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Bartleby lo scrivano

By Herman Melville

(29)

| Audio CD | 9788878460201

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Book Description

Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Mo Continue

Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.

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    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che ...(continue)

    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che questo tipo di risposta non funzionava hanno cominciato a dire pop, facciamo pop, senza aggiungere altro, ma alla quarta volta Dublino ha vomitato e hanno dovuto smettere. Più tardi Dublino mi ha spiegato che non ha vomitato per la parola pop, ha vomitato perché aveva mangiato pollo scaduto, ma questo non cambia il fatto che da quel giorno hanno smesso di dire pop. Hanno tentato allora di confondere, hanno cominciato a usare metafore, che musica fate?, gli chiedevano, grappa, rispondevano. Ma questo ha creato problemi coniugali, la fidanzata di Dublino lo ha accusato di essere uno snob e che comportandosi così con i suoi amici (gli amici di lei) era maleducato. Dublino ne ha parlato con Glasgow e allora Glasgow gli stava per dire lascia quella cagna (me lo ha confidato proprio qualche giorno fa) ma si è fermato in tempo e ci ha pensato su e infine ha proposto un’idea, che a quanto pare sembra funzionare. L’idea è quella di smettere di suonare. Non veramente, loro continuano a suonare a quanto so sono più attivi che mai, ma non ne parlano più, Glasgow si è specializzato nel tempo e nel calcio e in un altro paio di argomenti forti (vino e cibo), Dublino invece ha deciso di giocarsela sullo scemo o sull’ascoltatore attento, quello che ti fa parlare che mostra interesse in quello che dici. Adesso nessuno chiede più loro della musica, neanche i parenti, a sentire Dublino loro erano i peggiori, domande tipo, ma quando fate il disco?, perché non andate a X factor?, cose del genere. Ora che non suonano più nessuno dice più niente. Dublino dice che per lui è stata la svolta e mi ha detto in segreto che è molto grato a Glasgow per questa idea, ma non può dirglielo perché Glasgow è del tipo leader inconsapevole, se Glasgow viene a sapere che alcune sue trovate sono davvero geniali la sua insicurezza lo porta a replicare l’idea apprezzata e manda tutto a troie. Dublino è decisamente in una posizione scomoda ma a lui va bene così. Credo che in qualche modo lui si consideri il protettore di Glasgow, infatti non fa che ripetere che Glasgow ha i suoi momenti di puro genio e che nelle mani sbagliate potrebbe veramente essere fregato perché deve ancora disciplinarsi. Allora io per provocarlo gli ho detto che forse lui se lo vuole tenere tutto per sé, forse lui lo sta fregando, e allora Dublino mi ha guardato quasi offeso e ho lasciato perdere. So bene che Dublino è un illuminato, Dublino dovrebbe essere giudice, o Presidente, lui è il tipo di persona che ha poco interesse al bene personale e senza essere un idealista, ma questo ho paura di non poterglielo dire, certe cose non bisogna saperle ed è tutto un giro tondo a quanto pare siamo destinati a non poterci dire un cazzo, e dovrei chiedermi perché, infatti me lo chiedo spesso, ma ancora non trovo la risposta e più ci penso più ho la sensazione di allontanarmi dalla risposta, mi deprimo e allora mi tuffo nel salato e profumato mare dei miei favolosi

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    (skate) said on Jul 10, 2014 | 1 feedback

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    Il narratore è il titolare di uno studio legale di Wall Street a New York e, con l'ampliarsi dell'attività, decide di assumere un nuovo scrivano. Risponde all'annuncio Bartleby, che si presenta in ufficio come una figura "pallidamente linda, penosame ...(continue)

    Il narratore è il titolare di uno studio legale di Wall Street a New York e, con l'ampliarsi dell'attività, decide di assumere un nuovo scrivano. Risponde all'annuncio Bartleby, che si presenta in ufficio come una figura "pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida!".
    In principio Bartleby esegue diligentemente il lavoro di copista, ma si rifiuta di svolgere altri compiti, sconcertando il suo principale con la risposta "Preferirei di no". Più tardi smette di lavorare del tutto, fornendo come unica spiegazione la medesima frase...

    Mi ha lasciato perplessa e abbastanza indifferente.. Già all'inizio la prima difficoltà: chi è il vero protagonista? L'avvocato narratore o Bartleby? Ho difficoltà perfino a capire il vero significato del racconto. Con Bartleby sembra che Melville voglia condannare l' affanno con cui la nostra società insegue il successo e la posizione prestigiosa, la sua quindi sarebbe una "resistenza passiva al sistema". Ma di lui non si sa nulla, si sa solamente che "preferisce di no", Bartleby non ha passato, ha una non-vita e, evidentemente non ha futuro, a che scopo? Qual è la giusta chiave di lettura? Ma c'è una chiave di lettura da cercare?
    Scritto bene, mi ha incuriosita, ma, tutto sommato, mi è scivolato addosso senza lasciare granché....

