Baudolino

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Publisher: Grasset

3.9
(4126)

Language: English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Chi traditional , German , Chi simplified , Portuguese , French , Catalan , Latvian , Dutch , Greek , Croatian , Swedish , Hungarian , Czech , Russian

Isbn-10: 2246615011 | Isbn-13: 9782246615019 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
It is April 1204, and Constantinople, the splendid capital of the Byzantine Empire, is being sacked and burned by the knights of the Fourth Crusade. Amid the carnage and confusion, one Baudolino saves a historian and high court official from certain death at the hands of the crusading warriors and proceeds to tell his own fantastical story.

Born a simple peasant in northern Italy, Baudolino has two major gifts--a talent for learning languages and a skill in telling lies. When still a boy he meets a foreign commander in the woods, charming him with his quick wit and lively mind. The commander--who proves to be Emperor Frederick Barbarossa--adopts Baudolino and sends him to the university in Paris, where he makes a number of fearless, adventurous friends.

Spurred on by myths and their own reveries, this merry band sets out in search of Prester John, a legendary priest-king said to rule over a vast kingdom in the East--a phantasmagorical land of strange creatures with eyes on their shoulders and mouths on their stomachs, of eunuchs, unicorns, and lovely maidens.

As always with Eco, this abundant novel includes dazzling digressions, outrageous tricks, extraordinary feeling, and vicarious reflections on our postmodern age. This is Eco the storyteller at his brilliant best.



International Bestseller
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  • 1

    L'Eco del nulla

    Absit iniuria verbis

    Molte volte mi sono soffermato sulla cosiddetta “teoria” della cospirazione, evidenziando come le trame più o meno occulte sono una realtà e non le fantasie di paranoici. Vorremo ...continue

    Absit iniuria verbis

    Molte volte mi sono soffermato sulla cosiddetta “teoria” della cospirazione, evidenziando come le trame più o meno occulte sono una realtà e non le fantasie di paranoici. Vorremo forse credere che Cesare morì inciampando nella toga? Penseremo che i Merovingi rinunciarono motu proprio al trono per cederlo ai loro maggiordomi? Ci convinceremo che John Fitzgerald Kennedy fu assassinato da un solitario Lee Oswald e che Lady Diana Spencer morì per una fatalità? Addirittura dovremo berci che le Torri gemelle crollarono, anzi si sbriciolarono a causa dello schianto dei due aerei pilotati da provetti attentatori islamici? “Aspetta che mo’ me lo segno”.

    È quello che, di fatto, afferma una nullità affetta da Ecocentrismo, un omuncolo ignorante e spocchioso, anche se reputato dai più un intellettuale di valore. Costui, in una sottospecie di editoriale, in cui massacra impunemente la lingua italiana (almeno imparasse ad usare la punteggiatura!), tenta di dimostrare che i complotti ed i segreti non esistono e, se esistono, devono venire alla luce, altrimenti o “erano complotti inabili (sic) o segreti vuoti”. Scartiamo dal novero delle trame l’operazione “scie chimiche”: non la includerei tra i complotti, perché avviene alla luce del sole, sebbene, nonostante ciò, anzi in forza di ciò, quasi nessuno se ne accorga. D’altronde il modo migliore per occultare tali azioni criminali è perpetrarle sfacciatamente davanti a tutti, tanto la gente è per lo più lobotomizzata, con un’intelligenza, nel migliore dei casi, ridotta al lumicino ed una capacità di osservazione azzerata.

