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Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Full Color Sound

4.2
(2356)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8878460206 | Isbn-13: 9788878460201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Pintus ; Lettore: Serena Dandini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Non rilegato

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Descrizione del libro
Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.
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  • 2

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.


    Qui, la mia recen ...continua

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.

    Qui, la mia recensione completa: http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/11/23/i-classici-della-domenica-bartleby-lo-scrivano/

    ha scritto il 

  • 5

    Un solo appunto: Gianni Celati traduce "I would prefer non to" con "Avrei preferenza di no". Non mi piace. Troppo sussiegoso per l'imperturbabile Bartleby (mi par di vederlo, mentre lo dice: sguardo perso nel vuoto, non un muscolo della faccia che si muova). Né potrebbe essere altrimenti: il ling ...continua

    Un solo appunto: Gianni Celati traduce "I would prefer non to" con "Avrei preferenza di no". Non mi piace. Troppo sussiegoso per l'imperturbabile Bartleby (mi par di vederlo, mentre lo dice: sguardo perso nel vuoto, non un muscolo della faccia che si muova). Né potrebbe essere altrimenti: il linguaggio del corpo spesso aiuta a decifrare lo stato d'animo ed il nostro Bartleby non ha (per volontà dell'autore) stati d'animo. Il suo gran rifiuto "non deve" essere compreso e neppure un gesto può intaccarne l'assolutezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Vedere il mondo, ma vederlo per davvero. Anche solo per un attimo, cogliere la meschina realtà della commedia umana, e lì dinanzi lasciarsi andare, deporre le ragioni del vivere. Dire no, ecco, e fermarsi, sospesi in una rassegnata attesa che è anelito di morte.

    ha scritto il 

  • 4

    Una notevole sorpresa

    Una delle cose migliori dell'ultimo libro che ho letto (e che non mi è piaciuto) è che mi ha incuriosito nei confronti di questo piccolo (piccolissimo, in termine di numero di pagine) capolavoro di Melville. Una perla incredibile, quasi un racconto universale. Da leggere assolutamente

    ha scritto il 

  • 5

    In appena 37 pagine il sommo Melville scrive una storia degna di essere chiamata tale. Interessante, intrignante, curiosa, ben scritta e accattivante. Inutile spendere altre parole per dire di che parla. Parla di un uomo. Prendete e leggete.

    ha scritto il 

  • 5

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza, come una goccia che scava, gutta cavat lapide ...continua

    Herman Melville "Bartleby lo scrivano": un racconto breve, denso, che penetra, si infiltra, si fissa dentro. Una figura trasparente, ectoplasmatica, silenziosa che non rifiuta, non urla, non bisticcia, semplicemente "preferisce di no", con leggerezza, come una goccia che scava, gutta cavat lapidem, avrebbero detto i latini. E il povero avvocato, senza neppure un nome, che ci regala questo personaggio straordinario, deve proprio allo scrivano che non voleva più scrivere, la sua realtà, il suo ricordo. La sua figura rimane proprio grazie a Bartleby, senza un passato e senza futuro, uno "Straniero" della vita insomma. Miracoli della letteratura! Quella buona però ... O no?

    ha scritto il 

  • 5

    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che questo tipo di risposta non funzionava hanno co ...continua

