incentra proprio sulla successione del nuovo vescono e su tutte le nuove cariche che ne conseguono, temi centrali sono il passaggio dall'ormai consolidato e tradizionale governo conservatore a quello più tollerante e moderno governo liberale e la guerra che si crea tra le due fazioni, con un'approfondita analisi del mondo ecclesiastico e delle figure che lo dominano.

    Personalmente credo che i personaggi siano uno dei punti di forza di questo romanzo: il dottor Proudie è un uomo vanitoso, debole e sciocco ma con un grande autostima che non gli permette di ravvisare il fatto di essere semplicemente una pedina nelle mani della moglie e del cappellano; la signora Proudie d'altro canto è una donna tutta d'un pezzo, autoritaria e temibile, una despota che lo comanda a bacchetta e che finirà per intavolare guerra aperta con l'iniziale alleato signor Slope, un personaggio fortemente dickensiano che spesso mi ha ricordato il memorabile Uriah Heep. Proprio quest'ultimo è uno dei personaggi meglio riusciti a Trollope, centrale nella vicenda politica ma anche nella vicenda amorosa che riguarda l'ingenua Eleanor: è un uomo viscido e furbo che trama alle spalle di chiunque, sempre con un secondo fine, e che attira immediatamente su di sé l'astio dell'arcidiacono e della sua combriccola.
    Altri personaggi degni di nota sono coloro che compongono la famiglia Stanhope ed in particolare i tre figli: Charlotte, la primogenita, è la figura su cui poggia l'intera famiglia, sempre a tenere le redini di qualsiasi questione, è lei che decide al posto del padre, è lei che decide chi debba sposare il fratello, così da risollevarlo economicamente, ed è lei l'artefice di inganni e sotterfugi con la propria indole forte e calcolatrice; decisamente più frivolo è il fratello Bertie, aspirante artista ma con poca voglia di lavorare, è un ragazzo spensierato e allegro a cui non passa di certo per la mente di guadagnarsi da vivere con il denaro; infine la regina della casa e di tutte le femmes fatales, Madeline, giovane bellezza resa zoppa dal marito e che decide di passare la propria esistenza su un divano per non sfigurare con la propria andatura imperfetta, è una donna a cui gli uomini non sanno resistere, con un'ammaliante parlantina cattura a sé qualsiasi tipo d'uomo, non si fa problemi a conquistare ed abbandonare e non si fa remore ad ostentarlo, creando spesso gelosie e guai.
    Tutti questi personaggi ci porteranno un sacco di risate, perchè un altro punto di forza del romanzo è appunto l'ironia con cui Trollope ci fa divertire, ma davvero divertire perchè spesso si fanno delle sane e grosse risate: i siparietti che vedono presenti la signora Proudie e il signor Slope sono imperdibili.
    Tra tutte le figure del romanzo però c'è un personaggio che non ha nessuna crescita rispetto al primo volume del ciclo e sto parlando di Eleanor a cui in queste pagine viene concesso relativo spazio, peccato che la sua vicenda mi abbia fatto storcere il naso proprio per il suo comportamento; come nel primo anche nel secondo romanzo Eleanor incarna la tipica figura femminile vittoriana ma in questo episodio pecca di estrema ingenuità tanto da risultare poco credibile: si fida ciecamente di tutti, non vede al di là del proprio naso, tutti l'avvertono circa le mire del signor Slope ma lei niente, va per la sua strada fino a che non sbatte contro il muro, madre perfetta ma che quasi mai guarda il figlio, fresca di vedovanza bastano poche chiacchiere per capitolare nuovamente, ma quello che forse più indispettisce di lei è il fatto di avere l'enorme benevolenza dell'autore che spesso consiglia al lettore di avere pazienza, di non giudicare male la ragazza e quant'altro.

