Beli šum

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3.9
(2804)

Language: Slovenščina | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Italian , German , French , Swedish , Spanish , Chi traditional

Isbn-10: 9612313806 | Isbn-13: 9789612313807 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
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  • 5

    La paura della morte

    Il rumore bianco è quella morte che vive sempre, in forma spettrale, dentro di noi. Che segna il nostro vivere nella modernità. Il postmodernismo di DeLillo qui è inquieto e più angosciante che mai. I ...continue

    Il rumore bianco è quella morte che vive sempre, in forma spettrale, dentro di noi. Che segna il nostro vivere nella modernità. Il postmodernismo di DeLillo qui è inquieto e più angosciante che mai. Il protagonista è quasi una caricatura, all'inizio del libro: un uomo che insegna studi hitleriani, al quarto matrimonio, con figli avuti da tre mogli diverse. L'apoteosi della modernità che sfocia forse oltre ogni misura normalmente riconosciuta. Tutti i personaggi a volte producono effetti comici quasi spiazzanti. Eppure è un uomo che narra in prima persona, che quindi è più che presente, vero, che ha dei pensieri concreti. Il romanzo si snoda su tre concetti: 1) la modernità attraverso le apparecchiature che ci circondano: la tv, la radio, il microonde, le auto: le onde e le radiazioni; 2) la tossicità della modernità, il pericolo che può essere causato dall'uomo stesso, quello sempre in agguato, che passa dietro casa nostra attraverso apparentemente innocui treni merci; 3) la paura della morte, e il ricorso agli antidepressivi. Attraverso tutto ciò si svolge questo frammento della vita di Jack Gladney, colui che ha la morte dentro, che sa di dover morire, come se non fosse nient'altro che la condizione umana. Un libro geniale, ma ci vogliono attenzione e pazienza.

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  • 5

    WHITE NOISE

    Riletto dopo diciotto anni e molte cose in più, "rumore bianco", che ha appena compiuto 32 anni dalla sua pubblicazione, non solo non ha perso un grammo del suo peso letterario, peraltro già riconosci ...continue

