Bassotuba non c'è

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(909)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 171 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 880772104X | Isbn-13: 9788807721045 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

Ti piace Bassotuba non c'è?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Questo romanzo comico e grottesco è l'impudica messa a nudo del protagonista Learco Ferrari, delle sue azioni, dei suoi sentimenti e dei suoi colloqui con un immaginario interlocutore. Lo stesso Learco Ferrari protagonista di tutti gli esilaranti libri di Paolo Nori. Trentacinque anni, aspirante scrittore, traduttore di manuali tecnici dal russo, magazziniere per necessità, musicista in un gruppo di difficile affiatamento, Learco rappresenta in due parole un tipico caso di "precariato intellettuale". Il protagonista racconta la propria vita da quando la fidanzata Bassotuba l'ha lasciato per un giovane sociologo, allievo di Vattimo, mostrando tutte le sue contraddizioni e gelosie.
Ordina per
  • 3

    È come se Bassotuba non c'è fosse più uno stato d'animo che una vera e propria storia, un eterno elogio al ritorno e al tentativo di continuare a vivere cercando di convincersene ma senza poi riuscirc ...continua

    È come se Bassotuba non c'è fosse più uno stato d'animo che una vera e propria storia, un eterno elogio al ritorno e al tentativo di continuare a vivere cercando di convincersene ma senza poi riuscirci davvero.

    https://justanotherpoint.wordpress.com/2016/02/11/leggendo-114-bassotuba-non-ce-piu/

    ha scritto il 

  • 4

    Non ti lascia indifferente.
    Né Learco né la scrittura di Paolo Nori sono cose che ti lasciano indifferenti. Io, per esempio, non l'ho presa benissimo. Sono stanca anche io Learco, questi ritmi sono di ...continua

    Non ti lascia indifferente.
    Né Learco né la scrittura di Paolo Nori sono cose che ti lasciano indifferenti. Io, per esempio, non l'ho presa benissimo. Sono stanca anche io Learco, questi ritmi sono difficili anche per me. E capitano a tutti i i periodi della vita meno esaltanti, i giorni in cui non ti chiama nessuno, soprattutto la domenica pomeriggio, quindi trallallà

    Si potrebbero fare un milione di critiche a questo libro: la scrittura è irritante, il tema non è particolarmente originale, gli errori voluti esasperano la colloquialità ma questa è "arte" non un messaggio in segreteria telefonica, il discorso è troppo frammentario... Ma del resto la vita è frammentaria.
    Siamo figli del nostro Zeitgeist direbbe, forse, un allievo di Vattimo

    ha scritto il 

  • 2

    Leggete e soprattutto adcoltare lebpubbliche letture di Paolo Nori è spassoso e interessante, ma questo romanzo è faticoso, sebbene dia uno spaccato della vita di uno scrittore che si arrangia come pu ...continua

    Leggete e soprattutto adcoltare lebpubbliche letture di Paolo Nori è spassoso e interessante, ma questo romanzo è faticoso, sebbene dia uno spaccato della vita di uno scrittore che si arrangia come può pur di scrivere. Questa è la nota interessante

    ha scritto il 

  • 4

    BASSOTUBA NON C’È

    “Non so se li vedi, in giro per strada, quelli che fan finta. Che han degli occhiali che fan finta di essere dei piloti di jet. O delle scarpe anfibie che fan finta di essere dei marines. O delle camm ...continua

    “Non so se li vedi, in giro per strada, quelli che fan finta. Che han degli occhiali che fan finta di essere dei piloti di jet. O delle scarpe anfibie che fan finta di essere dei marines. O delle camminate che fan finta che tutti li guardano. O delle pettinate che fan finta di essere molto al passo coi tempi. Che non si fermano mai un attimo, a chiedersi magari dove sono, i tempi. Che non gli viene mica in mente, magari, che la storia dei tempi potrebbe essere un'inculata.”
    Che dire di Paolo Nori. Che dire della sua logica essenziale, basica, come la sua ironia. Della sua scrittura così semplice e viva, che non si profonde in grandi speculazioni filosofiche, ma è filosofia del quotidiano.
    “Di solito succedeva così: lei mi diceva Io voglio un bambino. Io le dicevo Io non lo voglio. Lei mi chiedeva Perché non lo vuoi? Io le dicevo Perché no. Lei mi diceva Perché no non è una risposta. Io le dicevo Invece è una risposta. Lei mi diceva Invece non è una risposta. Io le chiedevo Perché non è una risposta? Lei mi diceva Perché no. Io le dicevo Perché no non è una risposta. Lei mi diceva Invece è una risposta. Io le dicevo Ok, ricominciamo. Poi mi ha lasciato.”

