Bartleby e compagnia

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(404)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Finlandese , Chi tradizionale , Francese

Isbn-10: 8807721066 | Isbn-13: 9788807721069 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: D. Manera

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Un impiegato metà Pessoa e metà Kafka scrive un diario fatto di note a piè di pagina a commento di un testo fantasma. Con piglio pacato e una raffinata stringatezza stilistica va a caccia di "bartleby", esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo e prendono il nome del famoso scrivano di Melville che preferiva non fare e non parlare. I bartleby finiscono per non scrivere nulla pur avendo tutto il talento necessario, oppure, se esordiscono, rinunciano presto alla scrittura. Un libro ironico ma anche incantato dal sortilegio della parola.
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  • 3

    C'è chi dice no

    E' una operazione affascinante, questa di Vila-Matas: un viaggio tra i libri che non sono stati scritti, raccontando le motivazione degli scrittori che hanno lasciato la pagine bianca, conquistati dal ...continua

    E' una operazione affascinante, questa di Vila-Matas: un viaggio tra i libri che non sono stati scritti, raccontando le motivazione degli scrittori che hanno lasciato la pagine bianca, conquistati dalla "sindrome di Bartleby". Sfida difficile, anche perchè l'autore punta subito in alto, ad una trattazione tra il saggio e il racconto autobiografico (ma fantastico) che inevitabilmente richiama subito alla mente la scrittura di Borges. Siamo nel puro campo meta-letterario, dove un libro parla di libri che descrivono libri che non sono mai stati scritti. Ci sono scrittori misconosciuti e celeberrimi come Salinger, Pynchon e Rimbaud la cui presenza renderà felici i suoi fans (come me!), ma il personaggio migliore per me è una invenzione di Vila-Matas: Paranoico Perez che creava idee per romanzi, solo per vedere che Saramago scriveva sempre lo stesso libro a cui lui pensava…
    Non è una lettura sempre agevole, ma piuttosto frammentaria, faticosa quando l'autore si ingarbuglia in costruzioni filosofiche o trascendenti sulla letteratura e a volte un vago senso di ripetitività fa capolino: però un libro interessante e ben sviluppato, anche se il confronto con Borges rimane impietoso...

    ha scritto il 

  • 3

    null

    Vila Matas ci presenta un'originale e personale indagine su alcuni dei più illustri scrittori  della negazione della letteratura pubblicata. Una elencazione analitica dei tantissimi scrittori che hann ...continua

    Vila Matas ci presenta un'originale e personale indagine su alcuni dei più illustri scrittori  della negazione della letteratura pubblicata. Una elencazione analitica dei tantissimi scrittori che hanno esitato non solo nel pubblicare, ma soprattutto nel continuare a scrivere. In meno di duecento pagine, con ritmo alterno, si incontrano gli agrafi di talento o semplicemente tutti quelli, anche di immenso talento, che per un periodo  più o meno lungo della loro attività sono rimasti  in attesa o semplicemente in una condizione di consapevolezza dell'impossibilità di continuare a scrivere.
    Melville, Kafka, Salinger, B Traven, Pessoa, solo per citarne alcuni. Il risultato è piacevole, non un saggio, ma  note a piè di pagina, scritte da un altro modesto scrittore della compagnia di Bartleby.

    ha scritto il 

  • 4

    Ironico e divertente. Fa venire voglia di...

    Come già segnalato, il libro è un inno alla letteratura del No: ovvero a quei scrittori, reali ed immaginari, che hanno preferito non scrivere i loro capolavori. Dedicato anche al personaggio Bartleby ...continua

    Come già segnalato, il libro è un inno alla letteratura del No: ovvero a quei scrittori, reali ed immaginari, che hanno preferito non scrivere i loro capolavori. Dedicato anche al personaggio Bartleby che, qualsiasi proposta ricevesse, rispondeva con garbo: Preferisco di no, grazie.
    La lettura del libro mi offre nuovi spunti e viene voglia di suggerire altri temi di rinuncia
    In treno, sorridendo da solo, nuovi spunti per un'etica della rinuncia:
    1) Corso per genitori e maturandi per dissuaderli da iscriversi alla Facoltà di Psicologia (Costo euro 500. Poiché gli psicologi sono assillati da corsi di formazione di ogni genere, questo sarebbe innovativo. Con parte teorica, includente dati e slides sulla disoccupazione degli psicologi in Italia e parte esperienziale, con presenza di giovani psicologhe pentite della loro scelta. E' possibile formula: Soddisfatti o rimborsati (a sei mesi)
    2) Manuale: 101 motivi per non vedere i telegiornali (facile, si commenta da solo). Esiste anche la versione: perchè non leggere i giornali e diffidare dai giornalisti.
    3) Inventarsi una sorta di Trip Advisor, in cui sono recensiti solo i ristoranti in cui è meglio non andare.
    4) Corso di scrittura creativa per dissuadere dallo scrivere (copiato e citato nella precedente recensione, ma mi sembra geniale).
    5) Manifesto dell'astensionismo politico (in cui viene spiegato perché è meglio non votare nessuno)
    6) Come smettere di tifare per una qualsiasi squadra di calcio italiana (vista la imperante corruzione che regna nello sport)
    7) 101 posti di moda assolutamente da non vedere a Napoli, o anche Milano, Roma, New York., ecc. Elenco di luoghi osannati ma che si rivelano una delusione clamorosa e di cui si può fare tranquillamente a meno.
    (continua, forse....)

