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Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Full Color Sound

4.2
(2390)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8878460206 | Isbn-13: 9788878460201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Pintus ; Lettore: Serena Dandini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Non rilegato

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Descrizione del libro
Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.
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  • 3

    ...Bartleby è assente.
    Più che un personaggio vero e proprio, pare il destinatario delle reazioni altrui: la curiosità, la condiscendenza, la rabbia, lo sconcerto e la pietà che suscita negli altri non lo toccano manco di striscio, come diciamo noi gente di Oxford. Mai, neanche una v ...continua

    ...Bartleby è assente.
    Più che un personaggio vero e proprio, pare il destinatario delle reazioni altrui: la curiosità, la condiscendenza, la rabbia, lo sconcerto e la pietà che suscita negli altri non lo toccano manco di striscio, come diciamo noi gente di Oxford. Mai, neanche una volta, ci viene concesso di dare uno sguardo alla realtà attraverso i suoi occhi, mai ci viene rivelato un suo pensiero o una sua volontà, eccezion fatta per le cose che preferirebbe non fare. È totalmente inerte, eppure la sua passività è talmente potente da frenare l'attività delle persone attorno a lui...

    Commento completo: http://estemporaneamente.iobloggo.com/6/bartleby-lo-scrivano---herman-melville

    ha scritto il 

  • 4

    Prego, vuol ballare con me? Grazie, preferisco di no!

    Il titolare di uno studio legale di Wall Street ci racconta di un suo ex dipendente, Bartleby. L’avvocato, a seguito di un aumento delle pratiche da sbrigare, si trova ad aver bisogno di un altro scrivano; mette un annuncio e gli si presenta questo strano tizio. Educato, fin troppo timido ma inde ...continua

    Il titolare di uno studio legale di Wall Street ci racconta di un suo ex dipendente, Bartleby. L’avvocato, a seguito di un aumento delle pratiche da sbrigare, si trova ad aver bisogno di un altro scrivano; mette un annuncio e gli si presenta questo strano tizio. Educato, fin troppo timido ma indefesso lavoratore, Bartleby si conquista la stima del proprio capo copiando documenti senza posa. I primi tempi le cose vanno benissimo, sebbene l’avvocato si accorga che il suo nuovo dipendente tenda a starsene sulle sue e non socializzare con gli altri impiegati. Le cose cambiano, e Bartleby diventa “immortale”, quando, in una mattina come tante, l’avvocato gli chiede di unirsi a lui e agli altri tre impiegati per controllare un documento (lui leggeva e gli altri controllavano che tutte le copie fossero conformi; altri tempi!). Bartleby, alla richiesta capo, risponde con un memorabile: “Preferirei di no”. Ora, mettiamoci nei panni dell’avvocato. Fai una richiesta del tutto lecita a un tuo dipendente e quello ti dice che preferirebbe di no, che fai? Pensi a uno scherzo (sebbene il tipo non lo definiresti proprio un burlone). Gli ripeti la richiesta presumendo che non abbia capito bene. Ti incazzi!!! Ecco, ti incazzi, un momento. Se un tuo sottoposto ti risponde in modo impertinente, ti viene facile l’incazzo, ma se quello ti risponde mogio mogio, con uno sguardo da cane bastonato se non addirittura da condannato che si avvia claudicante verso la forca, tu, in tutta onestà, riusciresti a incazzarti? E infatti l’avvocato non ci riesce. Più della rabbia poté la pena, si potrebbe dire parafrasando il tizio che fa la pubblicità alla carta igienica. Richiesta dopo richiesta, la risposta di Bartleby rimane, sostanzialmente, sempre quella: “Preferirei di no”. [Se siete oberati d’impegni potete tranquillamente evitarvi il seguito, se, al contrario, non avete un cavolo da fare e/o vi piacciono le pratiche sadomaso, legatevi alla sedia e continuate pure l’avvincente lettura]

    Senza aggiungere altro sulla trama per non togliere il piacere della lettura a chi vorrà affrontare le poche ma indimenticabili pagine di “Bartleby, lo scrivano”, vorrei fare una riflessione riguardo al comportamento apatico alla Bartleby (e, badate bene, lo faccio prima di aver letto “Bartleby e compagnia” di Enrique Vila-Matas, libro che pure ho intenzione di affrontare a breve). È un atteggiamento che alla lunga (ma anche alla corta, direbbe un possibile candidato alla Presidenza della Repubblica, per dire di come siamo messi! … ma questa è un’altra storia) può irritarti al punto da indurti a comportamenti che la tua indole, altrimenti civile, aveva sempre aborrito. Ma, mi chiedo e vi chiedo, dal punto di vista dell’apatico, quel modo di fare, (che, per carità, potrebbe anche essere del tutto naturale, oserei dire persino fisiologico) paga o non paga?