    ha scritto il 

  • 3

    Generazione "esticazzi"

    Allora intanto io questa recensione la scrivo come mi pare. Perché se Paolo Nori scrive a cazzo, non lo posso forse fare anche io? Vediamo se Feltrinelli mi pubblica.
    Detto questo a me questo libro ha ...continua

    Allora intanto io questa recensione la scrivo come mi pare. Perché se Paolo Nori scrive a cazzo, non lo posso forse fare anche io? Vediamo se Feltrinelli mi pubblica.
    Detto questo a me questo libro ha fatto ridere parecchio e a differenza di altri pateticissimi scrittori italiani infognati nella generazione "esticazzi", la generazione dei nostri anni di precarietà e precariato, di eterni adolescenti, di storie d'amore che si affiancano bene all'espressione "du palle", riesce a prendere la situazione per un verso squisitamente ironico. Fra tutti gli sfigati dei nostri anni quelli che raggiungono il vero Top sono gli scrittori. Ma chi è davvero "lo scrittore"? La domanda ha un tono vagamente superquarkiano e ha ragione di averlo perché mica si capisce poi chi è scrittore e chi non lo è, chi fa finta soltanto, chi si definisce così per non definirsi magazziniere che in un'epoca di fottuti hipster, si sa, ti schifano da dietro quei finti occhiali da nerd.
    Insomma la generazione "esticazzi" risulta essere quasi tollerabile nelle pagine di Paolo Nori.

    ha scritto il 

  • 4

    " Io sono quello che non ce la faccio". Con questa frase si apre il romanzo breve di Paolo Nori Bassotuba Non C'è
    Ora, questo romanzo mi ha lasciata interdetta, e se mi chiedete il motivo ancora non l ...continua

    " Io sono quello che non ce la faccio". Con questa frase si apre il romanzo breve di Paolo Nori Bassotuba Non C'è
    Ora, questo romanzo mi ha lasciata interdetta, e se mi chiedete il motivo ancora non lo so.
    "Bassotuba non c'è" è il folle monologo di Learco Ferrari, alterego fin troppo esplicito di Paolo Nori stesso. Learco non sa cosa vuole dalla vita, o forse sì. Scrive, scrive, scrive ma non riesce a pubblicare. Fa mille lavori, beve, fuma, prova talvolta a dare delle svolte alla sua esistenza ma da quando Bassotuba (Elena) la sua donna, l'amore della sua vita, è scappata con un sociologo, il mondo esterno gli è diventato estraneo ( o lo era anche prima? ). ha degli sporadici dialoghi con degli Angeli, che lo mettono in contatto con il "Consesso dei principi critici riuniti" una sorta di entita celeste che analizza i suoi scritti.
    Leggere Bassotuba, significa in qualche modo infilarsi in punta di piedi nella vita di Paolo Nori, divertendosi, prendendo un po' in giro Learco, e per questo mi è sembrato di invadere una zona non mia quasi, di leggere un quaderno segreto con su un enorme scritta NON LEGGERE.
    Profondamente influenzato dal Gruppo '63 e particolarmente da Malerba, Paolo Nori riesce in uno degli stratagemmi letterari secondo me più ostici:
    Il suo stile ripetitivo, ossessivo, a tratti infantile, rispetta perfettamente il ritmo del romanzo, tanto da non far comprendere al lettore se sia l'argomento, o lo stile a tenere le redini della narrazione.
    Fatto sta che finisci questo libriccino, alzi lo sguardo e pensi : "ma quasi quasi lo riinizio".
    Veronica Nerozzi

    ha scritto il 

  • 2

    che poi troppi che stufano !

