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Bartleby lo scrivano

By Herman Melville

(1829)

| Paperback | 9788807820052

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Book Description

"Un libro triste e veritiero": cosí Jorge Luis Borges definisce "Bartleby lo scrivano" (1853). Bartleby, "per natura o sue sventure... incline ad una squallida disperazione", s'impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome dell Continue

"Un libro triste e veritiero": cosí Jorge Luis Borges definisce "Bartleby lo scrivano" (1853). Bartleby, "per natura o sue sventure... incline ad una squallida disperazione", s'impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome della strada appare materialmente a sbarrare le finestre della sua stanza e subito s'accampa come metafora di una esistenza senza sbocchi. Eppure Bartleby, con la sua operosità pallida e silenziosa prima, e poi con l'inflessibilità a sottomettersi agli ordini del padrone, dà a questo scorcio di commedia umana, fatta di minuzie, priva di toni altisonanti, una definitiva indimenticabile dimensione tragica. A "Bartleby lo scrivano" sono stati aggiunti "Il paradiso degli scapoli" e "Il tartaro delle fanciulle", racconti pressoché sconosciuti al pubblico italiano, ma legati tematicamente al piú celebre Bartleby.

342 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    In appena 37 pagine il sommo Melville scrive una storia degna di essere chiamata tale. Interessante, intrignante, curiosa, ben scritta e accattivante. Inutile spendere altre parole per dire di che parla. Parla di un uomo. Prendete e leggete.

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    fra_elle said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza ...(continue)

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza, come una goccia che scava, gutta cavat lapidem, avrebbero detto i latini. E il povero avvocato, senza neppure un nome, che ci regala questo personaggio straordinario, deve proprio allo scrivano che non voleva più scrivere, la sua realtà, il suo ricordo. La sua figura rimane proprio grazie a Bartleby, senza un passato e senza futuro, uno "Straniero" della vita insomma. Miracoli della letteratura! Quella buona però ... O no?

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    Manricogallotti said on Aug 1, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che ...(continue)

    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che questo tipo di risposta non funzionava hanno cominciato a dire pop, facciamo pop, senza aggiungere altro, ma alla quarta volta Dublino ha vomitato e hanno dovuto smettere. Più tardi Dublino mi ha spiegato che non ha vomitato per la parola pop, ha vomitato perché aveva mangiato pollo scaduto, ma questo non cambia il fatto che da quel giorno hanno smesso di dire pop. Hanno tentato allora di confondere, hanno cominciato a usare metafore, che musica fate?, gli chiedevano, grappa, rispondevano. Ma questo ha creato problemi coniugali, la fidanzata di Dublino lo ha accusato di essere uno snob e che comportandosi così con i suoi amici (gli amici di lei) era maleducato. Dublino ne ha parlato con Glasgow e allora Glasgow gli stava per dire lascia quella cagna (me lo ha confidato proprio qualche giorno fa) ma si è fermato in tempo e ci ha pensato su e infine ha proposto un’idea, che a quanto pare sembra funzionare. L’idea è quella di smettere di suonare. Non veramente, loro continuano a suonare a quanto so sono più attivi che mai, ma non ne parlano più, Glasgow si è specializzato nel tempo e nel calcio e in un altro paio di argomenti forti (vino e cibo), Dublino invece ha deciso di giocarsela sullo scemo o sull’ascoltatore attento, quello che ti fa parlare che mostra interesse in quello che dici. Adesso nessuno chiede più loro della musica, neanche i parenti, a sentire Dublino loro erano i peggiori, domande tipo, ma quando fate il disco?, perché non andate a X factor?, cose del genere. Ora che non suonano più nessuno dice più niente. Dublino dice che per lui è stata la svolta e mi ha detto in segreto che è molto grato a Glasgow per questa idea, ma non può dirglielo perché Glasgow è del tipo leader inconsapevole, se Glasgow viene a sapere che alcune sue trovate sono davvero geniali la sua insicurezza lo porta a replicare l’idea apprezzata e manda tutto a troie. Dublino è decisamente in una posizione scomoda ma a lui va bene così. Credo che in qualche modo lui si consideri il protettore di Glasgow, infatti non fa che ripetere che Glasgow ha i suoi momenti di puro genio e che nelle mani sbagliate potrebbe veramente essere fregato perché deve ancora disciplinarsi. Allora io per provocarlo gli ho detto che forse lui se lo vuole tenere tutto per sé, forse lui lo sta fregando, e allora Dublino mi ha guardato quasi offeso e ho lasciato perdere. So bene che Dublino è un illuminato, Dublino dovrebbe essere giudice, o Presidente, lui è il tipo di persona che ha poco interesse al bene personale e senza essere un idealista, ma questo ho paura di non poterglielo dire, certe cose non bisogna saperle ed è tutto un giro tondo a quanto pare siamo destinati a non poterci dire un cazzo, e dovrei chiedermi perché, infatti me lo chiedo spesso, ma ancora non trovo la risposta e più ci penso più ho la sensazione di allontanarmi dalla risposta, mi deprimo e allora mi tuffo nel salato e profumato mare dei miei favolosi

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    (skate) said on Jul 10, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il narratore è il titolare di uno studio legale di Wall Street a New York e, con l'ampliarsi dell'attività, decide di assumere un nuovo scrivano. Risponde all'annuncio Bartleby, che si presenta in ufficio come una figura "pallidamente linda, penosame ...(continue)

    Il narratore è il titolare di uno studio legale di Wall Street a New York e, con l'ampliarsi dell'attività, decide di assumere un nuovo scrivano. Risponde all'annuncio Bartleby, che si presenta in ufficio come una figura "pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida!".
    In principio Bartleby esegue diligentemente il lavoro di copista, ma si rifiuta di svolgere altri compiti, sconcertando il suo principale con la risposta "Preferirei di no". Più tardi smette di lavorare del tutto, fornendo come unica spiegazione la medesima frase...

    Mi ha lasciato perplessa e abbastanza indifferente.. Già all'inizio la prima difficoltà: chi è il vero protagonista? L'avvocato narratore o Bartleby? Ho difficoltà perfino a capire il vero significato del racconto. Con Bartleby sembra che Melville voglia condannare l' affanno con cui la nostra società insegue il successo e la posizione prestigiosa, la sua quindi sarebbe una "resistenza passiva al sistema". Ma di lui non si sa nulla, si sa solamente che "preferisce di no", Bartleby non ha passato, ha una non-vita e, evidentemente non ha futuro, a che scopo? Qual è la giusta chiave di lettura? Ma c'è una chiave di lettura da cercare?
    Scritto bene, mi ha incuriosita, ma, tutto sommato, mi è scivolato addosso senza lasciare granché....

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    Alisea said on Jun 6, 2014 | Add your feedback

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    un avvocato si trova davanti un'anomalia. e' sufficiente la condiscendenza per placarsi la coscienza?

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    Nebula said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

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    Ora che l'ho letto capisco perché mi è stato regalato.
    Potrei anche star qui a spiegarlo, battendo come un'ossessa su questa stupida tastiera e scegliendo parole appropriate ma, francamente, preferirei di no.

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    Monica Yellnikoff said on May 27, 2014 | Add your feedback

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