    Dublino e Glasgow si sono rotti il cazzo di rispondere alla domanda, che genere di musica fate? I primi tempi tentavano di spiegare che loro non credevano nei generi, che i generi sono un’invenzione delle case discografiche. Dopo aver constatato che questo tipo di risposta non funzionava hanno cominciato a dire pop, facciamo pop, senza aggiungere altro, ma alla quarta volta Dublino ha vomitato e hanno dovuto smettere. Più tardi Dublino mi ha spiegato che non ha vomitato per la parola pop, ha vomitato perché aveva mangiato pollo scaduto, ma questo non cambia il fatto che da quel giorno hanno smesso di dire pop. Hanno tentato allora di confondere, hanno cominciato a usare metafore, che musica fate?, gli chiedevano, grappa, rispondevano. Ma questo ha creato problemi coniugali, la fidanzata di Dublino lo ha accusato di essere uno snob e che comportandosi così con i suoi amici (gli amici di lei) era maleducato. Dublino ne ha parlato con Glasgow e allora Glasgow gli stava per dire lascia quella cagna (me lo ha confidato proprio qualche giorno fa) ma si è fermato in tempo e ci ha pensato su e infine ha proposto un’idea, che a quanto pare sembra funzionare. L’idea è quella di smettere di suonare. Non veramente, loro continuano a suonare a quanto so sono più attivi che mai, ma non ne parlano più, Glasgow si è specializzato nel tempo e nel calcio e in un altro paio di argomenti forti (vino e cibo), Dublino invece ha deciso di giocarsela sullo scemo o sull’ascoltatore attento, quello che ti fa parlare che mostra interesse in quello che dici. Adesso nessuno chiede più loro della musica, neanche i parenti, a sentire Dublino loro erano i peggiori, domande tipo, ma quando fate il disco?, perché non andate a X factor?, cose del genere. Ora che non suonano più nessuno dice più niente. Dublino dice che per lui è stata la svolta e mi ha detto in segreto che è molto grato a Glasgow per questa idea, ma non può dirglielo perché Glasgow è del tipo leader inconsapevole, se Glasgow viene a sapere che alcune sue trovate sono davvero geniali la sua insicurezza lo porta a replicare l’idea apprezzata e manda tutto a troie. Dublino è decisamente in una posizione scomoda ma a lui va bene così. Credo che in qualche modo lui si consideri il protettore di Glasgow, infatti non fa che ripetere che Glasgow ha i suoi momenti di puro genio e che nelle mani sbagliate potrebbe veramente essere fregato perché deve ancora disciplinarsi. Allora io per provocarlo gli ho detto che forse lui se lo vuole tenere tutto per sé, forse lui lo sta fregando, e allora Dublino mi ha guardato quasi offeso e ho lasciato perdere. So bene che Dublino è un illuminato, Dublino dovrebbe essere giudice, o Presidente, lui è il tipo di persona che ha poco interesse al bene personale e senza essere un idealista, ma questo ho paura di non poterglielo dire, certe cose non bisogna saperle ed è tutto un giro tondo a quanto pare siamo destinati a non poterci dire un cazzo, e dovrei chiedermi perché, infatti me lo chiedo spesso, ma ancora non trovo la risposta e più ci penso più ho la sensazione di allontanarmi dalla risposta, mi deprimo e allora mi tuffo nel salato e profumato mare dei miei favolosi

    ha scritto il 

  • 4

    Una battaglia persa in partenza

    Gli ultimi 9 anni della mia vita li ho passati ad una scrivania in uno scantinato da cui non si vedeva il cielo perché i vetri della finestra erano opacizzati. Entravo la mattina e d'inverno uscivo che era già buio. Allora di pranzo mangiavo alla scrivania. Nonostante questo ero contenta perché t ...continua

    Gli ultimi 9 anni della mia vita li ho passati ad una scrivania in uno scantinato da cui non si vedeva il cielo perché i vetri della finestra erano opacizzati. Entravo la mattina e d'inverno uscivo che era già buio. Allora di pranzo mangiavo alla scrivania. Nonostante questo ero contenta perché trovare un nuovo lavoro dopo essere stati esodati alla soglia dei 50 anni non è facile. Bartebly ha tutta la mia solidarietà perché fino all'ultimo riesce a mantenere stretto l'ultimo barlume di scelta che gli rimane nella vita, la libertà dire di no. In extremis anche la libertà di rifiutare la vita non mangiando più. Ma ho apprezzato anche il narratore, l'avvocato che pur non comprendendo Bartebly cerca comunque di salvarlo con grande calma e pazienza, fino ad offrire la sua casa quindi la parte più intima che ha a disposizione. Quanti altri datori di lavoro avrebbero agito con altrettanta delicatezza?

    ha scritto il 

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