Bel-Ami

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Editeur: Gallimard

4.0
(4392)

Language: Français | Number of pages: 438 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Spanish , German , Catalan , Dutch , Portuguese , Polish , Hungarian

Isbn-10: 207040935X | Isbn-13: 9782070409358 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Description du livre
"We fancied each other and that's that. Now it's over." Georges Duroy (the protagonist of
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  • 4

    E’ sempre un piacere leggere l’Ottocento. Questa gente sa il fatto suo, conosce il proprio mestiere, sa cosa scrivere e cosa omettere, quando descrivere e quando lasciare alla fantasia, quando inserir ...continuer

    E’ sempre un piacere leggere l’Ottocento. Questa gente sa il fatto suo, conosce il proprio mestiere, sa cosa scrivere e cosa omettere, quando descrivere e quando lasciare alla fantasia, quando inserire considerazioni, e come, e quando invece eclissarsi. Maupassant, inoltre, come un vecchio amico sornione ci strappa una risata nei momenti più imprevedibili e drammatici, buttando là un elemento o un commento irreparabilmente comici.
    Un’esperienza dunque che ci ricorda che per fare un bel romanzo non sono necessari:
    - morti, omicidi, assassinii, commissari, ispettori;
    - salti temporali in avanti, all’indietro, di lato;
    - narratori che si alternano (l’unico narratore, qui, sa quando chiamare il protagonista “Georges”, o “Duroy”, o “il giornalista” o altro, e questo, vi assicuro, è più che sufficiente).

    Una menzione speciale alla brava traduttrice, Cinzia Bigliosi; un saggio: “La cena fu tristanzuola”.

    dit le 

  • 5

    Pas mauvais et tres méchant!

    Nonostante la vetustà, scritto nel 1885 poco dopo il termine della quarta glaciazione, è uno dei libri meno datati che abbia letto.
    D'accordo, treni e carrozze, telegrafi e lettere e telegrammi, la ra ...continuer

    Nonostante la vetustà, scritto nel 1885 poco dopo il termine della quarta glaciazione, è uno dei libri meno datati che abbia letto.
    D'accordo, treni e carrozze, telegrafi e lettere e telegrammi, la radio era di la da venire ed il telefono una rarità da cancellerie. Però di tutti i bell'uomini di cultura prettamente utilitaristica (ex ussaro) ma vasto fiuto ed abili a perseguire il proprio a scapito dell'altrui, qui c'è un'archetipo robusto.

    Che si declini in un Corona Jr o in un ex-extra oggi con carica dirigenziale ma sempre con archivio cospicuo o un finzionario RAI non conta, sono dettagli. Il rampantismo nei media dove fuffa si scambia con sostanza, mentre l'informazione è sostanzialmente la base sia della conoscenza come di ogni ricatto... è tutt'ora di moda.

    Ovviamente oggi per trovare un Senatore disposto a dimettersi pur di evitare lo scandalo colla moglie, devi cercarlo in poche plaghe cattoliche, ma l'ossatura dell'arrivismo come se non ci fosse un domani, è ancora molto robusta. Non fosse altro che se della moglie o del marito oggi al contrario dell'Ottocento non cale a molti, l'aumento di politically correct necessario per alimentare la fornace del sentimentalismo politico, ha creato immense risorse di scandalo.

    Lo stile di Maupassant, che ogni tanto sembra trattare i personaggi come orrendi fantasmi, diluendoli in trasfigurati ectoplasmi del male, piacerà ai fan dell'horror e perplimerà me, ma pensando alla frequenza colla quale oggi infarcirebbero perfino una storia come questa con psicologie da fanzine o metaforine a bassa pressione mi ripiglio al volo, anzi mi ci abituo, mi crogiolo, per carità, avercene.

    dit le 

  • 5

    "Bene," disse, "l'avvenire è dei furbi."

