Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Full Color Sound

4.2
(2583)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8878460206 | Isbn-13: 9788878460201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Pintus ; Lettore: Serena Dandini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Non rilegato , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere , Filosofia

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Descrizione del libro
Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.
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  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/10/bartleby-lo-scrivano/

    “Credo fu il terzo giorno dacché egli era con me, il primo nel quale fosse sorta la necessità di fargli esaminare le sue scritture, ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/10/bartleby-lo-scrivano/

    “Credo fu il terzo giorno dacché egli era con me, il primo nel quale fosse sorta la necessità di fargli esaminare le sue scritture, che, avendo io premura di sbrigare una faccenda di poco conto che m’impegnava al momento, bruscamente detti una voce a Bartleby. Posta la fretta e la mia naturale attesa d’immediata obbedienza, sedevo col capo chino sul documento originale posto al mio scrittoio, e la mano destra obliquamente protesa a porgere in modo un po’ nervoso la copia, così che, appena emerso dal suo riparo, Bartleby potesse afferrarla e procedere all’opera senza alcun indugio.
    In tale esatta posizione sedevo, quando lo chiamai, spiegando in fretta cosa desiderassi da lui, ovvero, che esaminasse con me un breve documento. Immaginate la mia sorpresa, meglio, la mia costernazione, quando, senza muoversi dal suo privato, Bartleby con voce singolarmente mite, ma ferma replicò: .
    Rimasi per qualche istante seduto in perfetto silenzio, cercando di riavermi dallo sbigottimento che mi aveva preso. Lì per lì m’accadde di pensare che le mie orecchie non avessero udito bene, o che Bartleby avesse del tutto frainteso ciò ch’io intendevo dire. Ripetei la mia richiesta con voce più chiara che potei, ma, con tono altrettanto chiaro, mi giunse la medesima risposta dianzi udita: .”
    (Herman Melville, “Bartleby lo scrivano”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

    “Bartleby lo scrivano” è un esempio di racconto magistrale, al quale nulla va tolto e nulla va aggiunto, perché così doveva essere scritto. È la terza volta che lo rileggo, a distanza di anni, e anche stavolta sono rimasto ammaliato da questo personaggio enigmatico, che non parla quasi mai e che, quando parla, lo fa solo per dire “avrei preferenza di no” alle richieste o alle semplici domande che gli fa l’avvocato-narratore. Bartleby, assunto come scrivano per far fronte all’aumento di lavoro, ben presto rivela la sua inquietante immobilità. Copia i documenti che deve copiare, ma si rifiuta di riesaminarli con gli altri e in un crescendo inarrestabile diventa sempre più sordo ai richiami altrui, ma senza essere sprezzante, bensì restando mite, inespugnabile, devoto all’inerzia e chiuso nell’angolo dell’angusto studio dell’avvocato, il quale, basito da questo assurdo scrivano, è attraversato da sentimenti di compassione, rabbia e sorpresa. Disarmato, non sa come comportarsi con quell’uomo innocuo e onesto che però, con il trascorrere dei giorni, è sempre più arroccato in quel suo “avrei preferenza di no”.
    Ma chi è, cosa rappresenta Bartleby? Ecco, a questa domanda ognuno risponda come vuole. Nell’edizione che ho letto, il curatore Gianni Celati ripropone, oltre alla sua persona prefazione, anche una sfilza di interpretazioni che nel corso di un secolo e mezzo hanno accompagnato questo racconto, alcune sin troppo strambe e forzate. C’è chi ha visto in Bartleby la proiezione biografica delle difficoltà di Melville a emergere nel mondo della letteratura, sino a una progressiva auto-censura lessicale; altri hanno dato una lettura anti-capitalistica, essendo lo scrivano una sorta di passivo resistente all’emergere del dio denaro (in questo aggrappandosi al sottotitolo: “Una storia di Wall Street”); altri sottolineano la difficoltà nell’accettare l’amore del prossimo; poi ci sono le interpretazioni in chiave mistico-religiosa, esistenzialista, psicanalitica e tante altre, insomma ciascuno può ritrovare nel racconto elementi a supporto di questa o quella visione.
    Il lettore di oggi può concordare o no con teorie più o meno autorevoli, ma più importante mi sembra il fascino che tuttora questo breve racconto esercita su chi lo legge (almeno su di me), il puro piacere di leggere questo racconto meraviglioso, alla faccia dello stesso Bartleby che, magari, se gli proponessimo di leggere la sua storia, ci risponderebbe, al solito, con un “Avrei preferenza di no”.

