Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Feltrinelli (U.E. I classici 2005)

4.2
(2509)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 111 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8807820056 | Isbn-13: 9788807820052 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianni Celati

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , CD audio , Non rilegato , eBook

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

Ti piace Bartleby lo scrivano?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Un libro triste e veritiero": cosí Jorge Luis Borges definisce "Bartleby lo scrivano" (1853). Bartleby, "per natura o sue sventure... incline ad una squallida disperazione", s'impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome della strada appare materialmente a sbarrare le finestre della sua stanza e subito s'accampa come metafora di una esistenza senza sbocchi. Eppure Bartleby, con la sua operosità pallida e silenziosa prima, e poi con l'inflessibilità a sottomettersi agli ordini del padrone, dà a questo scorcio di commedia umana, fatta di minuzie, priva di toni altisonanti, una definitiva indimenticabile dimensione tragica. A "Bartleby lo scrivano" sono stati aggiunti "Il paradiso degli scapoli" e "Il tartaro delle fanciulle", racconti pressoché sconosciuti al pubblico italiano, ma legati tematicamente al piú celebre Bartleby.
Ordina per
  • 1

    Ah Bartleby! Ah umanità!

    ...Ah che libro (preferei non aggiungere altro)!

    Mi dispiace per Melville, ma proprio non riesco a digerire i suoi scritti. Avevo buone aspettative viste le numerose recensio ...continua

    Ah Bartleby! Ah umanità!

    ...Ah che libro (preferei non aggiungere altro)!

    Mi dispiace per Melville, ma proprio non riesco a digerire i suoi scritti. Avevo buone aspettative viste le numerose recensioni positive e visto che adoro l'esistenzialismo, ma questo libro proprio non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un breve racconto di Melville con un finale che mi ha sorpreso suscitandomi anche qualche senso di colpa. Melville mette bene in evidenza come la logica produttiva del mondo in cui viviamo, che diamo ...continua

    Un breve racconto di Melville con un finale che mi ha sorpreso suscitandomi anche qualche senso di colpa. Melville mette bene in evidenza come la logica produttiva del mondo in cui viviamo, che diamo per scontata, non sia un valore negoziabile e che un diverso punto di vista viene accolto male.

    ha scritto il 

  • 4

    Bartleby è più di un artificio o un ozio dell'immaginazione onirica; è, fondamentalmente, un libro triste e veritiero che ci mostra quell'inutilità essenziale che è una delle quotidiane ironie dell'un ...continua

    Bartleby è più di un artificio o un ozio dell'immaginazione onirica; è, fondamentalmente, un libro triste e veritiero che ci mostra quell'inutilità essenziale che è una delle quotidiane ironie dell'universo. - Borges -

    ha scritto il 

  • 3

    Bartleby, lo scrivano

    Ben scritto, anche se praticamente tutto in forma descrittiva, con pochissimi dialoghi e nessuna suddivisione in capitoli, quindi di lettura un pò pesante. Una metafora della vita? Dell'umanità, della ...continua

    Ben scritto, anche se praticamente tutto in forma descrittiva, con pochissimi dialoghi e nessuna suddivisione in capitoli, quindi di lettura un pò pesante. Una metafora della vita? Dell'umanità, della fatica o inutilità a vivere? Di critica delle convenzioni?Del lavoro? Dell'importanza dei sentimenti (buoni?) Un pochino tutto e un pochino nulla, una storia cui si assite con la curiosità di uno sbocco che prima o poi arriverà e non ci vuole molto a capire come va a finire.

    ha scritto il 

  • 5

    Io sto con l'Avvocato

    Sarò io che sono strana, ma a me più che Bartleby è sembrato interessante il narratore, quest'uomo di cui non si conosce né il nome né il cognome, si sa solo la professione e la convinzione - da lui s ...continua

    Sarò io che sono strana, ma a me più che Bartleby è sembrato interessante il narratore, quest'uomo di cui non si conosce né il nome né il cognome, si sa solo la professione e la convinzione - da lui stesso dichiarata in apertura del racconto - "che nella vita la via più facile è la migliore", e che però non sembra sempre attenersi a questo motto, dato che la sua pazienza e inattività di fronte al suo scrivano sembrano in realtà, più procede il racconto, metterlo in difficoltà. E proprio i ragionamenti che l'avvocato fa tra sé e sé e comunica al lettore con grande franchezza, le decisioni che prende - per poi smentirsi da solo, l'alternarsi di compassione e irritazione, di fiducia e dubbio, mostrano l'umanità di questo personaggio, la sua fragilità, la sua perplessità di fronte all'incomprensibile.
    Concordo invece con la prefazione che dice che a rendere così interessante questo racconto è anche proprio la grandissima varietà di possibili interpretazioni, che fanno venire persino a me voglia di elucubrare su che cos'é che Bartleby rappresenta, che cosa Melville vuole raffigurare attraverso questo strano racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella postfazione di questa traduzione italiana l'autore sottolinea come dell'opera di Melville si siano date, e continuino a darsi, innumerevoli interpretazioni. La grandezza del racconto, che lo pro ...continua

    Nella postfazione di questa traduzione italiana l'autore sottolinea come dell'opera di Melville si siano date, e continuino a darsi, innumerevoli interpretazioni. La grandezza del racconto, che lo proietta nell'Olimpo della letteratura, risiede in questa sua peculiarità: l'infinita produzione, nella mente del lettore, di svariate chiavi di lettura dell'opera, tutte influenzate dal contesto culturale, dal momento storico, dalla prospettiva filosofica di chi legge più di chi ha scritto. L'autore ha realizzato un'opera polimorfa, che si adatta allo scorrere del Tempo mantenendo il fascino e l'attualità. Il racconto di Melville è un racconto sull'umanità in generale, non su di un'umanità particolare, e questo rende l'opera costantemente adattabile, capace d'inserirsi in ogni tempo ed ogni contesto.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi è Bartleby? Uno scrivano che ad un certo punto rifiuta di svolgere il suo lavoro. Tutto qui? All'apparenza sì. Melville non ci dice null'altro del passato di Bartleby, tutto quello che dobbiamo co ...continua