    A volte succede di avere da vent'anni in libreria un romanzo da sempre trascurato, ignorato, ritenuto poco interessante, uno di quelli con la copertina retrò e un po' vissuta. E che in un momento di n ...continuer

    A volte succede di avere da vent'anni in libreria un romanzo da sempre trascurato, ignorato, ritenuto poco interessante, uno di quelli con la copertina retrò e un po' vissuta. E che in un momento di noia si decida di dargliela, quella lettura a lungo procrastinata. E di scoprire di essere stati poco intelligenti, fino a quel momento, per aver maltrattato un capolavoro, che, una volta iniziato, non ne vuole sapere di lasciare andare il suo lettore.
    E' quanto mi è successo con Bel-Ami, a partire dal momento in cui Georges riceve il resto dei suoi cinque franchi in trattoria, a quando esce dalla chiesa con il sole autunnale a illuminargli il viso.
    Un romanzo attuale, attualissimo nel suo trattare i rapporti tra politica, stampa e affari. Con un protagonista esecrabile da tutti i punti di vista, che tuttavia non si può non amare e sostenere durante la sua scalata sociale. E le donne: vero motore della società (parigina) ma troppo legate per legge alla figura maschile per poter apparire meno fragili e vittime di quanto invece sembri.
    Un libro da leggere subito! Voto: 5 stelle

    dit le 

  • 5

    Georges Duroy è un bel ragazzo, ex militare, dopo il congedo si trasferisce a Parigi dove sopravvive a stento con un lavoro impiegatizio. L'incontro fortuito con un suo ex commilitone gli aprirà la st ...continuer

    Georges Duroy è un bel ragazzo, ex militare, dopo il congedo si trasferisce a Parigi dove sopravvive a stento con un lavoro impiegatizio. L'incontro fortuito con un suo ex commilitone gli aprirà la strada verso il successo che percorrerà in breve tempo, forte del suo fascino a cui le donne non sanno resistere, dell'ambizione e della più assoluta mancanza di scrupoli. Questo è in breve la trama del romanzo, Georges Duroy detto Bel-Ami è un seduttore ma un seduttore ambizioso che seduce e circuisce solo le donne che gli possono in qualche modo essere utili. Prima Clotilde, poi Madeleine, prosegue con Virginie e conclude con Suzanne. La seduzione di ognuna di queste donne (che in qualche modo gli sono superiori, per intelligenza, sensibilità e onestà) risponde ai bisogni di volta in volta più immediati di Bel-Ami: il denaro, la ricerca di un lavoro, la voglia di rivalsa e l'affermazione sociale. Maupassant traccia quindi il ritratto di un avventuriero, uno come tanti, uno di quelli che aveva conosciuto e nel raccontarlo è capace di dare vita ad un grandioso affresco in grado di restituirci l'atmosfera della Parigi ai tempi della Belle Epoque. Il tutto senza mai farci amare Georges Duroy, che è e rimane un uomo mediocre anche se terribile, un vero prototipo di quella "banalità del male" di cui più tardi ci parlerà Hannah Arendt.

    dit le 

  • 4

    Fame di vita

    “Il terrore del nulla sconfinato, ineluttabile, che distrugge all’infinito ogni esistenza, sempre così breve e meschina.”

    Per me la chiave del personaggio di George Duroy sta in questa frase.
    George h ...continuer

    “Il terrore del nulla sconfinato, ineluttabile, che distrugge all’infinito ogni esistenza, sempre così breve e meschina.”

    Per me la chiave del personaggio di George Duroy sta in questa frase.
    George ha fame di vita, è tutto proiettato verso la vita. E infatti ha orrore dei vecchi e dei moribondi, della malattia.
    Lui si sente giovane, sente che deve vivere al massimo e prendersi tutto quello che può.
    Vuole una vita “spericolata” perché sa bene che solo questa è reale. E allora nella sua giovane età, nella sua voracità, non c’è rivalsa, non c’è vendetta sociale.
    C’è la ferrea irrefrenabile volontà di vivere al massimo, che si tratti di donne, case, soldi, vestiti, cibo. Ogni nuova meta che George si pone è più alta e più difficile della precedente, ma è sempre con un senso di sorpresa che accoglie ogni successo, divertito e stupefatto.
    E c’è la fame. La fame compare nella prima pagina del romanzo e sembra – in tutte le sue espressioni reali e metaforiche – la vera protagonista.