    Evito comunque di confutare le colossali sciocchezze balbettate da Eco, perché tali fanfaluche si confutano da sole. Vorrei, però, soffermarmi sul qualche passaggio del fondo scritto da questo tuttologo idolatrato e seguito come fosse un guru. Non è un caso se l’autore di romanzetti di appendicite può solo addurre come “argomento” d’autorità, qualche bolso concettino di un filosofastro come Karl Popper. Costui, nei suoi voluminosi ma, per lo più, inutili “saggi”, spaccia spesso luoghi comuni per acute ed originali elucubrazioni. Questo pensatore da strapazzo, le cui opere costituiscono, se si esclude qualche eccezione, la fiera delle banalità, asserisce che “Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevabile in Omero. Questi concepiva il potere degli dèi in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell'Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa”. È questo il livello infimo e vergognoso di Popper che cita Omero, Troia, il teismo, in un calderone assurdo, senza conoscere nemmeno il significato delle parole. Che c’entra il teismo con Omero e con le cabale? Il teismo è la credenza in una divinità personale ed unica. Allora, seguendo lo sragionamento di Popper, tutti coloro che credono in un Dio persona sono “complottisti”! Si può essere tanto beoti? Non mi soprende se Eco riporta in modo pedissequo questa illuminante riflessione. Dio li fa e poi li accoppia.

    Poco importa poi se i Protocolli dei savi di Sion sono un falso redatto da Ebrei o, più probabilmente, dai Gesuiti: importante è che questi sinistri documenti preannunciano tutto ciò che accadde in seguito. Quindi furono scritti da chi aveva le mani in pasta e non da qualche ingenuo dalla fervida fantasia. Se proprio si vuole menzionare un filosofo, io citerei James o Pierce: adottando un concetto del pragmatismo, si potrebbe concludere che è vero ciò che diventa tale (verum ipsum factum). Le cospirazioni dunque sono vere, perché furono e sono attuate, perché i piani della sinarchia cattomassonica, ammesso e non concesso che siano contenuti in documenti apocrifi, sono poi autenticamente realizzati.

    Insomma Eco ed i suoi stolti fiancheggiatori la smettano di indottrinare la gente e buttino nel casonetto dell'immondizia i brogliacci di Popper: almeno potranno servire come carta riciclata. A proposito di riciclaggio, Eco, abbandonata la semiologia, in cui, bene o male, qualcosa diceva, si è cimentato, dando il peggio di sé (ossia tutto) come autore di manga: ora potrebbe riciclarsi come garzone di Attivissimo. E' l’unico ruolo che gli si confà.

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  • 5

    Questo romanzo era nella mia libreria di molti anni, perché non l’abbia mai letto non lo so proprio. Ora, la morte di Eco me l’ha fatto ricordare e mi ci sono immersa. Che dire? È il miglior romanzo s ...continue

    Questo romanzo era nella mia libreria di molti anni, perché non l’abbia mai letto non lo so proprio. Ora, la morte di Eco me l’ha fatto ricordare e mi ci sono immersa. Che dire? È il miglior romanzo storico che ci sia in circolazione, ma di gran lunga. Al suo cospetto spariscono tutte le abbazie, i peccati, le reliquie, le biblioteche che hanno invaso gli scaffali negli ultimi quindici anni. E non è che Eco scriva un saggio, niente affatto: scrive una storia fantasiosa, un romanzo picaresco, che però è una summa di fonti storiche, leggende, miti… insomma un pozzo di conoscenze che l’autore ha mirabilmente miscelato portandoci a spasso insieme a Baudolino, il protagonista, un bugiardo incallito che adolescente ha la fortuna di incontrare Federico Barbarossa e di incantarlo. C’è tutto qui dentro, dalla nascita di Alessandria, al mito del Prete Gianni, alle guerre del Barbarossa e alle vicende di Bisanzio. Perché ci racconta una storia di fantasia (e che fantasia, persino animali e essere inventati ci sono, persino l’unicorno) ma siccome conosce perfettamente lo scenario reale (non solo i fatti storici, ma anche le credenze, le narrazioni) il lettore lo segue con una fiducia totale e ben riposta. Almeno questo lettore, che si distrae e salta sulla sedia al minimo sentore di cavolata storica. Mi mancherà, quest’uomo.
    Libro non per tutti, comunque. Bisogna essere appassionati di storia, quanto meno.

