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Bassotuba non c'è

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(859)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 171 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 880772104X | Isbn-13: 9788807721045 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Paolo Nori

Genere: Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Questo romanzo comico e grottesco è l'impudica messa a nudo del protagonista Learco Ferrari, delle sue azioni, dei suoi sentimenti e dei suoi colloqui con un immaginario interlocutore. Lo stesso Learco Ferrari protagonista di tutti gli esilaranti libri di Paolo Nori. Trentacinque anni, aspirante scrittore, traduttore di manuali tecnici dal russo, magazziniere per necessità, musicista in un gruppo di difficile affiatamento, Learco rappresenta in due parole un tipico caso di "precariato intellettuale". Il protagonista racconta la propria vita da quando la fidanzata Bassotuba l'ha lasciato per un giovane sociologo, allievo di Vattimo, mostrando tutte le sue contraddizioni e gelosie.
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  • 2

    Ancora una volta non trovo corrispondenza tra le entusiastiche parole in qdc e il contenuto. Sicuramente qui ci si differenzia per lo stile narrativo, ma arrivata con fatica all'ultima parola la mia unica reazione è stata "embè"?.

    ha scritto il 

  • 5

    Pagine 38 e 39

    Learco! Dice l'angelo della fine del mondo. Eccomi! dico io. Hai trovato notizie su questo filosofo: Caccavo, Cappero, come accidenti si chiama? Vattimo. Ecco, Vattimo. Hai trovato notizie su Vattimo? Sissignore, dico io.
    Learco! dice l'angelo delle tre dimensioni. Sì, dico io. Fammi un rapporto ...continua

    Learco! Dice l'angelo della fine del mondo. Eccomi! dico io. Hai trovato notizie su questo filosofo: Caccavo, Cappero, come accidenti si chiama? Vattimo. Ecco, Vattimo. Hai trovato notizie su Vattimo? Sissignore, dico io. Learco! dice l'angelo delle tre dimensioni. Sì, dico io. Fammi un rapporto su questo Vattimo. Certo, dico io. Vattimo Giovanni, nato a Torino nel 1936, segno zodiacale: Cancro. A ventotto anni diventa professore di estetica all'università di Torino. Come abbia fatto, non si capisce: questo periodo della vita del Vattimo è avvolto nelle nebbie della creazione. Comunque egli, il Vattimo,fin dai primi tempi del suo insegnamento manifesta una insolita e smodata passione per le bevande alcoliche. E in preda ai fumi dell'alcol scrive cose incomprensibili. Dopo va a lezione e le legge ai suoi studenti. Gli studenti gli dicono Maestro, non abbiamo capito. Lui gli dice Dovete bere! Bere, dovete! Con lui, se non bevi, sei finito. Non c'è via di scampo. Agli esami, la prima domanda che ti fa è Cos'hai bevuto stamattina? Quattro Campari, devi rispondere. Macchiati? Macchiati, devi rispondere. Fammi sentire il fiato, dice. Non si fida. Qui sento del Sanbittèr, dice, altro che Campari. Torna quando avrai imparato a bere! Maestro, gli dice lo studente, non posso bere, ho dei problemi al fegato. Vergogna! grida, Fuori da questa università! E allora così ha tirato su tutta una generazione di alcolizzati. Ci sono stati anche dei morti. Learco! dice l'angelo dello spazio e del tempo. Dimmi, dico io. Ci vogliono delle prove. Certo, dico io. Basta leggere il primo paragrafo del suo saggio Dialettica, differenza, pensiero debole. E' una confessione autografa. Ti ho fatto una fotocopia. Te la lascio qui, sul muretto.

    ha scritto il 

  • 0

    Uno dei pregi maggiori di Paolo Nori consiste nel fatto di aver trasformato o cercato di trasformare – non sarà il primo nell’ultimo, ben inteso – la vita in una faccenda libresca. Che si tratti di autobiografismo, o di revisione autobiografica, o ancora della propria esperienza, calata e filtrat ...continua