    All’inizio del libro, il poeta Varenne si esibisce in una delle tirate più lucide e raccapriccianti sulla morte e la vecchiaia. È una pagina di spietato orrore, di desolante verità. E questa sembra imprimersi quasi inconsapevolmente nel personaggio di Bel-Ami, che inizialmente ne ride, ma che poi, quasi contro la propria volontà, è come se ne facesse il motore di ogni sua mossa.

    Il tutto raccontato con un’abilità nel tratteggiare un personaggio denso di sfumature, accenni di una personalità insieme puramente elementare e tanto complessa, che vive la vita con un misto di superficialità e sentimento, che non è privo di emozioni vere ma che pure è animato da una potente spinta ad andare avanti, salire verso quella china della giovinezza che prima o poi, lo sa, diventerà l’impietosa discesa descritta da Varenne.
    Questo approccio all’esistenza gli fa godere di ogni momento, “fregandosi le mani con una gioia segreta, la gioia del successo su tutti i fronti, la gioia egoistica dell’uomo accorto che riesce nella vita, la gioia sottile, fatta di vanità lusingata e sensualità appagata, data dalla tenerezza delle donne”.

    Per lui tutto questo è pienezza e insieme stupita felicità, soddisfazione di una libido che tutto vuole, ma che si appaga anche di piccoli lampi e momenti, in una fame insaziabile ma attenta, che sa assaporare.
    Un personaggio interessantissimo, vorace di vita eppure modernissimamente scanzonato.
    O forse solo uno persuaso della vacuità generale, che con vacuità risponde.

    dit le 

  • 1

    Sarà pure un arrampicatore sociale, sarà pure che i temi ritornano attuali nella nostra epoca, ma l'ho trovato di una noia incredibile. Lo stile per quanto fluido non tiene il passo al dramma messo in ...continuer

    Sarà pure un arrampicatore sociale, sarà pure che i temi ritornano attuali nella nostra epoca, ma l'ho trovato di una noia incredibile. Lo stile per quanto fluido non tiene il passo al dramma messo in scena per cui il tutto è dominato da lentezza e tediosità, i colpi di scena sembrano molle allentate e le vicende sono trame parecchio infeltrite. Davvero una delusione!

    dit le 

  • 5

    Basic instinct

    Duroy, soprannominato Bel Ami, è un uomo opportunista, cinico, ambizioso, senza scrupoli, invidioso, dalle capacità mediocri, che non guarda in faccia e non ama nessuno.

    Non sa scrivere, è abbastanza ...continuer

    Duroy, soprannominato Bel Ami, è un uomo opportunista, cinico, ambizioso, senza scrupoli, invidioso, dalle capacità mediocri, che non guarda in faccia e non ama nessuno.

    Non sa scrivere, è abbastanza ignorante, ma fa il giornalista. Non è un nobile, ma fa il nobile. Non è ricco, ma si atteggia a ricco, spendendo e spandendo. Non è interessato alle persone, ma diventa un politico. Non è un gentiluomo, maltratta e tradisce le donne, ma piace alle donne.

    Capisco di avere sbagliato tutto, nella vita.

    Esiste una relazione tra interessi, politica e stampa? Sono proprio le qualità positive che crediamo possano portare a posizioni di potere? O non piuttosto la capacità di manipolare gli eventi, di gestire le conoscenze, di usare le persone, di contrattare nell'ombra?

    Le donne qui, fragili, passionali e fedifraghe, sembrano essere relegate a un ruolo subalterno a quello degli uomini, interessati solamente al raggiungimento del potere.
    Chi fa la figura migliore? Questi uomini cinici, opportunisti e invidiosi oppure queste donne passionali, emotive e interessate alle relazioni? Forse, tra le righe, Maupassant ci suggerisce la scelta!

    Bello, bellissimo, irresistibile questo romanzo. Maupassant ha una scrittura raffinatissima, ha continui guizzi di classe e riesce a tratteggiare situazioni anche scabrose in poche elegantissime parole.

