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Batti il muro

Quando i libri salvano la vita

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(103)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 175 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817048011 | Isbn-13: 9788817048019 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Teens

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Descrizione del libro
Caterina è solo una bambina quando sua madre comincia a chiuderla in un armadio, al buio. È il segnale di una malattia che non assume mai manifestazioni violente, però infligge a Caterina questa pena ripetuta che non tocca invece alla sorella, chissà perché.
Dentro l’armadio Caterina ha paura, all’inizio. Poi comincia a portare con sé un libro e una torcia elettrica, e tutto cambia.
La lettura diventa lo strumento per contrastare la volontà della madre in modo sommesso. Caterina non urla, non protesta: rimane buona e zitta dentro la sua casetta di legno, al riparo, con i suoi libri. Sono le storie a salvarla. E sarà l’amore per i libri, un amore fedele e paziente, a dare infine un senso alla sua vita.
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  • 4

    Ero diventata una sognatrice, ma una sognatrice che sognava a grande velocità. Una sognatrice i cui sogni erano molto più avanti degli altri. Sognavo più forte di tutti, di tutti i miei compagni di c ...continua

    Ero diventata una sognatrice, ma una sognatrice che sognava a grande velocità. Una sognatrice i cui sogni erano molto più avanti degli altri. Sognavo più forte di tutti, di tutti i miei compagni di classe che arrancavano su un libro per mesi, con fatica, senza nessuna voglia. Io i libri li divoravo in poche ore. Li consumavo.
    (pag. 41)

    Ero una ragazzina con un formidabile peso sulle spalle, oppressa da qualcosa che non capivo. Una ragazzina a cui mancava la dose di carezze necessaria a sopravvivere. E il mare era lontano, cupo, di nessuna consolazione.
    (pag. 49)

    A parlare tutti sono buoni, pensavo, ma io volevo imparare altre cose, più importanti. Come si esce da un armadio chiuso a chiave, per esempio. E mi sembrava che nei libri cose come queste ci fossero scritte, fossero parlate in silenzio. Ma poichè le parole, una volta scritte, non potevano essere ritirate, e agivano e producevano effetti in chi le aveva ascoltate, a furia di leggere nel fondo del mio cuore si produsse poco a poco qualcosa che era insieme speranza e certezza.
    (pag. 69)

    Leggendo, scoprivo da qualche parte un dolore, una piccola fitta misteriosa che mi faceva commuovere per qualcosa che non sapevo bene.
    (pag. 73)

    Una sera d'estate mi infilai un libro meraviglioso nella tasca della giacca, un pezzo di pane nell'altra e, senza che nessuno mi sentisse uscire di casa, me li portai in spiaggia. C'era un cielo stellato altissimo, quella sera. Il libro scottava.
    Mi misi seduta sul cemento del molo e lo aprii.
    C'era dentro un odore buono, una fragranza di limone e di rose che non veniva da nessuna parte precisa e si diffondeva dappertutto. Leggevo, leggevo, addentavo il pane e ogni tanto guardavo le stelle. A furia di leggere pensavo molte cose, molte più cose di prima, credo in continuazione, ma in modo talmente soffice e leggero che neppure me ne accorgevo. Ero felice, e mi sentivo come il pane e la notte.
    (pag. 76-77)

    ...mi venne da pensare una cosa strana e stupida, che bisognerebbe trovare un modo per immagazzinare la felicità, quando viene, per averne di scorta quando manca.
    (pag. 98)

    Mi venne voglia di tornare a casa di corsa, di inseguire mia madre per tutta la casa, per raggiungerla nel suo mondo e darle la bellissima notizia, ma poi pensai che non avrebbe capito, che non ce l'avrei fatta. Non si può inseguire nessuno troppo lontano.
    (pag. 118-119)

    ...leggevo, leggevo fino a cavarmi gli occhi. Me ne andavo nel libro, verso una protezione, in cerca di un posto più sicuro dove tenermi un po' al caldo.
    (pag. 125)

    A scuola non ci andavo volentieri, non mi piaceva studiare niente, a parte naturalmente Italiano, la mia materia preferita. La mia prof era la migliore del mondo. Scotti, si chiamava. Alle interrogazioni mi chiedeva di parlarle del libro che stavo leggendo in quel momento e spesso mentre parlavo le venivano gli occhi lucidi. E non ci faceva fare mai i riassunti dei libri che ci dava da leggere, mai. Gli altri insegnanti, anche alle medie, ci chiedevano sempre i riassunti, non ho mai capito perchè. Era come se le prof pensassero che gli scrittori adoperavano troppe parole, come se avessero voluto farci capire che le stesse cose quegli scrittori avrebbero potuto tranquillamente dircele con molte meno frasi, in meno pagine, senza perdersi in chiacchiere.
    (pag. 128)

    Tra la confusione delle strade, mi guardavo negli specchi delle vetrine, dei finestrini degli autobus, delle finestre delle case, chiedendomi se non fossi trasparente. Vagavo nel tumulto delle strade e temevo di essere invisibile.
    E cominciai a capire, allora, perchè mai i matti volevano che picchiassi il loro muro. Avevo capito: volevano essere sicuri di essere visibili, volevano che li riconoscessi.
    (pag. 147)