    ..no perchè poi a voler essere per forza originali si possono trovare pure delle note positive a questo libretto,che poi ognuno ci possa pure trovare un passaggio particolare che lo tocchi o lo rigu ...continua

    ..no perchè poi a voler essere per forza originali si possono trovare pure delle note positive a questo libretto,che poi ognuno ci possa pure trovare un passaggio particolare che lo tocchi o lo riguardi, che capita pure ci scappi un qualche mezzo sorrisetto qua e là, che poi va bene l'iirritualità....che....ecccheeee dopo un po' tanti, troppi "che" finscono con lo stufare: In sintesi solo per chi crede che ci sia solo "che" come pronome relativo nella lingua italiana, per chi la consecutio temporum è tutt'al più un piatto della nouvelle cousine, che il congiuntivo sia al massimo un malattia dell'occhio, e che "io" oltre ad essere un pronome personale, sia anche e solo l'ombelico del mondo.

    ha scritto il 

  • 2

    Ancora una volta non trovo corrispondenza tra le entusiastiche parole in qdc e il contenuto. Sicuramente qui ci si differenzia per lo stile narrativo, ma arrivata con fatica all'ultima parola la mia u ...continua

    Ancora una volta non trovo corrispondenza tra le entusiastiche parole in qdc e il contenuto. Sicuramente qui ci si differenzia per lo stile narrativo, ma arrivata con fatica all'ultima parola la mia unica reazione è stata "embè"?.

    ha scritto il 

  • 4

    Pagine 38 e 39

    Learco! Dice l'angelo della fine del mondo. Eccomi! dico io. Hai trovato notizie su questo filosofo: Caccavo, Cappero, come accidenti si chiama? Vattimo. Ecco, Vattimo. Hai trovato notizie su Vattimo? ...continua

    Learco! Dice l'angelo della fine del mondo. Eccomi! dico io. Hai trovato notizie su questo filosofo: Caccavo, Cappero, come accidenti si chiama? Vattimo. Ecco, Vattimo. Hai trovato notizie su Vattimo? Sissignore, dico io.
    Learco! dice l'angelo delle tre dimensioni. Sì, dico io. Fammi un rapporto su questo Vattimo. Certo, dico io.
    Vattimo Giovanni, nato a Torino nel 1936, segno zodiacale: Cancro. A ventotto anni diventa professore di estetica all'università di Torino. Come abbia fatto, non si capisce: questo periodo della vita del Vattimo è avvolto nelle nebbie della creazione. Comunque egli, il Vattimo,fin dai primi tempi del suo insegnamento manifesta una insolita e smodata passione per le bevande alcoliche. E in preda ai fumi dell'alcol scrive cose incomprensibili. Dopo va a lezione e le legge ai suoi studenti. Gli studenti gli dicono Maestro, non abbiamo capito. Lui gli dice Dovete bere! Bere, dovete! Con lui, se non bevi, sei finito. Non c'è via di scampo. Agli esami, la prima domanda che ti fa è Cos'hai bevuto stamattina? Quattro Campari, devi rispondere. Macchiati? Macchiati, devi rispondere. Fammi sentire il fiato, dice. Non si fida. Qui sento del Sanbittèr, dice, altro che Campari. Torna quando avrai imparato a bere! Maestro, gli dice lo studente, non posso bere, ho dei problemi al fegato. Vergogna! grida, Fuori da questa università! E allora così ha tirato su tutta una generazione di alcolizzati. Ci sono stati anche dei morti.
    Learco! dice l'angelo dello spazio e del tempo. Dimmi, dico io. Ci vogliono delle prove. Certo, dico io. Basta leggere il primo paragrafo del suo saggio Dialettica, differenza, pensiero debole. E' una confessione autografa. Ti ho fatto una fotocopia. Te la lascio qui, sul muretto.

    ha scritto il 

Ordina per