    Un romanzo di una attualità stupefacente. Bellissimo!

    dit le 

  • 3

    Prima esperienza con questo autore. Molto positiva direi.

    Maupassant attraverso il cinismo di Bel Ami ci apre una finestra sulla società francese dell'epoca che di sicuro non era meno cinica e spietat ...continuer

    Prima esperienza con questo autore. Molto positiva direi.

    Maupassant attraverso il cinismo di Bel Ami ci apre una finestra sulla società francese dell'epoca che di sicuro non era meno cinica e spietata, se infatti leggendo in un primo momento si detesta il nostro Du Roy, proseguendo con la storia ci si rende conto che è il "contesto" che gli richiede di essere così; in un ambiente dove l'apparenza e un titolo (anche finto) sono tutto, o mangi o sei mangiato, e Bel ami, mangia "a quattro palmenti" sfruttando il suo innegabile fascino sul gentil sesso, aiutato anche dal fatto di essere un uomo e quindi di godere della più totale libertà e impunità per quanto riguarda i costumi morali: lui può passare allegramente da un letto all'altro, può' "derubare" la moglie della sua legittima eredità, può inscenare una patetica scenata di gelosia davanti all'amante di quest'ultima e chiedere il divorzio, le sua amanti possono solo "subire" i suoi capricci.
    Un bel libro, non pesante, si legge in scioltezza.

    dit le 

  • 4

    L'arrivismo

    Non che Georges, in arte Bel ami, sia cattivo, viene da pensarlo, ma non lo è; Nemmeno l'ha inventato il buon Maupassant, perché di Georges ce ne sono sempre stati e ce ne sono una caterva ancora oggi ...continuer

    Non che Georges, in arte Bel ami, sia cattivo, viene da pensarlo, ma non lo è; Nemmeno l'ha inventato il buon Maupassant, perché di Georges ce ne sono sempre stati e ce ne sono una caterva ancora oggi e non è neanche difficile riconoscerli. Di solito sono quelli che stanno in alto, sono quelli che non capiamo mai come sono saliti lì, sono quelli che hanno compreso la  meccanica della società, sono quelli che non si sono fatti macinare dagli ingranaggi e senza talento e soprattutto senza moralità, hanno saputo far proprio il meccanismo e asservirselo ai propri scopi, la politica e l'alta finanza ne è piena; Il Georges arrampicatore c'è stato, c'è e ci sarà sempre, noi l'odiamo perché vorremmo essere come lui, ma abbiamo una coscienza che ci frena, crediamo negli ideali, nella correttezza, nella rettitudine e mentre facciamo la morale, Georges ha già raggiunto quel posto dove si vorrebbe stare noi . Verrebbe da odiarlo questo Georges di Maupassant ma non si può, perché è troppo reale, troppo guascone, troppo ricco di debolezze in cui ci riconosciamo confortandoci, perché raggiunta l'agiatezza si ricorda dei genitori poveri, perché invidiamo in lui la capacità di non farsi sopraffare dalle emozioni, ma semmai utilizzarle ai propri fini, perché sa fingersi preda predando, perché è la dimostrazione vivente di quello che affermava Macchiavelli: che il fine giustifica i mezzi. Georges ricorda un po' l'Eugene di Rastignac di Papà Goriot di Balzac, la Lady Roxane di Defoe, e se vogliamo anche un po' la Dionisia del paradiso delle signore di Zola, partito dal nulla bramando e ghermendo lentamente quella ricca società che inizialmente invidiava è riuscito a farla sua. Maupassant non fa la morale, l'eroe non paga un prezzo per la propria avida ambizione, egli vince ed è forse così che va nella dura realtà, a perdere sono solo i deboli e quelli che si fanno scrupoli di coscienza. Qualche anno dopo con "Forte come la morte"  Maupassant aggiungerà un tassello alla sua visione delle cose, forse il complemento maturo e naturale all'ottimista Bel Ami. Una lettura appassionante, sicuramente quella che spiega meglio il grosso successo di Maupassant in vita.

    dit le 

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