    Nel lontano 1998, durante il mio servizio alla patria, n’è vero, ebbi la ventura di conoscere la versione in divisa di Bartleby che, non essendo uno scrivano newyorkese ma un giovine virgulto (oddio virgulto?!) del viterbese, anziché “Preferirei di no”, diceva: “N’jea fò più”, ma sempre con il tono di chi stia esalando l’ultimo respiro, roba che tu gli andavi incontro con le braccia protese pronto a sorreggerlo. Durante le estenuanti ore di marcia sotto il sole cocente di Sulmona nel mese di luglio (non si facciano forviare coloro che non ci sono mai stati, sorgendo nel bel mezzo di una conca, la ridente cittadina abruzzese si distingue, n’è vero, per inverni rigidi e innevati, ma anche (e ci risiamo!) per estati afose, soffocanti, opprimenti), il comportamento Bartlebyesco dell’allievo caporale con incarico 31B Tal dei Tali a rapporto, signore, almeno per quanto mi è dato ricordare, tenendo conto che stiamo pur sempre parlando di eventi occorsi il secolo scorso, produsse ottimi risultati. I terribili caporali istruttori (roba che il sergente di Full Metal Jacket era una mammoletta) la presero sul ridere, il comportamento genuinamente (perché il tipo non ci marciava, era proprio così!) apatico del soldato, rappresentava per loro una sorta di piacevole evasione rispetto al rigoroso programma giornaliero. In sostanza, mentre a noi altri fieri servitori dello Stato continuavano, imperterriti, a farci marciare avanti e indietro per la piazza d’armi con il “Garand” in braccio e il sudore che, colandoci dalle tempie sulle guance, e andandosi poi a fermare agli angoli della bocca, ci faceva assaporare tutto l’amaro della vita militare, a mister “N’jea fò più” gli dicevano: “Va bene, mettiti qualche minuto sotto quell’albero”. E noi: “È? Ma che cazz…”. E loro a noi: “A posto. A, al tempo. Attenti!!!” Cioè, andava così … sono cose che ti segnano… Insomma, tanto per riprendere il titolo celentanesco che ho voluto assegnare a questa pararecensione che, credetemi, voleva essere breve e concisa e che, di certo, non voleva andare a perdersi in ricordi del tutto personali che a voi, più che legittimamente, possono apparire come un inutile spreco d’inchiostro da parte mia e uno sperpero di tempo da parte vostra; dicevo, tanto per riprendere il titolo, verrebbe da dire: “Soldato, vuol marciare con noi?” “Grazie, preferisco di no” … e noi a ballare il tango con fucil, però…

    È chiaro che alla lunga i Bartleby siano destinati a una vita “de merde” (permettetemi il francesismo), però è anche vero che qualche piccolissima dose di Bartlebysmo potrebbe apportarci dei vantaggi. Voi cosa ne pensate, le prescrivereste o no le PPB (Pillole di Paraculismo Bartlebyano)? [Pentiti di aver proseguito la lettura, eh? Vi capisco, ma non dite non vi avevo avvertiti]

    ha scritto il 

  • 4

    La fragile arte di esistere

    Più che un romanzo è un racconto. Lo stile letterario mi ricorda un po' Dickens, che descrive i personaggi in modo ironico e rassicurante, ma dietro c'è un'esistenzialismo più moderno, alla Kafka. Povero Bartleby, con quei suoi grotteschi "preferirei di no" ci sottolinea la fragilità dell'individ ...continua

    Più che un romanzo è un racconto. Lo stile letterario mi ricorda un po' Dickens, che descrive i personaggi in modo ironico e rassicurante, ma dietro c'è un'esistenzialismo più moderno, alla Kafka. Povero Bartleby, con quei suoi grotteschi "preferirei di no" ci sottolinea la fragilità dell'individuo che, per non perdersi e smarrirsi in sé stesso, si aggrappa alle consuetudini sociali. Bartleby però si rifiuta di farlo, va oltre, ma finirà per distruggersi. Dietro a questa metafora c'è il dramma dell'autore a cui in vita non fu riconosciuta quella modernità e quella genialità che aveva.

    ha scritto il 

  • 4

    Storia molto triste narrata con un linguaggio assai divertente, e comunque in modo perfetto, direi; grandioso come sia riuscito a tratteggiare i personaggi e soprattutto Bartleby senza raccontarne nulla. Unica nota sulla traduzione, che certo non è il mio campo, ma, anche se il traduttore spiega ...continua

    Storia molto triste narrata con un linguaggio assai divertente, e comunque in modo perfetto, direi; grandioso come sia riuscito a tratteggiare i personaggi e soprattutto Bartleby senza raccontarne nulla. Unica nota sulla traduzione, che certo non è il mio campo, ma, anche se il traduttore spiega ampiamente i motivi e le sfumature di senso della sua traduzione, direi che funziona unicamente nella frase "Il grosso problema era questo: non tanto s'io avessi assunto ch'egli mi lasciasse, quanto s'egli avesse preferenza a farlo o meno. Ed egli era uomo di preferenze, più che di assunti."Per il resto linguisticamente in italiano è brutto e cacofonico, preferirei di no.

    ha scritto il 

  • 4

    I would prefer not to.