    Riletto dopo diciotto anni e molte cose in più, "rumore bianco", che ha appena compiuto 32 anni dalla sua pubblicazione, non solo non ha perso un grammo del suo peso letterario, peraltro già riconosciuto all'epoca con il conferimento del National Book Award, ma ha addirittura acquisito il valore della profezia postmoderna che si avvera. De Lillo aveva già chiari i fenomeni che oggi passano con il nome di post-verità, e li mette in scena facendo coincidere l'eccesso di informazione con il massimo dell'ignoranza in un' epoca in cui l'inventore dei social si succhiava il pollice. Gli ipermercati sono le nuove chiese, e riti del consumo proteggono dalla paura dalla morte: - "una volta usciti da scuola ci vorrà poco perché sperimentiate la vasta solitudine e insoddisfazione dei consumatori che hanno perso la propria identità di gruppo" - fa dire a un visiting professor. In epoca ancora molto lontana dal social e dagli onnipresenti smartphone De Lillo dipinge una realtà quotidiana dove i dialoghi e le situazioni ordinarie subiscono continue interferenze, onde e radiazioni, spezzoni di brani che escono dalla TV, dalla radio, ricerche via telefono, previsioni meteo. La metereologia è una delle nuove confessioni oggi, nessuno può negarlo: "... ho perduto la fede in Dio. Ero inconsolabile, mi sono chiuso in me stesso. Poi un giorno ho visto per caso le previsione del tempo alla TV. Un giovane dinamico con la bacchetta luccicante stava in piedi davanti ad una foto multicolore. Ero ipnotizzato dalla sua sicurezza di sé e dalla sua bravura. Sembrava quasi che un messaggio venisse trasmesso dal satellite attraverso quel giovanotto fino a me. Quindi mi sono rivolto alla meteorologia per averne conforto". De Lillo, dal 1985, si prende gioco del mondo del 2015 prevedendone e ridicolizzandone il nonsense.
    E vogliamo parlare del ritorno dei criptofascismi e degli uomini "forti" oggi tanto in voga? Ecco un'altra chicca: "Le persone indifese e timorose vengono attratte dalle figure, magiche, mitiche, dai personaggi intimidatori e cupamente giganteggianti. - stai parlando di Hitler mi pare. - ci sono personaggi più grandi della vita. Hitler è più grande della morte. E tu pensavi che ti avrebbe protetto, ti capisco perfettamente." La fiducia nel progresso e nella sicurezza della società capitalista è tale che il protagonista rassicura la moglie, moderatamente allarmata dalle prime confuse notizie riguardo ad un incidente chimico, dicendole che "Sono cose che succedono alla povera gente che vive nelle zone a rischio. La società è strutturata in maniera tale che sono le persone povere e prive di istruzione a soffrire l'impatto più grave dei disastri naturali, nonché di quelli prodotti dall'uomo. Chi vive nei bassopiani subisce le alluvioni, chi vive nelle baracche subisce gli effetti degli uragani e dei tornadi. Io sono un professore di college. Ne hai mai visto uno solo, in una di quelle inondazioni che si vedono alla tv, remare in barchetta nella strada di casa? Noi viviamo in una città linda e piacevole, vicino a un college dal nome pittoresco. Sono cose che a Blacksmith non succedono."
    L'effetto è comico e terrificante allo stesso tempo. Quanto di Lyotard, Debord, Baudrillard, MacLuhan, Zizek e del caro vecchio Marx c'è in una sola noncurante affermazione?
    Per non parlare del fatto che non bastano le post-verità ammantate di rumore bianco a salvarti dalla paura, quando la realtà salta fuori e ti ricorda che sei banalmente mortale. Così come non ti salvano gli psicofarmaci, che possono straniarti, questo sì, ma nulla possono quando la paura della morte è tale da rendere tutto il resto privo di significato. Solo qualche giorno fa leggevo qualcosa a proposito del fatto che tre diverse categorie di psico farmaci sono tra i primi dieci farmaci venduti al mondo, e che la depressione è la patologia che colpisce più persone tra gli over 65. Sarà il fantomatico Dylar a salvarci tutti da questa paralizzante paura? Adesso non voglio esagerare con gli spoiler, per chi non avesse ancora letto il Vagelo del terzo millennio, ma giusto per dare un altro piccolo assaggio a caso della luce grottesca che questo romanzo getta sulla società che viviamo, riporto parte di una conversazione a proposito di un "seminario sugli incidenti d'auto": ... si tratta per lo più di film di serie B, televisivi, da drive in di campagna. Ai miei studenti dico di non andarci a cercare l'apocalisse. Questi incidenti d'auto io li vedo come parte di una lunga tradizione di ottimismo americano. Sono eventi positivi, pieni del vecchio spirito pragmatico. Ognuno di essi è inteso a essere migliore del precedente. Vi è un continuo miglioramento di mezzi e capacità, si affrontano sempre nuove sfide". Il dispiegamento di mezzi e forze militari per rinvigorire il sogno americano è storia di oggi.

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  • 3

    E' un po' ostico soprattutto per quel velo (a volte più a volte meno) sottile di nonsense costruito intorno ai personaggi che sembrano sempre fare o dire cose che non li appartengono, che sono più gra ...continue

    E' un po' ostico soprattutto per quel velo (a volte più a volte meno) sottile di nonsense costruito intorno ai personaggi che sembrano sempre fare o dire cose che non li appartengono, che sono più grandi di loro. E' il secondo De Lillo che leggo e devo dire che anche stavolta ho fatto un po' di fatica pur apprezzandone le intenzioni e la poetica generale.

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  • 3

    Terzo libro che leggo di questo autore, nella prima parte è stato molto cervellotico e difficile da seguire tanto che ero quasi tentata di abbandonarlo perché non capivo dove mi volesse portare. Ciò n ...continue

    Terzo libro che leggo di questo autore, nella prima parte è stato molto cervellotico e difficile da seguire tanto che ero quasi tentata di abbandonarlo perché non capivo dove mi volesse portare. Ciò nonostante ho continuato a leggerlo e girata l ultima pagina mi ci è voluto un bel po’ per farmi un’idea. Quanto ne ho tratto è questo: nelle nostre case nei nostri luoghi di confort zone ( quelli a noi familiari) tutto sembra essere perfetto e immune agli scossoni della vita perché noi ci sentiamo sicuri ma quando accodono degli eventi particolari questo nostro guscio si distrugge e non possiamo far altro che scontrarci con la realtà e non sempre siamo pronti perché le scene di dolore le vediamo spesso filtrate dalla tv o dalla radio, e solo quando ci toccano personalmente ci rendiamo conto che esistono davvero e la nostra paura di morire e il nostro istinto di sopravvivenza torna a farsi sentire.