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    Alisea said on Jun 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un avvocato si trova davanti un'anomalia. e' sufficiente la condiscendenza per placarsi la coscienza?

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    Francesco Bonghi said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ora che l'ho letto capisco perché mi è stato regalato.
    Potrei anche star qui a spiegarlo, battendo come un'ossessa su questa stupida tastiera e scegliendo parole appropriate ma, francamente, preferirei di no.

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    Monica Yellnikoff said on May 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    I would prefer not to

    Un outsider americano sconcertante. Un racconto breve che si legge velocemente ma non è così semplice come appare. E' una lettura da farsi tutta metaforicamente.
    Il titolo del libro "inganna": il protagonista non è lo scrivano Bartleby ma bensì colui ...(continue)

    Un outsider americano sconcertante. Un racconto breve che si legge velocemente ma non è così semplice come appare. E' una lettura da farsi tutta metaforicamente.
    Il titolo del libro "inganna": il protagonista non è lo scrivano Bartleby ma bensì colui che lo ha assunto: un imprecisato avvocato newyorkese.
    L'ossessione di cercare di capire questo strano individuo, porta Bartleby a diventarne l'involontario protagonista. Probabilmente lui avrebbe preferito di no.
    L'avvocato può essere definito la metafora della società di massa. Egli trascorre il tempo a cercare di capire tramite dati meramente esteriori, perché il suo scrivano ad ogni richiesta risponde con un "preferirei di no". Notare che che il difensore della legge vuole capirlo, non comprenderlo.
    L'avvocato può essere interpretato come la persona media: un individuo che sente tranquillo con la coscienza dopo aver dato un aiuto umanitario ad uno sfortunato, che seguendo la norma si sente apposto con se stesso e quindi non sente il bisogno di riflettere interiormente. Non cerca nemmeno di conoscere sé in modo migliore, forse perché non ne sente il bisogno, forse perché crede di conoscersi già. Significativo il fatto che ha la presunzione di conoscere il mondo di coloro che copiano e basta (gli scrivani).
    Bartleby è colui che pur avendo un lavoro di mera copiatura, decide di opporsi operando una scelta, preferendo di no. Diventa quindi una specie di anomalia sociale che porta pian piano al disinteressamento del suo datore di lavoro e provoca la rabbia di alcuni inquilini che lo fanno imprigionare. Metaforicamente: l'individuo che non la pensa come la maggioranza deve essere esiliato dalla società dove non può nuocere.

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    Velleitά said on May 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Immaginate la mia sorpresa meglio la mia costernazione quando senza muoversi dal suo privato Bartleby con voce singolarmente mite, ma ferma, replicò Avrei preferenza di no"
    Bartleby chi? L' unica cosa certa è il suo profilo fisico. Cos ...(continue)

    "Immaginate la mia sorpresa meglio la mia costernazione quando senza muoversi dal suo privato Bartleby con voce singolarmente mite, ma ferma, replicò Avrei preferenza di no"
    Bartleby chi? L' unica cosa certa è il suo profilo fisico. Così lo descrive il suo datore di lavoro: una figura pallidamente distinta, penosamente rispettabile, inguaribilmente desolata...dall' aspetto così singolarmente calmo...una sentinella in perpetuo servizio.
    Quanto all' aspetto più suscettibile di giudizi morali, lo scrivano Bartleby appare una figura enigmatica, , lontana dai "normali" comportamenti logici del mondo che gli sta attorno.
    Irrompe nella vita tranquilla cauta prudente, senza scossoni del suo capo, tutto casa lavoro e accumulo di ricchezza, e lo mette in crisi; gli procura sconcerto, lo spiazza e lo disarma costringendolo ad interrogare la sua coscienza.
    Non c' è dubbio però che lo spaesato scrivano rimarrà per sempre il personaggio legato alla singolare espressione: Preferirei di no che è il suo refrain suadente, garbato, ma netto, di opporsi ad ogni richiesta concernente l' attività di copista.
    C' è nel suo rifiuto la volontà di non essere intrappolato nel gioco "normale della vita", dopo averne accettato gli schemi senza risparmiarsi.
    E l' unico modo per venirne fuori è rinchiudersi nella nicchia protettiva della passività, della non partecipazione, della non scelta; rifugiarsi nel suo eremo di solitudine, dietro un paravento con la sguardo fisso ad un muro cieco.
    Un morto tra vivi
    Se...non capite da voi la ragione non resta che leggere questo breve e singolare racconto.

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    Maria said on May 22, 2014 | Add your feedback

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