    “A mano a mano che passavano i giorni, prendevo a riconciliarmi con Bartleby. La sua costanza, la sua immunità da ogni sregolatezza, la sua incessante operosità (salvo quando preferiva immergersi in qualche trasognata contemplazione, all’impiedi dietro il suo paravento), la sua grande tranquillità, l’impassibilità del suo contegno in ogni circostanza, lo rendevano un acquisto prezioso. Una sua qualità primaria consisteva in questo: ch’egli era sempre là, primo al mattino, costantemente durante il giorno, ed ultimo alla sera. Nutrivo una straordinaria fiducia nella sua onestà. Sentivo che i miei più preziosi documenti erano al sicuro in mano sua. A volte, si capisce, non riuscivo, con tutta l’anima mia, a evitare di cadere in improvvisi sprazzi di collera contro di lui. Giacché era enormemente difficile tenere nella mente che tutte quelle strane particolarità, privilegi ed esenzioni inusitate, formavano il tacito accordo stipulato da Bartleby, in virtù del quale egli rimaneva nel mio ufficio. Talora, nella fretta di sbrigare qualche urgente pratica, senz’accorgermene chiamavo Bartleby, con tono secco e sbrigativo, a porre un suo dito, poniamo, su un pezzo di nastro rosso con cui stavo impacchettando alcune carte. Ben s’intende, da dietro il paravento la solita risposta: , giungeva immancabilmente; ed allora, come poteva una creatura umana, con le comuni debolezze della nostra natura, trattenersi dall’imprecare amaramente contro tanta cocciutaggine, contro tanta irragionevolezza?”

    ha scritto il 

  • 5

    commento del caspio

    vuoi essere tu un figlio del movimento delle stelle di sorrenti? no, preferisco di no!
    vuoi essere tu un figlio del partito demografico di firenzi? no, preferisco di no!
    vuoi essere tu un figlio di un ...continua

    vuoi essere tu un figlio del movimento delle stelle di sorrenti? no, preferisco di no!
    vuoi essere tu un figlio del partito demografico di firenzi? no, preferisco di no!
    vuoi essere tu un figlio di un utero in subaffitto? no, preferisco di no!
    licenziato!

    ha scritto il 

  • 3

    "Preferirei di no"

    "Mentre di molti scrivani potrei narrare l'intera vita, non si può fare nulla del genere per Bartleby.
    Bartleby l'oscuro. Di lui tutto si ignora.
    Un giorno risponde ad un annuncio di lavoro e si prese ...continua

    "Mentre di molti scrivani potrei narrare l'intera vita, non si può fare nulla del genere per Bartleby.
    Bartleby l'oscuro. Di lui tutto si ignora.
    Un giorno risponde ad un annuncio di lavoro e si presenta come scrivano in un ufficio legale. Chi narra è proprio l'avvocato che assume Bartleby e che,in generale, pare incline a circondarsi di dipendenti poco ortodossi.
    "Preferirei di no è l'unica risposta che Bartleby sa dare alle richieste del suo principale in un lento ma costante ritirarsi da ogni azione, da ogni collaborazione.
    Bartleby è l'uomo che rifiuta i suoi simili e la vita stessa. Non vuole sottomettersi a nessuna regola del gioco perchè è un uomo che ha perso la fiducia e pertanto a nulla trova più un senso.
    E come si fa a vivere nel consorzio umano quando tutto appare insignificante?
    "Avrei forse potuto soccorrere il corpo, ma non era il corpo a dolergli; era la sua anima che soffriva, e non potevo raggiungere la sua anima."

    ha scritto il 

  • 4

    Negli ultimi mesi mi è capitato più di una volta di incrociare questo libro; nelle conversazioni, citato su altri libri o articoli, in forma ironica o meno e quindi mi sono detta, saniamo questa mia l ...continua

    Negli ultimi mesi mi è capitato più di una volta di incrociare questo libro; nelle conversazioni, citato su altri libri o articoli, in forma ironica o meno e quindi mi sono detta, saniamo questa mia lacuna (una di tante, perché con i libri è una lacuna unica) anche perché ogni volta l’interpretazione che ne usciva mi pareva diversa.
    Poi, un po’ stupita, mi sono trovata per le mani un romanzo di neanche cinquanta pagine che ho letto in un soffio.
    Ebbene, ne saranno già state dette e scritte per tutti i gusti quindi di sicuro non potrò io aggiungere granché né trovare nuovi, reconditi significati.
    Non ho potuto però non soffermarmi, a livello del tutto personale, su uno dei possibili e molteplici messaggi; cosa possa in realtà celare un apparentemente innocuo “preferirei di no”.
    Sono tre semplicissime parole che però è necessario utilizzare con cautela poiché potenzialmente potrebbero celare un universo fatto di occasioni sprecate, insicurezza, paura, solitudine, magari in alcuni casi anche vigliaccheria.
    Non necessariamente il “preferirei di no” lo si deve dire ad alta voce, potrebbe anche essere un dialogo interiore, un atteggiamento, un modo di pensare e agire o non agire.
    E non necessariamente il “preferirei di no” deve appartenere a me, potrebbe essere il pensiero del mio interlocutore quindi farò tesoro di questo mini-romanzo per il mio viaggio con me stessa e per quello insieme agli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi risulta molto difficile esprimere a parole ciò che mi ha suscitato questa lettura: la forza del testo mi ha colpito come un macigno. Vedrò di far chiarezza.