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  • 3

    Forse troppo cervellotico per i miei gusti.
    Insomma, va bene tutto, ma i personaggi - bambini compresi - sembrano dei replicanti a cui non sia stato detto che, se sei vuoi passare il test, devi dissim ...continue

    Forse troppo cervellotico per i miei gusti.
    Insomma, va bene tutto, ma i personaggi - bambini compresi - sembrano dei replicanti a cui non sia stato detto che, se sei vuoi passare il test, devi dissimulare e parlare ogni tanto da umano.

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  • 3

    libro che...boh!

    Ci sono libri che amo e mi tengono incollata alle pagine, libri che finisco per abbandonare, e "libri che boh"!
    Questo di Don Delillo è un libro che boh... alcune idee spettacolari: una facoltà univer ...continue

    Ci sono libri che amo e mi tengono incollata alle pagine, libri che finisco per abbandonare, e "libri che boh"!
    Questo di Don Delillo è un libro che boh... alcune idee spettacolari: una facoltà universitaria di Hitlerismo, i cui insegnanti giocano a fare i fricchettoni post moderni, nascosti sotto occhiali scuri e toga. Attratti dal desiderio di dialogare socraticamente quando invece il risultato appare solo una risibile stravaganza.
    Una nube tossica che costringe una piccola città a una evacuazione demenziale, che tanto mi ha ricordato a tratti "cecità" di Saramago, una famiglia raccogliticcia piena di figli più adulti dei genitori. E la paura della morte a dominare su tutto.
    Eppure alcuni barlumi di freschezza e poetica mi impediscono di trattarlo male.
    Ecco: uno dei miei migliori "libri che boh..."

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  • 4

    Autore: statunitense (1936). Romanzo del 1985.

    Funambolico e denso.
    Dico la verità ho anche sorriso parecchio.

    Un professore che si è inventato una cattedra di “hitlerismo” (e il tedesco deve impararl ...continue

    Autore: statunitense (1936). Romanzo del 1985.

    Funambolico e denso.
    Dico la verità ho anche sorriso parecchio.

    Un professore che si è inventato una cattedra di “hitlerismo” (e il tedesco deve impararlo in fretta e in età matura, tanto per non fare grama figura), in grado di trovare notevoli somiglianze nel rapporto madre/figlio con Elvis, quattro matrimoni (due con la stessa moglie, che però non è la quarta), una serie di figli che per scoprire di chi sono (geneticamente parlando) occorre prendere appunti.
    Ci mettiamo una casa equivalente ad una stazione di transito, salvo che per le camere e la cucina, solo luogo di affettiva aggregazione anche se si mangia in ogni posizione, cosa e come capita.

    Soli punti fermi
    lavatrice a asciugatrice sempre in funzione, mai una volta che si veda qualcuno caricarle o scaricarle;
    le visite al supermercato con carrelli carichi dell’ultimo infante e di quantità corpose di generi vari;
    gli yoghurt ai cereali di Babette destinati al compattatore;.
    il felice rapporto tra il professore e Babette;
    i figli, ognuno dei quali ha la sua peculiarità (il più piccolo che ha un effetto rassicurante per entrambi, il maschio adolescente dalla dialettica spiazzante, la figlia salutista e apprensiva, quella che viaggia in aereo da sola dall’età di nove anni, smagata come una turista abituale. E sicuramente me ne sono dimenticata una o due).

    In questo mondo (se lo avesse letto mia nonna l’avrebbe definito un’americanata) irrompono due fatti: una cisterna da cui fuoriesce una nube tossica con relativa evacuazione della piccola città e un misterioso flacone di medicine sconosciute che usa Babette.

    Il risultato è che i fatti di cui sopra fanno emergere, sotto al frastuono di quella vita caotica, un’antica paura, paura quasi universale, sicuramente molto postmoderna e u.s.a. che è la paura della morte.

    Anche se il supermercato cambiasse disposizione alle corsie, agli scaffali e ai prodotti rendendoci vagolanti e perduti, le casse fotoelettroniche riconoscerebbero tutto e soprattutto i tabloid in vendita ci rassicurerebbero con fatti soprannaturali, vitamine e integratori miracolosi, cure per il cancro, rimedi per l’obesità. Il culto delle star e dei morti.

    Mi è venuto in mente…tutti i rapporti interpersonali raccontati così brillantemente esisterebbero oggi? In fondo il romanzo si svolge in un’epoca senza smartphone, tablet, notebook, p.c. In pochi anni un mondo di ieri postmoderno?

    15.11.2016

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