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Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Feltrinelli (U.E. I classici 2005)

4.2
(2365)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 111 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8807820056 | Isbn-13: 9788807820052 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianni Celati

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , CD audio , Non rilegato

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Descrizione del libro
"Un libro triste e veritiero": cosí Jorge Luis Borges definisce "Bartleby lo scrivano" (1853). Bartleby, "per natura o sue sventure... incline ad una squallida disperazione", s'impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome della strada appare materialmente a sbarrare le finestre della sua stanza e subito s'accampa come metafora di una esistenza senza sbocchi. Eppure Bartleby, con la sua operosità pallida e silenziosa prima, e poi con l'inflessibilità a sottomettersi agli ordini del padrone, dà a questo scorcio di commedia umana, fatta di minuzie, priva di toni altisonanti, una definitiva indimenticabile dimensione tragica. A "Bartleby lo scrivano" sono stati aggiunti "Il paradiso degli scapoli" e "Il tartaro delle fanciulle", racconti pressoché sconosciuti al pubblico italiano, ma legati tematicamente al piú celebre Bartleby.
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  • 3

    - Herman, io e te abbiamo un conto in sospeso, lo sai?
    - Ce lo so.
    - Lo sai, vero, che ancora faccio fatica a sedermi. E son passati anni!
    - Ce lo so, ce lo so, ma pur sempre di un cazzo di cetaceo stiamo parlando, dico, non so se hai tradotto il titolo.
    - Zitto. Questo l' ...continua

    - Herman, io e te abbiamo un conto in sospeso, lo sai?
    - Ce lo so.
    - Lo sai, vero, che ancora faccio fatica a sedermi. E son passati anni!
    - Ce lo so, ce lo so, ma pur sempre di un cazzo di cetaceo stiamo parlando, dico, non so se hai tradotto il titolo.
    - Zitto. Questo l'ho letto solo perchè erano 40 pagine. Sia chiaro. E il tutto poteva essere condensato in 4! Esattamente come le 500 del "cazzo di Moby" poteva esse condensato in 50.
    - ...
    - Herman, tu ti devi trovare un editore bravo oppure, qualsiasi cosa ti venga in mente di scrivere, la stracci in 10 parti e poi ne butti via 9. Hai capito?
    - ...
    - Hai capito?!
    - Ho capito, ma ora una recensione su Bartleby me la scrivi?
    - Preferirei di no.

    ha scritto il 

  • 4

    "Avrei preferenza di no"

    Trovo questo genere di racconti sempre molto piacevoli. I personaggi sono meragliosi, tutti quanti senza eccezzioni. Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 2

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.


    Qui, la mia recen ...continua

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.

    Qui, la mia recensione completa:
    http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/11/23/i-classici-della-domenica-bartleby-lo-scrivano/

    ha scritto il 

  • 5

    Un solo appunto: Gianni Celati traduce "I would prefer non to" con "Avrei preferenza di no". Non mi piace. Troppo sussiegoso per l'imperturbabile Bartleby (mi par di vederlo, mentre lo dice: sguardo perso nel vuoto, non un muscolo della faccia che si muova). Né potrebbe essere altrimenti: il ling ...continua

    Un solo appunto: Gianni Celati traduce "I would prefer non to" con "Avrei preferenza di no". Non mi piace. Troppo sussiegoso per l'imperturbabile Bartleby (mi par di vederlo, mentre lo dice: sguardo perso nel vuoto, non un muscolo della faccia che si muova). Né potrebbe essere altrimenti: il linguaggio del corpo spesso aiuta a decifrare lo stato d'animo ed il nostro Bartleby non ha (per volontà dell'autore) stati d'animo. Il suo gran rifiuto "non deve" essere compreso e neppure un gesto può intaccarne l'assolutezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Vedere il mondo, ma vederlo per davvero. Anche solo per un attimo, cogliere la meschina realtà della commedia umana, e lì dinanzi lasciarsi andare, deporre le ragioni del vivere. Dire no, ecco, e fermarsi, sospesi in una rassegnata attesa che è anelito di morte.

    ha scritto il 

  • 4

    Una notevole sorpresa

    Una delle cose migliori dell'ultimo libro che ho letto (e che non mi è piaciuto) è che mi ha incuriosito nei confronti di questo piccolo (piccolissimo, in termine di numero di pagine) capolavoro di Melville. Una perla incredibile, quasi un racconto universale. Da leggere assolutamente

    ha scritto il 

  • 5

    In appena 37 pagine il sommo Melville scrive una storia degna di essere chiamata tale. Interessante, intrignante, curiosa, ben scritta e accattivante. Inutile spendere altre parole per dire di che parla. Parla di un uomo. Prendete e leggete.

    ha scritto il 

  • 5

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza, come una goccia che scava, gutta cavat lapide ...continua

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza, come una goccia che scava, gutta cavat lapidem, avrebbero detto i latini. E il povero avvocato, senza neppure un nome, che ci regala questo personaggio straordinario, deve proprio allo scrivano che non voleva più scrivere, la sua realtà, il suo ricordo. La sua figura rimane proprio grazie a Bartleby, senza un passato e senza futuro, uno "Straniero" della vita insomma. Miracoli della letteratura! Quella buona però ... O no?

    ha scritto il 

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