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Bassotuba non c'è

By Paolo Nori

(725)

| Others | 9788807721045

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Book Description

Questo romanzo comico e grottesco è l'impudica messa a nudo del protagonista Learco Ferrari, delle sue azioni, dei suoi sentimenti e dei suoi colloqui con un immaginario interlocutore. Lo stesso Learco Ferrari protagonista di tutti gli esilaranti libri di Paolo Nori. Trentacinque anni, aspirante scrContinue

Questo romanzo comico e grottesco è l'impudica messa a nudo del protagonista Learco Ferrari, delle sue azioni, dei suoi sentimenti e dei suoi colloqui con un immaginario interlocutore. Lo stesso Learco Ferrari protagonista di tutti gli esilaranti libri di Paolo Nori. Trentacinque anni, aspirante scrittore, traduttore di manuali tecnici dal russo, magazziniere per necessità, musicista in un gruppo di difficile affiatamento, Learco rappresenta in due parole un tipico caso di "precariato intellettuale". Il protagonista racconta la propria vita da quando la fidanzata Bassotuba l'ha lasciato per un giovane sociologo, allievo di Vattimo, mostrando tutte le sue contraddizioni e gelosie.

8 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Io sono quello che non ce la faccio.

    “Dove volete che vada, ci dico, alle voci, che non ho neanche i soldi per la benzina? Andate voi, a fare un giro, che ce n’è in giro di gente con la testa sgombra. Andate un po’ da loro, che a me mi avete stancato.Ti piacerebbe, dicon le voci, invece no. Sei la nostra merda preferita.”
    Sarà il perio ... (continue)

    “Dove volete che vada, ci dico, alle voci, che non ho neanche i soldi per la benzina? Andate voi, a fare un giro, che ce n’è in giro di gente con la testa sgombra. Andate un po’ da loro, che a me mi avete stancato.Ti piacerebbe, dicon le voci, invece no. Sei la nostra merda preferita.”
    Sarà il periodo personale, sarà il periodaccio storico, non lo so, però ho ritrovato nei flussi di coscienza di Learco molti dei miei pensieri personali di 27enne e molto anche di amici coetanei, il club di quelli che “ci provano”, e ci provano davvero. Ma mentre ci provano fanno anche altro, perché provarci e basta non è sufficiente, e se non poi non ci riesci??
    E se mentre sei lì che continui a provare deludi le aspettative riversate su di te?? E mentre sei lì che ci provi, altri che danno la sensazione di provarci meno arrivano dove vorresti arrivare tu?? Boh….
    Resta che adesso ho voglia di regalare Learco a persone a cui voglio bene, perché è stato bello entrare nella sua testa e penso che un viaggio nei suoi pensieri lo si debba fare.
    Viva Learco e viva Paolo!!!

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    SaraM said on Dec 9, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Non leggevo Paolo Nori, non so perché. Ma adesso mi sa che lo leggo ancora. Sarà che spesso viene da pensare che mi sa che io son una che non ce la faccio. Sarà che ieri notte arrivando a casa di mia mamma è partito l'allarme che chissà perché diamine l'aveva acceso e allora son scesa in fretta dall ... (continue)

    Non leggevo Paolo Nori, non so perché. Ma adesso mi sa che lo leggo ancora. Sarà che spesso viene da pensare che mi sa che io son una che non ce la faccio. Sarà che ieri notte arrivando a casa di mia mamma è partito l'allarme che chissà perché diamine l'aveva acceso e allora son scesa in fretta dall'auto per disattivarlo prima che svegliasse i vicini ed era tardi ed ero stanca e c'avevo un occhio che mi faceva male tutto rosso e allora si vede che mi sono scordata lo sportello del guidatore aperto che è rimasto aperto tutta la notte e al mattino la macchina era ghiacciata fuori e dentro e ci era entrato un gatto che ha pisciato da qualche parte, dentro. Allora ho invocato l'angelo Karmelo che mi ha detto: "Vedrai che ce la fai".

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    A said on Jan 23, 2012 | 3 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    " io sono quello che non ce la faccio.
    io sono stanco, anzi stanchissimo. la vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. oppure no.
    io sono esaurito. ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l'energia vitale che mi è stata concessa. sono scarico. sembro v ... (continue)

    " io sono quello che non ce la faccio.
    io sono stanco, anzi stanchissimo. la vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. oppure no.
    io sono esaurito. ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l'energia vitale che mi è stata concessa. sono scarico. sembro vivo, ma sono morto. oppure no. "

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    kovalski said on Jan 8, 2012 | 1 feedback

  • Sai cosa sono?Incagabile.


    Strano eh, un altro libro di Paolo Nori. Lo so, è l’ENNESIMO libro di Paolo Nori. Mi sa che se Paolo Nori passasse da queste parti la sa autostima ne uscirebbe arricchita di molto. Le sue tasche sono già arricchite di molto, visto che i suoi libri me li sono comprati quasi tutti. Questo almeno me l ... (continue)


    Strano eh, un altro libro di Paolo Nori. Lo so, è l’ENNESIMO libro di Paolo Nori. Mi sa che se Paolo Nori passasse da queste parti la sa autostima ne uscirebbe arricchita di molto. Le sue tasche sono già arricchite di molto, visto che i suoi libri me li sono comprati quasi tutti. Questo almeno me l’hanno regalato. E l’ho letto durante le vacenze di Natale, quindi sarebbe anche ora di metterlo via, ma non ci riesco. Perchè fa ridere, piangere e mette addosso anche un po’ di inquietudine. Ha una specie di malinconia di fondo, come diversi suoi libri. Una specie di retrogusto amaro, come quello del pandoro che da giorni sosta sul tavolo della nostra cucina. Solo che, a differenza del pandoro sul tavolo, che una volta era buono buono e soffice, sembra che i personaggi di Paolo Nori ci siano nati, con questa amaro cronico.

