Bartleby

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Editeur: phonereader

4.1
(2777)

Language: Français | Number of pages: | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) Italian , English , German , Spanish , Portuguese , Catalan , Danish , Galego

Isbn-10: 2848542098 | Isbn-13: 9782848542096 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Description du livre
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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Etereo

    Libro davvero interessante. Bartleby è un personaggio davvero strano, tanto da far dubitare il protagonista della sua vera esistenza. Per una parte del libro ero quasi convinto che in realtà Bartleby ...continuer

    Libro davvero interessante. Bartleby è un personaggio davvero strano, tanto da far dubitare il protagonista della sua vera esistenza. Per una parte del libro ero quasi convinto che in realtà Bartleby fosse una specie di fantasma o uno spirito che veglia sulle sorti del protagonista. La determinazione di Bartleby nel declinare gentilmente di fare il suo lavoro e il percorso mentale che fa il protagonista nel giustificare tale comportamento, rendono la lettura davvero interessante.
    Racconto breve da fare tutto d’un fiato. Letto in bus in poco più di un’oretta, quindi consigliato per chi deve fare viaggi brevi.

    dit le 

  • 5

    Irriducibile

    Questo è un racconto misterioso, lo si legge pervasi da un sottile disagio e non lo si dimentica più.
    Giunti alla fine, cerchiamo di tirare le fila della vicenda, ma non ne veniamo a capo in maniera s ...continuer

    Questo è un racconto misterioso, lo si legge pervasi da un sottile disagio e non lo si dimentica più.
    Giunti alla fine, cerchiamo di tirare le fila della vicenda, ma non ne veniamo a capo in maniera soddisfacente, convincente; i fatti non quadrano, qualcosa non torna. E’ come cercare di montare un mobile senza il libretto di istruzioni (ma credo che la cosa non migliorerebbe anche in presenza di istruzioni): c’è sempre qualcosa che non si incastra alla perfezione, un tassello che manca, un pezzo che avanza… quasi che il racconto abbia una personalità irriducibile, che si rifiuta di farsi rinchiudere in uno schema, sfugge a qualsiasi interpretazione univoca. Le spiegazioni che possiamo dare sono infinite come le scie stellari

    http://youtu.be/LMxtAe8H2DI

    ma il mistero rimane. Chissà, forse è un mistero che riguarda noi stessi e il nostro modo di stare al mondo. “Ah, Bartleby! Ah, umanità!”.
    Capolavoro.

    dit le 

  • 4

    Tra Broadway e Wall Street passano luci ed ombre, felicità e inganno, apparenza e realtà.

    “Ah la felicità corteggia la luce, perciò noi crediamo allegro il mondo, ma la miseria si nasconde da lungi, p ...continuer

    Tra Broadway e Wall Street passano luci ed ombre, felicità e inganno, apparenza e realtà.

    “Ah la felicità corteggia la luce, perciò noi crediamo allegro il mondo, ma la miseria si nasconde da lungi, perciò crediamo non esista miseria.”

    E se essa bussasse alla nostra porta e si installasse nel nostro ufficio e prendesse le sembianze di un eccentrico e riservato copista che alle richieste di chi lo accoglie, prima come semplice impiegato poi come possibilità di esercizio filantropico, oppone una lapidaria resistenza espressa con un laconico “Avrei preferenza di no”? Ebbene in quel caso cosa fareste?

    Il vero protagonista del racconto di Melville, datato 1853, anziano avvocato, narra la sua reazione e con essa snocciola le infinite possibilità della filantropia.

    Come è noto, con il termine ci si riferisce all’atteggiamento di amore, di passione e di inclinazione verso l’uomo. La parola nata nell’antica Grecia originariamente indicava “cortesia”, “affabilità”, in età ellenistica indicò invece l’atteggiamento benevolo da parte dei sovrani nei confronti dei sudditi. Divenne, in epoca romana, con il Circolo degli Scipioni, il corrispondente della cultura filosofica e letteraria e solo con Cicerone assunse il significato di “grande sensibilità, generosità, raffinatezza”.
    Proprio un busto di Cicerone campeggia nell’ufficio del nostro avvocato, fa capolino tra un dialogo e l’altro come a rammentare l’accezione semantica del termine in questione e l’atteggiamento messo in atto dall’avvocato di Wall Street. Egli infatti ci racconta le diverse sfumature del suo animo mentre cerca di affrontare una situazione inusuale che diventa -in un crescendo inatteso- stravagante, eccentrica, scomoda, imbarazzante e financo inquietante.
    Il copista esordisce con il suo modico rifiuto per attività poco complesse ma che esulano dalla sua mansione, prosegue con la cessazione dell’ attività per la quale è stato assunto, culmina nell’ostinata resistenza che trasforma l’ufficio nella sua residenza. Il “capo” ha nei suoi riguardi, man mano che si manifestano le diverse resistenze, un interesse discontinuo reso tale dall’incalzare dei suoi impegni. La situazione giunge pertanto ad un grado di saturazione che necessita un’azione ferma e risolutiva.
    E qui entra in gioco la filantropia.