    A parte l'eccessivo intervento dell'autore nel dare giudizi, o nell'anticipare la storia rovinando in parte il gusto di arrivare alla fine e scoprirlo per contro proprio, lo stile di Trollope si conferma ineccepibile e apprezzo la maestria nel saper raccontare una vicenda di potere che molto probabilmente non avrei apprezzato allo stesso modo se raccontata da altri. Questo secondo romanzo è sicuramente più spiritoso del primo, è una delle qualità che ho apprezzato maggiormente, le risate escono in modo del tutto naturale ma, come consuetudine, non mancano le riflessioni importanti e le critiche a cui ormai Trollope ci ha abituati.

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  • 3

    curati e donne in prima linea...

    Dopo tre tentativi di lettura alla fine sono riuscita a finirlo con molta, molta fatica.
    Trollope scrive bene, è ironico e puntiglioso, purtroppo però in questo libro leggo citazioni, richiami in lati ...continue

    Dopo tre tentativi di lettura alla fine sono riuscita a finirlo con molta, molta fatica.
    Trollope scrive bene, è ironico e puntiglioso, purtroppo però in questo libro leggo citazioni, richiami in latino, collegamenti con testi classici che costituiscono una sua ricerca di scrittura raffinata non sempre semplice e scorrevole. Ci sono delle parti che fanno entrare nella storia, poi sembra che Trollope si fermi, si arresti e cominci a a fare le sue osservazioni discutendo con il lettore e con giri di parole ti serva sul piatto il suo sagace punto di vista. Molti i curati, gli arcidiaconi e i conti in sterline di una rendita o un'altra. Una rappresentazione diversa di quella società vittoriana che di solito viene descritta con uomini intraprendenti e donne composte e madri sottomesse, qui invece ci sono donne capaci di arrabbiarsi, capaci di schiaffeggiare un uomo, tramare piani e essere in prima linea e uomini che a volte ne sono succubi e non sanno come agire.

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  • 5

    Trollope se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Lilli ha già detto tutto magnificamente come al suo solito. Posso sinteticamente dire che mi sono divertita molto in alcuni episodi, speciamente in qu ...continue

    Trollope se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Lilli ha già detto tutto magnificamente come al suo solito. Posso sinteticamente dire che mi sono divertita molto in alcuni episodi, speciamente in quello del divano che scivola nel mezzo del salone, dove per le conseguenze ho riso alle lacrime. Il senso dell'umorismo di Trollope è eccezionale, la sua sottile ironia, la sua conoscenza dell'animo umano è profonda e quello che maggiormente apprezzo è la sua capacità di delinare personaggi buoni e cattivi in cui i buoni hanno anche i loro diffettucci e debolezze e sentimenti negativi, e in cui i cattivi hanno aspetti positivi.
    Per il resto l'ambientazione merita da sola la lettura, sembra di vederla e sentirla la campagna inglese, gli odori dell'erba e del fieno, la brezza delle serate estive.
    Interessante sono gli aspetti sociali e politici che Trollope sa ben inserire nel contesto della narrazione e che aiutano a capire anche i modi di vivere dell'epoca.
    Anche in qesto libro cita Dickens, quando il Vescovo ritrovata la serenità coniugale, dopo una buona cena insieme alla moglie leggono l'ultimo episodio della Piccola Dorrit.

    Nel complesso geniale! Proseguirò con la lettura delle Cronache.

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  • 3

    Un crescendo

    Oltre ad essere il secondo "episodio" del ciclo, che comunque può benissimo gustarsi anche staccato dal resto, Le torri si propone anche come seguito de L'amministratore o -titolo più eloquente- Gli s ...continue

    Oltre ad essere il secondo "episodio" del ciclo, che comunque può benissimo gustarsi anche staccato dal resto, Le torri si propone anche come seguito de L'amministratore o -titolo più eloquente- Gli scrupoli di Mr. Harding. Trollope ha la capacità di far sentire chi legge a proprio agio, proprio come se si stessero narrando le vicende -comprensive di eventi mondani, tresche, lotte per il potere, divisioni politiche, tipiche di ogni piccola realtà locale- relative al proprio paese. o comunque mi sento ospite temporanea e forse proprio per questo tollerata ed informata di tutti i retroscena nascosti dietro alla facciata di perbenista sociale. Ho notato e gradito molta più ironia rispetto al primo, specialmente nelle considerazioni intorno ai pro e contro del talamo nuziale.

