Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Full Color Sound

4.1
(2766)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8878460206 | Isbn-13: 9788878460201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Pintus ; Lettore: Serena Dandini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Non rilegato , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.
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  • 4

    Tra Broadway e Wall Street passano luci ed ombre, felicità e inganno, apparenza e realtà.

    “Ah la felicità corteggia la luce, perciò noi crediamo allegro il mondo, ma la miseria si nasconde da lungi, p ...continua

    Tra Broadway e Wall Street passano luci ed ombre, felicità e inganno, apparenza e realtà.

    “Ah la felicità corteggia la luce, perciò noi crediamo allegro il mondo, ma la miseria si nasconde da lungi, perciò crediamo non esista miseria.”

    E se essa bussasse alla nostra porta e si installasse nel nostro ufficio e prendesse le sembianze di un eccentrico e riservato copista che alle richieste di chi lo accoglie, prima come semplice impiegato poi come possibilità di esercizio filantropico, oppone una lapidaria resistenza espressa con un laconico “Avrei preferenza di no”? Ebbene in quel caso cosa fareste?

    Il vero protagonista del racconto di Melville, datato 1853, anziano avvocato, narra la sua reazione e con essa snocciola le infinite possibilità della filantropia.

    Come è noto, con il termine ci si riferisce all’atteggiamento di amore, di passione e di inclinazione verso l’uomo. La parola nata nell’antica Grecia originariamente indicava “cortesia”, “affabilità”, in età ellenistica indicò invece l’atteggiamento benevolo da parte dei sovrani nei confronti dei sudditi. Divenne, in epoca romana, con il Circolo degli Scipioni, il corrispondente della cultura filosofica e letteraria e solo con Cicerone assunse il significato di “grande sensibilità, generosità, raffinatezza”.
    Proprio un busto di Cicerone campeggia nell’ufficio del nostro avvocato, fa capolino tra un dialogo e l’altro come a rammentare l’accezione semantica del termine in questione e l’atteggiamento messo in atto dall’avvocato di Wall Street. Egli infatti ci racconta le diverse sfumature del suo animo mentre cerca di affrontare una situazione inusuale che diventa -in un crescendo inatteso- stravagante, eccentrica, scomoda, imbarazzante e financo inquietante.
    Il copista esordisce con il suo modico rifiuto per attività poco complesse ma che esulano dalla sua mansione, prosegue con la cessazione dell’ attività per la quale è stato assunto, culmina nell’ostinata resistenza che trasforma l’ufficio nella sua residenza. Il “capo” ha nei suoi riguardi, man mano che si manifestano le diverse resistenze, un interesse discontinuo reso tale dall’incalzare dei suoi impegni. La situazione giunge pertanto ad un grado di saturazione che necessita un’azione ferma e risolutiva.
    E qui entra in gioco la filantropia.

    Leggeremo da quel momento come si esercita nell’animo umano la difficile arte della compassione: secondo Melville lo schema è rigido e ormai consolidato nel tempo: tutti noi di fronte ad una situazione di miseria reagiamo istintivamente con moti e impressioni positivi dell’animo i quali destano in noi compassione appunto, ma quando ci accorgiamo che essa è inutile e non risolutiva optiamo per il suo abbandono, per il suo superamento portando avanti soluzioni di vero e proprio sbarazzamento. Prevale sempre il “buon senso” e con esso la finta filantropia: ciò può insuperbire l’essere umano mentre cerca di placare l’inquietudine nata dal sapere che in fondo non stiamo facendo del bene.
    Questa è la mia personale lettura di un breve racconto che è stato variamente interpretato. Letto nell’ottima edizione Feltrinelli, offre il piacere di poter godere dell’esito del lavoro accademico del professor Celati con i suoi studenti nell’anno accademico 1984-’85 ( traduzione del testo) proseguito nell’a.a. 1986-’87 (studio introduttivo). Permette inoltre di leggere l’epistolario di Melville datato 1850-1852 “Da Moby Dick o Bartleby” e di appurare in ultimo la quantità di interpretazioni date al racconto in una sintesi bibliografica degli studi critici intrapresi tra il 1928 e il 1990. Tra l’altro la vena ironica che commenta le singole voci bibliografiche è imperdibile e getta luce sull’inutilità di certa critica, compresa la mia, se posso chiamarla così.

    ha scritto il 

  • 5

    Ah, Bartleby! Ah umanità!

    Racconto sconcertante questo: più passa il tempo e più mi convinco che un racconto simile, che sfugge a interpretazioni univoche, che non si lascia rinchiudere in uno schema rassicurante e che mantien ...continua

    Racconto sconcertante questo: più passa il tempo e più mi convinco che un racconto simile, che sfugge a interpretazioni univoche, che non si lascia rinchiudere in uno schema rassicurante e che mantiene un'aura di mistero sul suo significato, è un piccolo capolavoro.
    Bartleby è un mistero, il mistero dell'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Bartleby lo scrivano, si automobbizza, o meglio si arroga un potere da monarca o dittatore, perché chi nella vita può permettersi di rispondere a chiunque preferirei di no?
    Rispondere al proprio ca ...continua

    Bartleby lo scrivano, si automobbizza, o meglio si arroga un potere da monarca o dittatore, perché chi nella vita può permettersi di rispondere a chiunque preferirei di no?
    Rispondere al proprio capo, alla propria mandante, ai propri clienti, al marito o alla suocera, a Equitalia, preferirei di no?