    Bassotuba non c’è è il suo primo romanzo e secondo me anche uno dei più riusciti. La trama, come al solito, si può riassumere in tre parole: la fidanzata lo pianta, lui va a lavorare, si occupa della sua famiglia e cerca di farsi pubblicare dei libri. Basta.

    Però come al solito lo fa con gli occhi spalancati e scrivendobene cosa gli succede, e coome sta lui mentre intorno il mondo fa le sue cosine.
    Quello che viene fuori è un ritratto sputato di un sacco di persone che conosco, viene fuori una casa che diventa piccolissima o gigante a seconda di chi ci sta dentro, viene fuori una fatica mostra a capire il casino della realtà.

    L’unica roba che mi fa un po’ fatica è l’uso smodato del “che” per iniziare una frase così da riportare la lignua parlata: ve ben tut, oh mio adorato Paolino, ma o sei circondato da undicenni o davvero ‘sto giro ne hai messi un po’ troppi. E poi, scrivo una critica così dall’alto del mio sediolino e penso: ma come si dice? E’ un che impersonale? E’ per iniziare con una subordinata relativa? Esiste il che impersonale?

    Perchè ho dimenticato praticamente tutto della grammatica che ho studiato alle medie, tranne che avevamo un libro con la carta lucida e non ci si poteva fare i disegnini nella pagine perchè la bic sbavava? Se mi fossi concentrata un po’ meno sulla qualità della carta dei libri di testo e un po’ di più sui contenuti adesso, starei messa così?

    detto questo, metto solo un pezzetti, ma piccoli, perchè mi verrebbe da scriverne quattrocento.Invece ne scrivo solo due, sennò va a finire che divento una fan, e va a finire anche che a cercare i brani tra le pagine respiro troppo la malinconia del libro e mi viene il muso.

    Sai cosa sono? Incagabile, sono. Sai cosa sono, io?Incagabile. Per quello non mi telefonano. Per quello non mi pubblicano i libri. Per quello. Perchè sono incagabile. Che, a pensarci bene, ho anche ragione.
    Che mi succede che litigo con delle persone e dopo delle settimane, o dei mesi, o anche degli anni ci ritroviamo, beviamo un caffè e loro mi dicono Avevi poi ragione tu, quella cosa. E io, invece di star zitto senza dir niente mi metto a ridere e dico Bravo. E adesso cosa ci faccio con la ragione, il brodo? Incagabile.

    Mi lamento con il Lozzo che leggo troppo Paolo Nori e lui dice: Ah ma se scrive un libro alla settimana perchè deve mandare i suoi figli a scuola, mi sembra anche normale.
    Anche il Lozzo in questo periodo è veramente furbissimo.

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    Potaci said on Jan 12, 2012 | Add your feedback

  • "Io sono quello che non ce la faccio"

    Fa sentire solidali tutti noi, "martiri della letteratura". Il mio primo Paolo Nori. Che scrittura stramba! Non sarà il mio ultimo. Io l'angelo Karmelo lo trovo geniale.

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    Ursenna said on Jan 5, 2012 | Add your feedback

  • E' un adulto privo di qualsiasi malizia, è un uomo con l'innocenza di un bambino, è una persona che non ha barriere fra cuore, bocca e cervello, è Learco Ferrari, il protagonista di questo libro. Bassotuba è il soprannome della sua ragazza che però l'ha lasciato, chiamata così per lo strumento music ... (continue)

    E' un adulto privo di qualsiasi malizia, è un uomo con l'innocenza di un bambino, è una persona che non ha barriere fra cuore, bocca e cervello, è Learco Ferrari, il protagonista di questo libro. Bassotuba è il soprannome della sua ragazza che però l'ha lasciato, chiamata così per lo strumento musicale che suonava. Anche Learco, laureato in lingue straniere, suona in un gruppo, lavora come magazziniere per due ore al giorno, realizza traduzioni per arrotondare, ma soprattutto fa lo scrittore, anche se non ha mai pubblicato alcun libro. Queste sue occupazioni, come un po’ tutte le sue attività, non è che gli riescano proprio perfettamente, ma Learco non se ne preoccupa, a lui bastano i soldi per continuare a vivere da solo e per le sigarette. Ogni tanto va a trovare anche i suoi genitori, specialmente adesso che suo padre si è ammalato di un tumore ai polmoni, ironia della sorte lui che non aveva mai fumato. Il libro è elaborato con una scrittura che sembra quella di un bambino, con diverse imperfezioni grammaticali, come ad esempio l'abuso di ripetizioni o avverbi non sempre azzeccati, che danno comunque un tocco di particolare autenticità all'insieme. A tratti è molto divertente, soprattutto quando descrive l'ingenuità di Learco nei confronti delle donne, oppure quando Learco si prodiga in dialoghi strampalati con un angelo immaginario. A questa ilarità si contrappone però anche una venatura di malinconia che si palesa nella malattia del padre, e nella disperata ricerca di una cura. Inoltre il protagonista, anche se vive abbastanza bene lo stato delle cose, sente, attraverso la sua sensibilità, che la propria vita non è poi granchè, soprattutto ora che la sua fidanzata lo ha lasciato. Un libro che usa una scrittura forse non immediatamente digeribile da tutti, ma direi che uno sforzo ne vale veramente la pena.

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    Dorame said on Jan 1, 2012 | Add your feedback

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