    Un racconto destabilizzante, claustrofob ...continua

    Mi risulta molto difficile esprimere a parole ciò che mi ha suscitato questa lettura: la forza del testo mi ha colpito come un macigno. Vedrò di far chiarezza.

    Un racconto destabilizzante, claustrofobico e irritante, in cui non possiamo che identificarci con il narratore, condividendone pensieri ed emozioni. Carisma e dubbio dilagano imperiosi.

    La resistenza passiva di Bartleby – che si realizza attraverso il leitmotif linguistico “I would prefer not to” - rende la sua figura (consunta nel fisico) potente nel suo non-atto, donandole un fascino ed un carisma unico nel suo genere. Comincia così un gioco di sottomissione reciproca da cui però il nostro povero avvocato sembra uscirne irrimediabilmente sconfitto, proprio in virtù dell'ascendente che Bartleby esercita su di lui, seppur involontariamente.

    Bartleby sceglie quindi di non agire, ma questo non può che provocare un certo sgomento nel suo datore di lavoro, poiché lo scrivano va contro ogni forma di consuetudine professionale e di buon senso umano. Da qui, il dubbio: perché diavolo Bartleby non collabora? Perché diavolo si rinchiude nel suo silenzio e nella sua immobilità? Perché preferisce di no?

    Queste domande senza risposta fanno crollare ogni certezza: la razionalità dell'avvocato non può che scontrarsi con l'istintività e l'individualismo dello scrivano, il quale se ne frega completamente di rispondere a qualsiasi richiamo del senso civico e comune; ciò che conta è la propria di volontà, manifestata nel suo senso più cortese: preferirei di no.

    Eh si, per me Bartleby è un muro spesso di volontà, così come spessi sono i muri di Wall Street; così come è spesso il muro sotto il quale si lascia morire per inedia. Perché anche non agendo si fa una scelta, ed è così che il non volere diventa volere di non fare.

    Ma questo atteggiamento, a mio avviso, si realizza anche in una vera e propria violenza psicologica, fisica ed emotiva: una prepotente invasione di spazi che mi fa solo pensare, in definitiva, che il personaggio di Bartleby non può che essere amato e odiato insieme.

    Per quanto riguarda la mia edizione: l'introduzione di Fernanda Pivano è sempre una certezza; ottimo l'apparato critico, conciso ma efficace ( riferimenti a problemi di traduzione, analisi dei costrutti linguistici usati da Melville, rimandi intertestuali, ecc.); testo a fronte che sempre ci piace, e anche se la traduzione è un po' antiquata risulta comunque scorrevole; molti riferimenti alla postfazione di Gianni Celati, sia nell'introduzione che in apparato critico, peccato non ci sia integralmente.

    ha scritto il 

  • 5

    "Bartleby lo scrivano". Un gioiello.

    Un notaio ci racconta in prima persona del suo rapporto con Bartleby: un uomo che fa lo scrivano nel suo studio e che in qualche modo porterà scompiglio nella sua vita. In una storia potente e coinvol ...continua

    Un notaio ci racconta in prima persona del suo rapporto con Bartleby: un uomo che fa lo scrivano nel suo studio e che in qualche modo porterà scompiglio nella sua vita. In una storia potente e coinvolgente, Melville ci racconta il rifiuto di stare alle regole.
    La recensione (di questo libro e di altri) continua sul canale youtube LaprospettivadellaRana a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=Nt8Km-PD57s

    ha scritto il 

  • 4

    Pirandello a Wall Street

    Sembra di leggere Pirandello, sebbene il racconto (inquietante) sia ambientato a New York/Wall Street a meta '800 e non nella Sicilia pirandelliana, per la situazione narrativa surreale/assurda e grot ...continua

    Sembra di leggere Pirandello, sebbene il racconto (inquietante) sia ambientato a New York/Wall Street a meta '800 e non nella Sicilia pirandelliana, per la situazione narrativa surreale/assurda e grottesca, ma per paradosso vicina al vero, come spesso avviene in Pirandello.
    -
    Racconto dai molti volti, vedasi interessante:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Bartleby_lo_scrivano:_una_storia_di_Wall_Street
    -
    Herman Melville, autore del capolavoro assoluto Moby Dick ("abbellito", mi si passi l'eresia, nella traduzione di Cesare Pavese, confrontando diversi passi in originale e tradotti, ma di certo e' suggestione dovuto alla bella prosa di Pavese, un madrelingua inglese non sarebbe d'accordo), in questo racconto singolare, un po' teatrale, si racconta una storia divertente con sottofondo amaro.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Melville

    ha scritto il 

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