    Questo racconto mi ha incuriosita da quando ho scritto la tesi della triennale su Perec e il suo Un homme qui dort. I temi, qui, sono pressappoco gli stessi: l'uomo che si rifugia dal quotidiano nascondendosi dietro una cortina di indifferenza, che non si rifiuta con un "no" secco, ma con un liev ...continua

    Questo racconto mi ha incuriosita da quando ho scritto la tesi della triennale su Perec e il suo Un homme qui dort. I temi, qui, sono pressappoco gli stessi: l'uomo che si rifugia dal quotidiano nascondendosi dietro una cortina di indifferenza, che non si rifiuta con un "no" secco, ma con un lieve condizionale - I would prefer not to - che è comunque la più decisa delle negazioni. Al narratore della storia resterebbe solo la rassegnazione, ma non riuscendosi, si indigna per il comportamento del suo sottoposto, per poi rilassarsi, mosso da pietà, per poi indignarsi di nuovo, senza capire che la sua ostinazione nulla può contro la filosofia di vita dello scrivano. Ma non siamo poi tutti uguali, noi che ci rapportiamo a Bartleby? D'altronde sono state spese tantissime parole per spiegarci il perché di quel "preferirei di no"!

    ha scritto il 

  • 4

    il rasoio

    L'irriducibile individualità dell'essere è fonte di varietà, sorpresa e in ultima istanza di bellezza del vivere. Questo il main stream ed è impossibile non concordare (almeno per chi scrive). Ma è al contempo la nostra dannazione e rende impossibile la nostra salvezza; il richiamo inevitabile al ...continua

    L'irriducibile individualità dell'essere è fonte di varietà, sorpresa e in ultima istanza di bellezza del vivere. Questo il main stream ed è impossibile non concordare (almeno per chi scrive). Ma è al contempo la nostra dannazione e rende impossibile la nostra salvezza; il richiamo inevitabile alle nostre urgenze ultime e più profonde -"preferenze" direbbe Burtleby se solo avesse voglia per un attimo di rivolgerci la parola- ci perde per sempre. Esser sé stessi e per questo morire, o tradire sé stessi e così vivere. Un rasoio micidiale. Strepitoso Melville.

    ha scritto il 

  • 3

    - Herman, io e te abbiamo un conto in sospeso, lo sai?
    - Ce lo so.
    - Lo sai, vero, che ancora faccio fatica a sedermi. E son passati anni!
    - Ce lo so, ce lo so, ma pur sempre di un cazzo di cetaceo stiamo parlando, dico, non so se hai tradotto il titolo.
    - Zitto. Questo l' ...continua

    - Herman, io e te abbiamo un conto in sospeso, lo sai?
    - Ce lo so.
    - Lo sai, vero, che ancora faccio fatica a sedermi. E son passati anni!
    - Ce lo so, ce lo so, ma pur sempre di un cazzo di cetaceo stiamo parlando, dico, non so se hai tradotto il titolo.
    - Zitto. Questo l'ho letto solo perchè erano 40 pagine. Sia chiaro. E il tutto poteva essere condensato in 4! Esattamente come le 500 del "cazzo di Moby" poteva esse condensato in 50.
    - ...
    - Herman, tu ti devi trovare un editore bravo oppure, qualsiasi cosa ti venga in mente di scrivere, la stracci in 10 parti e poi ne butti via 9. Hai capito?
    - ...
    - Hai capito?!
    - Ho capito, ma ora una recensione su Bartleby me la scrivi?
    - Preferirei di no.

    ha scritto il 

  • 4

    "Avrei preferenza di no"

    Trovo questo genere di racconti sempre molto piacevoli. I personaggi sono meragliosi, tutti quanti senza eccezzioni. Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 2

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.


    Qui, la mia recen ...continua

    Quella di Herman Melville non è una letteratura banale ed agevole; tra i riferimenti biblici ed evangelici, le critiche velate ed i numerosi simbolismi, l’opera dello scrittore americano presenta non poche difficoltà nella sua interpretazione, oltre che nella sua lettura.

    Qui, la mia recensione completa:
    http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/11/23/i-classici-della-domenica-bartleby-lo-scrivano/

    ha scritto il 

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