    Bartleby apparentemente un debole, malinconico e disperato, in verità è fuori controllo e tiene in scacco tutti: dal committente che lo impiega come scrivano, ai colleghi di scrivania Tacchino, Pince-nez che gli sono caratterialmente opposti fumini e collerici benché a fasi alterne, agli inquilini dello stabile che lo vogliono mandare via quando si abbarbica aggrappato alla balaustra del pianerottolo, nessuno la spunta con Bartleby che opera una resistenza silenziosa e scevra di azione, una forma di atarassia epicurea.
    Ma cosa agita il suo animo nessuno lo può sapere.

    La vera figura caritatevole è l’avvocato che per inerzia ma soprattutto per bontà e compassione non reagisce e asseconda la rivoluzione silente del suo in-subordinato, cerca di penetrare nel mistero bartlebyano, sondando l’imperturbabilità di quel Preferirei di no che occorre dieci volte nel racconto e che finisce per diventare anche lessico comune dei colleghi, quasi a instillare in tutti il virus dell’insubordinazione.
    Preferirei di no, un condizionale, non preferisco di no ma preferirei di no.
    Che cosa preferiresti silente Bartleby lo scrivano?
    Che cosa ognuno preferirebbe per sé, per il mondo, per chi ama per chi odia.
    Perché ciò che ognuno preferisce sta in esperienze già vissute, conosciute e che si situano alle nostre spalle, ciò che invece preferiremmo (al condizionale) si pone nei nostri desideri, al di là dei nostri sogni e delle nostre utopie.

    ha scritto il 

  • 5

    La solitudine dell'uomo

    Voglio descrivere quello che ho provato nel leggerlo, quello che mi ha trasmesso senza la presunzione di averlo interpretato in maniera corretta.
    Bartleby è consapevole della impossibilità di comunic ...continua

    Voglio descrivere quello che ho provato nel leggerlo, quello che mi ha trasmesso senza la presunzione di averlo interpretato in maniera corretta.
    Bartleby è consapevole della impossibilità di comunicare la propria solitudine che è legata alla natura dell'essere umano.
    Questa solitudine B. l'affronta in maniera lucida,rassegnata e anche eroica. Eroica perchè non lascia trasparire la sua disperazione, la sua tristezza.
    Stanco di una vita dura e squallida, rappresentata dal muro che ha di fronte e che fissa tutto il giorno, la lascia andare, se ne distacca.
    Racconto toccante, bellissimo, l'ho letto inconsapevole di tutto questo fino alla penultima pagina... poi B. si è rivelato, mi ha fulminato e commosso per la sua grande umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    La prudenza mi consiglia di trattenere la fretta prima di lanciarmi a nocche sguainate contro la porta di un notorio grande a chiedere ragione della sua grandezza, e di installarmi comodamente in polt ...continua

    La prudenza mi consiglia di trattenere la fretta prima di lanciarmi a nocche sguainate contro la porta di un notorio grande a chiedere ragione della sua grandezza, e di installarmi comodamente in poltrona mandando in avanscoperta lo sguardo curioso ad interrogare tappezzerie e oggetti sul loro proprietario(e che oggetti e che tappezzerie!).
    Bartleby lo scrivano è una splendida anticamera, con un solo piccolo ma irritante difetto: troppo stretta.

    Ora il canto della balena mi chiama. Quando sarà il momento, busserò alla porta con serena sicurezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Un piccolo grande classico

    Bella lettura, un racconto breve che narra la storia di un personaggio (Bartleby), che viene assunto da un avvocato di Wall Street come scrivano. Per i primi giorni "quest'uomo dall'aspetto così singo ...continua

    Bella lettura, un racconto breve che narra la storia di un personaggio (Bartleby), che viene assunto da un avvocato di Wall Street come scrivano. Per i primi giorni "quest'uomo dall'aspetto così singolarmente tranquillo" svolgerà con diligente e meticolosa serietà un'incredibile mole di lavoro. Ben presto però si rivelerà un uomo insospettabilmente singolare.
    Di fronte alle legittime richieste di svolgere alcune mansioni da parte dell'avvocato, lo scrivano Bartleby inizierà a rispondere sempre "preferirei di no".
    A tutta una serie di domande che gli verranno poste lui si ostinerà sempre a rispondere allo stesso modo.
    Della vita di Bartleby non sapremo nulla fino alla fine quando il narratore, che è lo stesso avvocato che lo ha assunto, ci dirà qualcosa offrendoci una chiave di lettura per il suo singolare comportamento.
    Quella di Bartleby è un'ostinazione che ricorda quasi quella di un altro noto personaggio nato sempre dalla penna di Melville.
    Sicuramente un libro che offre spunti di riflessione non tanto scontati, come del resto ci ha abituati questo grande autore.

    ha scritto il 

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