    Mettevo nelle mani dei miei clienti i miei libri migliori, li mettevo nelle mani delicate delle signorine, nelle mani di corteccia dei nonni, nelle mani piccole dei bambini, in quelle sudate dei ragazzi, nelle mani dei professori, pelose come se le avessero prese in prestito da un lupo della steppa. E tutte quelle mani mi sembravano, a volte, mani di naufraghi tese a ricevere col libro qualche parola di salvezza, salvezza che io conoscevo bene. Una volta venne a tendere le mani una donna anziana, sorridente, magra, vestita di chiaro. Le sue mani erano trasparenti, solo pelle con vene e ossa, due ventagli di seta, All'anulare della sinistra portava una pietra azzurra e scura che di tanto in tanto brillava. Era una donna bassa e magra, mandava un forte odore di violetta. Le porsi il libro che mi aveva chiesto e, nel porgerlo, infilai la mano tra la sua mano e la copertina e la lasciai lì per un po'. E la mano e io stavamo bene.
    "Sei brava" mi disse. Solo questo, e portò via il suo libro, e non la rividi mai più.
    Venne un operaio, aveva le mani sporche di terra, grosse e con le dita piene di tagli, ma quando prese il suo libro, lo prese come se avesse paura di sciuparlo, lo prese con delicatezza dopo essersi pulito le mani sui calzoni.
    (pag. 170-171)

    Tutte le sere tornavo a casa distrutta, mi stendevo sul divano azzurro, in soggiorno, in un quadrato profondo sotto un soffitto a stucco bianco, come sotto una coltre di neve, e leggevo.
    (pag. 171)

    Sono una libraia. Vendo libri per ragazzi, adesso. Vendo solo i libri che mi piacciono, però, e invito gli scrittori a presentarli nella mia libreria e nelle scuole. Ho un sacco di amici lettori e scrittori che mi chiedono consigli. Sono un'esperta. Leggo, insegno a leggere ad alta voce e con la voce giusta. Curo la mia bella casa, la tengo in ordine. Amo mia figlia. Curo le mie rose. Sono diventata forte a furia di essere fragile. Tengo in ordine la casa e la libreria. Metto a posto i libri e i vestiti, e ogni volta che l'anta di un armadio geme e si chiude, mi dà una stretta al cuore. E stasera, con questa biancheria in mano, sto bene e sorrido. Sto bene e mi chiedo di che sostanza strana è fatta la vita. Di libri letti e di libri non letti., di abbracci dati e di abbracci non dati, di ricordi che passano tra rose e rovine, spietatamente, di ricordi che devastano e che a volte, se li accogliamo senza rancore, ci rendono assurdamente felici.
    (pag. 174)

    Adesso è tutto in ordine, per fortuna, ogni cosa è al suo posto. Lenzuola, federe, calzini, pensieri. Posso chiudere l'armadio.
    E' ancora qui, il mio armadio. Sempre quello. Non l'ho venduto, non l'ho regalato a nessuno, non l'ho gettato via. Lo voglio qui, in salotto, voglio vederlo tutti i giorni. Voglio che mi veda. Ancora oggi devo far vedere all'armadio che gli sono sfuggita.
    (pag. 175)

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che tratta argomenti difficili: la pazzia, l'essere madre, ma soprattutto l'essere figlia, una storia vera, scritta con chiarezza e adatta a far capire che la vita ci "va giù di brutto", ma c ...continua

    Un libro che tratta argomenti difficili: la pazzia, l'essere madre, ma soprattutto l'essere figlia, una storia vera, scritta con chiarezza e adatta a far capire che la vita ci "va giù di brutto", ma che a tutto in fondo c'è rimedio, una brutta esperienza ti segna, ma se vuoi tu puoi tenerla solo nel vaso dei ricordi, cancellarla, non è possibile, ma "costruirci sopra: sì.

    ha scritto il 

  • 4

    “La felicità arriva all’improvviso, scabrosa e traballante.”

    Antonio Ferrara, nel suo libro “Batti il Muro”, affronta un tema difficile da maneggiare, anche con i tasti di un computer, anche con la fantasia: la malattia mentale e le pesanti e dolorose ricadute ...continua