    Leggeremo da quel momento come si esercita nell’animo umano la difficile arte della compassione: secondo Melville lo schema è rigido e ormai consolidato nel tempo: tutti noi di fronte ad una situazione di miseria reagiamo istintivamente con moti e impressioni positivi dell’animo i quali destano in noi compassione appunto, ma quando ci accorgiamo che essa è inutile e non risolutiva optiamo per il suo abbandono, per il suo superamento portando avanti soluzioni di vero e proprio sbarazzamento. Prevale sempre il “buon senso” e con esso la finta filantropia: ciò può insuperbire l’essere umano mentre cerca di placare l’inquietudine nata dal sapere che in fondo non stiamo facendo del bene.
    Questa è la mia personale lettura di un breve racconto che è stato variamente interpretato. Letto nell’ottima edizione Feltrinelli, offre il piacere di poter godere dell’esito del lavoro accademico del professor Celati con i suoi studenti nell’anno accademico 1984-’85 ( traduzione del testo) proseguito nell’a.a. 1986-’87 (studio introduttivo). Permette inoltre di leggere l’epistolario di Melville datato 1850-1852 “Da Moby Dick o Bartleby” e di appurare in ultimo la quantità di interpretazioni date al racconto in una sintesi bibliografica degli studi critici intrapresi tra il 1928 e il 1990. Tra l’altro la vena ironica che commenta le singole voci bibliografiche è imperdibile e getta luce sull’inutilità di certa critica, compresa la mia, se posso chiamarla così.

    dit le 

  • 5

    Ah, Bartleby! Ah umanità!

    Racconto sconcertante questo: più passa il tempo e più mi convinco che un racconto simile, che sfugge a interpretazioni univoche, che non si lascia rinchiudere in uno schema rassicurante e che mantien ...continuer

    Racconto sconcertante questo: più passa il tempo e più mi convinco che un racconto simile, che sfugge a interpretazioni univoche, che non si lascia rinchiudere in uno schema rassicurante e che mantiene un'aura di mistero sul suo significato, è un piccolo capolavoro.
    Bartleby è un mistero, il mistero dell'altro.

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  • 4

    Bartleby lo scrivano, si automobbizza, o meglio si arroga un potere da monarca o dittatore, perché chi nella vita può permettersi di rispondere a chiunque preferirei di no?
    Rispondere al proprio ca ...continuer

    Bartleby lo scrivano, si automobbizza, o meglio si arroga un potere da monarca o dittatore, perché chi nella vita può permettersi di rispondere a chiunque preferirei di no?
    Rispondere al proprio capo, alla propria mandante, ai propri clienti, al marito o alla suocera, a Equitalia, preferirei di no?

    Bartleby apparentemente un debole, malinconico e disperato, in verità è fuori controllo e tiene in scacco tutti: dal committente che lo impiega come scrivano, ai colleghi di scrivania Tacchino, Pince-nez che gli sono caratterialmente opposti fumini e collerici benché a fasi alterne, agli inquilini dello stabile che lo vogliono mandare via quando si abbarbica aggrappato alla balaustra del pianerottolo, nessuno la spunta con Bartleby che opera una resistenza silenziosa e scevra di azione, una forma di atarassia epicurea.
    Ma cosa agita il suo animo nessuno lo può sapere.

    La vera figura caritatevole è l’avvocato che per inerzia ma soprattutto per bontà e compassione non reagisce e asseconda la rivoluzione silente del suo in-subordinato, cerca di penetrare nel mistero bartlebyano, sondando l’imperturbabilità di quel Preferirei di no che occorre dieci volte nel racconto e che finisce per diventare anche lessico comune dei colleghi, quasi a instillare in tutti il virus dell’insubordinazione.
    Preferirei di no, un condizionale, non preferisco di no ma preferirei di no.
    Che cosa preferiresti silente Bartleby lo scrivano?
    Che cosa ognuno preferirebbe per sé, per il mondo, per chi ama per chi odia.
    Perché ciò che ognuno preferisce sta in esperienze già vissute, conosciute e che si situano alle nostre spalle, ciò che invece preferiremmo (al condizionale) si pone nei nostri desideri, al di là dei nostri sogni e delle nostre utopie.

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  • 5

    La solitudine dell'uomo

    Voglio descrivere quello che ho provato nel leggerlo, quello che mi ha trasmesso senza la presunzione di averlo interpretato in maniera corretta.
    Bartleby è consapevole della impossibilità di comunic ...continuer

    Voglio descrivere quello che ho provato nel leggerlo, quello che mi ha trasmesso senza la presunzione di averlo interpretato in maniera corretta.
    Bartleby è consapevole della impossibilità di comunicare la propria solitudine che è legata alla natura dell'essere umano.
    Questa solitudine B. l'affronta in maniera lucida,rassegnata e anche eroica. Eroica perchè non lascia trasparire la sua disperazione, la sua tristezza.
    Stanco di una vita dura e squallida, rappresentata dal muro che ha di fronte e che fissa tutto il giorno, la lascia andare, se ne distacca.
    Racconto toccante, bellissimo, l'ho letto inconsapevole di tutto questo fino alla penultima pagina... poi B. si è rivelato, mi ha fulminato e commosso per la sua grande umanità.

    dit le 

  • 4

    La prudenza mi consiglia di trattenere la fretta prima di lanciarmi a nocche sguainate contro la porta di un notorio grande a chiedere ragione della sua grandezza, e di installarmi comodamente in polt ...continuer

    La prudenza mi consiglia di trattenere la fretta prima di lanciarmi a nocche sguainate contro la porta di un notorio grande a chiedere ragione della sua grandezza, e di installarmi comodamente in poltrona mandando in avanscoperta lo sguardo curioso ad interrogare tappezzerie e oggetti sul loro proprietario(e che oggetti e che tappezzerie!).
    Bartleby lo scrivano è una splendida anticamera, con un solo piccolo ma irritante difetto: troppo stretta.

    Ora il canto della balena mi chiama. Quando sarà il momento, busserò alla porta con serena sicurezza.

    dit le 

  • 2

    eh... niente, con i racconti c'è un'idiosincrosia fra me e Melville. Racconto carino, ma niente di enorme o di indimenticabile; riproverò con qualcosa di più sostanzioso

    dit le 

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