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  • 4

    Secondo episodio del Ciclo del Barsetshire, Le Torri di Barchester riconferma Trollope come un grande narratore, osservatore acuto e intelligente della realtà del suo tempo. Rispetto a L'amministrator ...continue

    Secondo episodio del Ciclo del Barsetshire, Le Torri di Barchester riconferma Trollope come un grande narratore, osservatore acuto e intelligente della realtà del suo tempo. Rispetto a L'amministratore, è un libro che conquista lentamente (le prime 100 pagine, ammetto, non sono il massimo della vivacità) ma ripaga ampiamente della pazienza e si rivela piacevolissimo nel suo lento avvicendarsi di eventi e personaggi. Niente colpi di scena, nessun evento straordinario: con Trollope siamo nel campo della quotidianità, che viene narrata con estrema precisione e stemperata dall'onnipresente ironia. Per la sua pacatezza, unita alla mole consistente dei suoi libri, forse non sarà amato da tutti ma è uno scrittore che merita un piccolo sforzo: nei suoi libri c'è tutta l'Inghilterra vittoriana.

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  • 0

    Ci vuole stomaco per i libri di Trollope. Stomaco e dedizione, sacrificio, impegno, e tanta, tanta voglia di finirli...
    Il commento completo lo trovi su
    http://iltopocongliocchiali.blogspot.it/2014/04 ...continue

    Ci vuole stomaco per i libri di Trollope. Stomaco e dedizione, sacrificio, impegno, e tanta, tanta voglia di finirli...
    Il commento completo lo trovi su
    http://iltopocongliocchiali.blogspot.it/2014/04/le-torri-di-barchester.html

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  • 4

    Ma quanto sono interessanti queste persone sconvenienti!

    Fino ad ora è il romanzo di Trollope che mi è piaciuto di più. Soprattutto per la presenza di personaggi che vanno fuori dagli schemi vittoriani, rappresentata soprattutto dalla famiglia Stanhope. In ...continue

    Fino ad ora è il romanzo di Trollope che mi è piaciuto di più. Soprattutto per la presenza di personaggi che vanno fuori dagli schemi vittoriani, rappresentata soprattutto dalla famiglia Stanhope. In particolare i due figli minori di questa famiglia la seduttrice Madleine e il fratello Bertie sono personaggi che rompono gli schemi di ipocrisia e di belle maniere e che ci conquistano con la loro(cinica) sincerità, con il loro “non nascondere” i loro lati oscuri. Personaggi egoisti ma non volutamente “cattivi”, essi non hanno paura di vivere la vita come vogliono prendendosi accettando anche il peso delle loro scelte. E così Madleine sopporta con stoicismo la sua infermità causatale da un infelice matrimonio dettatole solo dalla sua passione amorosa mentre Barthie è pronto a sopportare la povertà pur di non piegarsi alla mediocre vita che gli offrirebbe un matrimonio di convenienza. E le “disgrazie” di questa famiglia vengono da loro accettate senza malumori o recriminazione, una sorta di dignità degna di maggior rispetto della tipica dignità vittoriana legata solo alla classe sociale o al pudore.
    Ma la famiglia Stanhope non è l’unico elemento di anticonformismo del romanzo. Ci conquista anche Eleanor con la sua indipendenza e il suo voler tener testa a chi la vuole ingabbiare nel mero ruolo di “aspirante consorte”. Peccato però che alla fine si fa mettere in gabbia ma l’epoca vittoriana così voleva le sue eroine e a Trollope va il merito di fare alzare loro la testa più di una volta.

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