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/05/bartleby-e-compagnia-enrique-vila-matas/

    “Mi sono svegliato molto presto e, mentre preparavo la colazione, mi sono messo a pensare a tutta la gente che n ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/05/bartleby-e-compagnia-enrique-vila-matas/

    “Mi sono svegliato molto presto e, mentre preparavo la colazione, mi sono messo a pensare a tutta la gente che non scrive e all’improvviso mi sono reso conto che in realtà oltre il 99% dell’umanità preferisce, nel più puro stile Bartleby, non farlo, non scrivere.
    Deve essere stata quella cifra devastante a innervosirmi. Ho cominciato a fare gesti come quelli che a volte faceva Kafka: darsi delle pacche, fregarsi le mani, stringersi nelle spalle, sdraiarsi sul pavimento, saltare, prepararsi a lanciare o a ricevere qualcosa...
    Pensando a Kafka, mi sono ricordato dell’Artista della Fame che compare in un suo racconto, un artista che si rifiuta di ingerire alimenti perché per lui digiunare era imprescindibile, non poteva evitarlo. Ho pensato al momento in cui il custode gli chiede perché non possa evitarlo, e l’Artista della Fame, sollevando la testa e parlando dritto nell’orecchio del custode affinché le sue parole non si perdano, dice che gli è sempre risultato inevitabile digiunare, perché non è mai riuscito a trovare un cibo che gli piacesse.
    E mi è tornato alla memoria un altro artista del No, uscito anche lui da un racconto di Kafka. Ho pensato all’Artista del Trapezio, che si rifiutava di toccare il suolo e passava giorno e notte sul trapezio senza scendere, viveva lassù in alto ventiquattr’ore su ventiquattro, proprio come Bartleby non se ne andava mai dall’ufficio, neppure la domenica.
    Quando ho smesso di pensare a questi chiari esempi di artisti del No, ho constatato che ero ancora alquanto nervoso e agitato. Mi sono detto che forse mi conveniva prendere un po’ d’aria fresca, non accontentarmi di salutare la portinaia, parlare del tempo con il giornalaio o rispondere con un laconico “no” al supermercato quando la cassiera mi chiede se ho la tessera fedeltà.”
    (Enrique Vila-Matas, “Bartleby e compagnia”, ed. Feltrinelli)