    Antonio Ferrara, nel suo libro “Batti il Muro”, affronta un tema difficile da maneggiare, anche con i tasti di un computer, anche con la fantasia: la malattia mentale e le pesanti e dolorose ricadute su chi ci vive a stretto contatto. Caterina è la giovane protagonista del romanzo, che, impotente, vive il progressivo ammalarsi della madre che all’apice dell’infermità inizia a chiuderla in un armadio, senza spiegazioni, senza una causa, senza motivi. Caterina, silenziosamente, senza la forza di opporsi al suo ordine, entra in quel mondo fatto di pareti di legno, di grucce e camicie, di voci filtrate, di luce rubata alle fessure. Perché lei e non la sorella?, ma soprattutto, perché? Un perché senza risposta, perso nei sentieri nuovi e imperscrutabili della mente della mamma.
    Chiusa nell’armadio, con una torcia elettrica che presto esaurisce le batterie, ferma il tempo e le domande leggendo libri, facendo amicizia con personaggi e parole, in attesa di una voce, fredda, distante, che le dica di tornare alla luce.
    La mattina Caterina esce da casa per andare a scuola percorrendo sempre la stessa strada che la costringe a passare davanti ad un manicomio, e quando passa tutti gli ospiti della casa dei "matti", con le mani protese oltre le sbarre come a voler conquistare uno spicchio di libertà, le chiedono a gran voce di battere il muro, battere forte le mani sulle pareti di mattoni dell’edificio, le chiedono di farli sentire ancora vivi perché quel rumore prodotto dalle mani di una ragazzina è un altro piccolo spazio di libertà. Caterina batte forte sui mattoni, fino a farsi male e poi corre a scuola.
    Un giorno la madre le dice di entrare nell’armadio, l’ennesima volta, ma, senza nessun apparente motivo, Caterina, finalmente, rifiuta di obbedire.
    Caterina è diventata adulta, con le storie dei libri, insieme alle parole che uscivano dalla carta per farsi speranza e sogno. La fantasia e l’immaginazione le hanno dato la forza di accettare una realtà terribile, le hanno dato la forza di liberarsi da una vita accartocciata in un angolo buio e polveroso.
    Quel rifiuto cambierà per sempre la sua vita. La libreria dove comprava i libri che l’aiutavano a sopravvivere diventerà il suo luogo di lavoro, un luogo dell’anima, finirà gli studi e sposerà Pietro.
    Caterina diventerà una brava libraia, ma soprattutto una donna forte grazie alla consapevolezza delle sue fragilità e per la durezza del suo passato “…sognavo di aprire una libreria dove ogni bambino e ragazzo avrebbe trovato tutte le parole che servono, tutte le parole scritte da qualcuno per risarcirli”.
    Il libro, narrato in prima persona dalla protagonista è struggente, poetico, a volte spigoloso, scritto con un linguaggio che al contrario esce dolce dalle pagine, quasi a contrastarne il contenuto. Ferrara tratta la malattia mentale e le sue conseguenze sui familiari di chi ne è colpito, con l’abilità di un pianista, a volte il tocco è lieve, quasi sfiorato, altre volte è più marcato, come quando si batte un muro.
    Le parole hanno all’inizio le sfumature del grigio, quelle di una giornata autunnale, piovosa e umida poi, pian piano si colorano e lasciano spazio ad un finale di speranza, “La felicità arriva all’improvviso, scabrosa e traballante.”

    ha scritto il 

  • 4

    Una quisquilia di libro, uno di quelli che se ne sta ai margini, circondato da quel silenzio che descrive tanto bene.
    Una storia, non eclatante, non sbandierata, senza paroloni, una storia che non imp ...continua

    Una quisquilia di libro, uno di quelli che se ne sta ai margini, circondato da quel silenzio che descrive tanto bene.
    Una storia, non eclatante, non sbandierata, senza paroloni, una storia che non importa se magari è inventata, tu sai che da qualche parte può essere stata vera, ed è per questo che la leggi. Perché è semplice. E sei tu, poi, che ci metti dentro le tue emozioni. Il libro racconta solo, senza dilungarsi poi tanto, solo ti da il là iniziale.
    L'unica "pecca" di questo libro, è che oggi non è attuabile. Io, ma forse è un problema mio, l'ho collocato tra la fine degli anni 50 e gli anni 70. Allora si. Allora questi sogni, questo riscatto, poteva ancora diventare una realtà forte.
    Oggi, la società è così "diversa", che questo libro alla fine mi ha messo un po' di malinconia, come un ricordo che oggi non può vedere una luce, con un filo di rimpianto per le possibilità perdute da tutti, specie per i ragazzini di trovare libraie così....

    ha scritto il 

  • 3

    L'idea è intrigante, ci sono espressioni poetiche e riflessioni interessanti. Ma troppo retorico! E poi non amo i libri che scorrono la vita dei protagonisti come nei titoli di coda dei film.

    ha scritto il 

  • 5

    "Sto bene e mi chiedo di che sostanza strana è fatta la vita. Di libri letti e di libri non letti, di abbracci dati e di abbracci non dati, di ricordi che passano tra rose e rovine, spietatamente, di ...continua

    "Sto bene e mi chiedo di che sostanza strana è fatta la vita. Di libri letti e di libri non letti, di abbracci dati e di abbracci non dati, di ricordi che passano tra rose e rovine, spietatamente, di ricordi che devastano e che a volte, se li accogliamo senza rancore, ci rendono assurdamente felici". Un toccante romanzo di formazione in cui il vero protagonista è l'amore di questa ragazzina per i libri; viene descritto in modo magistrale come questi siano in realtà gli unici amici in grado di entrare intimamente dentro di noi, fungendo da ancora quando ci si trova in un mare di guai o da trampolino verso il mare della vita. Consigliato a tutti i bibliofili.

    ha scritto il 

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