    Chi è Bartleby? Uno scrivano che ad un certo punto rifiuta di svolgere il suo lavoro. Tutto qui? All'apparenza sì. Melville non ci dice null'altro del passato di Bartleby, tutto quello che dobbiamo conoscere è il suo presente, il suo lavoro di scrivano presso uno studio legale. Quello che ad un certo punto però accade, ovvero il suo rifiuto di svolgere qualsiasi lavoro ed infine il lavoro stesso di scrivano, ci trascina alla fine del racconto nella speranza di scoprire il perché di quel gentile rifiuto opposto con quell' espressione tanto neutra: "avrei preferenza di no". Ma niente, arriviamo al termine del racconto e niente, Melville non ci dice nulla su questo strambo personaggio. E allora? Che ognuno si faccia la sua idea, io immagino un Bartleby che rappresenta l'irrazionale, l'illogico, l'inefficienza, e si pone in contrasto con un mondo votato alla perfezione e alla produttività, si pone come corpo estraneo che irrompe in un mondo di certezze e in qualche misura lo cambia, lo influenza e alla fine ne viene allontanato. Insomma, tutto questo per dire che l'ho trovato semplicemente perfetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho comprato la mia edizione per due euro, nel negozietto di libri e fumetti usati sotto casa, e l'ho lasciata a prendere polvere sullo scaffale per anni, cercando di trovare il coraggio di affrontare ...continua

    Ho comprato la mia edizione per due euro, nel negozietto di libri e fumetti usati sotto casa, e l'ho lasciata a prendere polvere sullo scaffale per anni, cercando di trovare il coraggio di affrontare Bartleby dopo la dura sconfitta inflittami da Moby Dick. Quando l'ho finalmente preso in mano, mi sono goduta a fondo il piacere dell'edizione col testo a fronte, leggendo prima la pagina in italiano, poi il testo inglese, poi le note che sottolineano i diversi registri di linguaggio, i problemi di traduzione e le scelte del traduttore. Magnifico!
    Per quanto riguarda invece il testo, non sono abbastanza intelligente per azzardare interpretazioni. Annoto soltanto che alcuni particolari che si ripetono (il pallore più volte sottolineato, il numero tre che ritorna più volte) fanno pensare a un valore simbolico, mitico, ma non saprei dire di che cosa siano figura o simbolo. Forte è per altro l'accento religioso, frequente la citazione del linguaggio biblico, tanto che ho finito per vedere in Bartleby una vittima sacrificale, un agnus Dei senza rivelazione.
    E adesso, ce la farò a riprendere in mano Moby Dick e a finirlo?

    ha scritto il 

  • 4

    "Era un uomo di preferenze, non di presupposti."

    Rivedo ancora quella figura squallida e linda, penosamente rispettabile, inguaribilmente sconsolata. Era Bartleby.

    In tre semplici parole, preferirei di no, Bartleby esprime un'incrollabile coerenza e ...continua

    Rivedo ancora quella figura squallida e linda, penosamente rispettabile, inguaribilmente sconsolata. Era Bartleby.

    In tre semplici parole, preferirei di no, Bartleby esprime un'incrollabile coerenza e fermezza, che sicuramente all'inizio non fa altro che incuriosire e poi irritare sia il narratore che il lettore stesso; ma in quella pacatezza d'animo, in quella coerenza di Bartleby che tanto disorienta e smarrisce si cela un bisogno assoluto dell'essenziale, che per lui diventa esigenza indispensabile senza la quale diventa superfluo anche il semplice atto di vivere. Il libro stesso lo è, essenziale: questo racconto è stilisticamente perfetto, senza una parola di troppo o fuori posto, ed è meraviglioso come Melville sveli poco a poco la natura di un personaggio apparentemente così innocuo e allo stesso tempo oscuro, che credo pochi dimenticheranno dopo aver fatto la sua enigmatica conoscenza.

    Rimuginando su tutte queste cose, e aggiungendovi quanto mi era appena capitato di scoprire – ovvero che aveva preso come casa e permanente domicilio il mio ufficio, senza peraltro scordare la sua morbosa tetraggine – rimuginando su tutte queste cose, dunque, un sentimento di guardinga prudenza prese a insinuarsi in me. In un primo momento avevo provato soltanto una pura malinconia e una sincera compassione, ma via via che le dimensioni della disperata solitudine di Bartleby andavano ingigantendosi nella mia immaginazione, la malinconia stessa si mutava in paura, la compassione in senso di ripulsa. Come è vero – e tremendo – che fino a un certo punto il pensiero e lo spettacolo della miseria suscitano i nostri sentimenti migliori, ma che, in certi casi, esiste un limite oltre il quale non è più così. E sbaglia chi sostiene che tutto ciò deriva dall’innato egoismo del cuore umano: no, scaturisce semmai dal senso di impotenza che si può provare di fronte a mali troppo gravi e incurabili. Per un essere sensibile, non di rado la compassione coincide con la sofferenza. E quando si giunge finalmente a comprendere che non è sufficiente la pietà per offrire un valido soccorso, il buonsenso invita l’anima a sbarazzarsene.

    ha scritto il 

Ordina per