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  • 4

    Romanzo fantasy travestito da romanzo storico, che qui i confini dei gnerei, come quelli dei paesi descritti, sono labili e variabili. Perchè Baudolino, lo dice subito, è un gran affabulatore, braviss ...continue

    Romanzo fantasy travestito da romanzo storico, che qui i confini dei gnerei, come quelli dei paesi descritti, sono labili e variabili. Perchè Baudolino, lo dice subito, è un gran affabulatore, bravissimo nel raccontar storie, ma non afferma mica che siano vere, anzi qualche menzogna qua e là non può che fare bene, dice.

    Ecco che Eco esce dallo schema del romanzo dotto, certo qualche appunto di storia non manca, ma vengono usati come piattaforme di partenza per voli immaginari creati per stupire e affascinare il lettore.

    La storia è più o meno avvincente, in alcuni punti forse lenta, ma insomma la fantasia non manca insieme alla delicatezza e al piacere di leggere, soltanto leggere e viaggiare.

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  • 2

    Si diverte solo lui

    In altri libri di Eco il prezzo da pagare per un'ottima storia è il dover sopportare qualche paragrafo di boriosa e pleonastica esposizione di erudizione (come il portale ne Il nome della rosa o la na ...continue

    In altri libri di Eco il prezzo da pagare per un'ottima storia è il dover sopportare qualche paragrafo di boriosa e pleonastica esposizione di erudizione (come il portale ne Il nome della rosa o la nave ne L'isola del giorno prima).
    Qui purtroppo è il contrario: qualche capitolo è veramente bello (l'amore per Ipazia, la lotta contro gli unni bianchi, la risoluzione del giallo della morte di Federico) ma la quasi totalità del libro è un mostrare quanto Eco ne sa.

    Belle le frecciatine verso i vari miti religiosi e la mescolanza di verità e invenzione che ci sono nel libro come nella Storia umana, ma se fai venti volte la stessa allusione poi non fa più sorridere.

    Insomma: si diverte solo lui.

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  • 5

    Intrattenimento perfetto, ma pieno di frecciatine e spunti di riflessione. Un piacere leggerlo. Se lo leggete perché attratti dalla storia del Prete Giovanni e dalle creature fantastiche che vengono p ...continue

    Intrattenimento perfetto, ma pieno di frecciatine e spunti di riflessione. Un piacere leggerlo. Se lo leggete perché attratti dalla storia del Prete Giovanni e dalle creature fantastiche che vengono promesse, il consiglio è di non fermarvi a questo. Sarebbe 4.5/5 perché sta sotto Il Nome della Rosa, ma si arrotonda a 5 per alzare la media.

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  • 5

    La verità, tutta la verità, niente altro che la mistificazione della verità

    Al centro del romanzo troviamo il valore semiotico della parola, e la sua capacità di creare e modificare la realtà anche quando la parola stessa, il racconto, e la vita del protagonista sono basate s ...continue

    Al centro del romanzo troviamo il valore semiotico della parola, e la sua capacità di creare e modificare la realtà anche quando la parola stessa, il racconto, e la vita del protagonista sono basate sulla mistificazione. I personaggi sono mossi e trascinati da mistificazioni che essi stessi creano, ma che si ritrovano poi ad inseguire morbosamente. Si potrebbe dire che in effetti la protagonista sia la bugia, che non ha solo un valore di comunicazione ma ha anche un potere magico di modificare la realtà. Fino al paradosso di governare la Storia dell'umanità partendo dalla storia (e dalle storie) di un bugiardo. Si inizia nel grottesco, ma poi questa realtà che prende forma inizia a imporre il suo gioco assurdo ed incredibilmente reale nella città di Pndapetzim, dove avviene il primo cambio di marcia da un romanzo interessante ad un romanzo decisamente bello. Sembra che non ci possano essere ulteriori svolte, ma Eco cambia ancora marcia, consegnandoci qualcosa di davvero sublime. Si parte dalla menzogna pura per arrivare ad una realtà così assurda da diventare incredibilmente umana.

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