    Uno dei pregi maggiori di Paolo Nori consiste nel fatto di aver trasformato o cercato di trasformare – non sarà il primo nell’ultimo, ben inteso – la vita in una faccenda libresca. Che si tratti di autobiografismo, o di revisione autobiografica, o ancora della propria esperienza, calata e filtrata nell’alter ego dell’autore, quel Learco Ferrari che non potremmo, non vorremmo sentirlo lamentarsi se non nella musicalissima tonalità parmigiana; e che vi sia molto dello scrittore in questo Bassotuba non c’è, esperienza datata 1999 di molte, analoghe faccende romanzesche aventi lo stesso protagonista-scrittore, tutto ciò non si può di certo negarlo. Bassotuba non c’è. Ma chi è Bassotuba? Una presenza mancante, un’assenza, una fidanzata che lascia la casa del povero Learco per trasferirsi da chi potendole dare di meno, le da’ di più: la tranquillità, la stabilità, il contrario di ciò che lo scrittore in attesa di pubblicazione può prometterle. Queste, le linee generali della trama. Non vi diciamo oltre, e non perché spinti dalla benevolenza di chi ha già letto il libro e lo sta rimettendo nelle mani dei futuri, potenziali lettori; ma, perché, di rilevante, di narrativamente rilevante, non succede nulla di più di quanto detto. La storia, smontata in pochi pezzi intercambiabili, è un resoconto, qualcosa di più dell’elencazione delle impressioni, i malumori, le aspirazioni, le malinconie della vita di un uomo (cronologicamente incastonate, in verità, in un brevissimo lasso di tempo, il che ci invita a scoprire cosa succederà dopo – se succederà qualcosa – nella vita di Learco), un vero e proprio grafomane, appassionato di libri e di scrittura ma costretto a sbarcare il lunario fra magazzinaggi e traduzioni dal russo, dal francese. In attesa che gli editori, questa razza un po’ svagata e sbarazzina, si diano una mossa, giacché un barlume di speranza, lo si vedrà nelle rapidissime centodieci pagine, allo scrittore lo hanno pur lasciato intendere. Ecco che allora Paolo Nori ci racconta Learco. Ma lo fa lasciando che Learco si presenti da sé: resocontando, parlando un po’ a noi, futuribili lettori, e a sé stesso, lagnandosi con la vita e al contempo permettendo alla vita stessa di entrare nelle labili strutture del romanzo con le sue minuzie, le quotidiane nevrastenie, le contingenze imponderabili che coinvolgono ognuno di noi e che ci sembrano così vicine e così lontane: lasciando che la vita si faccia colloquio, e che il colloquio, interiore e strabordante, divenga romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una frazione biografica dello scrittore Learco Ferrari che vive da traduttore-magazziniere precario, in attesa che qualche editore gli pubblichi i suoi romanzi. Osservatore silente la gatta Paolo, (si chiama come l'autore), completamente deresponsabilizzata che, insieme agli angeli, specie di gri ...continua

    Una frazione biografica dello scrittore Learco Ferrari che vive da traduttore-magazziniere precario, in attesa che qualche editore gli pubblichi i suoi romanzi. Osservatore silente la gatta Paolo, (si chiama come l'autore), completamente deresponsabilizzata che, insieme agli angeli, specie di grilli parlanti, spingono alternandosi Learco, in un'oscillazione tra stati psicologici fatalisti e di coscienza.

    Lo stile di Nori è già definito nello "scrivi come parli", alla maniera della lingua russa. Ed è questa, a mio avviso, la caratteristica migliore del romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    È quello ricco, lui, dei tre fratelli. Giulio è quello bello. Io quello intelligente, pensavo. Dopo, mi è successo due anni fa che ero a Reggio Emilia, in centro, ho sentito una voce che diceva Oh, deficiente. Mi sono voltato istintivamente. Allora non lo so più, cosa.

    ha scritto il 

  • 3

    sono stata contenta di leggere questo libro; mi ero imbattuta in "la banda del formaggio" per caso, senza sapere niente dell'autore e non mi era piaciuto, ma mi era rimasta la curiosità di saperne qualcosa in più. E allora ho letto "bassotuba", uno dei suoi primi, e qua le cose vanno molto meglio ...continua

    sono stata contenta di leggere questo libro; mi ero imbattuta in "la banda del formaggio" per caso, senza sapere niente dell'autore e non mi era piaciuto, ma mi era rimasta la curiosità di saperne qualcosa in più. E allora ho letto "bassotuba", uno dei suoi primi, e qua le cose vanno molto meglio, la scrittura-pensiero è accurata e attenta, non dà la sgradevole sensazione di "tirato via" che mi aveva infastidito nel primo libro. C'è anche una storia e qualche trovata carina, ma mi pare che questi libri nascano più da una ricerca, da una sperimentazione formale che dalla necessità di raccontare qualcosa. E io preferisco un po' più di sostanza.

    ha scritto il 

  • 5

    "I primi due minuti non riusciamo a parlare, nessuno dei due. Poi lei dice Non chiamarmi. Non chiamarmi, mi dice. Io sono più tranquilla, se non mi chiami.
    Stai bene? le chiedo.
    Sì, mi dice.
    Stai bene con quello lì?
    È una cosa più tranquilla. Meno bella, ma più tranquilla. Io sono una tranquilla, ...continua

    "I primi due minuti non riusciamo a parlare, nessuno dei due. Poi lei dice Non chiamarmi. Non chiamarmi, mi dice. Io sono più tranquilla, se non mi chiami. Stai bene? le chiedo. Sì, mi dice. Stai bene con quello lì? È una cosa più tranquilla. Meno bella, ma più tranquilla. Io sono una tranquilla, dice, voto per il Pds. Allora le dico che se vuole non la chiamo più. Tu non mi guardavi mai, mi dice. Non mi sembrava neanche che mi volessi bene. Non ci pensavi mai, a me, tu stavi bene da solo. Non sono gli sguardi, le dico, non sono i regali. Non sono quelle, le cose. Io, quando tornavo a casa e vedevo la tua macchina verde con il cappello di paglia sul pianale di dietro, io ero contento. E questa frase, non so cosa mi succede, mi fa piangere come una vite tagliata."

    ha scritto il 

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