    I più assidui e soprattutto masochisti frequentatori di questo blog avranno magari notato, chissà come, quando e perché, che su questo blog è presente un incipit di uno pseudo-romanzo in costruzione, e mai costruito, che inizia con un “No!” secco e deciso; gli stessi masochisti avranno altresì osservato che vi sono due sezioni dedicate l’una a frammenti di romanzi mai giunti a organica conclusione e l’altra a racconti ingabbiati, che non si sono sviluppati o che forse erano destinati ad essere così. Infine, e questo è più probabile, qualcuno avrà letto la mia ammirazione per il romanzo di Melville, “Bartleby lo scrivano”, che con l’occasione consiglio nuovamente a chi non l’avesse letto.
    Tutta questa odiosa e prolissa introduzione mi serve per spiegare perché ho molto apprezzato il mio primo incontro con lo scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas, nonostante egli appartenga a una “macrocategoria” di scrittori che non fanno molta breccia nel mio cuore: i viventi. Ho conosciuto Vila-Matas grazie a questo blog, o meglio, è stato lui che si è presentato a me, ovviamente non in prima persona, ma utilizzando un terzo mediatore, il quale, giunto qui cercando Roberto Bolaño (superconsigliato), ha ritenuto opportuno, una sera dell’estate scorsa, consigliarmi Vila-Matas; al momento, se sta leggendo, vada a lui il mio caloroso ringraziamento, in attesa di altre letture che confermino l’ottima impressione avuta leggendo “Bartleby e compagnia”, un libro di difficile definizione (e infatti non lo definisco, che bisogno c’è di definire tutto?) che è un viaggio attorno alla “letteratura del No”.
    Il narratore/protagonista del romanzo è un impiegato che non ha particolare fortuna con le donne, gobbo, povero e solitario, che si mette in malattia per dedicarsi a un proposito, ovvero quello di scrivere un diario composto da note a piè di pagina, che fungano da commento a un testo fantasma. In realtà, il testo c’è, ma non è altro che una lunga ricognizione attorno a una serie di autori che, a suo avviso, sono esponenti fondamentali della “letteratura del No”, il cui significato andrebbe spiegato con più precisione, cosa che mi guardo bene dal fare non essere un critico o un esegeta di professione. In sintesi, posso dire che Vila-Matas, con penna agile, rievoca scrittori che a un certo punto hanno avuto il coraggio di dire e dirsi “no”, rinunciando alla scrittura come mezzo espressivo, oppure che hanno scritto sull’impossibilità della scrittura nell’esprimere qualcosa, o ancora che hanno rinunciato, rimanendo incastrati dall’eterna insoddisfazione.
    Ma chi sono gli scrittori di cui Vila-Matas ci parla? Qui sta il fascino che il libro ha esercitato su di me, perché molti di essi sono autori che ammiro, misti ad altri che non conoscevo e a diversi inventati di sana pianta (e qui bisogna che il lettore si doti d’arguzia o almeno di un motore di ricerca efficiente). Tra i nomi, comunque, oltre ovviamente a Melville e al suo scrivano, vi sono Kafka, Beckett, Salinger, Gadda, Hofmannsthal, Pessoa, Musil, Walser e altri, che, pur nelle enormi diversità reciproche, paiono a Vila-Matas riconducibili a una stella “malattia”, ossia la negazione interna del potere salvifico o catartico della letteratura. Il libro, comunque, non è un tedioso saggio letterario, bensì piuttosto un breviario colmo di aneddoti e citazioni, che personalmente mi ha riportato alla mente tante letture passate e me ne ha suggerite altre. Sulla “letteratura del No”, poi, ci sarebbe da discutere a lungo, ma, ripeto, non è compito mio e lo lascio volentieri ad altri, rimuginando malinconico sulla scarsa originalità di quel “No! nel mio tentativo d’incipit.
    P.s.: tra l’altro, ricordo anche (a me stesso, nel caso manifestassi velleità contrarie) l’esistenza del “Corso di Scrittura Rinunciataria”, che appunto spiegava a noi tutti perché rinunciare a scrivere. Ovviamente, si arenò anch’esso, il Corso, oltre che l’ideatore dello stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Recensisco? Preferirei di no. Al limite scrivo una nota a piè di pagina.

    Racconti? Saggio? Romanzo? Testo visionario? Certamente un gran viaggio nel labirinto della negazione. Con tanto vero e altrett ...continua

    Recensisco? Preferirei di no. Al limite scrivo una nota a piè di pagina.

    Racconti? Saggio? Romanzo? Testo visionario? Certamente un gran viaggio nel labirinto della negazione. Con tanto vero e altrettanto verosimile.
    Mi sono commossa con la nota su Juan Ramon Jimenez e ho riso con la vicenda su Saramago.
    Ho esagerato. Perdonami Enrique, ma volevo dirlo.

    Scrivete? Perché?
    Non volete scrivere e vi chiedono perché? Rispondete che è morto lo zio Celerino.
    Fatevi una passeggiata nel labirinto del NO.

    ha scritto il 

  • 5

    No es la primera lectura en la que me embarco de Vilas-Matas. Un poco a lo loco, lo reconozco, empecé por su Dietario Voluble. Voces expertas me dijeron que había errado. No era una lectura para neófi ...continua

    No es la primera lectura en la que me embarco de Vilas-Matas. Un poco a lo loco, lo reconozco, empecé por su Dietario Voluble. Voces expertas me dijeron que había errado. No era una lectura para neófitos en el autor. Probé con Doctor Pasavento. Menos biográfico, pero una sensación parecida. Ideas brillantes pero un producto final que no terminaba de convencerme.

    “Prueba con Bartleby y compañía”. Así hice. Pero antes tenía que hacer los deberes. Leí Bartleby, el escritor de Melville.

    Las primeras páginas de Bartleby y compañía me produjeron cierta desubicación. No se trataba de una novela. Lo que tenía entre las manos era un ensayo sobre la propia literatura, una joya sobre el silencio de autores literarios y los libros que nunca se escribieron.

    Ahora sí, Vilas-Matas me conquistó para su ejército de lectores.

    ha scritto il 

  • 4

    Quelli del No

    Preferirei mantenere il silenzio, perché parlare significa scendere a patti con il controsenso dell'esistenza. Non sono ormai più di qui, vivo sul ciglio dell’orizzonte di un mondo irreale e lontaniss ...continua

    Preferirei mantenere il silenzio, perché parlare significa scendere a patti con il controsenso dell'esistenza. Non sono ormai più di qui, vivo sul ciglio dell’orizzonte di un mondo irreale e lontanissimo.

