Batticuore fuorilegge

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Un mondo dominato dalle regole del profitto e dalla banalizzazione quotidianadella cultura e del pensiero, e uno scrittore che, dal chiuso del suo studio onelle esibizioni pubbliche cui viene chiamato, tenta di affrontarlo,descriverlo, ridisegnarlo. ...Continua
Ha scritto il 15/06/10
Faccio fatica a elaborare un commento a questo libro: alcune pagine mi sono piaciute molto (inaspettatamente, mi sono sembrate molto belle le poesie), mentre altre mi hanno lasciato indifferente e in qualche caso indispettita. In ogni caso la prosa d ...Continua
Ha scritto il 14/02/09
Capita che in un libro trovi dette cose che ti girano per la testa e che poi, eccole lì. (come il fatto che il narratore è quello che non fa tornare i conti a tutti i costi).

da Non esiste racconto impossibile, in Batticuore fuorilegge.

I

da Non esiste racconto impossibile, in Batticuore fuorilegge.

IL MIO AMICO FILOSOFO: Oppure - scusa la parola assai bruttina - sto parlando di romanzizzazione totale, di romanzificazione. Insomma, la mania di narrare che si è mangiata tutto il resto. La narrificazione. Dappertutto storie, narrazioni, racconti. Ma se dici racconto, dici personaggio, e se dici personaggio, dici motivazione, e se dici motivazione, dici plausibilità antropologica, e se dici plausibilità antropologica, chiudi la porta a tutto il resto, il Non Necessariamente Umano: la visione gratuita, il meraviglioso, il fantastico, la Grazia, l’irruzione dell’incongruo inestimabile, la bellezza assoluta senza piccinerie psicologiche […]

Da I narrificatori.

IO: Ma, scusami, non sono narratori anche loro?

IL MIO AMICO FILOSOFO: E come no? Scherzi? Certo che sono narratori! Ma sono solo una parte dei narratori. Un sottoinsieme. O una punta di diamante. Dipende dai punti di vista.

IO: E gli altri chi sono? Il resto dell’insieme, dico.

IL MIO AMICO FILOSOFO: Oh, ce ne sono tanti. Ma non hanno questa capacità (o se vuoi questa attitudine deliberata, dipende…) di rendere narrazione tutto quel che gli passa attraverso l’alfabeto. Sono disposti ad accogliere anche i non sequitur, quelle zone di narrazione che non sono per forza inserite in una struttura serrata di cause ed effetti: di motivazioni, di azioni e conseguenze. Sono disposti a non ridurre tutto a narrazione.

IO: Ma se hai appena detto che sono narratori!

IL MIO AMICO FILOSOFO: Ma il narratore è quello che sa accettare anche la quota di non narrazione che c’è nella narrazione. È quello che non riduce tutto a racconto consequenziale, a personaggio motivato e agente. È quello che non fa tornare i conti a tutti i costi. È quello che è disposto, al limite, a snocciolarti una serie di aneddoti scollegati, non inseriti in un’architettura coesa. Una raccolta di racconti, un elenco di cose notevoli, di illuminazioni, di casi senza spiegazione: sono comunque narrazioni, o no? ...Continua

Ha scritto il 05/09/08
Grande provocatore sgradevolmente entusiasmante. Una lettura e un'esperienza intellettuale.
Ha scritto il 20/02/08
Spettacolare raccolta di articoli, aforismi, poesie, racconti e interventi critici. L'intelligenza implacabile di Tiziano Scarpa in una rassegna di proposte e suggestioni che non possono non farci pensare.
Ha scritto il 02/11/07
Scarpa sa essere un genio, in alcuni saggi e in alcune poesie. Peccato, altre volte, si perda un po' nel suo ego e nell'autocompiacimento.

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