    "È stato tutto uno sbaglio: io credevo di voler essere un poeta, ma in realtà volevo essere una poesia." Enrique Vila-Matas

    ha scritto il 

  • 4

    "Tutti conosciamo i bartleby: sono quegli esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo"

    Un impiegato -proprio come Bartleby- decide di assentarsi dal lavoro fingendo una depressione. Solitario e gobbo si sente comunque felice perchè ha un compito da portare a termine e a cui si vuole ded ...continua

    Un impiegato -proprio come Bartleby- decide di assentarsi dal lavoro fingendo una depressione. Solitario e gobbo si sente comunque felice perchè ha un compito da portare a termine e a cui si vuole dedicare completamente:
    "Oggi più che mai, perché do inizio - in data 8 luglio 1999 - a questo diario che sarà al contempo un quaderno di note a piè di pagina a commento di un testo invisibile che spero possa dimostrare la mia bravura come cercatore di bartleby."
    Inizia così un viaggio nella letteratura del NO. Un viaggio che si rivelerà concentrico:
    " Quanto più camminano gli uomini, tanto più si allontanano dalla meta. Spendono le loro energie in vano.
    Pensano di procedere, ma non fanno altro che precipitare senza avanzare - verso il vuoto. Questo è tutto".
    Pare detto a proposito di quel che mi succede in questo diario, lungo il quale vado alla deriva, navigando per i mari del maledetto garbuglio della sindrome di Bartleby: tema labirintico privo di un centro, poiché esistono tanti modi di abbandonare la letteratura quanti sono gli scrittori, e non c'è un'unità d'insieme né è semplice individuare una frase in grado di suggerire il miraggio di essere giunto al fondo della verità nascosta dietro il male endemico, la pulsione negativa che paralizza le migliori menti"
    .
    Robert Walser, Rimbaud, Juan Ruffo, Pepin Bello, Gregorio Martinez Sierra, Bettencourt....
    In realtà, un elenco lunghissimo di autori del NO più o meno (nella maggioranza per me) noti corrispondo ad altrettante svariate motivazioni per cui si è deciso di non scrivere.
    Anche i personaggi di alcuni romanzi diventano emblematici come fautori della negazione partendo- ovviamente- da Melville e Howthorne e proseguendo con Musil e, soprattutto, Kafka.
    C'è anche un luogo interessante nella misura in cui è ospizio per le opere che hanno subito la negazione. Si tratta della Biblioteca di Brautigan nel Vermont: unica al mondo ad accogliere qualsiasi monoscrito sia stato rifiutato da una casa editrice e, dunque mai pubblicato.
    Un testo assolutamente affascinante per la tematica che affronta. La sua leggibilità è stata per me- ahimè- singhiozzante perchè se è vero che sono partita con l'intenzione di approfondire man mano la conoscenza con gli autori citati; mi sono dovuta ricredere sulla fattibilità di questo procedere. Gli autori e gli scritti di mia conoscenza sono risultati veramente esigui in confronto alla miriade di citazioni quindi ad un certo punto ho semplicemente letto rimandando ulteriori analisi (Oh, che vergognosa ignorante sono!!!) e d'altra parte come dice l'autore stesso:
    "Non può esistere un'essenza di queste note, così come non esiste un'essenza della letteratura, proprio perché l'essenza di qualunque testo consiste nel negarsi a ogni determinazione essenziale, a ogni definizione che lo stabilizzi o realizzi"

    ha scritto il 

  • 4

    Questo di Vila-Matas è un libro fatto di "note a piè di pagina che commentano un testo invisibile" sul tema delle "rinunce alla scrittura": un saggio appena mascherato sugli "scrittori del No", quelli ...continua

    Questo di Vila-Matas è un libro fatto di "note a piè di pagina che commentano un testo invisibile" sul tema delle "rinunce alla scrittura": un saggio appena mascherato sugli "scrittori del No", quelli che non scrivono - o non pubblicano, almeno - per lungo tempo, o per sempre, e sui loro libri fantasma. L'autore affronta casi di rinunciatari noti e meno noti, e lo fa temerariamente essendo il "tema labirintico privo di un centro, poiché esistono tanti modi di abbandonare la letteratura quanti sono gli scrittori": il risultato è molto apprezzabile e la lettura, pur se discontinua tra le diverse "note", interessante e piacevole. Con un coinvolgimento aggiuntivo, frutto di un'accettabile forzatura: tra i libri fantasma Vila-Matas cita quello più speciale e personale, "il grande libro ospitato dentro di noi, quello che eravamo realmente destinati a scrivere, il nostro libro, quello che ormai non potremo più scrivere né leggere. Ma quel libro esiste, che nessuno lo metta in dubbio: è come sospeso sulla storia dell'arte del No".

    ha scritto il 

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